Politica

Matteo Renzi e i magistrati nei ministeri

Renzi ha tuonato contro l’uso di piazzare giudici nel sottogoverno. Per poi fare lo stesso.

Il premier Matteo Renzi – Credits: Getty

Alla fine sarà #lavoltabuona soltanto per le toghe. A giudicare dalla sfilza di nomi di magistrati amministrativi e consiglieri di Stato che il governo Renzi ha richiesto per riempire i posti chiave dei ministeri, si direbbe che il verso non è cambiato per niente. Si perpetua la consuetudine di proporre i togati per gli uffici di diretta collaborazione dei ministeri. Il governo Letta ne annoverava oltre 20. Matteo Renzi non ha lesinato critiche alla magistratura amministrativa a suon di "fuori i consiglieri dal governo" e "i Tar vanno aboliti". Poi però il sogno si è scontrato con la dura realtà degli alti papaveri.

Al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa è arrivata la richiesta di incarichi extragiudiziari per 10 magistrati. Ci sono riconferme e new entry. Il via libera è un atto puramente formale. Nessuno osa votare contro, perché un giorno potrebbe capitare anche a lui. L’opportunità di guadagnare doppie indennità ricoprendo ruoli apicali nei ministeri, dove si esercita un potere reale in grado di condizionare l’iter delle leggi, fa gola a molti. Tra i nomi c’è quello della consigliera di Stato Rosanna De Nictolis, già capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente, Andrea Orlando vorrebbe portarla con sé alla Giustizia. È pure consigliere Carlo Deodato, nominato da Letta capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio, che Renzi vorrebbe confermare. Citatissimo è Roberto Garofoli, pure lui consigliere di Stato, già segretario generale a Palazzo Chigi e capo di gabinetto di Filippo Patroni Griffi alla Funzione pubblica. Garofoli è dato ormai per certo come prossimo capo di gabinetto all’Economia. È fissato per il 21 marzo il voto del plenum del Consiglio per alzata di mano.

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