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Questo Pd assomiglia al Pci

Archiviata la segreteria Veltroni. Sconfitto il progetto liberal di Matteo Renzi. Gli eredi del Bottegone si prendono la rivincita  

Fassina,meglio voto che rischio Grecia

Stefano Fassina, responsabile economico Pd

Il Partito democratico non ha più nulla di americano, è tornato a essere quella forza di sinistra erede del vecchio Pci e poi del Pds e dei Ds che è sempre stato. Ci sono state alcune parentesi, rovinosamente archiviate una dopo l’altra. La prima, quella di Walter Veltroni che si è ostinato a mettere in piedi un movimento all’americana, liberal, naufragato nella sconfitta elettorale del 2008. Veltroni ha continuato a guidare l’ala riformista del Pd dopo le dimissioni da segretario, fino alla recente rinuncia a ricandidarsi davanti alle telecamere di “Chetempochefa”.

L’erede di Veltroni, Matteo Renzi, più liberale di lui per via della giovane età, dell’assenza di radici (anche familiari) comuniste e dell’estrazione cattolica (dc), ma soprattutto in virtù del suo programma fondato sulla rottamazione dei dinosauri alla D’Alema e Bindi, e sul riformismo, è uscito dalle primarie sonoramente battuto da Bersani. Oggi il sindaco di Firenze ha incontrato a pranzo l’ex avversario e ha confermato che resterà sotto l’ala protettrice di Bersani & Compagni: “Io non sono di quelli che scappano col pallone in mano”. Ma resta in funzione subalterna, senza alcun potere di influire sulle scelte strategiche.

Via Veltroni e via Renzi, quindi, e con le primarie dei candidati pd nelle diverse regioni, via pure la gran parte degli esponenti riformisti liberali e cattolici popolari. Avanti, invece, i dinosauri, i “giovani turchi” bersaniani con idee di sinistra-sinistra (gli Orfini e i Fassina), e i Cesare Damiano (ex Fiom-Cgil) che ha stravinto nelle primarie a Torino e che da ministro del Lavoro smontò la riforma delle pensioni di Maroni, passo indietro esiziale per l’Italia che ha poi dovuto adottare le misure lacrime e sangue di questi anni. Intervistato dal “Corriere della Sera”, Damiano ha spiegato come vorrebbe stravolgere (in negativo) anche la legge Fornero, tornando il più possibile alle vecchie regole.

Imperversa ovunque, del resto, il responsabile economico del Pd, Fassina, che continua la sua crociata contro Monti (“Ha creato una lista Rotary”) e fa dichiarazioni in sintonia con l’alleato principale di Bersani, il “sinistro” Nichi Vendola. Nel frattempo è scomparsa, ridotta a una misera fiammella, la componente cattolica del Pd. In conclusione, di moderato e liberale, nel partito di Bersani e nel suo quadro di alleanze, è rimasto quasi nulla. Per compensare quest’immagine estrema, il Pd sta sviluppando una campagna di comunicazione tutta all’insegna della serenità…

Ora, i francesi si sono già pentiti di aver votato a sinistra. Hollande non ha fatto la differenza in Europa, come molti speravano, nel confronto con la Merkel. In compenso, ha varato un pacchetto di misure potenzialmente disastrose per il consolidamento e la ripresa dell’economia d’Oltralpe. L’Italia farà una fine analoga? Bersani continua a dire che il Pd è oggi la forza politica maggiore del Paese. Ma è un Pd monco della sua parte più illuminata e sempre più squilibrato a sinistra verso Sel, il movimento di Vendola, e orientato ad allearsi, per formare insieme un governo, con i centristi di Casini, Fini, Montezemolo e Monti in funzione di stampelle. Un incredibile ritorno al passato.

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