Esteri

Anche se ha perso a Mosca, l’opposizione a Putin si rafforza

Il candidato di Vladimir Putin, Sergei Sobyanin, è diventato sindaco di Mosca al primo turno per un soffio

Alexei Navalny (Ansa/Sergei Ilnitsky)

Che cosa è successo

Il candidato di Vladimir Putin, Sergei Sobyanin, è diventato sindaco di Mosca al primo turno per un soffio. Con l’1,3 per cento di voti in meno sarebbe stato costretto a un ballottaggio senza precedenti nella storia recente in Russia. A dire il vero, anche le elezioni sono state un’eccezione: i cittadini moscoviti non sceglievano il loro sindaco dal 2005. L’idea di chiamare le elezioni a sorpresa, a ridosso dell’estate, ha pagato, ma solo in parte. Il blogger anticorruzione
Alexei Navalny è riuscito ad arrivare al 27,7 per cento dei voti, pur essendo stato fortemente penalizzato durante la campagna elettorale (è stato fermato dalla polizia e gli sono state chiuse le porte della tv).

Migliaia di volontari hanno battuto le piazze e le fermate della metropolitana di Mosca con una campagna «alla Obama», facendo conoscere Navalny e le sue proposte ai cittadini. Il blogger ha contestato irregolarità in alcune circoscrizioni e brogli nel voto da casa (di invalidi e anziani), meno controllato di quello ai seggi. Migliaia di suoi sostenitori sono scesi in piazza gridando: «Vittoria!».

Che cosa hanno scritto

«In una democrazia normale, quella di Navalny sarebbe una sconfitta, ma in Russia è un trionfo» ha scritto il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano americano, al Cremlino sono preoccupati perché «non manca molto alla sentenza di appello in cui Navalny rischia cinque anni di prigione e, dopo questo risultato, c’è il rischio di creare un martire politico». Per il giornale in lingua inglese The Moscow Times, «le elezioni in Russia torneranno, prima o poi. Quelle nelle città di Mosca e Yekaterinburg sono state più che altro un giro di prova». Lo storico quotidiano Moskovskaya pravda ha invece criticato Navalny e i suoi sostenitori: «Non importa quanto tu ti sforzi per rendere le elezioni libere e oneste (come queste, che sono state le più aperte della storia moderna in Russia), l’opposizione non sarà comunque contenta».

Che cosa succederà?

Il parere di Fernando Orlandi, presidente del Centro studi sulla storia dell’Europa orientale.

Il Cremlino aveva dato per certi due successi: uno sul piano interno (le elezioni a Mosca), l’altro su quello internazionale (un’alleanza di non volenterosi sulla Siria). Gli eventi, invece, gli sono sfuggiti di mano. Ma proprio nel «successo» di Navalny c’è un limite che l’opposizione russa deve superare: l’incapacità di tradurre in un progetto politico il malcontento e l’insoddisfazione di un paese rinchiuso in se stesso. Finora non c’è riuscita neanche nella capitale, dove gli elettori dispongono della migliore informazione del paese.

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