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Monti 'l'idraulico' che dovrebbe comportarsi da leader

Sono i consigli del Financial Times all'Italia: più coraggio e meno tabù in vista del 28 giugno

Mario Monti

Qualcuno si è accorto che i consigli del Financial Times a Mario Monti su come comportarsi al vertice europeo del 28 giugno sono gli stessi di Silvio Berlusconi, con la differenza che Berlusconi li articola pubblicamente da giorni? Che cosa ha scritto, infatti, l’editorialista e condirettore di FT, il brillante e autorevole (non da ieri) Wolfgang Münchau? Che Monti, nella riunione decisiva con i leader dell’Eurozona, dovrebbe alzarsi e dire in faccia a tutti, in particolare al cancelliere tedesco Angela Merkel, la nuda e cruda verità.

Cioè che se non si lavora in fretta e non si decidono subito le misure che tutti sanno essere necessarie per evitare il tracollo dell’Italia e l’implosione di tutta l’Eurozona, “siate certi, Presidente e cari colleghi, che l’Italia non potrà più far parte di questo gruppo, e il mio paese non potrà esser parte di questo progetto”. L’Italia uscirà dall’euro.
Quando Berlusconi, nei giorni scorsi, ha detto e ripetuto le stesse cose in più occasioni, alla presentazione di un libro alla Camera e in un’intervista al Wall Street Journal, immediati sono arrivati i “fischi” mediatici e quelli politici della ex opposizione e del teutonico (ma all’italiana) Terzo Polo.

Münchau aveva anche aggiunto (è la parte trascurata dai più del suo bel commento su FT) che personalmente non si aspetta che Monti dica sul serio quelle cose. In fondo, quando i partiti italiani lo hanno messo lì, alla guida di un governo tecnico, “l’ultima cosa che volevano era un leader”, avevano bisogno “di un idraulico che succedesse al playboy, non di uno scommettitore”. Un playboy, Berlusconi, che innegabilmente è un leader. Eppure, proprio Monti si trova nelle condizioni ideali, secondo Münchau, per fare il suo bel discorsetto di rottura. Perché è un “insider” europeo da sempre, “è intelligente ed eloquente”, e l’Italia è “in prima linea” sotto l’attacco dei mercati senza che l’Europa abbia un Piano B. Infine, perché la fiducia degli italiani verso Monti secondo i sondaggi “sta crollando” e lui sta perdendo anche il supporto della coalizione che lo sostiene. Quindi, Monti non ha “comunque nulla da perdere”.

“Uscire dall’Euro e tornare alla lira non sarebbe una bestemmia”, aveva detto Berlusconi. “Io sogno il governo degli Stati Uniti dell’Eurozona, ma se la Germania impedisce di fare quello che va assolutamente fatto, non ci sono che tre soluzioni: o la Germania esce dall’Euro, o esce l’Italia. Ci sarebbero anche dei vantaggi per noi”. Uno fra tutti: la possibilità di fare svalutazioni competitive della moneta per rilanciare le esportazioni. Poi Berlusconi ha precisato che il suo non è un auspicio né una proposta, ma “una provocazione”.

E Münchau, intervistato dal “Corriere della Sera”, usa lo stesso concetto: minacciare l’uscita dell’Italia dall’Euro, che sarebbe il de profundis per la moneta unica ma anche “un disastro per la Germania”, è una provocazione salutare. Un “rischio calcolato”. In sintesi, scrive citando proprio Berlusconi: “Il giorno in cui prevalesse l’idea di uscire dall’Euro, potrebbe essere troppo tardi per salvarlo. I leader dell’Eurozona hanno buttato tre anni di tempo. Saranno pure intelligenti individualmente, ma come gruppo hanno dimostrato un livello eccezionale di analfabetismo economico e finanziario”. Il problema è che per dire certe cose in faccia alla Merkel ci vuole coraggio, personale e intellettuale. Monti, che non è nato leader, saprà comportarsi da leader e non da idraulico?

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