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Mario Monti: il Presidente "idraulico"

Monti punta deciso al Governo nel 2013 sperando che le cose vadano sempre peggio

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Che cosa farà Mario Monti da grande? La domanda circola da tempo. Da quando il capo dello Stato, Napolitano, ha scelto per la presidenza del Consiglio il fino allora sconosciuto (ai più) professore bocconiano ed ex Commissario europeo.

All’inizio si pensava che le sue ambizioni (nessuno ha mai creduto che il Prof. limitasse le proprie aspirazioni a una stagione tra parentesi da premier) avessero un respiro più continentale. Presidente del Consiglio europeo dopo il belga Van Rompuy, già premier nel suo paese? Presidente della Commissione Europea dopo Barroso, ex primo ministro in Portogallo? Siamo in tanti a ricordare la conferenza stampa inaugurale di Monti a Bruxelles, da neo-capo del governo italiano, tra Sarkozy e, soprattutto, la Merkel, che se lo guardava con soddisfazione.

Il Wall Street Journal ha scritto addirittura che la Merkel, in una serie di contatti ad altissimo livello, aveva tramato per la caduta di Berlusconi. Il Professore è esattamente l’uomo che la cancelliera tedesca si augurava come interlocutore a Palazzo Chigi. Il sostegno dei grandi Paesi europei faceva pensare che Monti fosse avviato verso una folgorante carriera, una poltrona che fosse il premio dovuto all’uomo subentrato al tanto vituperato e odiato (all’estero) Silvio Berlusconi.
Oggi, le cose stanno diversamente.

Quando Monti si guarda allo specchio, non si vede solo come l’attuale premier tecnico, ma come lo statista che sta mettendo un’ipoteca sulla presidenza del Consiglio anche dopo il 2013. Peccato che il suo gioco politico sia tutto basato sulla paura. La campagna elettorale di primavera (a meno che non sia anticipata in autunno) sembra già dominata, da un lato, dai sentimenti di ribellione verso la politica e verso Monti, dalla protesta di Grillo e Di Pietro nei panni di guastafeste e capipopolo, e dall’altro dal terrore del default, dall’inesorabile declino dell’Italia, dai mercati che ci massacrano, dalla credibilità che dobbiamo riconquistare nei vertici internazionali. Da questo punto di vista Monti, sostenuto da una maggioranza anomala che comprende PDL e PD, appare al tempo stesso come il premier di tutti e di nessuno. Come l’esponente miracolato di un’élite, il Tecnico della Provvidenza, ma anche potenziale avversario politico dei Bersani, Berlusconi e Casini.

Paradossalmente, Monti dovrebbe augurarsi che le cose per tutti noi si mettano sempre peggio. Che “Casa Italia” abbia sempre più bisogno di lui, dell’Idraulico, come lo ha definito il Financial Times, capace di assicurare stabilità, credibilità e competenza. In grado di raffreddare i mercati, e che possa disinteressarsi del consenso facendo quindi a cuor leggero (o quasi) quanto è necessario per rimettere il Paese sui binari del risanamento. Per onorare gli impegni quasi proibitivi che ci siamo volontariamente (ma non so quanto consapevolmente) assunti approvando il fiscal compact, cioè quel perverso meccanismo europeo che ci obbliga a rientrare in un debito pubblico del 60 per cento del PIL, con manovre da 45 miliardi l’anno.
Monti potrebbe succedere a se stesso. Se prevalesse il declino, la rovina, la paura, l’assenza di alternative, la bancarotta, il terrore.  

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