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Il Berlusconi-pensiero su tasse, ripresa, Renzi e sinistra

"Aboliremo l'Imu, la casa è il pilastro della società. Il fiscal compact blocca la crescita. Renzi è uno di noi, porta avanti le nostre idee. Non lasceremo il paese alla sinistra. Berlino ha le sue colpe, ha terrore dell'inflazione". Cosi l'ex Presidente del Consiglio durante la crociera del "Giornale"

berlusconi

L'ex premier Silvio Berlusconi

Berlusconi il moderato: C’è un tempo per agire e uno per riflettere, questo è il tempo per riflettere. Sì a tenere in piedi Monti, per responsabilità, ma no a nuove leggi recessive. Candidarmi? Dipende dalla legge elettorale. Il paese ha bisogno di una guida vera.

Tutti a chiedersi che cosa intenda dire Berlusconi, se nel suo retro-pensiero via sia la candidatura oppure no. All’estero, i quotidiani raccontano che il Cavaliere “tiene in sospeso” gli italiani, forse per accrescere la suspense attorno al possibile annuncio della ridiscesa in campo.

Che cosa vogliono significare le sue parole sullo spread (“L’aumento dello spread non è stato colpa mia, è rimasto sull’ottovolante anche con Monti ed è sceso grazie a Draghi, presidente della Banca centrale europea”)? Sono frasi di attacco a Monti? Ma come si spiega allora che il Cavaliere conferma l’appoggio a questo governo, anche contro i suggerimenti dei falchi del PDL?  

Proviamo ad attribuire alle parole di Berlusconi il significato che hanno in italiano. Cioè: e se Berlusconi fosse semplicemente convinto di quello che dice? Sono poche cose, chiare. In sintesi:

  • Berlusconi non ha ancora deciso se candidarsi a Palazzo Chigi per la sesta volta, anche se molti glielo chiedono (ovvio: senza di lui il PDL vale 10 punti di meno, o anche più). Lui dice che non vorrebbe, ma che potrebbe esserci costretto: come per responsabilità ha fatto un passo indietro da Palazzo Chigi lo scorso novembre, adesso - sempre per responsabilità - potrebbe doverne fare uno avanti.
  • I tempi della decisione dipendono da alcune variabili: la prima è la legge elettorale (in senso maggioritario o proporzionale), la seconda in generale il chiarimento di un quadro politico ancora troppo fluido (le primarie nel PD, l’evolversi della situazione economica, le mosse del governo Monti…).
  • Il giudizio sull’esecutivo Monti non è mai cambiato: Berlusconi non si pente del passo indietro e della scelta di Monti premier, perché ormai la situazione era diventata insostenibile per via degli attacchi interni e internazionali. Monti ha fatto alcune cose necessarie, ma quasi nulla per la crescita. Si tratta adesso di virare verso una politica economica espansionista. Non più tasse, ma investimenti compensati da tagli e dismissioni.
  • Il giudizio su Draghi non è un paragone con Monti e non riguarda le persone, Monti o Draghi. Più banalmente, come l’innalzamento dello spread non era colpa di Berlusconi, non lo è neppure di Monti. È piuttosto il frutto della natura stessa dell’Eurozona, un’area la cui moneta è unica e la Banca centrale europea non è prestatore di ultima istanza (non può stampare moneta), in assenza di un governo unico e di una sola politica economica. La dinamica dello spread dipende dalle decisioni della Bce, per esempio sull’acquisto dei titoli degli Stati in difficoltà. Cioè dipende dall’Europa, non dai singoli governi.
  • Indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni in Italia, il problema di fondo è la sua ingovernabilità. La priorità delle priorità, per il bene del paese, è la riscrittura dell’architettura costituzionale per consentire al presidente del Consiglio di esercitare quel minimo di potere indispensabile per attuare il programma (in base al mandato elettorale).
  • Sarebbe anche necessario riequilibrare i poteri arginando quello, straripante, di una parte della magistratura che in tutti questi anni ha fatto politica a senso unico con l’obiettivo di abbattere attraverso la tenaglia mediatico-giudiziaria il “nemico” (che oggi è Berlusconi e domani potrebbe essere qualcun altro).
  • Ancora una volta, come nel 1994, sull’onda dell’antipolitica e del giustizialismo l’Italia potrebbe cadere nelle mani sbagliate. Diciotto anni fa era la sinistra post-comunista “risparmiata” da Mani Pulite, oggi è ancora la sinistra oltre a un miscuglio esplosivo di alfieri della protesta, alla Grillo.  

Berlusconi sa che ha margini di manovra limitati rispetto al passato, che molte sono le strettoie a cominciare dal peso della delusione tra gli stessi (ex) elettori del PDL. Ma sa anche di avere ancora una riserva di consensi personale, potenzialmente decisiva se il PDL riuscirà anche a rinnovarsi.

Semplicemente.

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