Chi sono i ghost writer di Papa Francesco

Tre italiani, due spagnoli e un argentino che vive a Buenos Aires: ecco la squadra segreta di Bergoglio che prepara messaggi e discorsi

Papa Francesco durante l'Angelus domenicale (Credits: ansa)

Ignazio Ingrao

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In appena sette mesi di pontificato Papa Francesco ha già pronunciato 92 discorsi, 21 catechesi alle udienze generali, 33 omelie alle Messe solenni più quelle a braccio nelle celebrazioni quotidiane del mattino, ha inviato 21 lettere e 24 messaggi ufficiali, ha pubblicato 3 chirografi e un’enciclica, senza contare gli Angelus e i Regina Coeli domenicali. Una mole impressionante di testi prodotti in un tempo brevissimo che si aggiunge alle riunioni, alle udienze private, alle «telefonate» personali.

È chiaro che Bergoglio, anche se si sveglia tutti i giorni alle 4.45 del mattino, non può scrivere tutto di suo pugno. Perciò, dopo le prime settimane di assestamento, si è formato intorno a lui un piccolo ma agguerrito think tank molto prezioso per predisporre non solo i testi ufficiali ma anche i «canovacci» per gli interventi a braccio, tranne le omelie del mattino a Santa Marta che sono interamente «farina del sacco» del Papa. Bergoglio ha pescato i suoi ghostwriter un po’ dappertutto, anche al di fuori dei canali ufficiali della Curia. L’unica cosa che chiede loro è riservatezza assoluta e capacità di entrare in sintonia con la sua sensibilità di pastore «venuto dalla fine del mondo».

Panorama è riuscito a ricostruire chi sono almeno le figure principali del gruppo fino ad oggi coperte da uno stretto riserbo e che, contemporaneamente allo svolgimento di altri incarichi ufficiali, aiutano il pontefice a scrivere i suoi testi. Tre sono italiani: c’è monsignor Giampiero Gloder che Bergoglio ordina vescovo personalmente il 24 ottobre. Gloder parla quattro lingue e il pontefice gli ha voluto affidare anche il delicato compito della formazione dei futuri nunzi nella Pontificia Accademia Ecclesiastica. Quindi l’ex ambasciatore della Santa Sede a Cuba, monsignor Beniamino Stella, promosso prefetto della Congregazione per il clero. E il vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro. Per i testi di natura giuridica si avvale invece di due spagnoli, entrambi dell’Opus Dei, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru. C’è infine un argentino, che vive addirittura a Buenos Aires e si tiene costantemente in contatto con il Papa per telefono ed e-mail: è il rettore della Pontificia Università Cattolica dell’Argentina, Víctor Manuel Fernández, che Bergoglio chiama amichevolmente «Tucho».   

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