Politica

Effetto band-wagon su Matteo Renzi

Previsioni della vigilia smentite. Sondaggisti ko. Il trionfo del sindaco spiegato da Arnaldo Ferrari Nasi. Lo speciale sulla primarie Pd

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante una conferenza stampa per commentare i risultati delle Primarie del Partito Democratico a Firenze. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Matteo Renzi non ha solo sbaragliato gli avversari interni del Partito Democratico. Ha sbaragliato anche, con un trionfo che va ben al di là delle più rosee previsioni della vigilia, tutti i sondaggisti del giorno prima. Quelli che gli assicuravano una vittoria sì netta ma non superiore ai 20 punti sul suo più temibile competitor, quel Gianni Cuperlo sulla cui immagine - in realtà troppo «algida» - ha pesato come un macigno il bacio di D'Alema e degli apparatchik.  È stato quasi superato - quando le rivelazioni di tutti gli istituti gli attribuivano circa il 30% delle intenzioni di voto - dall'outsider Pippo Civati. Terreo in voto ha riconosciuto la sconfitta, che non è solo una sconfitta personale o la rottamazione di un gruppo dirigente che ha gestito il partito negli ultimi vent'anni. È anche, in parte, la fine di un «mondo» e di una «narrazione» - quella della sinistra tradizionale - che era rimasta in piedi nonostante il crollo del Pci e del «muro», fondata sul «mito» della Resistenza, della Costituzione repubblicana, delle «gloriose» lotte del movimento operaio e sindacale. Punto e a capo.

Per capire che cosa è accaduto nel corpo elettorale della sinistra, a meno di un anno dalle consultazioni che nel dicembre 2012 incoronarono il «vecchio» Bersani, Panorama.it ha ascoltato l'opinione di Arnaldo Ferrari Nasi, sondaggista, che per spiegare il trionfo del sindaco sceglie un termine di origine anglosassone, «effetto band-wagon». Tecnicamente: salire sul carro del vincitore: «Molti elettori che l'anno scorso avevano premiato Bersani hanno cambiato cavallo perché convinti che con il sindaco si vince. È un effetto che noi sondaggisti conosciamo bene». Ma, per capire come mai molti elettori di orgine ex comunista o ex ppi abbiano scelto il sindaco, dopo averlo riempito di contumelie fino a qualche mese fa,  Ferrari Nasi ricorre a un'altra immagine, quella della «maggioranza silenziosa», che i sondaggisti faticano da sempre a mettere a fuoco, non solo nelle primarie ma anche nelle elezioni politiche: «È accaduto con Renzi quello che accade generalmente con il centrodestra, sempre sottostimato nei sondaggi ma capace, il giorno delle elezioni, di smentire sempre tutte le previsioni. Praticamente gli elettori di Cuperlo, quelli che vengono dalla sinistra tradizionale, sono più propensi a dichiarare il loro voto nei sondaggi esattamente come gli elettori del Pd sono più propensi a dichiarare la propria intenzione di voto nelle elezioni nazionali» continua Nasi prima di aggiugere un'altra considerazione che è una specie di mea culpa dei sondaggisti. «In generale i sondaggi non sono uno strumento così preciso per rilevare gli spostamenti percentuali dell'opinione pubblica, dobbiamo riconoscerlo».

Il «tradimento» dei 101 contro il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi, l'aborrito governo di larghe intese con il nemico di sempre, l'esasperato correntismo emerso in questi ultimi mesi. E nonostante questo, tre milioni di voti o giù di lì. Come mai? «Tanto di cappello. Gli elettori del Pd hanno scelto, non sono stati a casa. È un segno, nonostante quello che ognuno può pensare della sinistra, di grande maturità politica. Le forze politiche dovrebbero fare tutte così» riconosce Ferrari Nasi senza entrare nel merito se la ricetta Renzi sia quella che ci vuole per il nostro malandato Paese: «La partecipazione è sempre un segnale positivo: la sinistra, questo, lo ha capito» (PP) 

© Riproduzione Riservata

Commenti