Esteri

Diario di guerra: cristiani sotto tiro

Il racconto del nostro inviato a Damasco sui timori della comunità cristiana di una svolta fondamentalista

I cristiani in Siria sono sotto tiro. I ribelli li colpiscono perchè sono alleati di Assad. Molti giovani hanno cominciato ad imbracciare le armi per non farsi mettere in croce. La rabbia è montata dopo l’esecuzione sulla porta di casa a Maalula di tre cristiani da parte dei ribelli siriani.

La cittadina, cinquanta chilometri a nord di Damasco dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Cristo, è stata attaccata dall’Esercito libero siriano e dagli estremisti islamici del fronte Al Nusra il 5 settembre. Ai funerali delle tre vittime di Maalula erano non pochi i cristiani in armi. La chiesa dell’Ulivo, a Bab Tuma, la porta di Tommaso, nell’antica Damasco, era piena di donne in nero. Alcune innalzavano dei cartelli scritti in rosso, il colore del sangue: “Dio benedica la Siria”. Altre milizie cristiane combattono ad Aleppo, la Milano della Siria nel nord del paese, ma pure a Jaramana, un popoloso quartiere di Damasco e a chiazza di leopardo in altre parti del paese. Su Panorama in edicola giovedì la storia dei cristiani in armi nella Siria trasformata in inferno da due anni e mezzo di guerra civile.
E dei sopravissuti alle violenze dei ribelli, che si sono salvati per miracolo convinti di essere stati protetti dalla Madonna. Mentre a Maalula si combatte ancora con i tank governativi che cannoneggiano le postazioni dei ribelli annidate fra le rocce.

 
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