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Batman in carcere, adesso Berlusconi rivolti il PdL come un calzino

L'arresto di "er Batman", ex capogruppo nel Lazio, è l'ultima occasione di Berlusconi per ripartire da zero e promuovere una nuova classe dirigente

L'ex capogruppo del pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito in una foto di archivio senza data. – Credits: ANSA/ANTONIO NARDELLI

"Er Batman" arrestato e portato in carcere. I superpoteri gli serviranno a poco, adesso. Temeva di finirci ma confidava che non sarebbe successo, perché i fondi che riceveva come capogruppo e tesoriere del PdL in Regione Lazio li considerava roba sua, pensava di poterli gestire a piacimento. La linea d’attacco mediatica, l’onnipresenza sulle Tv e sui giornali, il j’accuse e la chiamata di correo a tutto campo, tradivano in Franco Fiorito una presunzione d’impunità come se fosse legittimo spartire il tesoretto pubblico fra i membri del clan senza giustificativi e senza obbligo di restituzione. Fiorito, oggi autosospeso da consigliere regionale, somiglia per come parla, si veste, si atteggia, al boss dei fumetti. Al capo di una Banda Bassotti legalizzata.

La magistratura (finalmente) ha rotto l’incantesimo e, “secondo quanto si apprende”, contesta a Batman il peculato per essersi appropriato di circa 1 milione 300mila euro. Al di là della cronaca, che cosa significa e che cosa comporta il suo arresto?

C’è una conseguenza quasi banale riguardo alle sorti del PdL e in generale del centrodestra. Per il partito di Berlusconi e Alfano si tratta di un colpo durissimo nel momento in cui tanto si parla di rinnovamento e tutti i partiti tradizionali subiscono l’assalto dei gruppi e movimenti dell’anti-politica. A malapena il PD e gli altri gruppi d’opposizione riescono a chiamarsi fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci in Regione, ma tutti (tranne forse i radicali della Bonino) sono invece corresponsabili della decisione di aumentare a dismisura i fondi per “fare politica”. Lo smottamento del PdL può partire da qui, dal Lazio. Dal disastro mediatico e politico che ha scoperchiato il problema reale e annoso di una classe dirigente inadeguata, al tempo stesso incapace e disonesta, incapace persino di rubare senza farsi pizzicare con le mani nella marmellata. Di più: così stupida da richiamare l’attenzione dei giornali e della magistratura, come bambini che litigando e strepitando per intingere la mano nel barattolo si ritrovano tutti insieme in punizione. Ma non tutto il male vien per nuocere.

Berlusconi ha due alternative (anzi, una sola). Può accompagnare la deriva di un partito screditato e ormai totalmente avulso dalla realtà di un paese che s’impoverisce assistendo allo spettacolo di una classe politica senza merito che si arricchisce, o può guidare il rinnovamento interno. Azzerare tutto. Resettare. Ripartire. Per farlo, non può limitarsi a instaurare nuove regole. Deve rimuovere le persone. Lo saprà fare? Ne avrà il coraggio? Berlusconi ha vissuto sulla sua persona l’accanimento giudiziario, ma è anche consapevole (non potrebbe essere diversamente) che questo non è accanimento, è pulizia. E che i magistrati si sono mossi persino in ritardo.

Ecco, la seconda considerazione parte da qui. Perché improvvisamente la magistratura si muove non soltanto nel Lazio, dove i consiglieri del PdL si sono suicidati autodenunciandosi, ma anche in regioni come Piemonte ed Emilia Romagna dopo la Sicilia, la Calabria e altre ancora? Senza voler essere complottisti, osserviamo che il tema delle spese (e degli sprechi) degli enti locali è diventato cruciale rispetto alla credibilità internazionale dell’Italia e agli impegni di risanamento che il governo sta assumendo davanti all’Unione Europea e al mondo. Ovvero: senza l’intervento della magistratura il premier Mario Monti avrebbe avuto ugualmente la forza (persuasiva) di imporre tagli agli enti locali e quindi al diffuso sistema clientelare, tagli che il Parlamento in una fase di bonaccia giudiziaria e mediatica non avrebbe mai permesso? Sembra quasi esserci una regia invisibile nell’offensiva (sacrosanta) volta a bonificare le Regioni e ridimensionarne i costi.

Terza e ultima osservazione: i due pesi e le due misure. Sarà secondario rispetto all’importanza di quanto sta avvenendo, ma è una realtà che, nel Lazio, Fiorito e Lusi sono finiti agli arresti per l’uso dei fondi pubblici, mentre per accuse non meno significative il braccio destro del segretario del PD Bersani, Filippo Penati, dopo 28 mesi di indagini e la richiesta di rinvio a giudizio dei PM di Monza, siede ancora nel Consiglio regionale lombardo.  

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