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Renzi e Grillo, alleati nell'inconcludenza

Hanno issato la parola "diversità" come vessillo identitario. Ma hanno fallito e distrutto la teoria del consenso provocando disastri

Nel vocabolario della politica 2.0 si ricorre spesso a una parola che dovrebbe marcare la differenza tra un partito e tutti gli altri, una parola così forte e potente che rappresenta una sciabola per chi si candida a rappresentare il popolo. Questa parola è "diversità": serve a scavare un fossato tra il presente e il passato e per questo viene utilizzata con la stessa forza di un superlativo assoluto. Perché se sei "diverso" non sei come "loro", laddove "loro" rappresentano i guasti e le degenerazioni del sistema.

Diversità, dunque. Il Partito democratico con Matteo Renzi e il Movimento 5 stelle con Beppe Grillo hanno issato la parola come vessillo identitario, l’hanno usata e continuano a farlo per marcare il territorio: Renzi per distinguersi da quelli che definisce i vecchi arnesi del suo partito, Grillo per tradurre in italiano lo slogan catartico e primordiale dei 5 Stelle e cioé il "vaffa…".

Le due presunte diversità, però, si sono rivelate fallaci: renzismo e grillismo hanno disvelato piuttosto un baco capace di infettare e distruggere la loro teoria del consenso provocando disastri nella vita di ogni giorno. Il baco è quello dell’inconcludenza ed è il minimo comun denominatore di queste esperienze politiche che si vorrebbero diverse e non sovrapponibili.

La campagna del referendum prima e la complicata elaborazione del lutto per la sonora sconfitta poi, la gestione del governo e quella attuale della profonda crisi del Partito democratico ci dicono che Renzi continua a essere avvelenato dal morbo della rissosità e dell’arroganza. Continua a essere convinto di affermare verità evangeliche, ma non ha la tensione che il politico dovrebbe avere al pari di chi nella fede cerca la sostanza di cose non viste o di cose sperate. Nient’affatto.

Ancora oggi denuncia di essere orfano del "futuro della narrazione" per sfuggire a un presente che lo obbligherebbe a far di conto con la "sostanza" dei mali di un Paese in apnea. Dal campo grillino s’odono solo gli echi di altre risse, le ridicole scazzottate intorno alla giunta di Roma. In epoca di post-verità hanno già talmente esagerato con le balle da essere costretti a giocarsi il jolly e rifugiarsi nella vecchia e vigliacchetta "criminosa macchina del fango" che serve a non spiegare e soprattutto a sfuggire dalle responsabilità.

Non c’è diversità, c’è anzi una convergenza verso l’inconcludenza di Pd e 5 Stelle che mette pericolosamente sullo stesso piano il partito che in questo momento governa l’Italia con il movimento che dovrebbe rappresentare la principale forza di opposizione. Guardate alle due agende, constatatene le priorità: troverete risse per date e appuntamenti, bracci di ferro su quando celebrare un congresso o per stabilire quando andare alle urne, un moto perpetuo su vitalizi, scontrini, regole e codici per le primarie…

Non vi azzardate a parlare di terremoto, debito pubblico, disoccupazione. Guai a voi...

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