La morte anormale di persone normali

Della tragedia di Milano mi piacerebbe dimenticare ogni voce stonata, ogni polemica, ogni recriminazione, da qualunque parte esse possano provenire. Della tragedia di Milano preferirei ricordare gli atti d’amore e di sofferenza “normale” della gente “normale” di un paese oramai …Leggi tutto

Della tragedia di Milano mi piacerebbe dimenticare ogni voce stonata, ogni polemica, ogni recriminazione, da qualunque parte esse possano provenire. Della tragedia di Milano preferirei ricordare gli atti d’amore e di sofferenza “normale” della gente “normale” di un paese oramai “anormale”. La famiglia di Cristian Carella che dona gli organi “affinche’ la vita continui”. Il fratello gemello di Cristian che sente di morire egli stesso, una scena che me lo fa sembrare il Marcus di “Hereafter”, un bellissimo film con Matt Damon. Gli amici che affidano a chi “ha la terza media” il compito di scrivere al Sindaco. Ermanno, il pensionato che si prendeva cura del condominio dove viveva, solo per spirito di servizio verso gli altri, lo stesso Ermanno che dopo la morte della moglie, la compagna di una vita intera, voleva preservare la “normalita’” dei suoi piccoli gesti quotidiani come fare la spesa. Alessandro, l’eterno ragazzo dell’oratorio che a 40 anni ancora cercava la sua via alla “normalita’”, un lavoro, una dimensione, una speranza. Storie di persone “normali” ai cui il destino ha riservato una fine “anormale”. Per un attimo sarebbe bello poterli pensare in modo “normale”, quello stesso modo che per loro era vita.

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