Esteri

Tutto da rifare tra Israele e palestinesi

Abu Mazen cerca appoggi all’estero per evitare una reazione troppo pesante di Tel Aviv dopo il ritrovamento dei ragazzi rapiti. E si allontana la riconciliazione fra Fatah e Hamas

Hebron – Credits: Getty

Il premier Benjamin Netanyahu ha subito promesso di agire contro Hamas, dopo che i corpi dei tre adolescenti israeliani scomparsi il 12 giugno in Cisgiordania sono stati trovati il 30 giugno sotto un cumulo di pietre, in un campo di un villaggio palestinese a nord della città di Hebron. Sarebbero stati uccisi subito dopo il rapimento. Secondo gli analisti, i rapitori puntavano a scambiare le salme con detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, come già accaduto in passato. Nel 2008, Israele aveva per esempio liberato militanti del movimento sciita libanese Hezbollah in cambio dei resti di due soldati.

Fin dall’inizio le autorità israeliane hanno accusato il movimento islamista di Gaza. Dopo il ritrovamento dei corpi, l’opinione pubblica israeliana e frange della politica nazionale hanno iniziato a fare pressioni sulla leadership per una reazione capace di mandare un segnale deciso ai vertici di Gaza, che non hanno mai né negato né confermato d’essere dietro la scomparsa dei giovani e hanno lodato il sequestro. "Hamas è responsabile e Hamas pagherà" ha detto il premier Netanyahu.

Il presidente americano Barack Obama è stato uno dei tanti leader internazionali a condannare "l’atto di terrore senza senso contro giovani innocenti". Nelle prime concitate ore notturne dopo la scoperta dei cadaveri, il rais palestinese Abu Mazen ha contattato diversi capi di stato e di governo (dall’Europa all’America, passando per i paesi arabi) nel tentativo di evitare un intervento militare israeliano a Gaza. Nel frattempo, l’aviazione israeliana colpiva obiettivi legati a gruppi armati nella Striscia e posizioni di lancio razzi sul sud di Israele. Il tragico epilogo della dolorosa vicenda ha anche messo fine all’operazione militare in Cisgiordania di ricerca dei tre ragazzi, la più vasta dal 2002, che ha indebolito le infrastrutture di Hamas. Secondo Ephraim Kam, ex colonnello dell’intelligence militare israeliana, nelle prossime settimane l’attenzione dell’esercito si concentrerà sulla Striscia, roccaforte del movimento islamista, sollevando le pressioni dalla Cisgiordania del presidente Abu Mazen, che nei giorni passati aveva condannato con parole decise la scomparsa dei tre adolescenti.

"Ci sarà un deterioramento a Gaza, ma tra Israele e l’Autorità nazionale palestinese i rapporti terranno" spiega Kam a Panorama. A non sopravvivere agli eventi sarà il tentativo di riconciliazione tra palestinesi, divisi politicamente e geograficamente da quando nel 2007 Hamas conquistò Gaza, combattendo contro il movimento del rais Abu Mazen. "L’opinione pubblica internazionale è ora contro Hamas" sostiene l’ex colonnello.

Poiché il presidente palestinese non può permettersi di perdere l’appoggio estero, i già fragili colloqui tra le parti sono ora al collasso. Le relazioni con Hamas "non sono buone" a causa degli eventi in corso, ci aveva spiegato nel giorno del ritrovamento dei giovani uccisi Kaddura Fares, membro del Consiglio legislativo palestinese e di Fatah: "Non abbiamo le prove che Hamas voglia una riconciliazione completa. Probabilmente ci sono gruppi al suo interno che non hanno interesse all’unità".

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