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Isis e Al Qaeda, alleanza contro Obama

Di fronte alla decisione di Washington di bombardare le postazioni ribelli in Siria, i due gruppi islamisti stanno inaugurando forme inedite di cooperazione

Siria guerra

Un combattente tra le rovine del bombardamento in Siria del 22 settembre – Credits: RAMI AL-SAYED/AFP/Getty Images

I bombardamenti americani sono iniziati nelle prime ore della notte, quando gli aerei americani hanno colpito alcuni obiettivi dell’ISIS nella zona di Raqqa, la “capitale” dello Stato islamico. È l’inizio di una nuova fase della guerra in Siria, dove le operazioni della coalizione contro il terrorismo internazionale cambiano i rapporti di forza tra i gruppi che combattono contro il regime di Bashar Al Assad.

È una scelta rischiosa, visto che la decisione di armare i ribelli e supportare la loro avanzata contro l’ISIS apre inevitabilmente anche un nuovo fronte con Assad. Il Governo siriano aveva detto di considerare qualsiasi attacco all’interno dei suoi confini come un’”aggressione” ed è consapevole che l’alleanza tra la coalizione internazionale e i ribelli mette in pericolo la sopravvivenza del regime, visto che le operazioni di questi gruppi non si limiteranno soltanto al territorio controllato dall’ISIS, ma colpiranno anche le truppe governative.

Negli ultimi giorni le truppe fedeli a Bashar Al Assad avevano bombardato alcuni obiettivi nella zona di Idlib, uccidendo anche diversi combattenti e leader del Fronte Islamico: un’alleanza che riunisce diverse organizzazioni di orientamento islamista ostili all’ISIS. Molti di questi gruppi sono finanziati dal Qatar e dall’Arabia Saudita e saranno gli alleati informali della coalizione, nonostante gli americani vogliano fornire supporto soprattutto all’esercito libero siriano e ad altri battaglioni di orientamento meno radicale.

Tuttavia in guerra le alleanze cambiano velocemente, ed è perciò probabile che diversi gruppi del Fronte Islamico approfitteranno della confusione sul terreno per passare sotto le insegne dell’esercito libero siriano e ottenere così le armi americane. È già successo nei giorni scorsi, quando alcuni combattenti islamisti della regione di Idlib hanno deciso di creare la “Quinta armata” per combattere l’ISIS e il regime di Assad.

Un altro cambiamento degli ultimi giorni è la proposta dell’ISIS ad Al-Nusra, un gruppo vicino ad Al-Qaeda che negli ultimi mesi si era unito al Fronte Islamico per combattere Assad e il Califfato, di allearsi ad Al-Baghdadi contro la coalizione guidata da Obama. Questa armata di ribelli controllerebbe le alture del Golan, dove si trova il confine tra Siria e Israele, ed è tra le forze più significative dell’opposizione al regime di Damasco.

Secondo alcuni testimoni, i raid americani avrebbero colpito anche i combattenti di Al-Nusra ed è perciò molto probabile che Al Zawairi e Al Baghdadi abbiano già scelto di abbandonare le recenti divisioni per unirsi contro i nuovi nemici. Una decisione che costringe Obama ad allargare le operazioni anche ad altre zone della Siria, che si trovano a diversi chilometri dai territori controllati dal Califfato, ma sono molto vicine alle roccaforti del regime di Damasco.

Questa situazione costringe perciò la coalizione a favorire l’emergere di una alternativa politica al regime di Assad, visto che l’intervento militare contro l’ISIS e la decisione di armare i ribelli renderà ancora più violento lo scontro tra il regime e l’opposizione siriana che, secondo le Nazioni Unite, avrebbe già causato più di 190.000 vittime dal marzo del 2011.

La coalizione dovrà perciò pensare anche a un progetto politico per consentire anche alle minoranze di sostenere l’intervento militare dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti, evitando che gli islamisti decidano di passare sotto le insegne dell’esercito libero per ottenere il supporto americano. Una scommessa rischiosa, che però è l’unica soluzione possibile per convincere una parte della popolazione siriana a costruire un’alternativa all’ISIS e al regime, dopo anni di frustrazione, paura e violenza.

 
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