Esteri

Quote rosa nel parlamento saudita

Una timida, simbolica, apertura ma per le donne-politico, ingressi separati in parlamento

Il re dell’Arabia Saudita ha stabilito che 30 donne faranno parte del nuovo Parlamento. È una decisione storica per questo Paese che non aveva mai avuto alcun deputato di sesso femminile. La novità è stata introdotta tramite un decreto legislativo firmato dal re e sarà operativa dalla prossima legislatura. I deputati del Parlamento, più simile ad un’assemblea consultiva che ad un’istituzione democratica, sono interamente nominati dal re. L’Arabia Saudita non ha una Costituzione ed è retta da una monarchia assoluta.

Il re ha già comunicato i nomi delle donne che diventeranno membri del Parlamento saudita. Tra le nuove parlamentari ci saranno una principessa che fa parte della famiglia reale saudita ed una famosa poetessa. Le nuove deputate potranno proporre delle leggi, ma non sarà consentito loro votarle, poiché il potere legislativo appartiene solo al re.

Il decreto reale prevede inoltre alcune regole per evitare che nel nuovo Parlamento, in carica dal 2013, le donne e gli uomini possano parlarsi o sedere nella stessa zona dell’assemblea.  La prima norma del decreto reale che consente alle donne di diventare membri del Parlamento, obbliga le deputate ad utilizzare una porta separata da quella degli uomini, per entrare nell’assemblea e prendere posto sui sedili riservati ai membri del Parlamento di sesso femminile. Tutto questo, precisa il re nel decreto, serve a “garantire l’ indipendenza dagli uomini” delle deputate saudite che, secondo l’interpretazione wahabita dell’Islam, passa anche da una separazione delle donne che siedono in Parlamento dai loro colleghi maschi.

L’idea di dividere i maschi dalle femmine in tutti gli ambiti della società ha portato ad alcune leggi e situazioni paradossali e contraddittorie per le donne saudite. Se da una parte questa nazione raggiungerà una percentuale di deputate vicina a quella della Camera italiana (21%), dall’altra il governo non ha ancora autorizzato le ragazze a guidare, costringendo tante donne a passare alcune ore della giornata con un autista maschio o a pagare un professionista per avere un passaggio. D’altronde, chi non rispetta questa legge può anche essere punita con 10 frustate .

In Arabia Saudita il 60% delle lauree vengono assegnate alle donne ma, a causa delle leggi vigenti, la percentuale di lavoro femminile rappresenta soltanto il 16.5% del totale. La disoccupazione è il problema più sentito dalla maggioranza delle donne saudite ed è probabile che le candidate alle elezioni comunali del 2015, le prime a cui sarà consentito di essere elette, discuteranno di questi temi nei loro comizi. Questi, per rispetto della legge saudita, non potranno essere tenuti di fronte ad un pubblico composto di uomini.

Se le donne stanno faticosamente conquistando i primi diritti, gli immigrati devono ancora lottare per ottenere alcune tutele legislative minime. Secondo un’associazione per la difesa diritti umani, 45 indonesiani, residenti in Arabia Saudita, rischiano la pena capitale nel 2013. Molti altri stranieri sono stati accusati di reati che prevedono la pena di morte, ma il loro numero non è conosciuto.

Gli immigrati in Arabia Saudita lavorano spesso come collaboratori domestici e non conoscono l’arabo. Diverse associazioni umanitarie denunciano che, durante diversi processi, i cittadini stranieri non possono ottenere un traduttore per comprendere i procedimenti a loro carico.

Nel 2012 l’Arabia Saudita ha giustiziato almeno 69 persone. Tra loro ci sono diversi stranieri. Il numero dei cittadini non sauditi che sono stati giustiziati è stato definito da Amnesty International “spropositato” rispetto alla percentuale di persone che risiedono in Arabia Saudita, ma sono nate in un altro Paese.

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