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Regeni, la sua docente arringava la folla contro Al Sisi - Video

Mentre il ricercatore italiano era al Cairo, la sua referente accademica bollava il presidente egiziano come "assassino". Su Panorama in edicola da oggi

Il 4 novembre 2015, due giorni prima dell’arrivo di Abd al-Fattāḥ Al Sisi a Londra, Anne Alexander prende la parola sul palco di una manifestazione che vuole boicottare la visita del presidente egiziano. La referente accademica di Giulio Regeni attacca senza mezzi termini il capo di stato bollandolo come “assassino”. 

 

In piazza i manifestanti esultano e sventolano le bandiere gialle con la mano nera dei Fratelli musulmani. Il comizio della docente di Cambridge viene ripreso da un telefonino e postato su YouTube. 

Nella veste di attivista, la professoressa spiega che “abbiamo fatto campagna per i prigionieri politici in Egitto, per i diritti dei sindacati, contro gli attacchi alla libertà degli accademici e continueremo a farlo fino a quando al-Sisi se ne andrà a casa”. Regeni è al Cairo da due mesi a portare avanti al sua ricerca proprio sui sindacati, che si oppongono al governo egiziano con i contatti forniti da Alexander. 

Ecco la traduzione delle parole comprensibili del video:

(ha collaborato Giovanni Giacalone)

Le prime battute non si capiscono, poi dice: “in solidarietà con le persone in Egitto, per difendere i xxx diritti e per la libertà. 

Penso che abbiamo mandato un messaggio chiaro stasera ma dobbiamo dirlo con voce più alta e con più urgenza xxxxxx Sisi non può andare in giro per il mondo facendo finta di essere un uomo di stato. lui  non è un uomo di Stato, è un assassino”. PAUSA E GRIDA Non è solo un assassino, dovrebbe stare in xxxx. 

Lui dovrebbe essere una di quelle persone a cui pensi quando pensi a un dittatore pazzo… XXX (priming himself?) dietro i suoi occhiali da sole. Ha distrutto le speranze e i sogni di milioni di persone. Per questo la protesta (questa protesta) è importante ed è per questo che ciò che accade stanotte è solo l’inizio. 

In Egitto XXX solidarietà nel 2014 nel terzo anniversario del rovesciamento di Mubarak noi abbiamo fatto campagna per supportare i prigionieri politici in Egitto, abbiamo fatto campagna per i diritti dei sindacati, contro gli attacchi nei confronti della libertà degli accademici, e continueremo a farlo fino a quando al-Sisi se ne andrà a casa. 

“…ci auguriamo che tutti qui si uniranno a noi nel costruire una campagna più grande e più forte nei mesi ed anni prossimi, perché questo sarà un processo lungo. Dobbiamo mobilitare gente in tutto il mondo, non solo in Gran Bretagna, ovunque al-Sisi andrà,  per mobilitarsi e protestare contro di lui”.

L’ultima cosa che voglio dire stasera: dopo le migliaia di persone che sono state uccise, dopo le decine di migliaia di persone che sono state arrestate, pensate che al-Sisi si senta sicuro dietro le alte mura della sua dimora repubblicana?” No, e non dovrebbe esserlo, perché queste alte mura della sua dimora repubblicana sono costruite sulla sabbia, su vite, paure e codardia (almeno, così mi sembra di capire). 

Quando vedo il coraggio di persone in carcere, di persone che sono state rilasciate dalle carceri, persone come Esra Tawil (?), la studentessa che pochi giorni fa era in tribunale a pregare il giudice di concederle accesso a trattamento medico; o quando penso a Mohamed Soltan che è stato in sciopero della fame per centinaia di giorni” (il figlio di Salah Sultan, alto membro dei Fratelli) XXXX (non si capiscono gli altri due nomi), allora posso vedere coraggio e resilienza, lo stesso coraggio e resilienza che hanno fatto cadere il regime di Mubarak. È il loro coraggio (rifà tutti i nomi) e delle centinaia che sono in carcere. Loro sono il futuro dell’Egitto, non al-Sisi.

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