Usa: la rivolta della polizia (contro Quentin Tarantino)

Boicottate il nuovo film del regista: l'appello arriva dai poliziotti di New York. E intanto Obama litiga con il capo dell'Fbi

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Quentin Tarantino alla manifestazione di New York – Credits: Getty Imagines/EDUARDO MUNOZ ALVAREZ

ll regista è andato a una marcia di protesta contro l'uso eccessivo delle forza da parte della polizia di New York e alcune associazioni di cops hanno risposto con un appello che è apparso una dichiarazione di guerra: boicottate l'ultimo film di Quentin Tarantino.

E'solo un episodio, ma è molto significativo del clima che si respira in questi giorni in America sulla questione della violenza da parte della polizia. Un clima che ci dice quanto sia forte la tensione (e le reazioni) tra i poliziotti, parte dell'opinione pubblica, la comunità afro e (ora) anche le istituzioni: c'è stato uno scontro aperto tra James Comey, il capo dell'Fbi e la Casa Bianca.

Il boicottaggio
Il boicottaggio contro Tarantino è stato lanciato da Patrick Lynch, presidente della Patrolmen’s Benevolent Association. "Non è sorprendente sapere che un uomo che vive per glorificare il crimine sia anche un uomo che odia i poliziotti.

E' tempo di boicottare i suoi film" - ha detto Lynch. L'appello è stato subito accolto da un'altra associazione di poliziotti di Los Angeles. Ma, poi l'iniziativa  sembra essersi fermata lì.

Il quotidiano The Guardian ha pubblicato un articolo in cui riporta alcuni interviste fatte agli agenti di New York.Tra questo campione preso a caso, il boicottagio sembra non aver fatto presa. Magari qualche altra associazione di poliziotti lancerà nuovi strali contro l'autore di Pulp Fiction, ma il tutto potrebbe risolversi in una bolla di sapone.

La spia è però abbastanza importante.Del disagio e della frattura che si devono registrare tra i corpi di polizia e parte delle loro comunità. Non c'è giorno che non venga pubblicato qualche nuovo video che mostra qualche agente fare un uso eccessivo della forza.

I video di denuncia

L'ultimo è quello del poliziotto che immobilizza a terra e trascina fuori dalla sua aula una studentessa nera di un college della South Carolina. Il video è stato girato dagli attoniti compagni di classe, La ragazza si era rifiutata di uscire quando il poliziotto l'aveva invitata a farlo.

Sono ormai decine questi video. Diffusi sul web sono diventati degli straordinari strumenti di denuncia. E proprio su questi filmati si è consumato lo scontro tra la Casa Bianca e il capo dell'Fbi.

L'Fbi e l'Effetto Ferguson

Durante i lavori della International Association of Chiefs of Police, James Comey ha detto che eiste un Effetto Ferguson. Ovvero, i video, le denunce, i movimenti di protesta contro la polizia sono responsabili del fatto che ora gli agenti hanno timore ad applicare la legge e che quindi questa la ragione per cui il crimine e la violenza sono aumentati quest'anno in alcune città americane.

L'uscita ha suscitato le proteste delle organizzazioni per i diritti civili e la reazione infastidita della Casa Bianca: un portavoce ha detto che il commento di Comey era inopportuno. "Chi ha fatto un uso sproporzionasto della forza delle assumersi le proprie responsabilità" - è stato il senso delle dichiarazione.

Il capo dell'Fbi ha fatto però finta di nulla e ha ripetutto lo stesso concetto il giorno dopo. Uno schiaffo a Barack Obama. Nelle stesse ore in cui Comey tirava fuori la teoria dell'Effetto Ferguson, il presidente partecipava a una conferenza del ministero della giustizia per "celebrare" la diminuzione dei reati criminali nelle maggiori città degli Usa negli ultimi 20 anni.

Una tendenza storica che però quest'anno ha avuto una piccola inversione. Comey dice che è colpa di Ferguson. Obama non gli crede.

Anche Obama è andato all'assemblea dell'International Association of Chiefs of Police e ha parlato. Non accadeva da decenni che un presidente partecipasse all'evento. Obama ha cercato di rassicurare i poliziotti. Lui non è loro nemico. Ma ha anche cercato di sensibilizzarli rispetto alla questione delle violenze. Anche per lui esiste un effetto Ferguson, ma non è lo stesso di cui parla il capo dell'Fbi.

Alla fine siamo di fronte a due rivolte. Quella della comunità afro e di spezzoni progressisti dell'opinione pubblica (che sono coinvogliati nel movimento Black Lives Matter) contro la polizia. E quella dell polizia contro coloro che vorrebbero un maggiore controllo sull'operato degli agenti. Questo è uno dei grandi temi su cui l'America deve fare chiarezza.






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