Obama, giuramento per un presidente normale

Washington celebra il primo presidente nero della Storia, questa volta senza enfasi

(Ansa/Doug Mills)

Il freddo vento che soffia su Washington è ben diverso da quello che spirava quattro anni fa sul National Mall. Se allora, la cerimonia di giuramento del primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti fu un avvenimento storico, carico di aspettative e speranze per milioni di americani, vissuto come un fatto straordinario dal paese; se la tensione al cambiamento era palpabile tra le fila delle centinaia di migliaia di perone che si ritrovarono sulla spianata alle spalle di Capitol Hill, adesso, 48 mesi più tardi, la capitale saluta con maggiore sobrietà e consapevolezza l'inizio del secondo mandato di Barack Obama.

Come dice il New York Times, gli stessi Obama sono cambiati, lui il presidente e lei, la First Lady: se allora, davanti agli occhi dell'America si presentò una coppia di praticanti assoluti, degli "alieni" nella capitale, ora, invece, dopo l'esperienza di questi anni, Barack e Michelle sono dei veri "professionisti" della presidenza, ognuno nel suo ruolo (ma sappiamo quanto sia influente la moglie di un presidente), tesi ancora al cambiamento, come fatto ideale, ma ben consci della complessità del governare, inevitabilmente più distaccati rispetto alle vittorie (che portano gioia e soddisfazione), ma anche alle sconfitte. Il loro modo di essere appare in perfetta sintonia con la visione che la stessa America che ha votato per lui, ha attualmente di Barack Obama: fiducia nella sua solidità politica, ma senza avere troppe aspettative in un cambiamento più profondo a breve termine.

Così, il programma del giorno dell'inaugurazione è quello di un presidente "normale". Dopo avere giurato domenica in una cerimonia privata alla Casa Bianca (questo perché lo impone il calendario istituzionale che fissa al 20 di gennaio la data per l'inizio del mandato), a mezzogiorno (le 18.00 in Italia) Barack Obama ripete il giuramento davanti al presidente della Corte Suprema, John Roberts sulla scalinata del Campidoglio. Due le Bibbie su cui reciterà la formula. La prima, di Abramo Lincoln, già usata durante la cerimonia quattro anni fa, e la seconda, invece, appartenuta a Martin Luther  King. Poi, Obama terrà il discorso inaugurale, dopo il quale ci sarà la preghiera del reverendo Luis Leon, e infine la cantante Beyoncé chiuderà la cerimonia con l'inno nazionale. Subito dopo, si terrà il banchetto a cui sono invitate 200 personalità istituzionali statunitensi, e nel primo pomeriggio ci sarà la parata militare sulla Pennsylvania Avenue, mentre la sera sarà dedicata ai balli ufficiali

Prima di lui, avrà giurato il vice presidente, Joe Biden, nella mani di un altro giudice della Corte Suprema, Sonia Sotomayor, avrà parlato il poeta Richard Blanco, figlio di un esiliato cubano negli Stati Uniti, e - secondo la scaletta della cerimonia - avrà tenuto un piccolo discorso Myrlier Evers-Williams, ex presidente della National Association for the Advancement of Colored People (delle più importanti associazioni dei diritti civili per gli afroamericani), e, inoltre avrà cantato James Taylor, il folk singer che eseguirà "American, the Beautiful".

E'l'America che ha votato Barack Obama, quella presente alla cerimonia. Attivisti per i diritti dei neri, donne, latinos e liberal. Sulla spianata del National Mall sono attese 600.000 persone. Nella capitale, gli eventi collegati alla cerimonia di inaugurazione vanno avanti da un paio di giorni. Ci sono state cene ufficiali, tra cui quella offerta dai finanziatori delle cerimonie (tra cui la Coca Cola e Microsoft), durante le quali Obama è stato festeggiato (e ha scherzato sulla nuova pettinatura di Michelle, una giovanile frangetta). Rispetto a quattro anni fa, negli alberghi non c'è il tutto esaurito. Nonostante ciò, la Fox News Television - vicina ai repubblicani - ha deciso di offrire una guida per la fuga dalla città a tutti coloro che non vogliono rimanere bloccati nel caos di Washington in questi giorni.

Tra i tanti episodi, uno che è stato ripreso dai media americani . Lupe Fiasco, un rapper che ha avuto anche delle nomination per il Premio Grammy, è stato cacciato a forza dal palco sul quale si stava esibendo perché dopo aver detto di non aver votato per Obama nelle ultime elezioni, si è messo a cantare una canzone contro la guerra.

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