Obama autorizza raid aerei in Iraq contro l'Isis

Dopo le prime smentite poco fa il Pentagono ha confermato: colpite alcune postazioni jahidiste

– Credits: Getty Imagines / Mike Theiler

Barack Obama ha deciso di autorizzare dei raid aerei limitati sull'Iraq. E'stato lui stesso a dare l'annuncio con una breve dichiarazione televisiva notturna. "Dobbiamo fermare il massacro" - ha detto il presidente. e poco fa il Pentagono ha confermato che i raid sono cominciati: "abbiamo colpito alcune postazioni dei miliziani", ha affermato un portavoce da Washington

Le ultime notizie riguardanti l'avanzata dell'Isis, il conseguente disastro umanitario con migliaia di profughi costretti a lasciare le loro case per sfuggire ai guerriglieri islamici, le ripetute richieste d'aiuto del governo iracheno, il timore che le zone petrolifere strategiche del nord del paese cadessero in mano ai jihadisti, hanno convinto Obama a fare il passo che per mesi e mesi aveva rimandato.

Il nuovo coinvolgimento americano in Iraq

L'America torna a essere coinvolta militarmente in Iraq dopo il ritiro del 2011. Fonti curde hanno detto che gli aerei americani avrebbero già colpito obiettivi del'Isis nel corso della notte nei pressi di Gwer e di Mahmour, vicino all'importantissima città di Erbil, nel nord del paese. L'amministrazione non ha confermato questi attacchi.

 

Anzi, sia il Pentagono, sia il governo di Baghdad li hanno smentiti, ma è probabile che siano avvenuti e che siano i primi di una serie limitata. Obama non vuole raid su larga scala, non vuole una nuova guerra irachena per gli Usa. Su questo è stato esplicito. I raid servono a contenere l'Isis.

Ufficialmente si tratta di garantire la sicurezza del piccolo contingente di truppe americane e dei funzionari del consolato Usa a Erbil. E di dare aiuto umanitario alle centinaia di migliaia di persone che sono fuggite di fronte all'avanzata dei jihadisti che avevano minacciato di morte tutti coloro che non si sarebbero convertiti all'Islam. I lanci di viveri e di generi di conforto sono stati già effettuati con un C-17 e due C-130 scortati da due caccia F/A-18. Verranno ripetuti nelle prossime ore.

La prudenza di Obama e la mancanza di una politica solida in Medioriente

Obama ha rotto gli indugi, anche se la prudenza sembra rimanere la stella polare della sua politica mediorientale. La prudenza e l'incertezza. Fattori che hanno contribuito a portare la situazione al punto di gravità in cui si trova in Iraq.

Per settimane e settimane il governo di Baghdad aveva chiesto un intervento militare americano contro l'Isis, ma la Casa Bianca aveva sempre detto di no. Le prime richieste erano partite in marzo, ma la Casa Bianca aveva risposto al premier sciita Nuri Al Maliki che la colpa della nascita dell'esercito islamista era (di fatto) colpa della sua politica contro i sunniti: l'assoluta mancanza di dialogo aveva provocato la reazione dei sunniti che si erano coagulati attorno all'Isis.

 Dopo un primo rifiuto, ne è arrivato un secondo in giugno, quando la crisi si era ormai aggravata e quando sembrava a tutti che la Casa Bianca l'avesse sottovalutata. Nessun raid aereo, ma l'invio di un piccolo contingente (qualche centinaia di marines) per garantire la sicurezza del personale dell'ambasciata Usa a Baghdad e per addestrare le truppe irachene destinate a combattere contro l'Isis.

Alla fine, alla terza chiamata, Obama ha dovuto rispondere di si. Anche perchè non poteva fare altrimenti. La situazione ora è drammatica dal punto di vista umanitario. E politico. Dopo aver conquistato Mosul nello scorso giugno, gli islamici minacciano il cuore della zona curda, ricca di petrolio, pilastro della complessa integrità statale dell'Iraq, già vicina al collasso.

L'efficacia dei raid aerei

Obama si muove ora. Quanto saranno efficaci i raid aerei è difficile dirlo. I militanti jihadisti non sembrano disporre di armi anti aero e quindi la loro avanzata può essere facilmente fermata dall'alto. Ma questo risultato dipenderà dall'intensità del'azione militare americana e dagli aiuti che i jihadisti riceveranno nelle prossime settimane dai loro sponsor internazionali, soprattutto quelli provenienti dalla penisola arabica.

La Casa Bianca è stata duramente criticata dai repubblicani per il ritardo con cui si è mossa. Per diversi esperti ed analisti, l'unico obiettivo raggiungibile ora è contenere l'Isis e non sconfiggerlo. Un ritardo figlio della mancanza di una solida politica in Medioriente.

Lo si è visto con la Siria, lo si vede ora in Iraq. Obama si è sempre mosso con prudenza per evitare che si ripetesse lo schema dell'epoca della Guerra al Terrore: l'America cristiana contro i musulmani. Ma, questa prudenza, per ora ha solo prodotto un'assoluta incapacità da parte di Washington di governare il caos mediorientale. Anzi; ha contribuito a crearlo.

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