Vademecum per la guerra americana in Siria

Barack Obama lancerà l'attacco? Quali sono i pro e i contro per gli americani? Chi combatte già questa guerra? Dieci utili domande sul conflitto siriano

Un aereo americano decolla per una missione di perlustramento nel Golfo Persico (Ansa/John Sullivan)

In questi giorni, un'intera nazione si sta facendo una domanda: che senso ha un nostro attacco militare in Siria? Secondo i sondaggi, la maggior parte degli americani ha già trovato una risposta. Ed è negativa. Non vuole un coinvolgimento militare degli Stati Uniti nel conflitto siriano. Stanchi di un decennio di guerre combattute all'estero, vogliono ora rimanere fuori dall'ennesimo conflitto.

Ma è probabile, quasi certo che l'attacco ci sarà. E, attorno all'operazione militare voluta da Barack Obama sono ancora molte le domande. Abbiamo fatto un elenco delle principali, provando a dare delle risposte. Una specie di vademecum della guerra americana in Siria.

1) Il Congresso darà il segnale verde alle operazioni militari?

L'esito della votazione non è scontato, ma con il passare dei giorni la Casa Bianca appare più ottimista. Barack Obama ha incassato il si del suo acerrimo rivale John Boehner, repubblicano, Speaker della Camera. Il suo pronunciamento è importante. Quel ramo del parlamento è a maggioranza del Grand Old Party e il presidente aveva paura che Boehner gli mettesse i bastoni tra le ruote. Invece lui ha deciso di appoggiarlo. Non è detto però che i deputati repubblicani seguano le indicazioni del loro leader. I sondaggi dicono che gli elettori sono contrari alla guerra e l'anno prossimo ci sono le elezioni di Medio Termine. Molti congressisti hanno paura di non essere rieletti se, dopo aver votato si all'intervento, le cose dovessero andare male per gli Usa in Siria. A questa pattuglia di indecisi si devono sommare i deputati democratici pacifisti che hanno già annunciato il loro no. Al Senato, le cose, invece, appaiono meno complicate. Sarebbe stato già raggiunto un accordo per una risoluzione che verrà votata mercoledì dalla commissione difesa. Concede al presidente un lasso di tempo di 90 giorni  per l'intervento militare, che deve però essere effettuato solo attraverso bombardamenti aerei. Il documento dice un no esplicito all'invio di truppe di terra.

2) Che tipo di intervento militare sarà?

Barack Obama ha già fatto sapere che sarà limitato. Si tratta di colpire le forze di Bashar al Assad per punirlo per l'attacco con i gas contro i civili. L'idea iniziale era quella di eliminare gli arsenali delle armi chimiche, ma questa opzione si è dimostrata difficile da realizzare perché i depositi sono ben nascosti, oppure la loro distruzione potrebbe provocare troppi danni collaterali. Verranno quindi colpiti obiettivi militari "generici". Ma non dovrebbe trattarsi di una semplice azione dimostrativa. Un ex alto ufficiale dell'esercito americano, consulente del Partito Repubblicano al Congresso, ha affermato che i raid aerei e missilistici avranno lo scopo di indebolire seriamente le strutture militari del regime di Assad, in modo da ribilanciare il rapporto di forze tra l'esercito lealista e i gruppi armati dell'opposizione.

3) Verranno mandati soldati americani sul terreno in Siria ?

La Casa Bianca è contraria a questa ipotesi. La bozza di accordo al Senato lo vieta. Eppure, alti funzionari dell'amministrazione vorrebbero che questo vincolo non fosse scritto nero su bianco. Il Segretario di Stato John Kerry è uno di questi. Ma solo per motivi "politici", per non perdere il consenso di alcuni settori del partito repubblicano che hanno criticato Obama per il suo inattivismo sul fronte siriano e che ora vorrebbero un'azione militare più incisiva in Siria. Comunque sia è altamente improbabile che gli Usa mandino soldati sul terreno, a parte qualche squadra di soccorso per le operazioni di recupero di eventuali piloti abbattuti. Agenti della Cia e membri delle Forze Speciali sono comunque già da tempo impegnati nella zona. Come rivelato un mese fa, in basi situate in Turchia e in Giordania, i consiglieri militari americani hanno addestrato guerriglieri dell'Esercito della Siria Libera all'utilizzo di armi anti tank e anti aeree. Il primo gruppo dovrebbe entrare in azione a breve nella zona di Damasco. Ufficialmente, nessun soldato americano o agente della Cia è mai entrato in Siria e ha preso parte al conflitto.

4) Quali sono i pro all'attacco secondo gli americani?

Numerosi parlamentari del Congresso si sono detti favorevoli all'intervento. E hanno spiegato le loro ragioni. Eccole:

- Non farlo ora minerebbe la credibilità degli Usa e del presidente. Sarebbe catastrofico. (John McCain, repubblicano)

- Diamo un messaggio ai dittatori, dall'Iran alla Corea del Nord, e ai terroristi tentati dall'utilizzo di armi di distruzione di massa. (Robert Menendez, democratico)

- Non ha nulla a che fare con la politica. Sono una madre e ho visto le foto dei bambini uccisi dal gas. (Debbie Wasserman, repubblicana)

- Gli Usa hanno l'obbligo morale e un interesse per la loro sicurezza nazionale a difendere vite innocenti. (Harry Reid, democratico)

- Da sempre, gli Stati Uniti hanno difeso la democrazia e la libertà dei popoli in giro per il mondo. Dobbiamo fermare Assad. (John Boehner, repubblicano)

5)  Quali sono invece i contro?

Ecco, invece, le ragioni dei contrari all'intervento

- Alla fine, aiuteremo in modo indiretto i gruppi armati islamici. Non abbiamo alleati da appoggiare laggiù. (Rand Paul, repubblicano)

- Rischiamo il caos. Un allargamento del conflitto, con il coinvolgimento di Israele, della Russia e dell'Iran. (Rick Nolan, democratico)

- Avremmmo dovuto imparare già da tempo che dobbiamo intervenire in un guerra solo quando gli americani sono in pericolo (John Manchin, democratico)

- Salvare la credibilità del presidente non è una ragione per attaccare. Dovremmo avere un obiettivo politico (Marco Rubio, repubblicano)

- Se non sappiamo cosa colpire, cosa andiamo a fare? Mi sembra un uso bizzarro della forza militare americana (Tom Cole, repubblicano)

6) Perché Obama vuole intervenire ora, dopo l'uso delle armi chimiche, e non l'ha fatto prima, di fronte a decina di migliaia di morti?

E'vero che le distinzioni tra le armi usate in guerra è arbitraria, ma Obama pensa realmente che l'utilizzo dei gas contro civili abbia segnato il passaggio di un confine che non avrebbe dovuto essere oltrepassato. Impegnato nel ricostruire l'autorevolezza morale degli Usa dopo il decennio di guerre di George W. Bush, il presidente ha voluto impegnare il paese in quella che lui ritiene una battaglia segnata dall'idealismo e non dall'interesse strategico statunitense. Il poliziotto mondiale buono a confronto del "cattivo", suo predecessore. Inoltre, Obama, è stato convinto dal suo apparato di intelligence che dare una lezione ad Assad è un deterrente per tutti coloro che potrebbero essere tentati dall'usare armi di distruzione di massa, stati o gruppi terroristici che siano. Il suo ragionamento è stato: a questo punto, sparare qualche missile contro il regime siriano non ci costa molto e può essere utile nella prevenzione di minacce contro gli Usa.

7) La Casa Bianca ha una soluzione politica per la Siria?

La risposta è netta: no. L'azione militare non ha come obiettivo abbattere il regime di Bashar al- Assad, e neppure di dar un colpo così forte al suo potere tale da far prevalere l'opposizione armata. Il vero obiettivo è il ribilanciamento delle forze in campo. Ma con quali prospettive? Qualcuno dice che la guerra civile siriana è destinata a durare quanto quella del Libano, quasi un decennio. E terminare,come in quel caso, per l'esaurimento delle forze in campo e per il mutamento degli equilibri del quadro geo politico. Può essere che sia anche questo il destino dei siriani. L'intervento limitato americano non dovrebbe cambiare il corso della storia. Un risultato in fondo voluto dalla Casa Bianca. Rimescolare troppo le carte lì, tra Siria, Iran e Libano è un azzardo che Obama non vuole giocare.

8) L'attacco scatenerà un conflitto regionale? La Russia interverrà?

Barack Obama non ha alcuna intenzione di arrivare a tanto. Pensa che un attacco limitato non cambierà gli equilibri nell'area e non provocherà forti ripercussioni concrete. La Russia alzerà la voce, ma i raid americani non faranno altro che stringere ancora di più i suoi legami con il regime di Bashar al- Assad. Che sono forti per alcune ragioni. La Siria ospita l'ultima base militare russa fuori dai confini dell'ex Unione Sovietica, in una strategica posizione nel Mediterraneo. Inoltre Damasco compra un sacco di armi dalla Russia. Infine, Mosca per rilanciare la sua influenza politica a livello internazionale, "deve" assumere un ruolo di contrapposizione nei confronti degli Stati Uniti. Anche Teheran farà la voce grossa, ma anche per l'Iran è importante che Assad rimanga al suo posto. Damasco alleata è uno scudo contro un possibile accerchiamento degli Ayattolah. Infine, Israele. Per la sua sicurezza è meglio che l'opposizione islamica non vinca e che Assad non perda. Se l'azione militare americana riporta la guerra civile siriana in una situazione di stallo, meglio anche per Tel Aviv. A meno che qualche attore in campo non faccia qualche colpo di testa.

9) Quali sono i gruppi armati che combattono contro il regime di Bashar al - Assad?

Queste sono le principali formazioni

- Esercito Siriano Libero

Forte di 80.000 uomini, è la formazione nata come unione di varie milizie ed è l'ala militare della Coalizione Nazionale Siriana, l'alleanza dei gruppi di opposizione all'estero, che ha visto la luce a Doha nel 2012. E'finanziata e aiutata sia dagli Occidentali sia dai paesi del Golfo ed è composto sia da gruppi nazionalisti e laici sia da gruppi islamici non fondamentalisti. Nel suo nucleo originario un gruppo di ufficiali delle forze armate siriane che hanno deciso di combattere contro il regime di Assad.

- Fronte Islamico Siriano

Salafita, è finanziato dai paesi del Golfo. Conta su circa 25.000 combattenti. E si è distaccato dall'Esercito Siriano Libero per la troppa influenza che i paesi occidentali (in particolare gli Usa) avrebbero nell'Esl.

- Milizie islamiche

Sono numerose. La più conosciuta e la più aggressiva è il Fronte Al Nusra. E'affiliato ad Al Qaeda, nelle sue fila 5.000 uomini e vuole instaurare un califfato in Siria dopo la sconfitta di Assad. Per gli Usa si tratta di una organizzazione terroristica.

10) Perché e come è scoppiata al Guerra Civile Siriana ?

Nel marzo del 2011, seguendo il vento della Primavera Araba, iniziano anche in Siria manifestazioni contro il regime. La prima città teatro delle proteste è Daraa. Il governo di Bashar al Assad risponde con arresti e torture. La rivolta non si placa, ma anzi, viene alimentata dalla repressione violenza delle forze di sicurezza. Quando nelle settimane seguenti, entra in campo l'esercito con i carri armati,  i soldati iniziano a sparare sulla folla.E' allora che iniziano le prime defezioni da parte di ufficiali e soldati, contrari alla brutalità del regime. Il primo episodio registrato di resistenza armata dell'opposizione si verifica il 4 giugno 2011 in una città sul confine con la Turchia. Da allora sarà un' escalation, che porterà a una vera e propria guerra civile.

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