Obama - Netanyahu: distanza incolmabile sull'Iran

Il discorso sul nucleare iraniano del premier israeliano al Congresso lo allontana sempre di più dalla Casa Bianca

Netanyahu Congresso

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu parla al Congresso americano – Credits: Getty Imagines / Win McNamee/

Alla fine, la sua retorica non è stata così infuocata, ma il messaggio non poteva essere più esplicito e diretto: l'accordo sul nucleare iraniano che la Barack Obama vuole raggiungere con Teheran è sbagliato. Il discorso di Benjamin Netanyahu davanti al Congresso americano ha mantenuto le promesse della vigilia; il premier israeliano non ha risparmiato critiche e attacchi alla politica del dialogo con gli ayatollah inaugurata da tempo dalla Casa Bianca.

Due visioni agli antipodi sull'Iran

Dopo sei anni di confronti, di discussioni e soprattutto di liti sul tema, Barack Obama e Benjamin Netanyahu non potevano trovarsi a una distanza maggiore da quella in cui si trovano ora, con la possibilità che le relazioni tra Washington e Gerusalemme, già molto fredde, diventino gelide dopo l'intervento di Bibi (questo è il suo soprannome) a Capitol Hill.

Le distanze sull'Iran sono abissali. Tanto profonde da far pensare a esperti e analisti che lasceranno un solco nelle relazioni tra i due paesi anche nei prossimi anni. Il motivo del contendere è noto.

Secondo Obama, la ragnatela diplomatica che gli Usa stanno costruendo attorno a Teheran, le sanzioni già messe in atto, l'opera di sabotaggio e le incursioni cibernetiche compiute in questi anni, impediranno agli ayatollah di costruire la bomba atomica (se mai la volessero) e lasceranno loro solo la possibilità di avere una parziale e limitata capacità nucleare civile.

Per Benjamin Netanyahu, la prospettiva è ben diversa. Secondo lui, la politica di dialogo di Obama darà la possibilità a Teheran di seguire il suo progetto di sviluppo del nucleare, con la concreta, reale e addirittura prossima opportunità di costruire un ordigno atomico.

Smantellare tutti gli impianti nucleari iraniani

Per questo, il premier israeliano vorrebbe che venissero smantellati gli impianti per l'arrichimento dell'uranio di Natanz e Fordo,  che venisse spento il reattore di Arak e che venissero sigillati tutti i laboratori nei quali ufficialmente si stanno studiando le strutture per il nucleare civile e che invece sarebbero impegnati nello studio delle fasi per la costruzione della bomba atomica.

Obama non è di questo avviso. Ha deciso di andare a vedere le carte con gli ayatollah e pensa che il tempo sia dalla sua parte. Più ne passa e meno ci sono possibilità che gli iraniani possano (o vogliano) avere l'atomica. Ha tracciato una deadline per i colloqui del gruppo dei 5 + 1 ed è sicuro di raggiungere il risultato previsto. Per lui, l'Iran può ambire al nucleare civile. E sulla base di questa sua idea ha accettato che nei colloqui diplomatici con Teheran si discutesse dell'autorizzazione a moltiplicare il numero delle centrifughe da importare negli impianti iraniani.

Il discorso di Netanyahu al Congresso è stata la certificazione del fatto che un abisso separa Washington e Gerusalemme. E dopo questo passo del premier israeliano, i rapporti tra i due governi sono destinati a peggiorare. La questione nucleare iraniana ha scavato un solco troppo largo e profondo. Difficile pensare che venga colmato in poco tempo. Anche perché, adesso, Obama, impegnato nella guerra contro l'Isis, vede in Teheran un alleato indiretto, ma soprattutto un elemento di stabilità della regione.

Benjamin Netanyahu vede in Teheran solo un pericolo mortale per l'esistenza di Israele.



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