L'Isis ai confini degli Usa?

Lo dicono i repubblicani. Ma dietro ci sarebbe lo scontro con Obama sull'immigrazione

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Una torretta d'osservazione lungo il confine con il Messico – Credits: Ansa / Michael Reynolds

L'Isis è sbarcato in Messico. Un commando è in procinto di entrare negli Stati Uniti attraverso il confine seguendo le vie utilizzati dagli immigrati clandestini ed è pronto a colpire un obiettivo in territorio americano con un'autobomba.

L'allarme è già stato lanciato ed è ritenuto così serio da aver costretto le autorità militari a dichiarare lo stato d'allarme per le  truppe delle basi militari dell'esercito posizionate vicino alla frontiera.

La notizia è stata data da Judicial Watch, un watchdog group, un'organizzazione d'ispirazione conservatrice che controlla l'operato del governo federale e che è molto vicino ai repubblicani.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna dice di non saperne nulla. Interpellato, un portavoce ha affermato che "non c'è alcuna prova che l'Isis si sia infiltrato negli Usa attraverso il Messico e che stia preparando un attentato."

I repubblicani lanciano l'allarme
Non è la prima volta che una fonte repubblicana parla della possibile minaccia terroristica proveniente dal Messico. Il governatore del Texas Rick Perry e l'allora candidato alla Casa Bianca Mitt Romney l'avevano fatto durante la campagna elettorale del 2012. "Sappiamo - diceva Perry - che cellule di Hamas e di Hezbollah lavorano oltre il confine. Sappiamo che vogliono compiere attacchi in America".

In questi due anni, per fortuna, non è successo nulla. Le preoccupazioni per un'alleanza tra i governi sudamericani ostili agli Stati Uniti (Venezuela e Cuba) e il terrorismo islamico sono rimaste sulla carta.

Ora, con il sorgere del pericolo Isis vengono rilanciate. Ai funzionari della sicurezza Usa che stanno lavorando sui 100 americani che si sono  arruolati nell'esercito islamico, queste "rivelazioni" del Judicial Watch dicono poco. La possibilità che l'Isis possa compiere un attentato in America è considerata per ora abbastanza remota.

Il teatro bellico è la zona a cavallo tra la Siria e l'Iraq. Non (ancora) l'Occidente. Non ci sono segnali di pericolo imminente. E neppure appare una strategia allo stato embrionale per colpire in Europa e negli Usa. Come terrificante messaggio per Washington e Londra, ci sono state le decapitazioni degli ostaggi.


Capofila dell'attacco a Obama è Rick Perry, il governatore del Texas che nello scorso agosto ha deciso di mandare 1.000 soldati della Guardia Nazionale lungo la frontiera con il Messico e impedire l'ingresso dei clandestini

La questione immigrazione
L'allarme di Judicial Watch è stato però ascoltato e rilanciato (come era prevedibile) dai rappresentanti del Grand Old Party. Jeff Duncan, deputato della Carolina del Sud, durante le audizioni dei vertici dell'Homeland Security Department alla Camera ha accusato i funzionari governativi e i democratici di sottovalutare una reale minaccia.

"America, svegliati!" - ha detto Duncan. "Per loro, prima in Messico c'era Al Qaeda, ora c'è l'Isis. Strillano all'invasione da tempo, ma non c'è mai stata" - ha risposto il deputato di El Paso Beto O’Rourke. Dietro questa schermaglia su possibili attentati dell'Isis c'è la battaglia sull'immigrazione tra i repubblicani e Barack Obama. Il Gop non solo vuole dimostrare che il presidente non è in grado di garantire la sicurezza degli Usa, ma intende anche far passare un altro messaggio: la politica sull'immigrazione della Casa Bianca è un pericolo per gli Stati Uniti. 

Capofila dell'attacco a Obama è Rick Perry, il governatore del Texas che nello scorso agosto ha deciso di mandare 1.000 soldati della Guardia Nazionale lungo la frontiera  con il Messico e impedire l'ingresso dei clandestini. La decisione è arrivata dopo un lungo braccio di ferro con Obama. Perry pensa che la sua posizione sia troppo permissiva, mentre invece ci vorrebbe un giro di vite. Per i repubblicani, l'invasione dei latinos irregolari, la blindatura  dei confini è un problema di sicurezza nazionale. Perché non solo gli immigrati, ma anche altri potrebbero approfittarne per entrare negli Usa. Anche l'Isis. Perché no?



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