Obama va alla guerra contro l'Isis. Raid aerei anche in Siria

Il presidente è pronto per il discorso alla nazione con cui spiegherà agli americani come condurrà la guerra contro i miliziani islamici

– Credits: Getty Imagines / Oliver Hoslet

Barack Obama, il riluttante guerriero, comparirà sugli schermi degli americani in prime time per spiegare come condurrà la guerra contro l'Isis. L'appuntamento è per le 21.00, le 3 di notte in Italia. Un discorso solenne durante il quale annuncerà che le operazioni belliche saranno allargate anche alla Siria, spiegherà che i raid saranno intensi e dureranno diverse settimane se non mesi; dirà che è necessario questo nuovo impegno bellico per sconfiggere la più grave minaccia per gli Stati Uniti dall'attacco di Osama Bin Laden alle Torri Gemelle. 

Il discorso del presidente cadrà per gli americani proprio alla vigilia del tredicesimo anniversario di quell'11 settembre che ha cambiato il corso della storia degli Usa. Un decennio dopo, Al Qaeda lascia il passo all'Isis negli incubi degli americani. Prima contraria a tornare ad impantanarsi in Medioriente, l'opinione pubblica statunitense è ora favorevole ad andare alla guerra contro gli islamici. Le dacapitazioni di James Foley e Steven Sotloff hanno creato un sentimento misto di orrore, paura e voglia di vendetta che ha fatto cambiare umore agli americani.

Obama va a una guerra che come egli stesso ha detto sarà lunga, almeno 3 anni e carica di incognite. La strategia non è ancora chiara. Si sa che i raid aerei verranno allargati anche in Siria, dove l'Isis ha le sue roccaforti. E'l'unico modo per pensare di battere i miliziani islamici. Ma la Casa Bianca non vuole che questo diventi un aiuto o un'alleanza indiretta con Bashar al Assad. Il presidente siriano rimane sulla lista dei nemici di Washington, ma retrocede al secondo posto, scalzato dall'Isis.

Ma, al di là di questa incognita politica, rimane quella militare. Basteranno i bombardamenti in territorio siriano per sconfiggere gli islamici? No, se non ci sarà l'apporto di una coalizione internazionale allo sforzo bellico. Nel recente vertice della Nato, Obama ha ottenuto l'apporto di alcuni paesi occidentali tra cui l'Italia. Nessuno di loro parteciperà ai raid aerei, ma fornirà aiuti per quanto riguarda l'intelligence e l'invio di armi ai peshmerga curdi. Due altri paesi sono strategici per la lotta contro l'Isis: la Turchia e l'Arabia Saudita, ma entrambi sono riluttanti a far parte dell'alleanza.

Ankara non vuole ritorsioni sugli ostaggi turchi in mano ai miliziani islamici; l'Arabia Saudita è invece in una situazione complicata. l'Isis è un nemico, ma molti dei finanziamenti agli islamici arrivano proprio da conti correnti sauditi. Inoltre Riad non vuole fare mosse che potrebbero rafforzare Assad o gli sciiti iracheni e l'Iran. Il Segretario di Stato americano John Kerry si è recato in Arabia Saudita proprio per parlare dell'impegno bellico di Riad con la speranza di mettere fine a queste ambiguità.

Obama dovrà affrontare questa nuova sfida. Finora la sua politica è stata molto prudente. E per questo è stato molto criticato. Ora deve andare alla guerra. Per lui, riluttante guerriero, una prova non facile. Ma non ha alternative. Proprio grazie alla sua "disattenzione" l'Isis è diventato un pericolo mortale in Medioriente. Quel pericolo deve essere eliminato.

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