13 luglio 2017 La Coalizione internazionale a guida Usa che combatte l'Isis in Iraq e Siria ha respinto il 12 luglio come "irresponsabili" le accuse contenute in un rapporto di Amnesty International, secondo il quale le forze della stessa Coalizione e quelle irachene hanno usato "armi inappropriate rispetto alle circostanze" nell'offensiva per riconquistare Mosul, affermando che "in alcuni casi può essersi trattato di crimini di guerra".


"La guerra non è piacevole, e far finta che lo sia è sciocco e pone le vite dei civili e dei soldati a rischio", ha affermato parlando con l'agenzia Ap il Colonnello Joe Scrocca, un portavoce della Coalizione. Finora la Coalizione ha sempre detto di avere usato ogni precauzione per limitare il numero delle vittime civili nei bombardamenti contro l'Isis a Mosul.

Nel suo rapporto diffuso il giorno precedente, Amnesty ha detto che fino a 5.805 civili potrebbero essere morti in raid della Coalizione nell'offensiva per riconquistare Mosul, citando dati diffusi da Airwars, una ONG che monitora le vittime civili nella guerra contro l'Isis in Siria e Iraq. 

Anche al Abadi respinge le accuse di Amnesty

Anche il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha respinto le accuse contenute nel rapporto di Amnesty International in cui si ipotizzavano "crimini di guerra" anche da parte delle forze di Baghdad e dell'aviazione della Coalizione per i bombardamenti compiuti su Mosul Ovest durante l'offensiva per strapparla all'Isis. 

"I nostri eroici soldati sono stati quelli che hanno difeso i diritti umani e sacrificato le loro vite per liberare donne e bambini e salvare i civili", ha affermato Abadi durante una riunione del governo. "Qual è stato - ha aggiunto - il ruolo di quelle organizzazioni (come Amnesty International, ndr) quando il gruppo terrorista di Daesh uccideva la gente di Mosul, e distruggeva ogni cosa?". 

Le accuse di Amnesty International a Isis e coalizione a guida USA

11 luglio 2017 - "Una catastrofe per i civili": così Amnesty International definisce la battaglia di Mosul, ufficialmente terminata sabato 9 luglio con la riconquista definitiva da parte dell'esercito iracheno. L'Isis ha usato "intere famiglie come scudi umani". Ma anche le forze irachene e della coalizione a guida Usa hanno utilizzato "armi inappropriate rispetto alle circostanze" e "in alcuni casi può essersi trattato di crimini di guerra".

Il rapporto di Amnesty "A tutti i costi: la catastrofe di civili a Mosul ovest" si riferisce al periodo fra gennaio e metà maggio 2017 e si basa su 151 interviste ad abitanti di Mosul ovest, esperti e analisti. Descrive 45 attacchi in cui sono morti almeno 426 civili e ne sono stati feriti più di 100 e fornisce una dettagliata analisi su nove di questi, condotti dalle forze irachene e dalla coalizione a guida Usa.

La sintesi del rapporto di Amnesty International

L'originale in inglese si legge qui:
AT ANY COST. THE CIVILIAN CATASTROPHE IN WEST MOSUL, IRAQ

"La dimensione e la gravità delle perdite di civili durante le operazioni militari per riconquistare Mosul devono essere immediatamente e pubblicamente riconosciute dalle massime autorità di governo dell'Iraq e dei Paesi che fanno parte della coalizione a guida Usa", ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche di Amnesty International sul Medio oriente.

"L'orrore sperimentato dalla popolazione di Mosul e il disprezzo per la vita umana mostrato da tutte le parti in conflitto non devono rimanere impuniti. Intere famiglie sono state distrutte e molte di loro ancora oggi sono sepolte sotto le macerie. Il governo ha il dovere di rassicurare la popolazione di Mosul che vi saranno giustizia e riparazione, e che il devastante impatto di queste operazioni militari sarà adeguatamente preso in considerazione", ha aggiunto Maalouf.

"Chiediamo l'istituzione di una commissione indipendente che assicuri che ovunque emergano prove credibili di violazioni del diritto internazionale vi siano indagini efficaci e che i loro esiti siano resi pubblici", ha sottolineato Maalouf.

Violazioni da parte dello Stato islamico

A partire da ottobre 2016 lo Stato islamico ha portato avanti una campagna sistematica di trasferimenti forzati, spostando migliaia di civili dei villaggi circostanti nelle zone di Mosul sotto il suo controllo per poi usarli come scudi umani.

- Questa è la testimonianza di Abu Haidar, un uomo del villaggio di Tel Arbeed:

"Dicevano 'o ve ne andate o vi uccideremo'. Ci hanno presi e usati come scudi umani, piazzati tra loro e i missili. Questo è accaduto appena prima dell'inizio delle operazioni per Mosul ovest. Quando le forze irachene sono avanzate, lo Stato islamico è arretrato e ha portato la maggior parte dei civili con sé".

Per impedire la loro fuga, lo Stato islamico ha intrappolato le famiglie nelle loro abitazioni, chiudendo le porte, piazzando trappole esplosive all’esterno e uccidendo in modo sommario centinaia se non migliaia di persone che avevano comunque tentato di fuggire.

- Mohsen, un abitante di Mosul, ha raccontato ad Amnesty International:

"Sono arrivati su un pick-up e hanno chiuso lo spazio tra le due porte. Poi sono andati a un altro edificio, chiudendo tutte le porte con centinaia di persone all’interno".

 - Hasan ha assistito all'impiccagione ai pali della luce di civili che avevano cercato di fuggire:

"Non avevamo scelta. Se fossimo rimasti, saremmo morti nelle nostre abitazioni a causa dei combattimenti. Se avessimo provato a fuggire, ci avrebbero preso e impiccato ai pali della luce come monito agli altri. Quattro dei miei vicini hanno fatto quella fine. Li hanno lasciati lì a penzolare per giorni. A volte ce n’erano anche 50 appesi così".

La paura di essere uccisi durante la fuga ha costretto molti civili a rimanere fino a quando i combattimenti si sono infittiti al punto che i combattenti del gruppo armato hanno dovuto pensare solo agli scontri. In questo modo alcuni civili sono riusciti ad attraversare la linea del fuoco e a raggiungere le forze irachene.

Violazioni da parte delle forze irachene e della coalizione a guida Usa

"Quando le forze irachene sono arrivate, sono arrivati anche i colpi di mortaio e i missili" (Mohsen)

Poiché lo Stato islamico trasferiva civili nelle aree di combattimento e impediva loro di fuggire, le zone di Mosul ovest ancora controllate dal gruppo armato sono diventate più affollate con l'infuriare della battaglia.

Le forze irachene e della coalizione a guida Usa non hanno adattato le loro tattiche a questa situazione e hanno continuato a usare armi esplosive imprecise che hanno prodotto effetti su ampie zone di un ambiente urbano fittamente popolato.

"L'uso degli scudi umani da parte dello Stato islamico non ha reso meno vincolante l’obbligo legale delle forze governative di proteggere i civili. Chi pianificava gli attacchi avrebbe dovuto fare ancora più attenzione per garantire che essi non sarebbero risultati illegali", ha commentato Maalouf.

Amnesty International ha documentato una serie di attacchi in cui le forze della coalizione a guida Usa e quelle irachene non hanno colpito l’obiettivo militare designato ma hanno distrutto o danneggiato obiettivi non militari, uccidendo e ferendo civili. In alcuni casi, le perdite civili sono apparse il risultato della scelta di armi inappropriate rispetto alle circostanze o della mancata adozione delle precauzioni necessarie per verificare che il bersaglio fosse davvero un obiettivo militare.

Anche in attacchi che hanno raggiunto l’obiettivo militare designato, l'uso di armi di potenza che appare superiore al necessario e l'assenza delle necessarie precauzioni ha comportato la perdita di vite civili. Ad esempio il 17 marzo, per neutralizzare due cecchini dello Stato islamico una bomba Usa ha ucciso almeno 105 civili nel quartiere di al-Jadida.

A prescindere da eventuali esplosioni successive – tesi sostenuta dal Pentagono – è evidente che il rischio cui sarebbero andati incontro i civili grazie all’uso di una bomba da 500 libbre fosse superiore rispetto al vantaggio militare preventivato.

- Mohamed, del quartiere di al-Tenak, ha raccontato ad Amnesty International:

"Il bersaglio degli attacchi erano i cecchini dello Stato islamico. Ma hanno distrutto un intero edificio di due piani e colpito tante altre case. Attaccavano giorno e notte. Un altro attacco ha colpito una casa e distrutto le altre due di fronte uccidendo tantissime persone".

"Le forze irachene e quelle della coalizione a guida Usa devono assicurare che la battaglia contro lo Stato islamico, non solo per Mosul ma in altre zone dell’Iraq e della Siria, sia portava avanti in modo rispettoso delle leggi e degli standard internazionali. Gli stati coinvolti non solo devono concentrarsi sugli aspetti militari dei combattimenti ma anche mettere a disposizione le risorse necessarie per alleviare l’incredibile sofferenza dei civili intrappolati nel conflitto e brutalizzati dallo Stato islamico", ha concluso Maalouf.

Il premier al Abadi annuncia la vittoria sull'Isis a Mosul

9 luglio 2017 - Il Primo ministro iracheno, Haidar al Abadi il 9 luglio a Mosul ha proclamato la "vittoria" sull'Isis e la fine della battaglia iniziata il 17 ottobre 2016.

Il governo di Baghdad si è così preso - almeno in parte - una rivincita sullo Stato islamico, dopo l'umiliazione subita nell'estate del 2014, quando il suo esercito si diede alla fuga, consentendo alle milizie di Abu Bakr al Baghdadi di occupare in pochi giorni, senza colpo ferire, Mosul e quasi l'intero nord del Paese.

ONU: "20 mila civili in trappola nella Città Vecchia"

6 luglio 2017 - Secondo quanto comunicato oggi dalla coordinatrice per l'azione umanitaria dell'Onu in Iraq, Lise Grande, fino a 20.000 civili sono intrappolati nelle zone ancora controllate dall'Isis nella città vecchia di Mosul.

Indetto un summit della Coalizione a Washington

Nel frattempo è stata annunciata, per la prossima settimana a Washington (dall'11 al13 luglio), una riunione della coalizione globale anti Isis,  allo scopo di definire la strategia per sconfiggere l'autoproclamato Califfato dopo che le sue milizie saranno state completamente scacciate dalle sue roccaforti di Mosul e Raqqa.

Lo ha reso noto il Dipartimento di Stato Usa. Il summit sarà presieduto dall'inviato speciale americano per la coalizione anti Isis, Brett McGurk. I membri della coalizione potranno partecipare inviando il loro Ministro degli esteri, della difesa o rappresentanti ministeriali.

4 luglio 2017 - Sette donne kamikaze sono state uccise il 3 luglio dai soldati dell'esercito iracheno che stanno combattendo per la riconquista definitiva di Mosul. 

Lo ha riferito il colonnello Salam Hussein, delle Operazioni speciali in Iraq, il quale ha spiegato che negli ultimi giorni a farsi saltare in aria sono con sempre maggior frequenza le donne. Hussein ha spiegato che le "sette donne hanno affrontato le nostre unità ma i nostri uomini le hanno neutralizzate. Alcune si sono fatte esplodere tra le famiglie in fuga. Si tratta di un tentativo crudele e vigliacco dei terroristi di causare perdite pesanti sia tra le forze di sicurezza, sia tra i civili". 

A essere dilaniati dalle esplosioni sono stati sia soldati, sia civili, in numero imprecisato, mentre centinaia di persone continuano a fuggire dalla seconda più grande città dell'Iraq. 

Riconquistato l'ultimo ponte sul fiume Tigri

3 luglio 2017 - L'esercito iracheno ha annunciato il 2 luglio che a Mosul le forze armate di Baghdad stanno continuando a guadagnare terreno nella loro battaglia finale per reimpadronirsi della città, dopo che giovedì 29 giugno hanno riconquistato le rovine della moschea Al Nuri, e dove gli ultimi jihadisti dell'Isis sono ormai completamente circondati. Lo ha scritto il sito di Al Jazeera.

I militari delle forze lealiste irachene hanno reso noto che il 1° luglio le unità della polizia federale hanno ripreso in mano l'ultimo ponte sul fiume Tigri, tagliando in questo modo ogni via di fuga ai combattenti dell'Isis, e liberato completamente la zona di Al Makaui, nella parte antica della città, dove hanno issato la bandiera irachena sugli edifici principali. 

"Daesh adesso controlla solo una piccola area residenziale. Le forze irachene stanno avanzando nella Città vecchia", ha detto Yahia Rasoul, portavoce dell'esercito iracheno alla tv, aggiungendo che "la vittoria nella parte occidentale della città verrà annunciata a breve".

al Abadi annuncia la fine del "falso Stato dell'Isis"

30 giugno 2017 - Le forze lealiste irachene hanno comunicato oggi un'ulteriore avanzata nei quartieri della Città vecchia di Mosul ancora in mano all'Isis. Il comandante della polizia federale nell'offensiva, generale Raed Shaker Jawdat, ha annunciato oggi che le sue forze hanno riconquistato altri settori dei quartieri di Bab Lakash e Bab al Jadid, compresa la moschea di Kaab bin Malik.

Nel salutare la riconquista delle rovine della moschea Al Nuri, nel cuore di Mosul, da parte delle truppe di Baghdad, il Primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha annunciato ieri "la fine del falso Stato dell'Isis".

Anche se l'autoproclamato Stato islamico continua a controllare vasti territori - sia in Iraq, sia in Siria - e i combattimenti continuano nella stessa Mosul, la riconquista della moschea dove nel luglio 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato riveste un'importanza simbolica fondamentale. 

La "vittoria" sull'Isis e la presa di Mosul saranno annunciate prestoha detto il generale dell'esercito iracheno Abdel Ghani al-Assadi: "Nei prossimi giorni annunceremo la vittoria finale su Daesh".

Le forze anti-terrorismo "hanno preso il controllo della storica moschea di Al Nuri, del minareto di Hadba e dell'area commerciale di Serchkhana nella Città vecchia di Mosul", ha detto a metà giornata il generale Abdul Amir Yarallah, comandante dell'offensiva lanciata nell'ottobre dell'anno scorso dall'esercito, appoggiato da milizie sunnite e curde, per strappare all'Isis quella che era considerata la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

Un'operazione arrivata ormai alle fasi finali, con le forze lealiste che si aprono la strada a fatica, edificio dopo edificio, in un tessuto urbano fatto di stretti vicoli e ancora densamente popolato. In questa situazione è diventata ormai un inferno la vita delle decine di migliaia di civili intrappolati nella Città vecchia, ridotti alla fame e senza riparo, mentre centinaia di jihadisti continuano ad opporre una disperata resistenza.

Altri 850.000 civili sono fuggiti dalla città negli otto mesi dell'offensiva. I soldati iracheni - affiancati da combattenti curdi Peshmerga, milizie tribali sunnite e consiglieri militari assistiti dalla coalizione a guida Usa - dicono di avanzare tra case distrutte, con l'odore di corpi in decomposizione che si leva da sotto le macerie e i vicoli disseminati dai cadaveri di jihadisti. Quasi 400 chilometri ad ovest altri 100.000 residenti, sempre secondo le stime delle Nazioni Unite, sono bloccati a Raqqa, la "capitale" siriana dell'Isis, dove le milizie curde sostenute dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa cercano di avanzare verso il centro.

La scorsa settimana la moschea Al Nuri, risalente al XII secolo, e il suo tipico minareto pendente detto Al Hadba ("il gobbo"), erano stati distrutti con cariche di esplosivo piazzate da tempo, mentre già infuriavano i combattimenti nell'area. Il governo iracheno ha affermato che a farli saltare in aria è stato l'Isis. L'autoproclamato Stato islamico, che ha quasi sempre rivendicato i tanti atti di devastazione di questo tipo di monumenti e siti archeologici, aveva negato ogni responsabilità, affermando che moschea e minareto sono stati distrutti in un bombardamento della Coalizione internazionale a guida Usa, che ha fermamente smentito.

Feroci scontri a Mosul dopo distruzione moschea

23 giugno 2017 - Continuano feroci nel centro di Mosul i combattimenti tra le forze governative, che avanzano metro per metro tra le rovine, e ormai solo qualche centinaio di jihadisti decisi a resistere fino alla morte.

Una fonte militare ha detto che i governativi sono ancora impegnati nel tentativo di riconquistare la cosiddetta "città medica", nel quartiere di Al Shefaa a nord della Città vecchia, dove sorgono diversi ospedali.

Le forze della polizia federale hanno intanto comunicato di avere ripreso il controllo della moschea di Al Hamedin nel quartiere di Bab Al Baydh.

Sulla sorte del sedicente "Califfo" Abu Bakr al-Baghdadi, più volte dato per morto, regna ancora l'incertezza. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha detto "non essere in possesso di prove" sull'uccisione di Baghdadi, che il ministero della Difesa aveva dato per quasi certa in un raid aereo compiuto da Mosca il 28 maggio a sud di Raqqa, in Siria.

Il premier Abadi: "La distruzione di al-Nouri è sconfitta dell'Isis"

22 giugno 2017 - Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha affermato che la distruzione della moschea di Mosul da parte dell'Isis è una ammissione della sconfitta dei jihadisti: "Il bombardamento del minareto al-Hadba e della moschea al-Nuri da parte di Daesh è una dichiarazione formale della loro sconfitta", ha scritto in un tweet.

Usa: la distruzione della moschea di Mosul è un crimine storico

L'Isis ha distrutto "uno dei più grandi tesori di Mosul e dell'Iraq": così un alto ufficiale statunitense, il generale Joseph Martin, si è espresso alla Bbc riferendosi alla moschea al Nuri. "Si tratta di un crimine contro il popolo iracheno: è un esempio del perché questa brutale organizzazione vada annientata". 

Isis fa esplodere la moschea dove nacque il "Califfato"

21 giugno 2017 - Accerchiato dall'avanzata delle truppe irachene, l'Isis ha fatto saltare in aria la moschea di Al-Nouri a Mosul, la stessa dal cui pulpito Abu Bakr al Baghdadi, nel giugno del 2014, dopo la conquista della seconda città irachena, annunciò la fondazione dell'autoproclamato "Califfato". La moschea, considerata uno dei più importanti tesori artistici del Paese, risaliva al 1172.

Le truppe della coalizione anti-Isis si trovano ormai a poche decine di metri dalla moschea. "Le nostre forze stavano avanzato verso i loro obiettivi nella citta' e quando eravamo a 50 metri dalla moschea Al Nuri, Isis ha commesso un altro storico crimine facendo saltare la moschea e il minareto di Hadba" (denominato "il gobbo"), ha dichiarato il generale di corpo d'armata (3 stelle) dello stato maggiore iracheno, Abdulamir Yarallah, che coordina l'offensiva di Mosul.

La distruzione della moschea segna un punto di svolta nella battaglia per la riconquista di Mosul, iniziata circa otto mesi fa e che ha causato la fuga di 850mila persone.

Isis incolpa gli Stati Uniti per la moschea al Nuri

I fondamentalisti di Isis hanno fornito una versione opposta: sul loro organo di propaganda Amaq hanno puntato il dito contro le forze militari americane, che secondo loro "hanno bombardato la moschea".

La coalizione a guida Usa in Iraq ha però negato di avere colpito la moschea al Nuri. Un suo portavoce, il colonnello dell'esercito Ryan Dillon, ha confermato che la moschea è stata distrutta, precisando che non sono stati gli americani ad abbatterla. "Non abbiamo condotto dei raid in quell'area in quel momento", ha detto. Il ministero della Difesa iracheno ha accusato lo Stato islamico di averla fatto saltare in aria.

Una mina uccide un giornalista francese

20 giugno 2017 - Un giornalista francese di nome Stephan Villeneuve è stato ucciso il 19 giugno a Mosul dall'esplosione di una mina. Altri due giornalisti francesi sono rimasti feriti. Lo ha riferito la TV pubblica di Francia, aggiungendo che nell'esplosione è morto anche il giornalista curdo Bakhtiyar Haddad, che accompagnava come collaboratore e interprete dei tre giornalisti francesi del programma Envoye Special.

Continua la lenta avanzata nella Città vecchia

19 giugno 2017 - Le forze governative irachene continuano ad avanzare, ma molto lentamente, nella Città vecchia di Mosul, cuore dell'ormai ex roccaforte dell'Isis in Iraq, dopo aver lanciato il 18 giugno l'offensiva finale per riconquistare l'intera città.

Secondo il comandante della polizia federale, generale Raed Shaker Jawdat, le sue forze hanno preso oggi il controllo di alcuni vicoli del centro e della moschea di Hadiyen, uccidendo "un importante comandante dell'Isis, conosciuto come Abu Bakr Al Masri”.

Intanto fonti della sicurezza hanno riferito che almeno tre soldati iracheni e 11 miliziani dell'Isis sono morti in intensi combattimenti nel compound medico di Mosul, ancora occupato dallo Stato islamico, al margine nord-occidentale del centro.

Inizia l'offensiva finale. Governativi all'Isis: "arrendetevi"

18 giugno 2017 - Dense colonne di fumo e incessanti boati di cannoneggiamenti si sono levati per tutto il giorno dal centro storico di Mosul, ultima roccaforte urbana dell'Isis nel nord dell'Iraq: è scattata all'alba la fase finale dell'offensiva per riconquista la città, in corso da otto mesi.

Attraverso gli altoparlanti le forze irachene hanno invitato i miliziani dell'Isis asserragliati nel centro ad "arrendersi". Nelle ore precedenti, sul centro storico sono stati lanciati volantini indirizzati ai civili, con le indicazioni per fuggire verso "corridoi sicuri".

Tra i 1000 e i 1500 insorti oppongono strenua resistenza, in particolare nel settore nord-occidentale, dove sono asserragliati in un fazzoletto di terra di appena cinque chilometri quadrati.

Il comando delle operazioni della regione di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, ha precisato che alle operazioni prendono parte le forze speciali anti-terrorismo, l'esercito e la polizia federale, avanzando su tre lati: da ovest, da nord e da sud. A est c’è il corso del Tigri.

Le fonti militari di Baghdad ribadiscono che l'avanzata negli stretti vicoli del centro storico richiederà tenacia e pazienza da parte delle forze governative e che si dovrà combattere casa per casa. Le forze irachene, sostenute dalla Coalizione anti-Isis a guida Usa, assicurano però che faranno di tutto per proteggere la popolazione civile.

L’ONU e le organizzazioni umanitarie internazionali mettono in guardia dal pericolo di colpire civili in maniera indiscriminata e di danneggiare quel che resta del patrimonio cittadino. Molti antichi edifici possono crollare e travolgere chi si trova al loro interno e altri palazzi circostanti, avvertono gli operatori umanitari.

ONU: 100 mila civili usati come scudi umani dall'Isis

16 giugno 2017 - Secondo quanto riferisce l'Alto Commissario dell'ONU per i rifugiati in Iraq, Bruno Geddo, l'Isis sta tenendo in ostaggio 100 mila civili, che si trovano in condizioni disperate, e li usa "come scudi umani" nella zona di Mosul ancora sotto il controllo del gruppo jihadista.

Riconquistato il museo di Mosul dopo blitz Isis

15 giugno 2017 - In meno di 24 ore il museo di Mosul, nel nord dell'Iraq, è stato riconquistato dall'Isis per poi tornare nuovamente sotto il controllo delle forze irachene. Tutto è avvenuto tra la tarda mattinata e la notte del 14 giugno.

Dalla città vecchia, attorno alla moschea di Al Nuri, è partita l'offensiva jihadista verso le zone di Dawasa e Nabi Sheet, che ha coinvolto anche il museo cittadino, simbolo strategico del dominio dei militanti dell'Isis, i quali hanno distrutto e in parte rivenduto le opere d'arte risalenti all'epoca assiro-babilonese.

Agli inizi di aprile l'esercito iracheno aveva riconquistato il museo, che ospita la seconda collezione archeologica del Paese. I jihadisti ne hanno ripreso possesso dopo alcuni scontri in cui sono rimasti feriti 11 militari della Federal Police e quattro civili. Nella notte poi la controffensiva, con la riconquista del museo e la liberazione di alcune decine di abitanti. Nell'operazione sono stati uccisi 12 miliziani islamisti.

Mosul avvolta da fumo nero: l'Isis incendia palazzi

14 giugno 2016 - Una coltre di fumo nero ha avvolto in mattinata la città di Mosul. Secondo fonti citate dai media locali, i miliziani dell'autoproclamato Stato islamico hanno dato fuoco a diverse case nel centro storico, nel tentativo di rallentare l'offensiva aerea e di terra governativa. Nelle ultime ore le forze di Baghdad hanno annunciato un ulteriore progresso nell'avanzata strada per strada nel centro di Mosul. 

Il governo prepara festa per la liberazione di Mosul

8 giugno 2017 - Le autorità irachene hanno annunciato di voler celebrare a partire da dopodomani, 10 giugno, "la Grande Vittoria" per festeggiare nel corso di una settimana intera la "liberazione" di Mosul, proprio in corrispondenza del 3° anniversario della presa della città da parte dei jihadisti.

Continua però la battaglia per riprendere il controllo degli ultimi dieci km quadrati della città. Secondo il quotidiano iracheno Mada, il premier in persona Haidar al Abadi aveva dato disposizione nelle settimane scorse di preparare la "Settimana della Grande Vittoria", fissando il giorno di inizio della kermesse il 10 giugno, "così da cancellare sopra quella data la menzione della conquista di Mosul da parte dell'Isis, sostituendola con il ricordo della sconfitta dell'Isis a Mosul.

ONU: 231 civili uccisi da Isis in una settimana

8 giugno 2017 - L'Alto Commissariato Onu per i diritti umani, Zeid Ra'sd Al Hussein, ha reso noto di avere prove credibili che dal 26 maggio al 3 giugno l'Isis abbia ucciso almeno 231 civili che stavano cercando di fuggire da Mosul in Iraq: il 26 maggio sono state uccise 27 persone, ben 163 il 1° giugno e altre 41 il 3 giugno.

Il primo giugno, in particolare, i 163 bambini, donne e uomini che tentavano di fuggire dalla città sono stati falcidiati senza pietà dai colpi di arma da fuoco dei tagliagole dell’Isis, che hanno sparato a caso contro tutti quelli che tentavano di mettersi in salvo. Le strade della zona occidentale di Mosul sono ancora disseminate dei corpi martoriati.

"La brutalità di Daesh non ha limiti" ha denunciato l'Alto Commissario Onu, che ha dato per primo la notizia. "Ieri il mio staff mi ha riferito di corpi di uomini, donne e bambini che ancora giacciono per le strade del quartiere al-Shira, nella parte occidentale di Mosul”, ha detto Zeid intervenendo davanti al Consiglio Onu per i diritti umani riunito in sessione a Ginevra.

Bambini in fuga uccisi dall'Isis

5 giugno 2017 - "Stiamo ricevendo notizie allarmanti sull'uccisione di civili, tra cui anche diversi bambini, a Mosul ovest. Secondo quanto riferito, alcuni sarebbero stati uccisi mentre provavano disperatamente a fuggire dai combattimenti che si stanno intensificando di ora in ora". Lo ha affermato Peter Hawkins, rappresentante dell'Unicef in Iraq, che ha chiesto a tutte le parti in conflitto di proteggere i bambini e tenerli lontani dalle violenze in ogni momento, "rispettando i loro obblighi secondo il diritto umanitario". 

L'Agenzia Onu per l'infanzia stima che centomila tra bambini e ragazzi siano in condizioni estreme di pericolo nella città vecchia e in altre aree di Mosul Ovest. "I bambini vengono uccisi, feriti e utilizzati come scudi umani. Stanno subendo e assistendo a terribili violenze che nessun essere umano dovrebbe mai vedere. In alcuni casi, sono stati costretti a partecipare ai combattimenti e alle violenze". 

La città di Baaj riconquistata

4 giugno 2017 - Truppe paramilitari filogovernative irachene hanno conquistato la strategica città di Baaj, a ovest di Mosul, vicina al confine con la Siria, dove ancora resistevano i jihadisti dell'Isis, sbarrando una delle vie di accesso a Mosul ovest, non ancora completamente liberata. Lo ha reso noto Abu Mahdi al-Muhandis, uno dei capi del gruppo paramilitare Forze di Mobilitazione Popolare, dichiarando in un comunicato che i suoi uomini hanno conquistato il centro di Baaj oggi: un progresso "importante per la strategia" dell'offensiva.

L'Isis arroccato in 10 km quadrati

3 giugno 2017 - Sono circa 500 i miliziani del sedicente Stato islamico ancora arroccati nel centro storico di Mosul: lo ha riferito la polizia federale di Baghdad, secondo cui i miliziani difendono ormai un perimetro di appena dieci chilometri quadrati al centro di quella che nel 2014, anno della conquista dell'Isis, era la seconda città dell'Iraq.

Nuova avanzata delle forze irachene

2 giugno 2017 - Continua l'avanzata delle truppe regolari irachene a Mosul, che hanno strappato all'Isis un altro quartiere localizzato a nord della Città vecchia. Le truppe di élite dell'antiterrorismo iracheno (CTS) hanno completamente ripreso possesso del quartiere di Al-Saha, mentre i combattimenti proseguono a Al-Shifaa e Al-Zinjili. Le forze regolari irachene al momento hanno bloccato tutte le vie d'accesso e assediano l'area, nella quale secondo stime dell'Onu si troverebbero ancora circa 200 mila civili.

Onu: civili intrappolati a Mosul in grave pericolo

28 maggio 2017 - Secondo quanto ha riferito alla Bbc la coordinatrice umanitaria dell'Onu per l'Iraq, Lise Grande, i residenti sono in grave pericolo in quanto i jihadisti stanno ora prendendo di mira le famiglie, mentre tentano di fuggire. Molti di loro sono rimasti senza acqua e luce. Secondo Grande, la prossima fase dell'attacco sarà la più difficile, anche per la scarsità "di medicine e cibo, oltre che di acqua e corrente elettrica", ha aggiunto.

Oggi l'avanzata dell'esercito iracheno è rallentata e due ufficiali sono rimasti uccisi nel quartiere di al-Shifaa, lungo il fiume Tigri, dopo che lo Stato islamico ha dispiegato cecchini, autobombe e kamikaze per frenare l'offensiva militare. 

Attacco ad al-Shifaa

27 maggio 2017 - L'esercito ha attaccato il quartiere di al-Shifaa e la zona dell'ospedale, mentre la polizia federale irachena è all'offensiva a Zinjili e le forze di élite anti-terrorismo nel quartiere di al-Saha al-Oula. Si tratta di tre zone situate nella parte nord della Città vecchia, dove i miliziani dell'autoproclamato Califfato mantengono le loro ultime posizioni.

IL PUNTO

26 maggio 2017 - Inizia oggi il Ramadan, il mese più sacro per i musulmani. Due settimane fa il generale Othman al-Ghanimi, capo di stato maggiore dell'esercito iracheno, aveva dichiarato alla BBC che entro questa data Mosul sarebbe stata "completamente strappata" ai miliziani di Daesh, ma 

L'operazione militare della Coalizione internazionale a guida USA è infatti ancora alle prese con gli ultimi combattenti - meno di un migliaio, secondo il generale al-Ghanimi - dell'autoproclamato Califfato, che controllano ancora circa il 10% della zona ovest della città. Asserragliatisi sulla riva occidentale del Tigri, nel fitto reticolo di vicoli e antichi edifici che formano la Città vecchia, i seguaci di Abu Bakr al Baghdadi si fanno scudo dei civili. 

Oltre 7 mesi dopo l'inizio dell'offensiva, cominciata il 17 ottobre 2016, sono dunque ancora in corso i combattimenti contro i jihadisti sunniti nella loro roccaforte irachena. Dopo la liberazione di Mosul est (18 gennaio) la polizia e le truppe irachene, insieme ai gruppi paramilitari sciiti e alle milizie curde, sono in campo nella seconda fase dell'offensiva per la riconquista dell'area occidentale.

 

Gli USA ammettono responsabilità in strage di civili

26 maggio 2017 - Al termine di un'indagine annunciata all'indomani della strage di civili avvenuta a Mosul il 17 marzo, gli Stati Uniti hanno ammesso la loro responsabilità, pur ribadendo che la carneficina non fu intenzionale.

Nel corso di un attacco aereo avente per obiettivo due cecchini del sedicente Stato islamico, ha dichiarato il generale dell'Aeronautica militare Matt Isler, le "munizioni guidate di precisione" (GBU-38) utilizzate hanno fatto deflagrare degli esplosivi nascosti nell'edificio colpito, causando la morte di oltre 100 persone: "101 civili che avevano trovato riparo nei sotterranei e altri 4 che si trovavano in un edificio vicino, oltre a 36 altri civili che risultarono dispersi".

Riapre l'Università a Mosul Est

25 maggio 2017 - Sono 16.000 gli studenti che in questi giorni hanno potuto tornare a frequentare le lezioni nelle aule dell'Università di Mosul, situata nella parte orientale della città, strappata all'Isis a gennaio.

Lo ha annunciato il rettore, Obai Saaed al Dewaji: l'ateneo ha ripreso le sue attività dopo che le forze congiunte governative hanno completato le operazioni di rimozione delle cariche esplosive lasciate dai jihadisti al momento della ritirata e dopo i primi interventi di riparazione dei locali.

Durante l'occupazione dell'Isis, cominciata nell'estate del 2014, la maggior parte degli studenti aveva continuato a frequentare le lezioni in una sede provvisoria, nella cittadina di Bartella.

Volantini anti-Isis su Mosul Ovest

16 maggio 2017 - L'Isis è "sull'orlo della sconfitta": così recitano i volantini lanciati oggi dalle forze della coalizione anti-Isis a guida USA sui quartieri di Mosul ovest presi di mira dall'artiglieria e dall'aviazione lealista irachena.

Secondo il portavoce del Comando operativo unificato di Baghdad, brigadiere generale Yahya Rasool, il cosiddetto califfato ha sotto il suo controllo soltanto 12 km quadrati - pari a circa il 10% -  della parte occidentale della città. Si pensa che in quest'area si trovino ancora circa 200.000 civili, mentre oltre 400.000 sono fuggiti nei mesi scorsi.

Anche il generale americano Brett McGurk, inviato speciale del presidente Donald Trump, nel corso di una visita alle truppe della coalizione anti-Isis, a sud di Mosul, ha affermato che la battaglia delle forze lealiste irachene per conquistare l'ultimo bastione dell'Isis nel nord dell'Iraq è alle "battute finali".

Milizie sciite tra Mosul e Siria

12 maggio 2017 - Milizie sciite irachene già impegnate contro l'Isis nel nord del Paese hanno annunciato l'avvio di una campagna militare tra Mosul e il confine siriano, con l'obiettivo di conquistare i distretti di Qayrawan e Baaj.

Lo ha riferito la tv panaraba al Mayadin, come le truppe sciite in questione vicina alla Repubblica islamica di Teheran, citando fonti delle Forze di mobilitazione popolare (al Hashd ash Shaabi), una coalizione di circa 40 milizie appoggiata dal governo iracheno e dominata dalla componente sciita, finanziata e addestrata dall'Iran.

430.000 civili fuggiti da Mosul

11 maggio 2017 - Sono ancora 2,3 milioni gli sfollati interni in Iraq a causa della guerra. Tre anni fa, nel momento di maggiore espansione territoriale dell'Isis, il loro numero aveva raggiunto i 4,3 milioni, ma da allora 2 milioni di persone hanno potuto tornare alle loro case.

Degli sfollati attuali, i soli residenti della provincia di Ninive, sono 1,5 milioni e i civili fuggiti dal suo solo capoluogo, Mosul, sono 430.000, in gran parte provenienti dalla zona ovest della città.

I dati sono stati resi noti dal Ministro per le migrazioni e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff, che ha sottolineato come "la battaglia umanitaria non è meno importante della battaglia militare", affermando che le autorità di Baghdad stanno lavorando con quelle del Kurdistan iracheno, con i comandi militari, con le Nazioni Unite e con le ONG per cercare di accogliere tutti gli sfollati.

Testimonianze sul raid USA del 17 marzo

2 maggio 2017 - Gli oltre cento civili iracheni morti il 17 marzo scorso in un bombardamento americano sulla parte ovest di Mosul non erano tenuti dall'Isis come scudi umani. Lo hanno riferito diversi testimoni all'agenzia Ap, smentendo così le prime ricostruzioni di fonti Usa secondo le quali le vittime erano state concentrate nell'edificio dai miliziani del gruppo Stato islamico, che poi lo avrebbero minato e avrebbero provocato i raid aerei sparando dal tetto dell'edificio.

Tra i testimoni, Ali Zanoun, una delle sole due persone che si sono salvate dal bombardamento, estratto vivo dalle macerie dopo cinque giorni, che ha perso una ventina di parenti a causa del bombardamento. Un altro dei sopravvissuti, identificato come Khaled, ha detto di avere lasciato il giorno prima l'edificio bombardato perché era troppo affollato da gente che aveva perso la casa, ma ha smentito che l'Isis lo avesse minato. 
 
I testimoni sentiti dall'agenzia affermano che in più occasioni i jihadisti dell'Isis hanno fermato i civili che volevano rifugiarsi nella parte della città già riconquistata dalle forze lealiste e li hanno costretti sotto la minaccia delle armi a tornare indietro, ma hanno smentito che li abbiano concentrati in alcuni edifici per usarli come scudi umani. I sopravvissuti al raid e diversi vicini hanno raccontato di bombardamenti martellanti compiuti con aerei e con l'artiglieria che hanno distrutto centinaia di case, molti con civili all'interno.

In assenza di dati ufficiali, il gruppo Iraqi Body Count, che tiene un bilancio delle vittime della guerra nel Paese, ha affermato che 1.254 civili sono stati uccisi in bombardamenti aerei su Mosul ovest soltanto nei mesi di marzo e aprile. Molto inferiori le cifre fornite dal Pentagono, secondo cui sarebbero non più di 352 i civili uccisi da raid aerei in Iraq e in Siria dall'inizio della campagna militare contro l'Isis, nel 2014. 

 

I numeri dei profughi a Mosul

1° maggio 2017 - Dall'inizio di un'offensiva governativa anti Isis, 600.000 civili sono stati costretti a lasciare le loro case a Mosul e nella circostante provincia di Ninive, in Iraq.

Di questi, 133.000 hanno potuto fare ritorno. Lo ha reso noto il ministro per la migrazione e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff. Circa 467.000 persone, dunque, rimangono nei campi profughi allestiti dalle autorità di Baghdad con la cooperazione delle agenzie internazionali. Di queste, 425.000 sono fuggite dalla parte occidentale di Mosul.

Bambini usati come scudi umani dall'Isis

3 aprile 2017 - Un video in esclusiva della Bbc mostra dei bambini usati dall'Isis come scudi umani a Mosul, in Iraq. Le immagini sono state girate dopo che la troupe ha avuto accesso agli elicotteri militari dell'esercito iracheno utilizzati nelle missioni contro i miliziani del gruppo "Stato islamico".

La reporter della Bbc, Nafiseh Kouhnavard, di origini persiane, racconta dei civili ancora intrappolati a Mosul dove è in corso il momento più delicato dell'offensiva per la riconquista della città. A quel punto, il pilota ha uno scambio con il comando su una probabile fuga di alcuni militanti a bordo di un camion.

Al pilota dell'elicottero viene chiesto di sparare, ma subito dopo si rende conto che non può aprire il fuoco in quanto si intravede un bimbo accanto a uno dei terroristi, che lo tiene per mano e un altro poco più indietro, accanto a un altro jihadista. "L'uomo è armato, ma c'è anche un bambino", dice il militare iracheno. Il pilota è quindi costretto a spostare la mira per colpire un altro obiettivo.

Ucciso il vice di Al-Baghdadi

1° aprile 2017 - Un uomo considerato il vice di Abu Bakr al-Baghdadi, il sedicente califfo dello Stato islamico, è stato ucciso in un raid aereo delle forze irachene a al-Qaim, nei pressi del confine siriano. Lo riferisce la tv di Stato irachena citando l'intelligence e senza fornire ulteriori dettagli. La vittima è Ayad Hamid al-Jumaili, ministro della Guerra, ucciso insieme a un altro capo militare del gruppo jihadista, Turki Jamal al Dulimi, noto anche come Salem Muzfer al Ayami, alias Abu Hatab.

Secondo quanto riferito dall'intelligence, erano proprio le due vittime l'obiettivo del raid. A novembre del 2014 si diffuse la notizia del ferimento dello stesso al-Baghdadi in un altro raid aereo sempre su Al-Qaim, dove erano riuniti decine di capi jihadisti. Il 13 febbraio il canale di news locale Al Alhurra riferì che il califfo potrebbe essere rimasto gravemente ferito in un attacco aereo messo a segno quattro giorni prima nell'Iraq occidentale. Il quella circostanza emerse che il fondatore e capo dell'Isis si trovava proprio ad al-Qaim, nella provincia dell'Anbar per una riunione dei vertici dell'organizzazione, messa a punto per discutere le sconfitte subite di recente a Mosul. La sua sorte non è chiara, secondo fonti della sicurezza. Al Baghdadi potrebbe essere stato trasferito in Siria, mentre nel raid sono stati uccisi altri 77 terroristi.

A Mosul restano meno di 1000 jihadisti Isis 

31 marzo 2017 - Resterebbero meno di 1.000 jihadisti sunniti di Isis a Mosul ovest, accerchiati dalle forze irachene e della coalizione in quella che si sta confermando la battaglia più dura per la riconquista della seconda città irachena, dove il 29 giugno 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato.

Lo riferisce il comando della coalizione che sta cercando, casa per casa, strada per strada, di strappare definitivamente all'Isis la sua roccaforte in Iraq. Il colonnello statunitense Joe Scrocca, uno dei portavoce della coalizione, ha sottolineato che dei 2.000 membri di Isis che si stimava fossero ancora asserragliati a Mosul Ovest a febbraio, "ora" a fine marzo "crediamo ce ne siano meno della metà".

- Media e profili social vicini all'Isis stanno dando ampio risalto alle notizie delle vittime civili nei bombardamenti governativi iracheni e della Coalizione a guida americana su Mosul ovest. Su account Twitter dell'agenzia di notizie Aamaq, vicina allo Stato islamico, e su altri profili dei social network di sedicenti seguaci dell'Isis, sono pubblicate foto dei "massacri" compiuti dai "nemici del Califfato" a Mosul.

Nelle immagini, la cui autenticità non è verificabile in maniera indipendente, si vedono anche corpi senza vita e frammenti di corpi di bambini e donne. "Si presentano come liberatori ma sono dei criminali", si legge in sovrimpressione su uno dei post pubblicati. Su un altro si legge: "I soldati del Califfato vinceranno la battaglia di Mosul".

Il Pentagono apre indagini sui civili uccisi

28 marzo 2017 - Secondo Amnesty International, i circa 150 civili uccisi dal raid aereo statunitense dello scorso 17 marzo sulla parte ovest di Mosul avevano ricevuto l'ordine di non lasciare le proprie case. Una denuncia che pone interrogativi sulle misure per evitare i cosiddetti "danni collaterali" e sul coordinamento tra forze aeree ed esercito iracheno sul terreno.

Il Pentagono ha aperto un'indagine sull'accaduto e sta passando al setaccio più di 700 video che riprendono i raid aerei. Il colonnello J.T. Thomas ha dichiarato che la questione rappresenta una priorità. "Il fatto che le autorità irachene abbiano ripetutamente sollecitato gli abitanti a rimanere nelle loro case, anziché lasciare l'area, suggerisce che le forze della coalizione avrebbe dovuto sapere che i raid avrebbero provocato un alto numero di morti.

Sin dall'inizio dell'offensiva su Mosul ovest le organizzazioni umanitarie hanno messo in guardia le autorità sul rischio di morti civili, data l'alta densità abitativa di questa zona della città e visto il crescente ricorso all'artiglieria e ai bombardamenti aerei. A differenza delle battaglie di Falluja e Ramadi, nelle quali la popolazione venne quasi totalmente evacuata, a Mosul l'esercito iracheno, nel tentativo di evitare un altissimo numero di sfollati, suggerisce ai civili di rimanere nelle loro case.

Mosul aveva più di un milione di abitanti prima dell'offensiva. Secondo Zeid Ra'ad Al Hussein, Alto Commissario ONU per i diritti umani, sono almeno 307 i civili uccisi e 273 quelli feriti nella Mosul occidentale dall'inizio dell'offensiva. Lo ha detto in un suo comunicato odierno, nel quale non è però specificato quante vittime siano state provocate dai miliziani dello Stato islamico e quanti dai raid iracheni e della Coalizione a guida americana. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha invitato le forze irachene e quelle internazionali a "evitare la trappola" tesa dai jihadisti, cercando di non colpire i civili e conducendo indagini trasparenti sui bombardamenti segnalati nei giorni scorsi.

Le indagini del Pentagono si concentrano anche su due bombardamenti recenti avvenuti in Siria: il presunto raid su una scuola a Mansura, vicino a Raqqa, risalente allo scorso 21 marzo, e quello su un palazzo adiacente a una moschea ad al Jineh, nella provincia di Aleppo, colpito lo scorso 16 marzo. L'Osservatorio siriano sui diritti umani stima circa 33 morti nel bombardamento a Mansura e altri 49 ad al Jineh, colpita durante una riunione di esponenti di al Qaeda.

Raid USA su civili: oltre 100 morti 

27 marzo 2017  - Sono almeno 101 i cadaveri finora estratti dall'edificio di Mosul ovest centrato da un raid della Coalizione a guida Usa il 17 marzo scorso: lo ha annunciato il colonnello Safaa Saadi, responsabile della difesa civile irachena, citato dal Washington Post. Altri cadaveri, è stato precisato, sono stati recuperati direttamente dai familiari delle vittime. Gli Stati Uniti hanno ammesso ieri la responsabilità del raid e aperto un'inchiesta per determinare se le vittime, almeno 140 persone, siano tutte civili. In un comunicato della Coalizione si precisa che il bombardamento è avvenuto su richiesta delle forze irachene contro postazioni dell'Isis.

- Un attacco al popolare mercato Al Nabi Yunes di Mosul, perpetrato dal gruppo terroristico "Stato Islamico" nella giornata di domenica, ha causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di altre 43. Tra i morti, due bambini e una donna, secondo il direttore del centro medico Al Muharibn, Mohamed Safar.

Raid aereo su civili ad Al Jadida

23 marzo 2017 - L'inviato Hevidar Ahmed della televisione curdo-irachena Rudaw ha riferito che fino a 230 persone, per la maggior parte civili, potrebbero essere state uccise in raid aerei sul quartiere di Al Jadida, nella zona ovest di Mosul. L'emittente non ha precisato se i raid siano stati compiuti dall'aviazione irachena o da jet della Coalizione internazionale a guida Usa, che appoggia l'offensiva lealista con pesanti bombardamenti. Delle vittime, 130 si trovavano in un solo edificio e 100 in un altro. 

- Sono almeno 400 mila le persone "intrappolate" nella Città Vecchia di Mosul, terrorizzate dai jihadisti e ormai a corto di cibo. A riferirlo è stato Bruno Geddo, rappresentante del'Agenzia Onu per i rifugiati (Acnur) in Iraq. Nelle aree che non sono state ancora riconquistate dalle forze irachene, ha spiegato, ci sono in totale circa 600mila persone.

Geddo ha spiegato che le persone che arrivano al sito di transito Hammam al-Ali, situato a circa 20 chilometri a sud di Mosul, descrivono la situazione che si sono lasciati alle spalle come disperata. "Mancano il carburante, il cibo, l'elettricità. Le persone si sono ridotte a bruciare mobilia, vecchi abiti e qualunque altra cosa per tenersi al caldo di notte, perché piove pesantemente e le temperature, di notte in particolare, scendono significativamente".

I resti di 1000 persone in fossa comune

22 marzo 2017 - Una fossa comune scavata da miliziani dell'Isis e scoperta a metà febbraio vicino a Mosul, la città nel nord dell'Iraq assediata dalle forze di Baghdad, potrebbe contenere i resti di più di 1.000 persone. Lo riferisce Human Rights Watch (HRW). La fossa comune ha un diametro di 35 metri e si trova a Jafsa, otto chilometri a sud di Mosul. Potrebbe essere la più grande scoperta tra Iraq e Siria. La zona è stata minata e già tre poliziotti iracheni vi sono rimasti uccisi da esplosioni. Qui potrebbe essere stata seppellita una parte di 600 detenuti uccisi dai miliziani jihadisti nel carcere di Baduch, 10 chilometri a ovest della città. In questa località l'11 marzo era stata scoperta una fossa comune con circa 500 cadaveri.

- Un comandante dell'Isis e sua moglie, un medico di nazionalità francese, sono morti in un raid aereo della coalizione internazionale a guida USA su Mosul. Lo riferiscono fonti militari irachene, spiegando che il capo jihadista ucciso era il comandante di una brigata d'artiglieria, Hassan Mahmud Al Farahat Al Afri. Sua moglie, Iman Al Tuji, era uno dei responsabili medici del gruppo jihadista. I due sono stati uccisi nei pressi della moschea di Omar Ibn al Jatab, nel quartiere Al Tank, nella parte occidentale della città assediata dalle forze irachene.

Riapre l'ospedale di Al-Qayyara

21 marzo 2017 - Cinque mesi dopo essere stato costretto a chiudere per i danni provocati da guerra e bombardamenti, a Mosul ha riaperto l'ospedale Al-Qayyara: fornirà servizi di ostetricia e traumatologia alla popolazione colpita dal conflitto. Lo segnala l'Organizzazione mondiale della sanità, il cui rappresentante in Iraq ha dichiarato: ''L'OMS e i suoi partner hanno aumentato l'assistenza sanitaria per far fronte al nuovo esodo di persone sfollate, in fuga nella parte occidentale di Mosul. Solo il piano terra dell'ospedale sta funzionando, ma questo permetterà di salvare più vite e offrire cure sanitarie vicino alla prima linea''.

L'ospedale Al-Qayyara è una struttura di riferimento per l'intera area omonima, nel sud di Mosul. I casi che si verificano nell'area ovest della città, dopo essere stati stabilizzati in loco, saranno ora trasferiti all'ospedale per trattamenti chirurgici avanzati. Con il supporto dell'Oms, l'ospedale è stato equipaggiato di due sale operatorie, una banca del sangue, un laboratorio, macchinari per radiografie, ultrasuoni e sterilizzazioni. Attualmente ci sono 45 operatori sanitari al lavoro, di cui 6 chirurghi e 4 anestesisti. 

- Miliziani dell'Isis hanno catturato un colonnello e altri otto ufficiali della polizia federale a Mosul ovest: lo riferisce la tv panaraba al Arabiya, citando fonti del Ministero degli interni di Baghdad, secondo cui i contatti con i poliziotti si sono interrotti nella notte, intorno alle 3 del mattino di ieri, quando gli ufficiali erano impegnati in scontri con i jihadisti a Bab Jdid, nella città vecchia.

Le truppe irachene vicine alla moschea di Al Nuri

20 marzo 2017 - In quella che potrebbe essere la fase finale dell'offensiva per strappare Mosul all'Isis, le forze della polizia federale irachena hanno lanciato ieri un attacco nel cuore della parte vecchia della città, arrivando a poche centinaia di metri dall'antica moschea di Al Nuri, da dove nel luglio del 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato. 

Le forze governative irachene hanno annunciato la ripresa dell'avanzata verso il cuore di Mosul, dopo alcuni giorni di pausa dovuti al maltempo e al timore per le vite dei 600.000 civili che si ritiene siano ancora in città. "Stiamo avanzando verso la Città Vecchia, la resistenza dei jihadisti si sta indebolendo", ha detto il generale Khalid al Obedi, capo della polizia.

Scontri strada per strada sono segnalati nel quartiere di Bab al Jadid, dove le forze lealiste stanno cercando di aprirsi la via verso la moschea di Al Nuri, poche centinaia di metri a nord, e il suo celebre minareto pendente Al Hadba ("il gobbo"). Intanto elicotteri governativi fanno uso di razzi per colpire i miliziani dell'Isis - secondo fonti Usa ormai non più di 2.000 - che continuano a opporre una disperata resistenza.

Ma con i combattimenti che entrano negli antichi quartieri, i più popolati, aumentano i rischi di perdite tra i civili. Migliaia di residenti, tra cui molti bambini e donne, stanno fuggendo dai combattimenti per raggiungere gli oltre centomila che hanno lasciato nell'ultimo mese la parte occidentale della ormai ex roccaforte Isis. 

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150 mila civili fuggiti da Mosul 

17 marzo 2017 - Sono oltre 150.000 i civili costretti a fuggire dai quartieri occidentali di Mosul dall'inizio dell'offensiva delle forze lealiste irachene per strappare all'Isis anche questa parte della città. Lo ha reso noto il ministro per i migranti e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff.

Secondo dati dell'Onu, all'inizio della nuova offensiva, il 19 febbraio, si stimava che fossero 750.000 i civili presenti a Mosul ovest. "In totale 152.000 civili - ha detto Jaff - sono fuggiti dall'inizio dell'operazione militare. Di questi, 98.591 sono stati sistemati in campi profughi, mentre altri 54.208 sono stati alloggiati presso parenti nei quartieri orientali e meridionali della città". 

439 civili uccisi a Mosul Ovest 

15 marzo 2017 - Secondo l'Osservatorio iracheno per i diritti umani, sono 439 i civili finora morti nella battaglia cominciata il mese scorso che vede le forze lealiste irachene impegnate in un'offensiva per strappare all'Isis la parte ovest di Mosul, iniziata meno di tre settimane fa.

Secondo la stessa fonte 299 dei civili sarebbero stati uccisi dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida americana.

Ha invece quasi raggiunto quota centomila il numero degli sfollati causati dall'offensiva dell'esercito iracheno su Mosul ovest.  Il dato è dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
Le forze di Baghdad hanno riconquistato diversi villaggi prima controllati dall'Isis, oltre all'aeroporto, al museo di Mosul, alla stazione ferroviaria e agli uffici del governo provinciale.

Ma la battaglia per la riconquista della parte occidentale della città, più piccola di quella orientale (già liberata) ma più densamente popolata, ha causato tra il 25 febbraio e il 15 marzo 97.000 profughi, 17.000 in più rispetto all'ultimo bilancio fornito pochi giorni fa dall'Oim, mentre secondo il governo iracheno sono 116.000: bambini, donne e uomini che arrivano stremati da ore di cammino ai checkpoint delle forze di sicurezza, che devono poi decidere se consentire loro il passaggio verso i campi allestiti dal governo, che sono a rischio infiltrazione terroristica.

Ripreso oltre un terzo di Mosul Ovest

13 marzo 2017 - "Ogni miliziano dell'Isis rimasto a Mosul morirà". Lo ha detto l'inviato americano nella coalizione internazionale Brett McGurk, parlando con i giornalisti domenica da Baghdad, nel pieno dell'offensiva per liberare la roccaforte jihadista in Iraq. McGourk - rende noto la Bbc - ha spiegato che le truppe irachene hanno chiuso l'ultima strada per uscire dalla città, intrappolando i miliziani nella parte ovest: "Ogni combattente rimasto a Mosul sta per morire là. Noi siamo impegnati non solo per sconfiggerli, ma anche per assicurarci che non possano scappare". La Nona Divisione dell'esercito iracheno ha tagliato loro le vie di fuga da Mosul assumendo il controllo della strada per Badush, a nordovest.

Le unità speciali dell'esercito stanno premendo dalla periferia della seconda città irachena verso l'interno, mentre l'opera di pulizia strada per strada, lungo i vicoli dei quartieri ovest, è affidata alla polizia federale. Il generale Maan al-Saadi, che guida l'antiterrorismo, ha detto che le forze governative controllano "oltre un terzo" di Mosul ovest, ed ha stimato che la liberazione di questa ultima parte di città sarà più semplice rispetto a quanto fatto per la zona est, che ha richiesto oltre cento giorni. L'offensiva per strappare definitivamente Mosul all'Isis è scattata lo scorso 5 marzo.

BATTLE FOR MOSUL

Un documentario del Guardian e di Frontline

MOSUL EST È LIBERA

24 gennaio 2016 - Le forze governative hanno annunciato ieri che Mosul est, separata dal resto del centro urbano dal fiume Tigri, è ora "completamente liberata dall'Isis", dopo tre mesi di offensiva militare. Lo ha riferito per prima Al Jazeera, citando un comunicato apparso sul sito internet del ministero della Difesa. "Le forze armate sono riuscite a liberare completamente la riva sinistra di Mosul, dopo aver inflitto al nemico pesanti perdite in termini di vite e dotazioni".

I militari iracheni hanno da subito dato inizio all'opera di bonifica dell'intera zona dagli ordigni lasciati dai miliziani jihadisti. Il comando delle operazioni di Baghdad ha anche annunciato l'imminente inizio della battaglia per Mosul ovest. Fonti militari hanno reso noto che sono circa 200 i civili rimasti uccisi e almeno 800 quelli feriti da quando le forze lealiste irachene hanno lanciato l'offensiva per strappare all'Isis Mosul. Il numero maggiore di vittime civili si è avuto finora nei quartieri di Samah e Al Muthana. Gravi danni sono stati inflitti al 90% delle strade, al 60% degli edifici governativi e al 15% delle abitazioni private, mentre le stazioni di polizia e delle altre forze di sicurezza sono state interamente distrutte.


29 dicembre 2016
Dopo due settimane di pausa nei combattimenti, le forze speciali irachene hanno lanciato una nuova massiccia offensiva sui quartieri orientali di Mosul con l'appoggio dei raid aerei condotti dalla Coalizione internazionale anti-Isis a guida americana. In particolare, il generale Abdul Ghani al Asaadi, comandante delle forze speciali anti-terrorismo, ha reso noto che i suoi uomini stanno combattendo per riconquistare il quartiere di Al Quds, mentre altre truppe governative sono all'offensiva da nord e da sud-est. Altre fonti militari hanno invece detto alla televisione Al Iraqiya che anche reparti della polizia federale sono impegnate nei combattimenti e stanno avanzando in cinque quartieri orientali: Sumer, Sehha, Intissar, Salam e la zona industriale.

Sull'altro fronte, fonti locali all'interno di Mosul hanno fatto sapere che i miliziani dell'Isis hanno costretto centinaia di civili a lasciare le loro case in alcune aree a nord della città per usarle a scopo difensivo. Si ritiene che siano un milione i civili ancora residenti in città, mentre secondo stime delle Nazioni Unite 120.000 sono fuggiti a partire dall'inizio dell'offensiva.

6 dicembre 2016 - Dopo una fase di stallo nella liberazione di Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq, le forze di sicurezza di Baghdad hanno fatto sapere di aver conquistato il Salam Hospital, situato nella parte sud orientale della città, a circa tre chilometri dal fiume Tigri. Nel dare l'annuncio il generale Abdul Amir Rasheed Arallah, comandante delle operazioni in corso nella provincia di Ninive, ha anche reso noto che la nuova offensiva è iniziata questa mattina intorno alle 6 ora locale e mira a neutralizzare i militanti dello Stato Islamico che da giorni stanno conducendo attacchi contro le forze militari che controllano i quartieri orientali di Mosul.

La guerriglia urbana iniziata con l'entrata nel centro abitato della città ha rallentato l'offensiva scattata lo scorso 17 ottobre, a dispetto di almeno 100 mila uomini impiegati sul campo tra esercito, forze speciali, Peshmerga curdi e milizie della Mobilitazione popolare.

8 novembre 2016 - Circa 100 cadaveri decapitati sono stati trovati dalle forze governative irachene in una fossa comune nella città di Hammam Alil, 20 chilometri a sud di Mosul, strappata nei giorni scorsi al controllo dell'Isis. La cellula per l'informazione sulla guerra dell'esercito ha precisato che i corpi sono stati scoperti in una fossa scavata nel campus dell'istituto di Agricoltura della città. Indagini sono in corso per identificare gli uccisi, probabilmente vittime di una esecuzione di massa.

7 novembre 2016 - Le milizie curde irachene hanno sferrato oggi un'offensiva per cercare di strappare all'Isis la città di Bashiqa, 13 chilometri a nord-est della periferia di Mosul, nell'ambito dell'offensiva lealista per riconquistare la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

La televisione curda Rudaw ha detto che i Peshmerga sono entrati in alcuni quartieri di Bashiqa, dove attualmente sono in corso combattimenti con il sostegno dei bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa.

Nella cittadina, secondo i comandanti curdi, non ci sono più civili ma soltanto poche decine di jihadisti che cercano di resistere in tutti i modi. Cinque kamikaze si sono fatti esplodere a bordo di autobomba nei pressi delle posizioni curde, senza provocare vittime. Nei pressi di Bashiqa sorge un campo di miliziani sunniti anti-Isis che da oltre un anno sono addestrati da militari turchi.

6 novembre 2016 - Le truppe irachene sono a 4 chilometri dall'ingresso meridionale di Mosul. Lo comunica il generale della polizia federale Raed Yudet, aggiungendo che tra tra ieri e oggi una decina di villaggi è stata strappata all'Isis. L'esercito si dice ora pronto ad attaccare i quartieri meridionali della città, a cominciare da Al Gazlani.

5 novembre 2016 Continua lenta l'avanzata delle forze lealiste per strappare Mosul all'Isis, con l'esercito iracheno che ha cominciato oggi a marciare verso la città da sud, mentre le truppe che sono entrate nella periferia est sono impegnate a sminare le strade e le case, sempre minacciate dai kamikaze e dai cecchini.

Intanto nuove immagini satellitari mostrano quello che la società di Intelligence privata americana Stratfor definisce il "formidabile" sistema difensivo predisposto dallo Stato islamico nella parte centrale e occidentale di Mosul, con barricate, blocchi di cemento e addirittura tratti di muro eretti ai margini dei quartieri residenziali. Mentre tutti gli edifici intorno all'aeroporto sono stati rasi al suolo per costringere gli assalitori ad avanzare allo scoperto e poterli bombardare da lontano.

Si aggrava nel frattempo il dramma degli sfollati, che secondo le organizzazioni umanitarie sono arrivati a 30.000, con un aumento di 8.000 solo nelle ultime 24 ore. Ed è salito a 20, secondo un deputato eletto nella circoscrizione di Kirkuk, il numero di profughi uccisi dalle mine ieri mentre fuggivano dalla cittadina di Hawija, 150 chilometri a sud di Mosul, chiusa in una sacca di territorio rimasto nelle mani dei jihadisti.

Sembrano portare la firma dell'Isis, anche se non sono stati rivendicati, quattro attentati dinamitardi avvenuti oggi in diversi quartieri di Baghdad, che hanno ucciso almeno dieci persone e ne hanno ferite 37. Quello più sanguinoso, con tre morti e nove feriti, è stato compiuto in un ristorante nell'area di Sheikh Omar affollato di meccanici di alcune officine per la riparazione delle auto, situate nelle vicinanze.

L'esercito e la polizia federale hanno attaccato oggi la cittadina di Hammam Alil, circa 25 chilometri a sud di Mosul, la cui conquista è di fondamentale importanza perché permetterebbe ai lealisti di procedere verso l'aeroporto internazionale di quella che da oltre due anni è la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

Il generale Abdul Amir Rashed Jarallah, del comando delle operazioni militari, ha detto che la 15/a Divisione dell'esercito e la polizia si sono impadroniti dell'Istituto di Agraria e di aree circostanti, ma che i combattimenti proseguono.

Resta incerta, con la possibilità di contrattacchi dell'Isis, la situazione nei quartieri periferici a est e nord-est di Mosul, conquistati nei giorni scorsi dai governativi. Fonti militari hanno detto che sette kamikaze si sono lanciati solo oggi contro le truppe lealiste a bordo di autobomba, e cinque dei veicoli sono stati fatti saltare in aria prima che si avvicinassero ai loro obiettivi.

Non è chiaro se gli altri due siano riusciti a provocare vittime. Molti residenti di Tahrir e Zahra, due quartieri strappati ieri all'Isis, sono usciti dalle loro case sventolando bandiere bianche e si sono diretti verso le truppe governative per essere evacuati.

In questo quadro, il primo ministro Haidar al Abadi ha fatto un'altra visita vicino alla linea del fronte, ribadendo, come fatto nei giorni scorsi, che "la testa di Daesh sarà presto tagliata", e sottolineando la cooperazione tra le truppe di Baghdad e le milizie curde Peshmerga come "un altro successo dell'Iraq". Ma i combattimenti diventeranno inevitabilmente piu' difficili e sanguinosi mano a mano che le forze lealiste muoveranno dalle aree semi-rurali finora conquistate ai quartieri piu' densamente popolati della citta'. Secondo diversi osservatori la riconquista di Mosul potrebbe richiedere ancora settimane, se non mesi.

4 novembre 2016 Migliaia di famiglie irachene vivono in quello che è diventato un "inferno pieno di fumo", come lo descrive l'associazione umanitaria Oxfam, a causa degli incendi appiccati dai miliziani dell'Isis in ritirata a sud di Mosul. Queste famiglie hanno inoltre scarso accesso ad acqua pulita e a servizi medici, aggiunge Oxfam in un comunicato, affermando che "il fumo oscura il sole e rende grigie le facce dei bambini". I miliziani dello Stato islamico hanno appiccato incendi a 19 pozzi di petrolio prima di ritirarsi dalla regione di Qayyara, una trentina di chilometri a sud di Mosul, per ripiegare a nord davanti all'avanzata delle forze governative. E con molti pozzi ancora sotto il controllo dell'Isis intorno a Mosul, e la possibilità che un gran numero di sfollati cerchino rifugio proprio nell'area di Qayyara, c'eè il pericolo che molti altri civili potrebbero essere colpiti.

Secondo Oxfam, coloro che vivono vicino ai pozzi incendiati affermano che il fumo provoca loro bruciori alla gola e ai polmoni e che i neonati hanno difficoltà a respirare. Un medico nella località di Haji Ali, vicino a Qayyara, dice che molti suoi pazienti soffrono di bronchite e che c'è carenza di medicinali. "Anche dopo che l'Isis se n'è andato - afferma Andres Gonzalez, direttore per l'Iraq di Oxfam - molte delle persone che vivono nella scia di distruzione che ha lasciato ci hanno detto che la vita rimane insopportabile. I pozzi di petrolio in fiamme continuano a spargere fumi tossici che bruciano alla gola le persone e trasformano le loro comunita' in un inferno pieno di fumo. Il governo iracheno deve dire ai cittadini cosa sta facendo per spegnere questi incendi ed evitare una crisi potenzialmente ancora più grande a Mosul".

3 novembre 2016 - I jihadisti bussano porta dopo porta e ordinano, attraverso altoparlanti installati su auto che girano in città, che tutte le famiglie consegnino loro i ragazzini: secondo la portavoce dell'Ufficio Diritti Umani dell'Onu, Ravina Shamdasani, le famiglie sono minacciate di ritorsione in caso non obbediscano. Non solo. Sempre secondo l'Onu, l'Isis continua nelle esecuzioni di massa a Mosul ma anche nei dintorni. Solo nell'ultima settimana sarebbero state giustiziate 430 persone, accusate di diserzione, mentre altre 180 ex dipendenti pubblici sono stati assassinati prima che il gruppo si ritirasse da una località a est di Mosul.

Sempre secondo l'Onu, i militanti dell'Isis avrebbero preso in ostaggio circa 400 donne curde uccidendo molto probabilmente oltre 200 persone a Mosul. Deportate invece circa 1.600 persone dalla città di Hammam al-Alil a Tal Afar per utilizzarle forse come scudi umani durante gli attacchi aerei.

Intanto le unità dell'antiterrorismo iracheno (CTS) avanzano nel quartiere di Karama, nel settore orientale della città, ma sono gli avamposti sono finiti sotto le bombe e l'intenso fuoco di sbarramento dei miliziani. Un giornalista dell'Afp, appostato insieme ai centri di comando iracheno in un cimitero all'entrata orientale della città, ha visto bulldozer e altri blindati dirigersi verso il quartiere: lo scambio a fuoco è stato ininterrotto e, secondo le informazioni via radio della CTS, i jiahdisti hanno innalzato barriere e collocato bombe nelle strade per frenare l'avanzata dei militari iracheni. 

- Entrate a Mosul lo scorso 31 ottobre, le forze speciali irachene hanno liberato finora sei quartieri della città considerata in un recentissimo passato la "capitale" dello Stato Islamico in Iraq. Nel dettaglio, le truppe agli ordini del generale Abdul-Amir Rashid Arallah, capo del comando delle operazioni della regione di Ninive, hanno occupato i quartieri di Alsmah, Karkukli, al Quds, al Karama, al Zhur e Adin, che si snodano sulla sponda orientale del fiume Tigri e sui cui edifici è tornata a sventolare la bandiera irachena. 

Iniziata il 17 ottobre, l'offensiva dell'esercito sta procedendo anche sul fronte meridionale, dove nei giorni scorsi le forze della Polizia federale irachena hanno conquistato i villaggi di Munkar, Qahirah, Munirah, Nuzazah e Kharar, mentre su quello settentrionale le forze curde Peshmerga, a cui è stato formalmente vietato di entrare a Mosul, stanno continuando la messa in sicurezza di villaggi e centri abitati per consentire all'esercito iracheno di avanzare appunto verso sud.

Infine, sul fronte occidentale le forze della Mobilitazione popolare sciita, guidate dalla milizia filo-iraniana Hashd al Shaabi, hanno liberato il villaggio occidentale di Ain Aljahish e preso il controllo della strada che dal villaggio conduce alla città di Tal Afar, utilizzata dallo Stato islamico per i collegamenti tra Mosul (dove invece sono all'opera solo truppe di soldati sunniti) e la città siriana di al Raqqa, roccaforte del gruppo terroristico in Siria. Intervistato dall'agenzia di stampa della Regione autonoma del Kurdistan iracheno "Rudaw", il portavoce di Hashd al Shaabi, Karim Nuri, ha dichiarato che a breve la milizia avrà il pieno controllo dell'arteria strategica utilizzata dallo Stato Islamico per il traffico di armi e uomini tra le due roccaforti.

- Il leader dell'Isis, Abu Bakr al Bagdadi, potrebbe aver lasciato Mosul. Lo ha affermato il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, basandosi sulle informazioni a disposizione dell'intelligence di Londra. "Alcune nostre informazioni di intelligence ci dicono che ha abbandonato Mosul", ha detto Johnson parlando alla Camera dei Comuni dopo la diffusione del messaggio audio con cui il sedicente califfo ha esortato a resistere all'avanzata delle forze irachene sulla città.

29 dicembre 2016

Dopo due settimane di pausa nei combattimenti, le forze speciali irachene hanno lanciato una nuova massiccia offensiva sui quartieri orientali di Mosul con l'appoggio dei raid aerei condotti dalla Coalizione internazionale anti-Isis a guida americana. In particolare, il generale Abdul Ghani al Asaadi, comandante delle forze speciali anti-terrorismo, ha reso noto che i suoi uomini stanno combattendo per riconquistare il quartiere di Al Quds, mentre altre truppe governative sono all'offensiva da nord e da sud-est. Altre fonti militari hanno invece detto alla televisione Al Iraqiya che anche reparti della polizia federale sono impegnate nei combattimenti e stanno avanzando in cinque quartieri orientali: Sumer, Sehha, Intissar, Salam e la zona industriale.

Sull'altro fronte, fonti locali all'interno di Mosul hanno fatto sapere che i miliziani dell'Isis hanno costretto centinaia di civili a lasciare le loro case in alcune aree a nord della città per usarle a scopo difensivo. Si ritiene che siano un milione i civili ancora residenti in città, mentre secondo stime delle Nazioni Unite 120.000 sono fuggiti a partire dall'inizio dell'offensiva.

6 dicembre 2016

Dopo una fase di stallo nella liberazione di Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq, le forze di sicurezza di Baghdad hanno fatto sapere di aver conquistato il Salam Hospital, situato nella parte sud orientale della città, a circa tre chilometri dal fiume Tigri. Nel dare l'annuncio il generale Abdul Amir Rasheed Arallah, comandante delle operazioni in corso nella provincia di Ninive, ha anche reso noto che la nuova offensiva è iniziata questa mattina intorno alle 6 ora locale e mira a neutralizzare i militanti dello Stato Islamico che da giorni stanno conducendo attacchi contro le forze militari che controllano i quartieri orientali di Mosul.

La guerriglia urbana iniziata con l'entrata nel centro abitato della città ha rallentato l'offensiva scattata lo scorso 17 ottobre, a dispetto di almeno 100 mila uomini impiegati sul campo tra esercito, forze speciali, Peshmerga curdi e milizie della Mobilitazione popolare.

8 novembre 2016

Circa 100 cadaveri decapitati sono stati trovati dalle forze governative irachene in una fossa comune nella città di Hammam Alil, 20 chilometri a sud di Mosul, strappata nei giorni scorsi al controllo dell'Isis. La cellula per l'informazione sulla guerra dell'esercito ha precisato che i corpi sono stati scoperti in una fossa scavata nel campus dell'istituto di Agricoltura della città. Indagini sono in corso per identificare gli uccisi, probabilmente vittime di una esecuzione di massa.

7 novembre 2016

Le milizie curde irachene hanno sferrato oggi un'offensiva per cercare di strappare all'Isis la città di Bashiqa, 13 chilometri a nord-est della periferia di Mosul, nell'ambito dell'offensiva lealista per riconquistare la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

La televisione curda Rudaw ha detto che i Peshmerga sono entrati in alcuni quartieri di Bashiqa, dove attualmente sono in corso combattimenti con il sostegno dei bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa.

Nella cittadina, secondo i comandanti curdi, non ci sono più civili ma soltanto poche decine di jihadisti che cercano di resistere in tutti i modi. Cinque kamikaze si sono fatti esplodere a bordo di autobomba nei pressi delle posizioni curde, senza provocare vittime. Nei pressi di Bashiqa sorge un campo di miliziani sunniti anti-Isis che da oltre un anno sono addestrati da militari turchi.

6 novembre 2016

Le truppe irachene sono a 4 chilometri dall'ingresso meridionale di Mosul. Lo comunica il generale della polizia federale Raed Yudet, aggiungendo che tra tra ieri e oggi una decina di villaggi è stata strappata all'Isis. L'esercito si dice ora pronto ad attaccare i quartieri meridionali della città, a cominciare da Al Gazlani.

5 novembre 2016

Continua lenta l'avanzata delle forze lealiste per strappare Mosul all'Isis, con l'esercito iracheno che ha cominciato oggi a marciare verso la città da sud, mentre le truppe che sono entrate nella periferia est sono impegnate a sminare le strade e le case, sempre minacciate dai kamikaze e dai cecchini.

Intanto nuove immagini satellitari mostrano quello che la società di Intelligence privata americana Stratfor definisce il "formidabile" sistema difensivo predisposto dallo Stato islamico nella parte centrale e occidentale di Mosul, con barricate, blocchi di cemento e addirittura tratti di muro eretti ai margini dei quartieri residenziali. Mentre tutti gli edifici intorno all'aeroporto sono stati rasi al suolo per costringere gli assalitori ad avanzare allo scoperto e poterli bombardare da lontano.

Si aggrava nel frattempo il dramma degli sfollati, che secondo le organizzazioni umanitarie sono arrivati a 30.000, con un aumento di 8.000 solo nelle ultime 24 ore. Ed è salito a 20, secondo un deputato eletto nella circoscrizione di Kirkuk, il numero di profughi uccisi dalle mine ieri mentre fuggivano dalla cittadina di Hawija, 150 chilometri a sud di Mosul, chiusa in una sacca di territorio rimasto nelle mani dei jihadisti.

Sembrano portare la firma dell'Isis, anche se non sono stati rivendicati, quattro attentati dinamitardi avvenuti oggi in diversi quartieri di Baghdad, che hanno ucciso almeno dieci persone e ne hanno ferite 37. Quello più sanguinoso, con tre morti e nove feriti, è stato compiuto in un ristorante nell'area di Sheikh Omar affollato di meccanici di alcune officine per la riparazione delle auto, situate nelle vicinanze.

L'esercito e la polizia federale hanno attaccato oggi la cittadina di Hammam Alil, circa 25 chilometri a sud di Mosul, la cui conquista è di fondamentale importanza perché permetterebbe ai lealisti di procedere verso l'aeroporto internazionale di quella che da oltre due anni è la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

Il generale Abdul Amir Rashed Jarallah, del comando delle operazioni militari, ha detto che la 15/a Divisione dell'esercito e la polizia si sono impadroniti dell'Istituto di Agraria e di aree circostanti, ma che i combattimenti proseguono.

Resta incerta, con la possibilità di contrattacchi dell'Isis, la situazione nei quartieri periferici a est e nord-est di Mosul, conquistati nei giorni scorsi dai governativi. Fonti militari hanno detto che sette kamikaze si sono lanciati solo oggi contro le truppe lealiste a bordo di autobomba, e cinque dei veicoli sono stati fatti saltare in aria prima che si avvicinassero ai loro obiettivi.

Non è chiaro se gli altri due siano riusciti a provocare vittime. Molti residenti di Tahrir e Zahra, due quartieri strappati ieri all'Isis, sono usciti dalle loro case sventolando bandiere bianche e si sono diretti verso le truppe governative per essere evacuati.

In questo quadro, il primo ministro Haidar al Abadi ha fatto un'altra visita vicino alla linea del fronte, ribadendo, come fatto nei giorni scorsi, che "la testa di Daesh sarà presto tagliata", e sottolineando la cooperazione tra le truppe di Baghdad e le milizie curde Peshmerga come "un altro successo dell'Iraq". Ma i combattimenti diventeranno inevitabilmente piu' difficili e sanguinosi mano a mano che le forze lealiste muoveranno dalle aree semi-rurali finora conquistate ai quartieri piu' densamente popolati della citta'. Secondo diversi osservatori la riconquista di Mosul potrebbe richiedere ancora settimane, se non mesi.

4 novembre 2016

Ore 18:30 - Migliaia di famiglie irachene vivono in quello che è diventato un "inferno pieno di fumo", come lo descrive l'associazione umanitaria Oxfam, a causa degli incendi appiccati dai miliziani dell'Isis in ritirata a sud di Mosul. Queste famiglie hanno inoltre scarso accesso ad acqua pulita e a servizi medici, aggiunge Oxfam in un comunicato, affermando che "il fumo oscura il sole e rende grigie le facce dei bambini". I miliziani dello Stato islamico hanno appiccato incendi a 19 pozzi di petrolio prima di ritirarsi dalla regione di Qayyara, una trentina di chilometri a sud di Mosul, per ripiegare a nord davanti all'avanzata delle forze governative. E con molti pozzi ancora sotto il controllo dell'Isis intorno a Mosul, e la possibilità che un gran numero di sfollati cerchino rifugio proprio nell'area di Qayyara, c'eè il pericolo che molti altri civili potrebbero essere colpiti.

Secondo Oxfam, coloro che vivono vicino ai pozzi incendiati affermano che il fumo provoca loro bruciori alla gola e ai polmoni e che i neonati hanno difficoltà a respirare. Un medico nella località di Haji Ali, vicino a Qayyara, dice che molti suoi pazienti soffrono di bronchite e che c'è carenza di medicinali. "Anche dopo che l'Isis se n'è andato - afferma Andres Gonzalez, direttore per l'Iraq di Oxfam - molte delle persone che vivono nella scia di distruzione che ha lasciato ci hanno detto che la vita rimane insopportabile. I pozzi di petrolio in fiamme continuano a spargere fumi tossici che bruciano alla gola le persone e trasformano le loro comunita' in un inferno pieno di fumo. Il governo iracheno deve dire ai cittadini cosa sta facendo per spegnere questi incendi ed evitare una crisi potenzialmente ancora più grande a Mosul".

Ore 13:00 - I jihadisti bussano porta dopo porta e ordinano, attraverso altoparlanti installati su auto che girano in città, che tutte le famiglie consegnino loro i ragazzini: secondo la portavoce dell'Ufficio Diritti Umani dell'Onu, Ravina Shamdasani, le famiglie sono minacciate di ritorsione in caso non obbediscano. Non solo. Sempre secondo l'Onu, l'Isis continua nelle esecuzioni di massa a Mosul ma anche nei dintorni. Solo nell'ultima settimana sarebbero state giustiziate 430 persone, accusate di diserzione, mentre altre 180 ex dipendenti pubblici sono stati assassinati prima che il gruppo si ritirasse da una località a est di Mosul.

Sempre secondo l'Onu, i militanti dell'Isis avrebbero preso in ostaggio circa 400 donne curde uccidendo molto probabilmente oltre 200 persone a Mosul. Deportate invece circa 1.600 persone dalla città di Hammam al-Alil a Tal Afar per utilizzarle forse come scudi umani durante gli attacchi aerei.

Intanto le unità dell'antiterrorismo iracheno (CTS) avanzano nel quartiere di Karama, nel settore orientale della città, ma sono gli avamposti sono finiti sotto le bombe e l'intenso fuoco di sbarramento dei miliziani. Un giornalista dell'Afp, appostato insieme ai centri di comando iracheno in un cimitero all'entrata orientale della città, ha visto bulldozer e altri blindati dirigersi verso il quartiere: lo scambio a fuoco è stato ininterrotto e, secondo le informazioni via radio della CTS, i jiahdisti hanno innalzato barriere e collocato bombe nelle strade per frenare l'avanzata dei militari iracheni. 

Ore 10:00 - Entrate a Mosul lo scorso 31 ottobre, le forze speciali irachene hanno liberato finora sei quartieri della città considerata in un recentissimo passato la "capitale" dello Stato Islamico in Iraq. Nel dettaglio, le truppe agli ordini del generale Abdul-Amir Rashid Arallah, capo del comando delle operazioni della regione di Ninive, hanno occupato i quartieri di Alsmah, Karkukli, al Quds, al Karama, al Zhur e Adin, che si snodano sulla sponda orientale del fiume Tigri e sui cui edifici è tornata a sventolare la bandiera irachena. 

Iniziata il 17 ottobre, l'offensiva dell'esercito sta procedendo anche sul fronte meridionale, dove nei giorni scorsi le forze della Polizia federale irachena hanno conquistato i villaggi di Munkar, Qahirah, Munirah, Nuzazah e Kharar, mentre su quello settentrionale le forze curde Peshmerga, a cui è stato formalmente vietato di entrare a Mosul, stanno continuando la messa in sicurezza di villaggi e centri abitati per consentire all'esercito iracheno di avanzare appunto verso sud.

Infine, sul fronte occidentale le forze della Mobilitazione popolare sciita, guidate dalla milizia filo-iraniana Hashd al Shaabi, hanno liberato il villaggio occidentale di Ain Aljahish e preso il controllo della strada che dal villaggio conduce alla città di Tal Afar, utilizzata dallo Stato islamico per i collegamenti tra Mosul (dove invece sono all'opera solo truppe di soldati sunniti) e la città siriana di al Raqqa, roccaforte del gruppo terroristico in Siria. Intervistato dall'agenzia di stampa della Regione autonoma del Kurdistan iracheno "Rudaw", il portavoce di Hashd al Shaabi, Karim Nuri, ha dichiarato che a breve la milizia avrà il pieno controllo dell'arteria strategica utilizzata dallo Stato Islamico per il traffico di armi e uomini tra le due roccaforti.

3 novembre 2016

Ore 17:30 - Il leader dell'Isis, Abu Bakr al Bagdadi, potrebbe aver lasciato Mosul. Lo ha affermato il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, basandosi sulle informazioni a disposizione dell'intelligence di Londra. "Alcune nostre informazioni di intelligence ci dicono che ha abbandonato Mosul", ha detto Johnson parlando alla Camera dei Comuni dopo la diffusione del messaggio audio con cui il sedicente califfo ha esortato a resistere all'avanzata delle forze irachene sulla città.

Ore 15:30 - Da quando le operazioni per la riconquista di Mosul hanno avuto inizio lo scorso 17 ottobre, 20.700 persone risultano sfollate e secondo l'Unicef 9.700 sono bambini che hanno urgente bisogno di assistenza. "Ho incontrato madri e figli che erano molto sollevati per esserne usciti vivi. È chiaro che hanno vissuto in condizioni terribili per molto tempo," ha dichiarato Pernille Ironside, responsabile Unicef per le operazioni di soccorso in Iraq, dopo una missione presso un centro di controllo a Nargizlia. L'Unicef verifica le condizioni dei bambini e controlla se ne manca qualcuno. Al loro arrivo le famiglie ricevono acqua pulita da bere e cibo, compresi supplementi nutrizionali per i bambini. I bambini tra i 6 mesi e i 15 anni vengono subito vaccinati contro polio e morbillo da una squadra del governo composta da 4 persone supportata dall'organizzazione. Per molti di loro questa era la prima vaccinazione da due anni. Le famiglie passano circa metà giornata al centro per controllare le condizioni di salute prima di essere trasferite presso i campi di emergenza dove viene assegnato loro un rifugio. Qui l'Unicef assicura che l'acqua, le docce e i servizi igienico-sanitari siano puliti e disponibili. I bambini ricevono controlli medici per la malnutrizione e nel caso vengono curati.

Ore 7:00 - Nuovo messaggio audio di Baghdadi, dopo quasi un anno di silenzio: il leader dell'Isis incita i combattenti di Mosul e chiede attacchi in Arabia Saudita e Turchia.

2 novembre 2016 


Ore 12:15 - Secondo l'Independent il "califfo" Abu Bakr al Baghdadi, capo dell'Isis, sarebbe intrappolato a Mosul. Il quotidiano britannico cita Fuad Hussein, capo di gabinetto del presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani.
"Baghdadi è li e se venisse ucciso questo comporterebbe il collasso dell'intero sistema" Isis, ha sostenuto Hussein, che ricorda come al Baghdadi non si faccia vedere da almeno 9 mesi

Ore 11 - La maggioranza dei miliziani dell'Isis si è ritirata insieme alle famiglie dalla parte orientale di Mosul, riconquistata dalle forze regolari irachene. Lo sostiene il capo della sicurezza della provincia di Ninive, Mohamed al Bajati. "Le nostre truppe si stanno preparando a prendere il controllo totale delle aree prossime alla riva orientale del Tigri", il fiume che divide in due la città, ha aggiunto Bajati, spiegando che i miliziani rimasti sono nascosti nelle case o nei tunnel scavati prima dell'arrivo dei soldati.

Secondo l'ufficiale, negli ospedali di Mosul ci sono almeno 187 cadaveri di combattenti jihadisti caduti nella battaglia per il controllo del quartiere di Kukyeli o morti nei bombardamenti dei caccia della coalizone internazionale a guida Usa e iracheni. Altri 272 sono feriti, gran parte dei quali in modo grave.
L'esercito iracheno arriva a parlare di "collasso" dei jihadisti, "disorientati dall'avanzata delle forze di sicurezza e dalla perdita di varie aree che precedentemente controllavano". Inoltre, la temuta strategia dei miliziani di fermare l'avanzata dell'esercito con autobombe e kamikaze e' al momento "fallita".

La Nona Brigata dell'Esercito iracheno "avanza inesorabile anche da ovest e ora è a ridosso della zona occidentale di Mosul". Dice invece il Generale di Brigata Yahya Rasul, dal Joint Operation Command di Makhmur (a sud di Mosul) da dove coordina l'offensiva militare irachena. "Lasceremo ai seguaci di Baghdadi un corridoio aperto a ovest - aggiunge l'alto ufficiale - Sara' un corridoio della morte per loro. Li spazzeremo via con i raid aerei. La zona diventerà il cimitero dei jihadisti".

L'Osservatorio iracheno per la libertà di stampa (Oils), un'organizzazione non governativa, ha chiesto alle autorità del Kurdistan iracheno di fare chiarezza sulla sorte di un giornalista giapponese che secondo il governo di Tokyo è stato arrestato, per cause non precisate, dalle milizie Peshmerga mentre copriva l'offensiva su Mosul. La notizia dell'arresto del reporter, Kosuke Tsuneoka, di 47 anni, era stata data ieri dal portavoce del governo giapponese. Secondo fonti irachene, Tsuneoke era stato catturato da miliziani in Afghanistan circa sei mesi fa, prima di venire in Iraq. Nel frattempo si sarebbe convertito all'Islam ed ora è sospettato di avere legami con lo Stato islamico.

Ore 8:00 - Ieri le forze speciali irachene sono arrivate alla periferia di Mosul e puntano verso il cuore della capitale dell'Isis in Iraq.

I miliziani del califfato si sono trincerati nei luoghi centrali per l'ultima difesa.

Domenica le Forze speciali, le Golden Eagles di Baghdad, sono penetrate per cinque chilometri dalle postazioni avanzate lungo il fronte orientale: "Il quartiere di Kharama - dicono i testimoni - è deserto, la popolazione aspetta l'arrivo dei liberatori".

Kharama, il primo quartiere ad alta densità abitativa sulla strada dell'esercito iracheno, era quello che faceva temere il massacro di migliaia di civili.

Gogjali, il primo distretto preso d'assalto ieri dalle forze speciali, è di fatto caduto dopo scontri feroci andati avanti per tutta la giornata di domenica, strada per strada.

Anche la torre della vecchia tv - visibile a occhio nudo, sabbia permettendo, dalle retrovie Peshmerga da dove parte il diluvio di fuoco dell'artiglieria e dei corazzati - è stata assaltata e conquistata.

La sabbia e la polvere sollevate da un vento agguerrito hanno facilitato a tratti i contrattacchi jihadisti. Poi si sono dovuti ritirare, attestandosi in quella che probabilmente è la loro ultima linea difensiva.

Linea che sarebbe piena di trincee riempite di petrolio pronto a essere dato alle fiamme, quella dove Baghdadi avrebbe ordinato ai suoi di disseminare ordigni artigianali carichi del residuo arsenale chimico del Califfo: cloro e il temibile gas mostarda, l'iprite.

Si fanno insistenti le voci secondo le quali gli uomini dell'Isis starebbero rastrellando civili da usare come scudi umani.
Secondo l'Onu, domenica in 25 mila dovevano essere trasportati a forza nel centro di Mosul e solo l'intervento dei raid della Coalizione ha impedito ai camion di arrivare a destinazione. Ma almeno 100 persone tra civili ed ex agenti della polizia irachena "sono tenuti in ostaggio dall'Isis nell'antica chiesa di Babd al Bid, in pieno centro a Mosul", ha annunciato Abdel Karim al-Kilani, portavoce del governatorato della città.

Braccati e allo sbando, i miliziani temono anche la rivolta della popolazione, con l'avvicinarsi delle truppe irachene.

I bombardieri della Coalizione, hanno fatto sapere intanto gli americani, hanno sganciato tremila bombe sui jihadisti a Mosul in 15 giorni di offensiva.

Ci sarebbero anche i primi "danni collaterali", i civili uccisi per sbaglio nel tragico linguaggio della guerra.

A riferirlo è stato domenica il Guardian: otto civili di una stessa famiglia, tre dei quali bambini, sarebbero stati uccisi per errore nei giorni scorsi da un raid Usa sulla loro casa nel villaggio di Fadhiliya, pochi chilometri fuori dalla città.

Se la notizia fosse confermata, sarebbero le prime vittime civili di un raid occidentale da quando è iniziata l'offensiva per riprendere Mosul. Gli Usa hanno affermato di aver condotto un raid nell'area il 22 ottobre, e che indagheranno sulla vicenda. Ma Mosca denuncia altre violazioni, paventando una strage di cui nessuno parla a differenza di Aleppo per la "censura" sui media internazionali "compiacenti con gli americani". (ANSA)

31 ottobre 2016 - IL PUNTO

Penetrate nella zona orientale di Mosul, le forze armate irachene costituite da soli soldati sunniti hanno iniziato una battaglia strada per strada, quartiere per quartiere, per liberare la città dall'Isis. "Arrendetevi o morirete": questo l'ultimatum lanciato dal premier iracheno Haidar al Abadi ai 5 mila miliziani impegnati nella difesa di quella che era un tempo considerata la roccaforte jihadista, ma destinato a rimanere inascoltato. Anche perché lo Stato Islamico, per dissuadere i suoi combattenti da qualsiasi possibile defezione, ha già provveduto a mettere a morte nella cittadina di Ninive (sulla sponda orientale del Tigri, a Mosul) 50 uomini "fuggiti dal fronte" dopo una sentenza della "Corte islamica" nella sua base di al-Ghazlani.  

300 invece i civili massacrati a nord di Mosul dai miliziani perché accusati di aver collaborato con le forze irachene, mentre media inglesi parlano di giocattoli-bomba e orologi collegati a esplosivi che l'Isis sta disseminando per Mosul per uccidere quanti più bambini e civili possibile. Notizia plausibile (vista l'efferatezza sempre dimostrata dallo Stato Islamico) ma comunque da verificare, mentre è certo che l'azione per liberare la città sarà inevitabilmente destinata a spargere ancora molto sangue e non solo tra i combattenti.

Ore 15:20 - Secondo fonti militari citate dai media internazionali, le forze speciali irachene sono penetrate nel sobborgo orientale di al-Karama, facendo così il loro ingresso a Mosul come preannunciato in mattinata alla Cnn dal generale Talib Shegati: "I soldati stanno avanzando molto velocemente e presto cominceranno a ripulire la città di Mosul dai terroristi", erano state le parole dell'ufficiale.

Gli attivisti anti-Isis di Mosul, raggruppati in un account collettivo sui social network considerato altamente affidabile, riferiscono invece che i miliziani jihadisti si stanno sparpagliando lungo la linea difensiva orientale di al-Karama, barricandosi nelle case dei civili. La zona occidentale della città, da circa due anni eletta a capitale del Califfato da Abu Bakr al Baghdadi, è invece descritta come "calma, anche se la gran parte dei negozi ha chiuso".

Ore 12:35 - Sferrata l'offensiva principale da est, le forze speciali irachene sono a "800-900 metri dalla porta orientale di Mosul": ad annunciarlo fonti ufficiali dell'Esercito, riprese da Rudaw Tv. I militari stanno per entrare nella città dopo aver conquistato le fattorie nei pressi del quartiere di Gagjali, il primo sobborgo della zona est di quella che era un tempo considerata la "roccaforte" dell'Isis. Secondo informazioni in possesso del pentagono americano, almeno 5.000 jihadisti sono pronti a contrastare fino alla fine l'offensiva di oltre 40 mila unità di fanteria dell'esercito iracheno.

Ore 11:00 - Le forze speciali irachene hanno lanciato un massiccio assalto sul fronte est di Mosul: "Il nostro obiettivo è entrare nei sobborghi orientali della città entro oggi", ha affermato in mattinata dalla prima linea il generale iracheno Haider Fadhil, mentre le sue truppe si trovavano a 3 km da quella che è considerata la "capitale" dell'Isis. Oltre che sul fronte orientale, le forze irachene - contrastate anche con kamikaze a bordo di autobomba - stanno avanzando verso la roccaforte jihadista anche da nord e da sud-est, come riferito da Abdulghani Assadi, un comandante delle truppe anti-terrorismo, specificando tra l'altro che "all'assalto partecipano solo soldati sunniti".

Intanto, mentre la battaglia si appresta ovviamente a farsi ancora più cruenta e rimane l'incognita degli scudi-umani utilizzati dall'Isis, l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) con base a Londra ha reso noto che oltre 300 bambini-soldato "arruolati" dallo Stato Islamico sono stati uccisi nei 14 giorni di offensiva su Mosul. 

28 ottobre 2016 - IL PUNTO

A un passo dalla presa della città. È questa la situazione a Mosul. Le forze curdo-irachene hanno completato l'assalto alle roccaforti dell'Isis attorno alla città e hanno iniziato a martellare con le artiglierie il sedicente Stato islamico dalle postazioni più avanzate.

Ai jihadisti che hanno continuato a commettere vere e proprie barbarie (232 i civili trucidati a freddo negli ultimi tre giorni) restano gesti folli come quello di utilizzare 47.300 persone come scudi umani.

Ore 11:48 - Circa 8.000 famiglie sono state sequestrate dai miliziani dell'Isis e condotte alla periferia di Mosul per essere usate come scudi umani durante l'offensiva delle truppe irachene e curde per la riconquista della città.

Considerando che ciascuna famiglia è composta in media da sei membri, si parla di più di 47.300 civili sequestrati e trasportati forzatamente dagli jihadisti a Mosul. Lo riferisce un portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, Ravina Shamdasani, confermando inoltre che nella sola giornata di mercoledì 26 ottobre sono state massacrate almeno 232 persone, 40 civili e 190 membri delle forze di sicurezza che si erano rifiutati di unirsi al gruppo jihadista a Hammam al-Alil, un villaggio a sud di Mosul.

Ore 11:04 - Le milizie curde peshmerga avanzano nella zona di Bashiqa dopo la conquista del villaggio di al Fadiliya, ad est di Mosul. L'ingresso dei peshmerga a Fadiliya consentirà alle forze curde di controllare tutta l'area ad ovest di Bashiqa, considerato che nei giorni scorsi sono stati occupati altri villaggi dell'area come Khur Sibad, al Nuran, Bariman, e Omar Qabashi. Lungo la direttrice sud di Mosul invece, di competenza dell'esercito iracheno, si prosegue verso la cittadina di Hammam al Alil, dove l'esercito procede con cautela per la presenza di mine, autobombe e cecchini

Ore 10:12 - È allarme umanitario nel nord dell'Iraq per il costante aumento di sfollati provenienti da Mosul, dove è in corso l'offensiva dell'esercito iracheno per riconquistare la città in mano all'Isis. Fonti dell'Onu citate dall'emittente televisiva al Jazira parlano di circa 16 mila persone che hanno bisogno di aiuto e lanciano l'allarme per un'imminente tragedia sanitaria in vista del perdurare dei combattimenti. Considerato che Mosul ospita 1,5 milioni di abitanti, si prevede una crescita esponenziale di sfollati e di persone bisognose di assistenza con l'avvicinarsi delle truppe irachene alla città. Le agenzie dell'Onu stanno cercando di portare aiuti ai villaggi intorno a Mosul nei limiti delle possibilità. Dal 2014, quando l'Isis iniziò la sua espansione in Iraq, sono più di 3 milioni gli sfollati nel paese.

27 Ottobre 2016

Gli iracheni sono avanzati fino a 12 chilometri dal cuore della "capitale" del Califfato in Iraq, e ora sentono più vicina la fine di Abu Bakr al Baghdadi. Sono a un passo dall'ingresso a Mosul: a tre chilometri dalle postazioni più avanzate ci sono i primi edifici su cui poter issare una bandiera e poter annunciare al mondo che la battaglia finale è iniziata.

A una manciata di chilometri di distanza, ha annunciato il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, i Peshmerga coadiuvati dai caccia e dagli elicotteri da combattimenti della Coalizione e dall'artiglieria statunitense hanno costretto i jihadisti a ritirarsi da Bashiqa, snodo strategico per la conquista di Mosul. La cittadina "è caduta", ha detto il leader curdo, avvertendo che la zona "pullula di ordigni di ogni genere" e i soldati avanzano con molta cautela.

Le forze Peshmerga attendono l'arrivo dei team Eod - i "cacciatori di bombe" addestrati a Erbil dall'Esercito italiano - che avranno il compito di aprire la strada alle truppe e alle liberazione dei civili, moltissimi Yazidi, intrappolati da mesi. Ma si teme di trovare altri orrori, altre fosse comuni.

Negli ultimi tre giorni, 232 civili, in gran parte ex membri della polizia o delle forze di sicurezza di Baghdad sono stati trucidati. Il teatro del massacro è il villaggio di Hammam al-Alil, sobborgo 9 chilometri a sudest di Mosul, ha denunciato il presidente della commissione diritti umani del Parlamento iracheno, Abdulrahim Shamari. Gli uccisi sono stati rastrellati e portati nel villaggio del massacro. Ignota la sorte di centinaia di familiari.

Per l'Isis oramai sono tutte spie, e la loro caccia è estesa a ogni angolo, del resto sanno che oramai la censura imposta a Mosul è saltata, e il mondo sa quello che accade, non solo quello che Baghdadi vuole si sappia.

Secondo fonti concordanti contattate dall'ANSA, già da diversi giorni a MOSUL e in molti villaggi è entrato in azione un movimento di resistenza popolare. L'Organizzazione mondiale della sanità intanto ha reso noto di aver addestrato una novantina di medici iracheni nel caso debbano entrare in azione per bonificare aree soggette ad attacchi chimici. E si inizia a pensare concretamente al dopo-Mosul: serve una "strategia di stabilizzazione", ha avvertito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

25 ottobre 2016 

Ore 13:45
- L'Isis continua a usare scudi umani in Iraq. Lo denuncia anche oggi l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani con una nota stampa del portavoce Rupert Colville, il quale riporta le segnalazioni di "varie e diverse fonti" locali, che ha preferito non citare per non mettere a repentaglio la loro incolumità.

Tuttavia ha specificato che è "molto difficile verificare queste denunce" e ha quindi chiesto di considerare le notizie "non definitive".
"Continuiamo a ricevere informazioni di vessazioni-comprese esecuzioni sommarie- contro bambini, donne e uomini da parte dei miliziani dell'Isis mentre le forze governative avanzano su Mosul", ha affermato Colville. Nella localita' di Safina 15 civili sarebbero stati uccisi e i cadavri gettati nel fiume.

In un'altra occasione, il 19 ottobre, miliziani jihadisti hanno legato sei civili trascinandoli con un veicolo, probabilmente per punire un loro familiare accusato di combattere con le forze governative. Secondo altre denunce, i miliziani hanno ucciso tre bambine e tre donne a Rufeila e una delle bambine e' stata decapitata. Alla periferia di Mosul sono stati inoltre uccisi circa 50 poliziotti precedentemente rapiti.


Ore 13:15 - LA TURCHIA: SE MINACCIATI ATTACCHIAMO IN IRAQ. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha avvertito che il suo Paese, se "minacciato", potrebbe lanciare una "operazione di terra" in Iraq, e in particolare al nord, per togliere di mezzo qualsiasi potenziale pregiudizio ai propri interessi. "Si tratta del nostro più naturale diritto", ha sottolineato, in un'intervista alla tv "Kanal 24".

Due giorni fa il premier di Ankara, Binali Yildirim, aveva sostenuto che le forze del proprio Paese avrebbero bombardato postazioni dello Stato Islamico dalla loro base a Bashiqa, una decina di chilometri a nord-est di Mosul, fornendo inoltre "supporto mediante pezzi di artiglieria, mezzi corazzati e obici" su richiesta dei peshmerga curdi.

A distanza di 24 ore le autorità militari irachene avevano peraltro smentito qualunque implicazione della Turchia nell'offensiva per strappare all'Isis la città, in corso ormai da nove giorni.

D'altronde, lo stesso Cavusoglu lunedì aveva inoltre rivendicato il contributo di quattro dei propri caccia-bombardieri F-16 ai raid aerei anti-jihadisti.

All'indomani dell'inizio dell'avanzata su Mosul, inoltre, il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva reclamato la necessità di un pieno coinvolgimento turco a causa delle "responsabilità" di Ankara nei confronti dell'area, a loro volta derivanti da "radici storiche e geografiche".

Le forze di sicurezza irachene hanno ucciso 750 miliziani dell'Isis e disinnescato 92 autobombe dall'inizio dell'offensiva su Mosul (chiamata "Ninive stiamo arrivando") scattata il 17 ottobre.

Lo ha comunicato oggi la polizia federale che partecipa con alcune migliaia di uomini all'operazione militare per liberare la città. Inoltre a sud di Mosul sono stati liberati 54 villaggi, mentre in tutta la provincia di Ninive le forze di sicurezza hanno ripreso il controllo di 52 pozzi petroliferi.

La polizia federale ha evacuato invece 1.030 abitazioni nei villaggi a sud di Mosul, offrendo assistenza umanitaria agli sfollati.

Ore 12:00 - Il generale iracheno Abdul Wahab al Saedy, comandante delle forze speciali anti-terrorismo che combattono sul fronte est nell'offensiva per strappare Mosul all'Isis, ha detto di essere sfuggito a un attentato suicida con che avrebbe dovuto ucciderlo.

Al Saedy ha precisato che ieri sera stava facendo ritorno nelle retrovie quando un kamikaze ha lanciato l'autobomba che guidava a tutta velocità in direzione del convoglio del generale. "Fortunatamente - ha aggiunto l'alto ufficiale - a causa del terreno accidentato il veicolo si è rovesciato ed è esploso senza provocare vittime".
Al Saedy ha detto che nei combattimenti di ieri i suoi uomini hanno riconquistato cinque villaggi nei pressi della cittadina cristiana di Bartella, strappata nei giorni scorsi allo Stato islamico.

NUOVA TATTICA DI ATTACCO. A otto giorni dall'inizio della massiccia offensiva curdo-irachena per riconquistare Mosul, Peshmerga e esercito iracheno hanno cambiato tattica.

Le città e i villaggi in mano ai jihadisti vengono circondate, viene tagliata la linea di rifornimento e rinforzo. I caccia della Coalizione, gli elicotteri e l'artiglieria fanno il resto. Si aprono varchi verso Mosul, si costruiscono basi sempre più grandi nel mezzo del deserto.

Lunedì le truppe irachene hanno assunto il pieno controllo di Hamdaniya e ora marciano verso Bazaiya.

I Peshmerga sono invece concentrati su Bashiqa, completamente circondata grazie alle azioni militari delle ultime 24 ore, e avanzano sui villaggi circostanti.

Cercano, politicamente, anche di frenare l'interventismo di Ankara, che domenica ha fatto sputare fuoco alla sua artiglieria e ai suoi tank dislocati nell'area. Ma da Erbil e da Baghdad sono secche le smentite su una loro richiesta di intervento alla Turchia.

L'Isis ha messo in campo una strategia diversiva con attacchi lontano dal fronte. Lunedì i jihadisti hanno tentato l'assalto a Sinjar, l'enclave Yazida al confine con la Siria, ma sono stati respinti. Almeno 15 i miliziani uccisi. In otto giorni di offensiva su Mosul sono 772 i morti tra le file delle forze di Abu Bakr al Baghdadi.

CATTURATO LA MENTE ISIS DELL'ATTACCO A KIRKUK. Le forze di sicurezza irachene hanno catturato l''emiro' jihadista Abu Islam al-Ansarai, considerato la "mente" del sanguinoso assalto di venerdì scorso a Kirkuk.
Il bilancio ufficiale parla di 76 miliziani morti e "decine di civili uccisi". Ancora imprecisato il numero.
Nel blitz a Kirkuk sono stati arrestati altri 10 miliziani, accusati di aver partecipato all'attacco o di aver fornito supporto logistico.
Il 'battaglione' jihadista - che si ritiene fosse composto di almeno 100 miliziani - ha lanciato l'attacco da Hawija - riferiscono all'ANSA fonti qualificate - la 'Falluja' jihadista 140 km a sud di Erbil.

E Hawija, che nel 2014 contava 200.000 abitanti, è la nuova Mosul: migliaia i civili ostaggio dell'Isis, con i comandi militari che chiedono a gran voce un'offensiva per eliminare questa spina nel fianco delle forze della Coalizione. Nel 2003 era considerata l'area più pericolosa dell'Iraq. Oggi e' tornata a esserlo. (ANSA Agi)

24 ottobre 2016

La battaglia finale di Mosul è più vicina. I curdi da est e gli iracheni da sud stanno per cingere le truppe jihadiste che continuano ad uccidere i civili e a farne scudi umani.

Solo tra giovedì e venerdì l'Isis ha giustiziato 284 persone tra uomini e bambini mentre le forze di coalizione avanzavano verso Mosul come riferito da un fonte dell'intelligence irachena alla Cnn.

Nel frattempo si è conclusa la battaglia di Kirkuk con la vittoria delle forze irachene e la cattura della mente degli attentati Isis Abu Islam al-Ansarai.

13:00 - Si è conclusa dopo tre giorni la battaglia di Kirkuk, scoppiata nelle prime ore di venerdì scorso con il contrattacco a sorpresa dei miliziani dello Stato Islamico, mentre un centinaio di chilometri più a nord si combatteva alle porte di Mosul: lo ha annunciato Najmeddin Karim, governatore della provincia settentrionale irachena di cui la stessa Kirkuk è capitale. 

"L'assalto è finito e la vita è tornata alla normalità", ha reso noto il governatore, secondo cui sono stati "uccisi oltre 74 terroristi del Daesh e parecchi altri catturati, compresi i loro capi".

All'offensiva avrebbero partecipato in tutto un centinaio di jihadisti, comprese alcune 'cellule dormienti' gia' presenti in città da tempo. Una parte degli aggressori è dapprima riuscita a fuggire, ingaggiando però poi nuovi scontri nelle zone rurali che si estendono verso est. Al bilancio delle ostilità vanno aggiunti ulteriori 46 morti, in massima parte membri della forze di sicurezza.

12:20 - Sono 772 i miliziani dell'Isis uccisi nella prima settimana dell'offensiva lealista irachena per riconquistare la città di Mosul, secondo un bilancio fornito oggi dalla cellula per le informazioni di guerra a Baghdad.

11:00 - I peshmerga curdi hanno annunciato la conquista di Bashiqa, località una ventina di chilometri a nord-est di Mosul. "Le nostre forze controllano totalmente la città", ha affermato il direttore dei media Halgurd Hikmat a Rudaw tv, senza rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se ci sono ancora combattenti dell'Isis in città.

10:00 - La stessa emittente, citando un comunicato ufficiale del Consiglio di sicurezza del Kurdistan, ha riportato che la mente degli attacchi coordinati Isis a Kirkuk degli scorsi giorni è stata arrestata insieme ad altri nove miliziani. Si tratta di Mazn Nazhan Ahmad Abdullah al-Eubedi al-Rayashi, noto come Abu Islam al-Ansarai: ferito negli scontri con i peshmerga, è stato catturato dai civili, molti dei quali hanno imbracciato le armi e si sono uniti ai combattenti per difendere la città sotto attacco.

23 ottobre 2016

A Mosul i curdi avanzano da est, le truppe irachene da sud, e il Califfo Al Baghdadi ha ordinato ai suoi di preparasi alla battaglia finale nella città dove è stata proclamata la nascita dello Stato islamico.

I jihadisti - sulla base delle poche notizie che trapelano - hanno scavato trincee che poi hanno riempito di petrolio, vogliono un muro di fuoco per fermare l'avanzata dei curdo-iracheni. Diverse sostanze chimiche tossiche sono state utilizzate per assemblare ordigni artigianali e trappole anti-uomo.

E per garantirsi la vita i miliziani non esitano da giorni a costringere bambini e donne a rimanere sui tetti delle case cme scudi umani. Di tutto questo però mancano le verifiche indipendenti da parte dei media, che arriveranno probabilmente a battaglia finale già iniziata.

Il fronte turco-iracheno
Il capo del Pentagono Ash Carter, dopo la tappa di sabato a Baghdad, è volato a Erbil, dove ha incontrato il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani. Ufficialmente i due hanno parlato solo degli sviluppi sul campo. Ma i colloqui, arrivati dopo il no del premier iracheno Haydar Abadi alla partecipazione delle truppe di Ankara all'offensiva di Mosul, sono stati seguiti dall'intervento dell'artiglieria turca che ha appoggiato l'avanzata dei curdi.

I Peshmerga "hanno richiesto l'appoggio dei nostri soldati nella base di Bashiqa" e ora tank e artiglieria turca li stanno aiutando", ha annunciato il premier turco Binali Yildirim. Baghdad considera la presenza di truppe turche sul suo territorio una violazione della sua sovranità ed ha chiesto ripetutamente il loro ritiro, senza successo. In Kurdistan la pensano diversamente, evidentemente.

Proprio a Bashiqa è ripartita oggi l'offensiva verso Mosul. Grazie all'appoggio militare Usa, turco e delle forze della Coalizione, i Peshmerga hanno circondato otto villaggi a nord-est di Mosul, e si sono spinti fino a 9 chilometri dalla roccaforte del Califfato.

Ma la situazione resta di estremo pericolo, con l'Isis che sta lanciando micidiali attacchi nelle retrovie come diversivo per frenare l'avanzata.

Dopo il massacro di Kirkuk, oggi i jihadisti hanno sferrato un attacco a Rutba, nella provincia occidentale di Anbar. Almeno tre auto-bomba, ha riferito il generale Yahya Rasool, sono saltate in aria prima di raggiungere gli obiettivi dei miliziani e numerosi combattenti sono stati uccisi.

Dopo ore di scontri a fuoco, gli iracheni hanno "ripreso il controllo" della cittadina, liberata solo 4 mesi fa. E non è l'unico focolaio lontano da Mosul, assicurano fonti qualificate all'ANSA. La battaglia finale per la città si avvicina, ma la distruzione dello Stato islamico richiederà tempo, forse mesi, avvertono i militari curdi

21 ottobre 2016

Un gruppo di Jihadisti dell'Isis ha lanciato questa mattina un attacco contro la città di Kirkuk, nel nord dell'Iraq.

L'attacco è iniziato prima dell'alba quando i miliziani jihadisti sono riusciti a entrare nella parte meridionale prendendo il controllo di alcuni quartieri e il villaggio di al Tuqan, con attacchi lanciati da terroristi kamikaze.

La portata reale dell'attacco a Kirkuk è ancora poco chiara.

Miliziani-kamikaze dell'Isis hanno attaccato anche un impianto elettrico situato nella località di al Dabesh, una città tra Mosul e Kirkuk, e hanno ucciso 12 persone, tra amministrativi, operai e tecnici iraniani.

Il governatore di Kirkuk ha detto all'agenzia curda, Rudaw, che i peshmerga curdi e le forze antiterrorismo hanno il controllo completo della situazione. Secondo Rudaw, i terroristi erano parte di una cellula "dormiente" locale dell'Isis.

Secondo il l'arcivescovo caldeo di Kirkuk, monsignor Yousif Thomas Mirkis, a Venezia per un convegno del Ppe, sono "una cinquantina" i jihadisti dell'Isis che hanno attaccato Kirkuk stamattina, di questi "40 sono già stati uccisi". Mirkis, interpellato dall'Ansa stamattina, ha potuto contattare la sua città per avere informazioni su quanto sta accadendo. Mirkis ha anche aggiunto di aver appreso che i jihadisti "hanno preso delle persone in ostaggio in una moschea nel quartiere chiamato primo settembre, approfittando del venerdì di preghiera". 
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L'Importanza di Kirkuk
Kirkuk è una città multietnica a 290 km a nord di Baghdad e a 170 km a sudest di Mosul. È contesa dal governo centrale e dai curdi.

Attaccare Kirkuk, significa prendere di mira il cuore petrolifero iracheno e una città da secoli al centro di interessi politici ed economici tra Medio Oriente, Asia Centrale e Golfo. Kirkuk, 250 km a nord-est di Baghdad, è una delle più importanti città del Paese e ha una storia di convivenza tra le principali comunità etniche e religiose dell'area: arabi, curdi, turcomanni, musulmani e cristiani si sono spartiti da secoli l'influenza della città.

Il Kurdistan iracheno
Oggi Kirkuk è quasi del tutto controllata dalle forze curdo-irachene e il governo della regione autonoma del Kurdistan, basato a Erbil, poco più a nord, ha più volte esplicitamente affermato di considerare la città dentro i "confini naturali" del Kurdistan iracheno.

Un'affermazione contestata non solo dal governo federale di Baghdad ma anche da altre forti entità locali, come la comunità turcomanna e altre comunità arabe, ostili all'espansionismo curdo. Tra queste ci sono le comunità arabo-musulmane delle zone rurali a sud-ovest di Kirkuk che nel 2014 hanno accolto l'avvento dell'Isis come un elemento per contrastare sia la crescente influenza curda sia i tentativi di Baghdad di imporre un controllo sulla città petrolifera.

Durante l'era di Saddam Hussein l'area era stata sottoposta a un processo di "arabizzazione" forzata, come molte altre aree miste dell'Iraq. Dal 2003 in poi lo stato di Kirkuk è stato al centro di dispute ma nel 2014, con l'avvento dell'Isis e il conseguente avvio della "lotta al terrorismo", i curdi di Erbil si sono impadroniti di fatto di tutta la zona urbana e dei siti petroliferi più importanti.

19 ottobre 2016

AREE LIBERATE -Le forze governative irachene hanno liberato un'area di 352 chilometri quadrati che si estende a sud di Mosul, nella provincia nord-occidentale di Ninive. 

Lo ha annunciato oggi il generale Raed Shakir Jawdat, comandante della polizia federale, senza peraltro fornire ulteriori dettagli.
La direttrice meridionale dell'avanzata anti-Isis è quella lungo la quale muovono le truppe regolari, mentre da est attaccano i peshmerga curdi.

Ore 14:30 - MILIZIE SCIITE: ENTREREMO ANCHE NOI A MOSUL - Le Pmu, le Unità di Mobilitazione Popolare composte in buona parte da paramilitari sciiti, hanno annunciato in una nota che intendono comunque entrare a Mosul insieme alle forze governative irachene. 

Una sfida questa al premier Haider al-Abadi che, fin dall'inizio dell'offensiva, giunta al terzo giorno, ha sempre detto, ribadendolo anche oggi, che l'ingresso nel centro urbano sarà riservato esclusivamente a soldati e poliziotti regolari, così da non allarmare la popolazione civile, a larga maggioranza di confessione sunnita.

La presa di posizione delle Pmu è stata riferita dall'emittente televisiva satellitare 'al-Arabiya', che ha rilanciato le preoccupazioni sunnite circa il rischio del ripetersi anche a Mosul delle stesse violenze e vendette settarie già verificatesi nei mesi scorsi a Fallujah, a Tikrit e a Ramadi, tutte riconquistate a spese dei jihadisti.

Ieri, anche in seguito alle rassicurazioni venute dall'imam radicale sciita Moqtada al-Sadr, si era parlato di un accordo tra il governo di Baghdad e le Pmu, che sul campo hanno circa novemila uomini, per dirottare queste ultime sulla cittadina di al-Hawija, un centinaio di chilometri più a sud, una volta arrivati alle porte di Mosul.

Ore 13:00 - DUE MESILe forze irachene - con il sostegno delle milizie sciite e dei peshmerga curdi - potrebbero aver bisogno di almeno due settimane prima di raggiungere Mosul e di due mesi per liberarla dall'Isis. 

È il parere di Sirwan Barzani, generale dei peshmerga, espresso in un'intervista alla Cnn.

I tempi potrebbero ulteriormente allungarsi in caso di maltempo. Barzani ha anche ribadito che i peshmerga comunque non entreranno a Mosul. Anche le milizie sciite si fermeranno prima di varcare i confini della città a maggioranza sunnita.

Saranno invece le truppe regolari irachene, la polizia federale e le milizie tribali sunnite a occuopare la città, una volta strappata all'Isis.

Ore 11:15 - "NESSUN PERICOLO PER I SUNNITI DOPOLA RICONQUISTA DI MOSUL" - Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha lanciato un duro attacco all'Arabia Saudita dopo che nei giorni scorsi il ministro degli Esteri di Riad, Adel al Jubeir, aveva espresso il timore di "un bagno di sangue" a Mosul, città a maggioranza sunnita, se le milizie sciite alleate di Baghdad dovessero entrarvi dopo la cacciata dell'Isis.
"I bagni di sangue sono quelli dell'Isis - ha affermato Al Abadi - e consiglio ad Al Jubeir di prendere le sue informazioni da fonti di prima mano, perché quelle che ha adesso gli provengono da fonti di quarta mano". "Alcuni Paesi del Golfo - ha aggiunto il premier iracheno, sciita - usano lo slogan che i sunniti sono perseguitati, lo stesso usato da Daesh, che i i sunniti li ha massacrati davvero".

Ore 11:00 - ITALIANI FUORI DALLA LINEA DEL FUOCO - "Non possiamo escludere a priori che possano verificarsi episodi singoli e sporadici come l'esplosione di un razzo o un colpo di artiglieria. Ma non ritengo plausibili azioni complesse, organizzate e sistematiche contro i nostri soldati".
Lo afferma il generale di corpo d'armata Marco Bertolini, fino a poco tempo fa alla guida delle missioni italiane all'estero, in un'intervista alla Stampa in cui spiega che i soldati italiani sono fuori dalla linea del fuoco.
Presidiando la diga, che si trova a 30 chilometri da Mosul, a tutela dei lavoratori italiani della società 'Trevi' di Cesena, "i nostri uomini non dovrebbero correre seri rischi di attacchi strutturati e complessi", dice Bertolini. Gli elicotteristi della Brigata Friuli schierati a Erbil "svolgono un compito certamente delicato, in quanto dovranno intervenire qualora sarà necessario soccorrere i feriti della coalizione anti-Isis e portarli fuori dalla zona dei combattimenti, o assistere plotoni in difficoltà. Ma, nonostante Erbil sia vicina alla linea di contatto, è una zona sicura grazie anche all'influenza curda", dichiara il generale. Bertolini si dice "preoccupato" dall'atteggiamento degli Usa. "La loro politica militare è incentrata su dichiarazioni di guerra annunciate troppo spesso e troppo a sproposito.
È un grave errore strategico avvertire il nemico sulle proprie intenzioni. La mia sensazione è che gli Usa vogliano più che altro controbilanciare l'attivismo di Putin in Siria. Sono stati spiazzati - osserva - dall'intervento russo su Aleppo e quindi ora sembrano voler recuperare in immagine".

PROFUGHI PREVISTI - Circa 200.000 persone potrebbero essere costrette a fuggire nelle prime settimane dopo l'inizio dell'offensiva militare anti-Isis in Iraq per riprendere il controllo di Mosul.

Lo afferma una nota dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) secondo il quale comunque i rapporti relativi alle prime 36 ore delle operazioni militari, avvenute in zone poco popolate, non indicano una fuga di massa delle popolazioni civili.
Lo scenario più pessimistico dell'Onu sulle conseguenze dell'offensiva per la riconquista di Mosul evoca un milione di sfollati, con circa 700.000 persone in cerca di un alloggio di emergenza.

L'Onu si prepara ad affrontare l'esodo, mentre sussistono serie preoccupazioni per la protezione dei civili, afferma la nota dell'Ocha con le ostilità che si avvicinano a zone densamente popolate e urbane. Rifugi sono stati allestiti per circa 60.000 persone in campi e siti di emergenza ed è stato accelerato l'allestimento di ulteriori siti, con una capacità per circa 250.000 persone, precisa l'Ocha.

Ore 10:15 - RESISTENZA ISIS - Due autobomba guidate da kamikaze sono state fatte esplodere stamane dall'Isis a ridosso delle linee delle forze governative irachene nei pressi del villaggio di Hamdaniya, 35 chilometri a sud-est di Mosul.
Per il momento non si hanno notizie di vittime. Lo riferisce la televisione curda irachena Rudaw, aggiungendo che le forze di Baghdad, appoggiate dalle milizie sciite lealiste, si apprestano a lanciare oggi un attacco per strappare questo villaggio allo Stato islamico nell'ambito dell'offensiva per riconquistare Mosul.
Intensi bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa sono in corso sulla regione. Nella stessa area, aggiunge Rudaw, ieri sera le forze governative sono state costrette a ritirarsi dal villaggio di Abbasiyah, che avevano conquistato, quando miliziani dell'Isis sono usciti da una rete di tunnel sotterranei e le hanno attaccate.

18 ottobre 2016

Ore 16:00 - L'esercito iracheno sta procedendo verso il distretto di Al Shura, nella provincia di Mosul, nell'ambito dell'operazione militare avviata ieri per liberare la città dalla presenza dei miliziani dell'Isis. Secondo fonti locali quello di Al Shura è il distretto più pericoloso nell'intera regione di Ninive, noto per essere una roccaforte dei terroristi islamisti dal 2005.

Ore 15:00 - Le forze curdo-irachene hanno conquistato oggi Qaraqosh, località a 13 chilometri a est di Mosul, nota per esser stata nell'estate del 2014 teatro della fuga di decine di migliaia di cristiani caldei della zona. Lo riferisce il sito Internet della tv curdo-irachena Rudaw. L'informazione non può essere verificata in maniera indipendente sul terreno. 
Anche alcuni villaggi nella zona di Hamam al-Alil a sud della città sono stati catturati dalle forze all'offensiva.

La Croce Rossa invece ha chiesto ai combattenti di tutte le parti di mostrare "umanità". Robert Mardini, direttore delle operazioni nel Medio Oriente ha detto alla Bbc che mostrare umanità significa non prendere di mira i civili, evitare l'uso di artiglieria pesante nelle aree densamente popolate e garantire corridoi di passaggio per coloro che vorrebbero andarsene.

Ore 14:00 - Tensione Turchia-Iraq - "La Turchia ha delle responsabilità verso Mosul che hanno radici storiche e geografiche". Con queste parole il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a commentare l'operazione di terra dalla quale la Turchia è stata esclusa.

Erdogan ha rivendicato l'interesse di Ankara alla sicurezza dell'area, considerando che Iraq e Turchia condividono 350 chilometri di confine. Una situazione che legittima, secondo il presidente, la Turchia a partecipare sia a operazioni sul campo sia a sedere al tavolo negoziale che deciderà il futuro della regione: "Allo stato attuale, considerando che gli scontri hanno natura settaria, la Turchia evita di schierarsi, tuttavia difendiamo i diritti dei nostri fratelli sunniti e turcomanni che vivono nella regione".

Il presidente ha poi rivelato che gli uomini del califfato si starebbero spostando verso il nord-ovest della Siria, nella regione di Bab confinante col sud della Turchia: "Continuiamo a dialogare con gli Stati Uniti per ripulire anche quest'area dai terroristi e abbiamo ribadito di essere pronti a liberare Raqqa".
In base a quanto riferito da Erdogan, l'intesa con Washington sarebbe stata raggiunta rispetto ai curdi siriani del Pyd, che abbandoneranno la città di Manbij. In ultimo, il presidente ha ribadito che la Turchia non ha alcuna intenzione di espandere i confini né in Siria né in Iraq.

Nelle ore precedenti il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, è tornato a chiedere alla Turchia di ritirare le sue truppe schierate a nord-est di Mosul, affermando che "l'Iraq non è assoggettato da Ankara". Al Abadi ha fatto queste dichiarazioni durante un incontro con i diplomatici accreditati a Baghdad per riferire loro dell'offensiva lanciata ieri dalle forze lealiste per strappare Mosul all'Isis.

Offensiva alla quale, ha ribadito il premier, la Turchia non deve partecipare. Intanto il portavoce del governo, Saad Al Hadithi, ha sottolineato che sono falliti i colloqui svoltisi ieri a Baghdad con una delegazione di Ankara per cercare una soluzione alla crisi tra i due Paesi, dopo che la Turchia ha insistito per mantenere il suo contingente nella base di Bashiqa, dove vengono addestrati migliaia di miliziani iracheni sunniti.

Oggi migliaia di persone hanno inscenato una manifestazione ostile davanti all'ambasciata turca a Baghdad rispondendo a un appello del leader sciita radicale Moqtada al Sadr.

Ore 13:00 - L'avvenire di Mosul - Su invito della Francia e dello stesso governo di Baghdad, una ventina di Paesi impegnati a vario titolo contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria si riuniranno il 20 ottobre, a Parigi per "preparare l'avvenire politico di Mosul".
"Bisogna muoversi in anticipo, predisporre il 'giorno dopo' e la stabilizzazione di Mosul al termine della battaglia militare", ha spiegato il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault.

Ai colloqui non è stato invitato l'Iran, malgrado la notevole influenza che esercita sulla regione. Teheran tra l'altro appoggia le milizie sciite coinvolte nell'avanzata per strappare Mosul ai jihadisti. Il vertice di giovedì precederà quello al quale, martedì prossimo sempre a Parigi, parteciperanno i ministri della Difesa di tredici Paesi membri della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa.

Ore 12:30 - Proteggere i Sunniti - Amnesty International ha lanciato un appello al governo iracheno perché nell'offensiva in corso su Mosul impedisca il ripetersi degli "spaventosi abusi" già commessi contro civili sunniti da parte di milizie sciite alleate del governo di Baghdad, e in alcuni casi dalle stesse forze governative, dopo aver strappato all'Isis altre città, tra cui Falluja.

"Dopo essere fuggiti dagli orrori della guerra e dalla tirannia dell'Isis, gli arabi sunniti in Iraq devono affrontare rappresaglie brutali per mano di milizie e forze governative, venendo puniti per crimini commessi dall'Isis", ha detto in un comunicato Philip Luther, responsabile per la ricerca di Amnesty in Medio Oriente e Nord Africa. In un rapporto basato su interviste con 470 testimoni, Amnesty denuncia violenze inflitte a migliaia di civili sunniti, comprese esecuzioni sommarie e torture, anche su ragazzi minorenni.

Ore 8:00 - Secondo quanto riferito dai media, rallenta l'offensiva verso Mosul tanto da parte dell'esercito iracheno proveniente da sud quanto soprattutto da parte dei miliziani Peshmerga curdi in arrivo da est, dopo che ieri proprio questi ultimi avevano fatto sapere di essere arrivati a una quindicina di chilometri dalla città.

In particolare, un'inviata della televisione panaraba Al Arabiya che si trova vicino alla linea del fronte, proprio tra le forze curde e i miliziani dell'Isis, ha riferito che i Peshmerga si sono praticamente fermati dopo aver detto di aver preso il controllo di 8-10 villaggi situati a est della città roccaforte dell'Isis. La stessa giornalista ha poi sottolineato che da alcuni di questi villaggi si vedono ancora alzarsi colonne di fumo per gli incendi appiccati dai jihadisti, che quindi potrebbero invece essere ancora presenti. Inoltre, i curdi non sono certamente ancora riusciti a prendere il controllo di Bartella, il principale villaggio cristiano della regione.

Intanto il premier turco Binali Yildirim ha comunicato ai media che caccia della mezzaluna hanno bombardato Mosul a supporto dell'offensiva di terra, senza però dare altri dettagli sull'operazione. Da approfondire anche la dichiarazione del presidente Erdogan, secondo cui "la Turchia e gli Stati Uniti stanno discutendo dell'ipotesi di un'operazione militare congiunta per strappare all'Isis la sua roccaforte siriana di Raqqa".

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L'inizio dell'offensiva su Mosul

17 ottobre 2016 - Annunciata in una conferenza stampa dal primo ministro iracheno, Haider Al Abadi, è stata lanciata l’operazione militare per la liberazione della roccaforte jihadista in Iraq. Le forze irachene, sostenute dall'aviazione Usa oltre che dalle milizie sciite e dai Peshmerga curdi - contro Mosul, roccaforte dell'Isis nel nord dell'Iraq.

L'avanguardia delle forze curdo-irachene sostenute dagli Usa si trova ad appena 15 chilometri a est della città, ma l'offensiva si preannuncia lunga e piena di insidie.

Alla campagna militare partecipano circa 30mila uomini di diversi eserciti e milizie anche rivali fra loro.

Il timore maggiore è per la sorte del circa un milione e mezzo di civili che rimangono nella città conquistata dall'Isis nel giugno del 2014 e da allora eletta come 'capitale' irachena dell'autoproclamato 'Califfato' guidato da Abu Bakr al Baghdadi.

L'Onu teme che "migliaia di civili a Mosul potrebbero ritrovarsi sotto l'assedio" delle truppe governative o diventare "scudi umani" nelle mani dell'Isis.

Il sottosegretario Onu per gli Affari umanitari, Stephen O'Brien, ha fatto appello "a tutte le parti perché rispettino i loro obblighi di proteggere i civili in base alla legge umanitaria internazionale".

Per ospitare gli sfollati sono stati allestiti dei campi a sud e a sud est, che possono però accogliere non più di centomila persone in fuga.
Altri agglomerati, che potrebbero ospitare fino a 250mila sfollati, sono in costruzione a nord e ad est della città.

I civili sunniti davanti alla "liberazione" da parte degli sciiti
Mosul è a maggioranza araba e sunnita, ma si appresta a essere assediata da forze curde appoggiate da forze speciali americane, e da truppe governative irachene. Queste ultime sono da anni percepite dalle popolazioni sunnite irachene come "sciite" e "filo-iraniane".

E i civili a Mosul potrebbero non considerare una "liberazione" l'ingresso in città di forze "ostili".

Il generale americano Stephen Townsend, comandante della coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, ha ricordato che la campagna per riconquistare Mosul "potrebbe durare settimane, e forse di più".

Strada per strada
Anche se l'avanguardia curdo-irachena, sostenuta dalla Coalizione, è giunta oggi ad appena 15 km da Mosul, una volta giunti alla periferia della città bisognerà penetrare strada per strada, in un agglomerato urbano che da più di due anni si prepara a una logorante battaglia.

Il premier iracheno e comandante supremo delle forze armate Haidar al Abadi era apparso stamani in uniforme militare in un discorso Tv alla nazione: "Le forze che vi libereranno hanno un solo obiettivo - ha detto rivolgendosi agli abitanti di Mosul -: sbarazzarsi di Daesh e ridarvi dignità".

Abadi aveva poi ribadito che "le uniche forze che entreranno a Mosul saranno l'esercito governativo e la polizia nazionale", in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi sull'impiego di milizie sciite filo-iraniane cooptate dal governo.

I governativi sono avanzati dalla base di Qayyara (60 km a sud di Mosul) verso la fabbrica di zolfo e sui villaggi a sud-est della città.

Per il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, è "un momento decisivo" nella campagna per sconfiggere l'Isis.
Membri delle forze speciali Usa sono stati avvistati dietro le linee curde, avanzate con centinaia di mezzi nel ventre molle della campagna ormai disabitata a est di Mosul.

Fino al 2013-14, queste zone erano abitate da cristiani e da altre comunità non sunnite, come gli shabak.
Il presidente curdo-iracheno Massud Barzani ha annunciato la "conquista solo oggi di 200 chilometri di territorio", strappando al sedicente Stato Islamico il controllo di sette villaggi. E ha assicurato che i curdi non entreranno a Mosul città.

Erdogan e la Turchia
Erdogan invece, dopo le scaramucce con il governo di Baghdad dei giorni scorsi, ha riaperto un altro fronte polemico affermando che la Turchia non può essere esclusa dall'offensiva per liberare la città e ha ribadito che le truppe di Ankara non lasceranno la base di Bashiqa, circa 30 km a nord-est di Mosul, come invece chiesto dal premier Abadi.

"Noi saremo coinvolti sia nell'operazione che nel successivo tavolo" negoziale, ha avvertito il presidente turco. Dal canto loro, i jihadisti hanno rivendicato due attentati suicidi contro altrettanti mezzi militari di forze curde. E hanno dato alle fiamme alcuni pozzi di petrolio nel distretto di Hamdaniya-Qaraqosh. Media governativi di Baghdad hanno riferito infine, citando fonti di intelligence, che miliziani jihadisti stanno lasciando Mosul verso la Siria. Ma di questo non vi sono conferme.
(ANSA)

Ore 16:00 - Il presidente della regione curda autonoma dell'Iraq del Nord (KRG), Massud Barzani, in una conferenza stampa, ha illustrato i risultati dell'operazione militare sferrata questa mattina per la liberazione della città di Mosul dalla presenza dei miliziani dello stato islamico. Secondo Barzani, la giornata di oggi ha segnato "un punto di svolta" per la lotta al terrorismo nella regione.

Particolarmente importante in questo senso, la visita di una delegazione curda al presidente iracheno Haydar al Abadi, che nei giorni scorsi ha portato all'accordo grazie al quale le truppe di Baghdad sono scese in campo, per la prima volta, al fianco dei Peshmerga curdi-iracheni. Una collaborazione e una coordinazione che hanno reso possibile "il successo dell'operazione di oggi", con la quale "un'area di circa 200 quadrati è stata liberata dall'Isis" e l'accesso ad Aleppo chiuso. 

Rispetto alla visita di questa mattina, da parte di una delegazione turca a Baghdad, per porre fine alle frizioni e scambi di accuse relative alla presenza militare turca nella zona di Bashiqa, non lontano dalla stessa Mosul, Barzani ha dichiarato di essere "fiducioso" rispetto al fatto che le parti presto trovino un'intesa.

Ore 15:15 - A Mosul l'Isis risponde con attacchi suicidi contro le forze peshmerga curde all'offensiva a est della città: almeno otto secondo l'agenzia dello Stato islamico Amaq. Uno di questi attacchi si vede nel video nel tweet qui sotto:

Ore 14:30 - Save the Children di fronte all'offensiva su Mosul, dove oltre mezzo milione di bambini rischiano la vita, ha lanciato oggi la campagna "Fino all'ultimo bambino".

La vita di "oltre mezzo milione di bambini è appesa a un filo: se non verranno aperte vie sicure per sfuggire ai combattimenti in corso, molte famiglie non avranno altra scelta che restare, con il rischio di rimanere vittime del fuoco incrociato o dei combattimenti, intrappolati in luoghi privi di accesso agli aiuti umanitari, al cibo e alle cure mediche", si legge in una nota della organizzazione.

"Coloro che tenteranno la fuga dovranno attraversare una citta' infestata da ordigni esplosivi, cecchini e mine antiuomo. Se non si agisce subito per assicurare a queste persone una via di fuga sicura, assisteremo a un bagno di sangue di civili su vasta scala," ha dichiarato Aram Shakaram, Vicedirettore di Save the Children in Iraq.

Save the Children chiede che vengano immediatamente creati e mantenuti passaggi sicuri e bonificati dagli ordigni per lasciare la citta'. "Sono state spese somme esorbitanti per le pianificazioni militari, le apparecchiature e gli armamenti, ma la priorità devono essere gli investimenti che garantiscano la sicurezza dei bambini," prosegue Shakaram.

Ore 14:00 - Sono finora 5.800 i guerriglieri Peshmerga che i militari italiani di stanza ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, hanno addestrato simulando le "possibili situazioni che dovranno fronteggiare - spiegano alla Difesa - nelle operazioni per la riconquista dei centri occupati dall'Isis, come la stessa Mosul".
Non è noto quanti di questi siano impiegati nell'offensiva in corso. Complessivamente sono oltre 12.500 i soldati appartenenti alle Kurdistan Security Forces che sono stati addestrati dagli istruttori del Kurdistan Training Coordination Center, un contingente internazionale attualmente a guida italiana (fino al prossimo dicembre) e composto da istruttori di nove nazioni: Italia, Germania, Regno Unito, Ungheria, Norvegia, Finlandia, Olanda, Slovenia e Svezia.
Dei 12.500 guerriglieri, 5.800 sono appunto quelli formati specificatamente dagli italiani. L'ultimo corso di addestramento ha riguardato 1.100 militari dei due battaglioni della 1/a e 2/a brigata dei Peshmerga: e' durato dieci settimane e si e' appena concluso. Questo ultimo periodo formativo ha completato l'addestramento di tutte le unita' impiegate sul terreno che compongono le due brigate delle Kurdistan Security Forces, per un totale di circa 3.400 Peshmerga. I trainer italiani inquadrati nell'operazione "Prima Parthica" operano in Kurdistan dall'inizio del 2015. L'Italia impiega al momento circa 200 militari, di cui 120 istruttori.

13:15 - Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico e dell'auto-proclamato califfato jihadista, sarebbe riuscito a sfuggire ai raid aerei della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa lanciati su Mosul, nel nord dell'Iraq.
Lo ha riferito l'emittente televisiva indipendente 'al-Baghdadia' alla vigilia dell'offensiva di terra in corso nell'area da parte dell'Esercito regolare iracheno.
In particolare, il sedicente califfo si sarebbe salvato da un'incursione condotta alle porte della città irachena, da dove sarebbe fuggito in direzione della Siria.
Nel bombardamento avrebbe invece perso la vita uno dei suoi più stretti collaboratori, Abu Musa al-Maghrebi.
Nel frattempo, stando a notizie non confermate riportate da vari mass media iracheni, a Mosul sarebbero scoppiate rivolte contro lo Stato Islamico, e tre sedi del gruppo in città sarebbero state distrutte da ignoti: alcuni capi jihadisti con i loro familiari sarebbero a loro volta riparati in Siria.

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13:00 - I caccia della coalizione internazionale a guida Usa stanno bombardando il centro di Mosul, mentre continua l'offensiva delle forze curde e irachene per strappare la città all'Isis.
Lo riferisce la tv curda Rudaw, aggiungendo che le forze curde hanno già riconquistato tutti i villaggi che erano stati loro assegnati. L'emittente ha dato anche notizia delle prime perdite, 4 combattenti, tra le forze curde.

12:30 - Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere che il suo Paese avrà un ruolo nell'offensiva irachena per riprendere Mosul agli jihadisti, sottolineando che è impensabile che Ankara ne resti fuori. "Saremo nell'operazione e a quel tavolo", ha affermato parlando in televisione. "I nostri fratelli e parenti sono lì - ha aggiunto - è fuori questione non essere coinvolti".
La preparazione della campagna contro Mosul ha visto un duro scontro tra Baghdad e Ankara, con quest'ultima preoccupata per il possibile coinvolgimento delle milizie sciite e curde, cosa per altro oggi avvenuta.
Da parte sua, il governo iracheno ha attaccato la presenza di un contingente turco a Bashiqa, a nord di Mosul. Una posizione ribadita dallo stesso Erdogan. "Nessuno si dovrebbe aspettare che lasciamo Bashiqa, ci siamo e abbiamo fatto tutti i tipi di operazioni contro Daesh", ha assicurato il leader turco. Nel tentativo di abbassare i toni, però, Ankara ha inviato una delegazione di alto livello guidata dal sottosegretario agli Esteri, Umit Yalcin, a Baghdad.

Ore 11:30 - Circa 1500 dei 3000 combattenti iracheni nel nord dell'Iraq che stanno partecipando all'offensiva finale per la liberazione di Mosul sono stati addestrati dalle forze turche nel campo di Bashiqa.
L'altra metà è una forza di riserva". Secondo le fonti, tra i 1.500 combattenti addestrati dall'esercito turco che partecipano all'offensiva vi sono, oltre ai sunniti, anche sciiti, yazidi e cristiani. "Non ci sono militari turchi che prendono parte all'operazione, ma gli sviluppi sono seguiti molto da vicino", hanno aggiunto le fonti.

Ore 11:00 - "La riconquista di Mosul in Iraq è iniziata, occorrono aiuti urgenti e, laddove possibili, interventi di assistenza umanitaria immediati o lo scenario sarà simile a quanto abbiamo visto in questi mesi ad Aleppo e in molte città siriane". Lo afferma il portavoce di Unicef Italia Andrea Iacomini, in una nota, sottolineando che "in tutto l'Iraq oltre 3.344.100 persone risultano sfollate e sono oltre un milione quelle in fuga da Mosul, la metà di queste sono bambini sotto i 18 anni che necessitano di protezione immediata". 

Stiamo assistendo ad una enorme e nuova emergenza umanitaria in Iraq e nella zona di Mosul in particolare che non va sottovalutata e per la quale l'Unicef è pronto ad intervenire", aggiunge spiegando che "da maggio ci sono oltre 213mila sfollati nell'area, ma nelle zone riconquistate ci sono gravi pericoli per le persone a causa di mine disposte ovunque dall'Isis e ordigni inesplosi, oltre alla presenza di cecchini e di disumani controlli di sicurezza da parte dei gruppi armati".

Ore 10:00 - Saranno necessarie "probabilmente settimane, e forse anche di più", alle forze irachene per strappare all'Isis il controllo di Mosul.
Lo afferma il generale Stephen Townsend, comandante delle forze congiunte americane impegnate in Iraq contro lo Stato islamico. "Questa potrebbe rivelarsi una battaglia lunga e difficile, ma gli iracheni si sono preparati e noi staremo al loro fianco", ha detto Townsend, citato dal sito di notizie curdo iracheno Rudaw.

Ore 8:00 - Nella notte è cominicata l'offensiva finale dell'esercito di Baghdad per la riconquista di Mosul, roccaforte Isis nel nord dell'Iraq. L'Onu però lancia un allarme per la sorte di un milione e mezzo di civili.

Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva "Sky Arabia", l'esercito iracheno è già riuscito in poco tempo ad abbattere la prima linea difensiva posta al di fuori della città avanzando dalla zona di Baashiqa.

A supporto dell'offensiva irachena ci sono i caccia statunitensi che stanno bombardando con raid mirati i siti di difesa delle postazioni dell'Isis e in particolare la base di al Qiyara.

Oltre alle truppe dell'esercito regolare iracheno, partecipano all'offensiva le milizie di Difesa popolari sciite, presenti con 9 mila uomini, e i peshmerga curdi che stanno avanzando dalla direttrice di al Sawatir, che è stata già conquistata, e avanzano per prendere altri 7 villaggi della zona di al Hamdania.

L'offensiva è stata contemporaneamente annunciata ufficialmente dopo la conferenza stampa del premier Hayder Abadi.

Le truppe di terra dell'esercito iracheno hanno iniziato a muoversi verso la zona di Sahl Ninve per poi avanzare su Mosul. Le unità dell'offensiva si muovono anche dalla direttrice a sud di Mosul, quella di Hamam al Halil, che dista 50 chilometri dalla città dove è in corso uno scambio di colpi di artiglieria.

A Mosul città invece si registrano numerosi incendi: i jihadisti hanno dato alle fiamme i depositi di benzina per provocare alte colonne di fumo e ridurre la visibilità per i caccia che conducono i bombardamenti sulle loro postazioni.

Intanto il vicesegretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Stephen O'Brien Asimismo ha espresso "profonda preoccupazione per la sicurezza di 1,5 milioni di civili" che vivono a Mosul e che potrebbero subire le conseguenze delle operazioni militari. "Alcune famiglie - ha aggiunto - corrono il rischio estremo di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato o sotto quello dei cecchini".

(Ansa, Agi, Reuters, The Guardian, Bbc)

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