3 aprile 2017 

Un video in esclusiva della Bbc mostra dei bambini usati dall'Isis come scudi umani a Mosul, in Iraq. Le immagini sono state girate dopo che la troupe ha avuto accesso agli elicotteri militari dell'esercito iracheno utilizzati nelle missioni contro i miliziani del gruppo "Stato islamico". 

La reporter della Bbc, Nafiseh Kouhnavard, di origini persiane, racconta dei civili ancora intrappolati a Mosul dove è in corso il momento più delicato dell'offensiva per la riconquista della città. A quel punto, il pilota ha uno scambio con il comando su una probabile fuga di alcuni militanti a bordo di un camion.

Al pilota dell'elicottero viene chiesto di sparare, ma subito dopo si rende conto che non può aprire il fuoco in quanto si intravede un bimbo accanto a uno dei terroristi, che lo tiene per mano e un altro poco più indietro, accanto a un altro jihadista. "L'uomo è armato, ma c'è anche un bambino", dice il militare iracheno. Il pilota è quindi costretto a spostare la mira per colpire un altro obiettivo. 

1 aprile 2017 


Un uomo considerato il vice di Abu Bakr al-Baghdadi, il sedicente califfo dello Stato islamico, è stato ucciso in un raid aereo delle forze irachene a al-Qaim, nei pressi del confine siriano. Lo riferisce la tv di Stato irachena citando l'intelligence e senza fornire ulteriori dettagli. La vittima è Ayad Hamid al-Jumaili, ministro della Guerra, ucciso insieme a un altro capo militare del gruppo jihadista, Turki Jamal al Dulimi, noto anche come Salem Muzfer al Ayami, alias Abu Hatab.

Secondo quanto riferito dall'intelligence, erano proprio le due vittime l'obiettivo del raid. A novembre del 2014 si diffuse la notizia del ferimento dello stesso al-Baghdadi in un altro raid aereo sempre su Al-Qaim, dove erano riuniti decine di capi jihadisti. Il 13 febbraio il canale di news locale Al Alhurra riferì che il califfo potrebbe essere rimasto gravemente ferito in un attacco aereo messo a segno quattro giorni prima nell'Iraq occidentale. Il quella circostanza emerse che il fondatore e capo dell'Isis si trovava proprio ad al-Qaim, nella provincia dell'Anbar per una riunione dei vertici dell'organizzazione, messa a punto per discutere le sconfitte subite di recente a Mosul. La sua sorte non è chiara, secondo fonti della sicurezza. Al Baghdadi potrebbe essere stato trasferito in Siria, mentre nel raid sono stati uccisi altri 77 terroristi.

31 marzo 2017

- Resterebbero meno di 1.000 jihadisti sunniti di Isis a Mosul ovest, accerchiati dalle forze irachene e della coalizione in quella che si sta confermando la battaglia più dura per la riconquista della seconda città irachena, dove il 29 giugno 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato.

Lo riferisce il comando della coalizione che sta cercando, casa per casa, strada per strada, di strappare definitivamente all'Isis la sua roccaforte in Iraq. Il colonnello statunitense Joe Scrocca, uno dei portavoce della coalizione, ha sottolineato che dei 2.000 membri di Isis che si stimava fossero ancora asserragliati a Mosul Ovest a febbraio, "ora" a fine marzo "crediamo ce ne siano meno della metà".

- Media e profili social vicini all'Isis stanno dando ampio risalto alle notizie delle vittime civili nei bombardamenti governativi iracheni e della Coalizione a guida americana su Mosul ovest. Su account Twitter dell'agenzia di notizie Aamaq, vicina allo Stato islamico, e su altri profili dei social network di sedicenti seguaci dell'Isis, sono pubblicate foto dei "massacri" compiuti dai "nemici del Califfato" a Mosul.

Nelle immagini, la cui autenticità non è verificabile in maniera indipendente, si vedono anche corpi senza vita e frammenti di corpi di bambini e donne. "Si presentano come liberatori ma sono dei criminali", si legge in sovrimpressione su uno dei post pubblicati. Su un altro si legge: "I soldati del Califfato vinceranno la battaglia di Mosul". 

28 marzo 2017

Secondo Amnesty International, i circa 150 civili uccisi dal raid aereo statunitense dello scorso 17 marzo sulla parte ovest di Mosul avevano ricevuto l'ordine di non lasciare le proprie case. Una denuncia che pone interrogativi sulle misure per evitare i cosiddetti "danni collaterali" e sul coordinamento tra forze aeree ed esercito iracheno sul terreno.

Il Pentagono ha aperto un'indagine sull'accaduto e sta passando al setaccio più di 700 video che riprendono i raid aerei. Il colonnello J.T. Thomas ha dichiarato che la questione rappresenta una priorità. "Il fatto che le autorità irachene abbiano ripetutamente sollecitato gli abitanti a rimanere nelle loro case, anziché lasciare l'area, suggerisce che le forze della coalizione avrebbe dovuto sapere che i raid avrebbero provocato un alto numero di morti.

Sin dall'inizio dell'offensiva su Mosul ovest le organizzazioni umanitarie hanno messo in guardia le autorità sul rischio di morti civili, data l'alta densità abitativa di questa zona della città e visto il crescente ricorso all'artiglieria e ai bombardamenti aerei. A differenza delle battaglie di Falluja e Ramadi, nelle quali la popolazione venne quasi totalmente evacuata, a Mosul l'esercito iracheno, nel tentativo di evitare un altissimo numero di sfollati, suggerisce ai civili di rimanere nelle loro case.

Mosul aveva più di un milione di abitanti prima dell'offensiva. Secondo Zeid Ra'ad Al Hussein, Alto Commissario ONU per i diritti umani, sono almeno 307 i civili uccisi e 273 quelli feriti nella Mosul occidentale dall'inizio dell'offensiva. Lo ha detto in un suo comunicato odierno, nel quale non è però specificato quante vittime siano state provocate dai miliziani dello Stato islamico e quanti dai raid iracheni e della Coalizione a guida americana. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha invitato le forze irachene e quelle internazionali a "evitare la trappola" tesa dai jihadisti, cercando di non colpire i civili e conducendo indagini trasparenti sui bombardamenti segnalati nei giorni scorsi.

Le indagini del Pentagono si concentrano anche su due bombardamenti recenti avvenuti in Siria: il presunto raid su una scuola a Mansura, vicino a Raqqa, risalente allo scorso 21 marzo, e quello su un palazzo adiacente a una moschea ad al Jineh, nella provincia di Aleppo, colpito lo scorso 16 marzo. L'Osservatorio siriano sui diritti umani stima circa 33 morti nel bombardamento a Mansura e altri 49 ad al Jineh, colpita durante una riunione di esponenti di al Qaeda.

27 marzo 2017

- Sono almeno 101 i cadaveri finora estratti dall'edificio di Mosul ovest centrato da un raid della Coalizione a guida Usa il 17 marzo scorso: lo ha annunciato il colonnello Safaa Saadi, responsabile della difesa civile irachena, citato dal Washington Post. Altri cadaveri, è stato precisato, sono stati recuperati direttamente dai familiari delle vittime. Gli Stati Uniti hanno ammesso ieri la responsabilità del raid e aperto un'inchiesta per determinare se le vittime, almeno 140 persone, siano tutte civili. In un comunicato della Coalizione si precisa che il bombardamento è avvenuto su richiesta delle forze irachene contro postazioni dell'Isis.

-Un attacco al popolare mercato Al Nabi Yunes di Mosul, perpetrato dal gruppo terroristico "Stato Islamico" nella giornata di domenica, ha causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di altre 43. Tra i morti, due bambini e una donna, secondo il direttore del centro medico Al Muharibn, Mohamed Safar.

23 marzo 2017 ;

- L'inviato Hevidar Ahmed della televisione curdo-irachena Rudaw ha riferito che fino a 230 persone, per la maggior parte civili, potrebbero essere state uccise in raid aerei sul quartiere di Al Jadida, nella zona ovest di Mosul. L'emittente non ha precisato se i raid siano stati compiuti dall'aviazione irachena o da jet della Coalizione internazionale a guida Usa, che appoggia l'offensiva lealista con pesanti bombardamenti. Delle vittime, 130 si trovavano in un solo edificio e 100 in un altro. 

- Sono almeno 400 mila le persone "intrappolate" nella Città Vecchia di Mosul, terrorizzate dai jihadisti e ormai a corto di cibo. A riferirlo è stato Bruno Geddo, rappresentante del'Agenzia Onu per i rifugiati (Acnur) in Iraq. Nelle aree che non sono state ancora riconquistate dalle forze irachene, ha spiegato, ci sono in totale circa 600mila persone.

Geddo ha spiegato che le persone che arrivano al sito di transito Hammam al-Ali, situato a circa 20 chilometri a sud di Mosul, descrivono la situazione che si sono lasciati alle spalle come disperata. "Mancano il carburante, il cibo, l'elettricità. Le persone si sono ridotte a bruciare mobilia, vecchi abiti e qualunque altra cosa per tenersi al caldo di notte, perché piove pesantemente e le temperature, di notte in particolare, scendono significativamente".
 
22 marzo 2017


- Una fossa comune scavata da miliziani dell'Isis e scoperta a metà febbraio vicino a Mosul, la città nel nord dell'Iraq assediata dalle forze di Baghdad, potrebbe contenere i resti di più di 1.000 persone. Lo riferisce Human Rights Watch (HRW). La fossa comune ha un diametro di 35 metri e si trova a Jafsa, otto chilometri a sud di Mosul. Potrebbe essere la più grande scoperta tra Iraq e Siria. La zona è stata minata e già tre poliziotti iracheni vi sono rimasti uccisi da esplosioni. Qui potrebbe essere stata seppellita una parte di 600 detenuti uccisi dai miliziani jihadisti nel carcere di Baduch, 10 chilometri a ovest della città. In questa località l'11 marzo era stata scoperta una fossa comune con circa 500 cadaveri. 

-  Un comandante dell'Isis e sua moglie, un medico di nazionalità francese, sono morti in un raid aereo della coalizione internazionale a guida USA su Mosul. Lo riferiscono fonti militari irachene, spiegando che il capo jihadista ucciso era il comandante di una brigata d'artiglieria, Hassan Mahmud Al Farahat Al Afri. Sua moglie, Iman Al Tuji, era uno dei responsabili medici del gruppo jihadista. I due sono stati uccisi nei pressi della moschea di Omar Ibn al Jatab, nel quartiere Al Tank, nella parte occidentale della città assediata dalle forze irachene. 

21 marzo 2017

- Miliziani dell'Isis hanno catturato un colonnello e altri otto ufficiali della polizia federale a Mosul ovest: lo riferisce la tv panaraba al Arabiya, citando fonti del Ministero degli interni di Baghdad, secondo cui i contatti con i poliziotti si sono interrotti nella notte, intorno alle 3 del mattino di ieri, quando gli ufficiali erano impegnati in scontri con i jihadisti a Bab Jdid, nella città vecchia.

- Ieri sera a Baghdad, intanto, un attentato con autobomba ha causato la morte di 23 persone e il ferimento di oltre 40. Lo ha riferito la tv panaraba al Jazira, citando fonti della sicurezza locale. L'esplosione è avvenuta nel quartiere popolare di Amil, nella parte sud della città, in una strada affollata di negozi.

- Cinque mesi dopo essere stato costretto a chiudere per i danni provocati da guerra e bombardamenti, a Mosul ha riaperto l'ospedale Al-Qayyara: fornirà servizi di ostetricia e traumatologia alla popolazione colpita dal conflitto. Lo segnala l'Organizzazione mondiale della sanità, il cui rappresentante in Iraq ha dichiarato: ''L'OMS e i suoi partner hanno aumentato l'assistenza sanitaria per far fronte al nuovo esodo di persone sfollate, in fuga nella parte occidentale di Mosul. Solo il piano terra dell'ospedale sta funzionando, ma questo permetterà di salvare più vite e offrire cure sanitarie vicino alla prima linea''.

L'ospedale Al-Qayyara è una struttura di riferimento per l'intera area omonima, nel sud di Mosul. I casi che si verificano nell'area ovest della città, dopo essere stati stabilizzati in loco, saranno ora trasferiti all'ospedale per trattamenti chirurgici avanzati. Con il supporto dell'Oms, l'ospedale è stato equipaggiato di due sale operatorie, una banca del sangue, un laboratorio, macchinari per radiografie, ultrasuoni e sterilizzazioni. Attualmente ci sono 45 operatori sanitari al lavoro, di cui 6 chirurghi e 4 anestesisti. 

20 marzo 2017 

In quella che potrebbe essere la fase finale dell'offensiva per strappare Mosul all'Isis, le forze della polizia federale irachena hanno lanciato ieri un attacco nel cuore della parte vecchia della città, arrivando a poche centinaia di metri dall'antica moschea di Al Nuri, da dove nel luglio del 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la rinascita del Califfato.

Le forze governative irachene hanno annunciato la ripresa dell'avanzata verso il cuore di Mosul, dopo alcuni giorni di pausa dovuti al maltempo e al timore per le vite dei 600.000 civili che si ritiene siano ancora in città. "Stiamo avanzando verso la Città Vecchia, la resistenza dei jihadisti si sta indebolendo", ha detto il generale Khalid al Obedi, capo della polizia.

Scontri strada per strada sono segnalati nel quartiere di Bab al Jadid, dove le forze lealiste stanno cercando di aprirsi la via verso la moschea di Al Nuri, poche centinaia di metri a nord, e il suo celebre minareto pendente Al Hadba ("il gobbo"). Intanto elicotteri governativi fanno uso di razzi per colpire i miliziani dell'Isis - secondo fonti Usa ormai non più di 2.000 - che continuano a opporre una disperata resistenza.

Ma con i combattimenti che entrano negli antichi quartieri, i più popolati, aumentano i rischi di perdite tra i civili. Migliaia di residenti, tra cui molti bambini e donne, stanno fuggendo dai combattimenti per raggiungere gli oltre centomila che hanno lasciato nell'ultimo mese la parte occidentale della ormai ex roccaforte Isis. 

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17 marzo 2017

Sono oltre 150.000 i civili costretti a fuggire dai quartieri occidentali di Mosul dall'inizio dell'offensiva delle forze lealiste irachene per strappare all'Isis anche questa parte della città. Lo ha reso noto il ministro per i migranti e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff.

Secondo dati dell'Onu, all'inizio della nuova offensiva, il 19 febbraio, si stimava che fossero 750.000 i civili presenti a Mosul ovest. "In totale 152.000 civili - ha detto Jaff - sono fuggiti dall'inizio dell'operazione militare. Di questi, 98.591 sono stati sistemati in campi profughi, mentre altri 54.208 sono stati alloggiati presso parenti nei quartieri orientali e meridionali della citta'". 

15 marzo 2017

Secondo l'Osservatorio iracheno per i diritti umani, sono 439 i civili finora morti nella battaglia cominciata il mese scorso che vede le forze lealiste irachene impegnate in un'offensiva per strappare all'Isis la parte ovest di Mosul, iniziata meno di tre settimane fa.
Secondo la stessa fonte 299 dei civili sarebbero stati uccisi dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida americana.

Ha in vece quasi raggiunto quota centomila il numero degli sfollati causati dall'offensiva dell'esercito iracheno su Mosul ovest.  Il dato è dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
Le forze di Baghdad hanno riconquistato diversi villaggi prima controllati dall'Isis, oltre all'aeroporto, al museo di Mosul, alla stazione ferroviaria e agli uffici del governo provinciale.

Ma la battaglia per la riconquista della parte occidentale della città, più piccola di quella orientale (già liberata) ma più densamente popolata, ha causato tra il 25 febbraio e il 15 marzo 97.000 profughi, 17.000 in più rispetto all'ultimo bilancio fornito pochi giorni fa dall'Oim, mentre secondo il governo iracheno sono 116.000: bambini, donne e uomini che arrivano stremati da ore di cammino ai checkpoint delle forze di sicurezza, che devono poi decidere se consentire loro il passaggio verso i campi allestiti dal governo, che sono a rischio infiltrazione terroristica.

13 marzo 2017

"Ogni miliziano dell'Isis rimasto a Mosul morirà". Lo ha detto l'inviato americano nella coalizione internazionale Brett McGurk, parlando con i giornalisti domenica da Baghdad, nel pieno dell'offensiva per liberare la roccaforte jihadista in Iraq. McGourk - rende noto la Bbc - ha spiegato che le truppe irachene hanno chiuso l'ultima strada per uscire dalla città, intrappolando i miliziani nella parte ovest: "Ogni combattente rimasto a Mosul sta per morire là. Noi siamo impegnati non solo per sconfiggerli, ma anche per assicurarci che non possano scappare". La Nona Divisione dell'esercito iracheno ha tagliato loro le vie di fuga da Mosul assumendo il controllo della strada per Badush, a nordovest.

Le unità speciali dell'esercito stanno premendo dalla periferia della seconda città irachena verso l'interno, mentre l'opera di pulizia strada per strada, lungo i vicoli dei quartieri ovest, è affidata alla polizia federale. Il generale Maan al-Saadi, che guida l'antiterrorismo, ha detto che le forze governative controllano "oltre un terzo" di Mosul ovest, ed ha stimato che la liberazione di questa ultima parte di città sarà più semplice rispetto a quanto fatto per la zona est, che ha richiesto oltre cento giorni. L'offensiva per strappare definitivamente Mosul all'Isis è scattata lo scorso 5 marzo.


Battle For Mosul 
un documentario del Guardian e di Frontline:

10 marzo 2017

Il centro storico di Mosul, patrimonio mondiale dell'Unesco e situato sul lato occidentale della roccaforte jihadista nel nord dell'Iraq, presa d'assalto dalle forze governative irachene, rischia di essere raso al suolo e il suo inestimabile patrimonio architettonico di essere cancellato per sempre: lo denuncia Ihsan Fethi, riconosciuto come uno dei massimi esperti di conservazione del patrimonio iracheno e del Medio Oriente. 

L'architetto originario della stessa Mosul ha rivolto nei giorni scorsi un appello alle autorità militari irachene e statunitensi che partecipano all'offensiva nei quartieri occidentali della "capitale dello Stato islamico". "C'è il rischio che le forze governative e quelle della Coalizione a guida Usa compiano attacchi aerei e di artiglieria indiscriminati sugli antichi edifici del centro cittadino", ha affermato Fathi in un'intervista con l'ANSA.

Docente all'Università di Amman, specializzatosi in Gran Bretagna in conservazione del patrimonio, l'architetto ha redatto un appello, diffuso sui social network e a cui stanno aderendo intellettuali, archeologi, architetti e urbanisti iracheni e arabi, che chiede alle forze militari di Baghdad di non entrare nel centro storico di Mosul ma di limitarsi ad assediarlo. "Bisogna evitare questa catastrofe. È come se il governo italiano accettasse di bombardare Firenze o Venezia", afferma Fethi. Se il centro di Mosul viene distrutto, ha affermato, "non ci sarà nessuna vittoria. Sarà una sconfitta per tutti".

L'architetto ricorda che il centro storico di Mosul è stato già in parte danneggiato dalla presenza dell'Isis, la cui furia distruttrice e iconoclasta si è abbattuta non solo sulle antiche rovine d'epoca preislamica, come le Mura di Ninive e i manufatti d'epoca assira del museo nazionale, ma anche su "decine di edifici privati, pubblici e religiosi" del centro storico di Mosul: non solo chiese e moschee sciite, ma soprattutto moschee e cimiteri sunniti.

9 marzo 2017

Le forze anti-terrorismo irachene sono entrate oggi in altri due quartieri di Mosul ovest nell'avanzata per strappare la città all'Isis. Lo ha riferito il comandante delle operazioni militari, generale Abdul Amir Yarallah. "Le nostre forze anti-terrorismo hanno attaccato i quartieri di Mualamin e di Silo, e stanno alzando le bandiere irachene sugli edifici", ha detto Yarallah. Intanto altre fonti locali riferiscono che le forze governative stanno cercando di avanzare verso il minareto pendente Al Hadba ("il gobbo"), di epoca medievale, uno dei simboli della città.

7 marzo 2017

Le forze irachene hanno ripreso il controllo di diversi edifici governativi che erano caduti in mano all'Isis nella parte ovest di Mosul: lo ha reso noto il comandante Abdul-Amir Raheed Yar Allah, sottolineando che i soldati hanno issato oggi la bandiera irachena sui palazzi della sede del governo provinciale nel quartiere di Dawasa.

Ripreso il controllo anche dell'edificio del consolato turco a Mosul, occupato dai miliziani dell'Isis dall'11 giugno 2014 con un blitz in cui presero in ostaggio 49 persone, tra cui l'ex console generale Ozturk Yilmaz, trattenendole per 101 giorni. Lo riporta l'agenzia Anadolu. Gli ostaggi furono poi liberati da un'operazione dei servizi segreti di Ankara. 

Anche il secondo dei cinque ponte sul fiume Tigri è stato riconquistato ieri dalla coalizione irachena. Si tratta del ponte al Hurriya (Libertà), che congiunge la parte orientale della città al centro del settore occidentale. 

Il premier iracheno Haidar al Abadi ha effettuato oggi una visita alle truppe governative impegnate a Mosul contro l'Isis. Lo riferisce l'ufficio dello stesso Capo del governo iracheno, precisando che dopo essere giunto a Erbil, nel Kurdistan iracheno, con un volo da Baghdad, Abadi si è poi diretto in auto nei pressi del fronte di Mosul, dove ha incontrato i vertici delle operazioni militari in corso da metà ottobre.

6 marzo 2017

Le truppe irachene si stanno dirigendo verso gli edifici governativi nella parte occidentale di Mosul controllata dall'Isis tra gli scontri "più pesanti" mai visti dall'inizio della nuova spinta nella città: lo ha detto ieri il comandante iracheno Haider al-Maturi della polizia federale.

I combattenti dell'Isis, ha sottolineato il comandante, hanno risposto finora con una raffica di almeno sei kamikaze a bordo di altrettante autobomba, che però sono stati intercettati ed eliminati prima che colpissero i loro obiettivi. L'Isis, ha aggiunto Al-Maturi ha messo in campo anche alcuni cecchini.

5 marzo 2017

- Le forze di sicurezza irachene hanno arrestato a Mosul un uomo considerato un cugino di Abu Bakr al-Baghdadi, il capo dell'Isis. Lo riferisce al Arabiya senza fornire il nome dell'uomo, che è stato arrestato nel quartiere Jawsaq e portato in una località segreta. L'emittente ha diffuso un alcune foto dell'arresto, che mostrano l'uomo con una lunga e folta barba rossiccia. Jawsaq è stato liberato lunedì scorso dalle forze di sicurezza irachene e circa 50 miliziani jihadisti sono stati uccisi.

- Sono oltre 45.000 gli sfollati a causa dei combattimenti tra le forze regolari irachene e l'Isis a Mosul Ovest. Lo riferisce l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), aggiungendo che per due volte dal 19 febbraio, giorno dell'inizio dell'offensiva per la riconquista della parte occidentale della città, in un solo giorno più di 10.000 persone sono arrivate nei campi profughi.

4 marzo 2017

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta indagando su 12 civili - fra cui donne e bambini - feriti nella battaglia in corso per strappare Mosul all'Isis, che presentano lesioni e sintomi da esposizione a gas usato nelle armi chimiche.

Se il loro uso verrà confermato, fa sapere Lise Grande, coordinatrice umanitaria Onu per l'Iraq, "si tratterebbe di una grave violazione della legislazione umanitaria internazionale e un crimine di guerra, indipendentemente da chi siano l'obiettivo o le vittime dell'attacco". Le vittime, che sono rimaste esposte ai presunti agenti chimici nella parte orientale di Mosul, dove si combatte, vengono curate nella vicina città curda di Erbil.

3 marzo 2017

- L'Organizzazione ​I​nternazionale per le Migrazioni​ (IOM) ha reso noto oggi che l'offensiva anti-Isis per la riconquista della zona occidentale di Mosul da parte delle forze della coalizione irachena sta causando la fuga di un numero altissimi di residenti, il più alto dall'inizio dell'operazione militare nell'ottobre 2016. Oltre 30​.000 ​persone sono state costrette a fuggire dai combattimenti in corso e dalle violenze dei jihadisti. ​Secondo le stime ONU, circa 750​.000 ​altre persone restano intrappolate nella zona ovest della roccaforte jihadista.

- Le milizie irachene a maggioranza sciita che combattono al fianco dell'esercito di Baghdad hanno riferito di avere riconquistato ieri la prigione di Badush, a nord-ovest di Mosul, bloccando una importante via di rifornimento o di fuga per i jihadisti dell'Isis che difendono la città.

In un comunicato, le milizie della cosiddetta "mobilitazione popolare" (Hashid Shaabi) affermano di avere conquistato la prigione, una decina di chilometri da Mosul, insieme con la 26/a Brigata e la 9/a Divisione corazzata dell'esercito. Badush si trova su una importante arteria stradale tra Mosul e la cittadina di Tal Afar, una sessantina di chilometri a ovest in direzione della Siria, che è ancora nelle mani del gruppo "Stato islamico". 

Almeno 392 civili sono stati uccisi e 613 feriti nel mese di febbraio in Iraq, in atti di terrorismo e combattimenti con l'Isis, secondo un bilancio fornito dalla missione dell'Onu nel Paese (Unami). Il bilancio - che non si sposta molto dai dati del mese precedente, quando i morti furono 382 - mette in evidenza che la maggior parte delle vittime civili sono nella provincia di Ninive, dove è in corso l'offensiva per riconquistarne il capoluogo, Mosul.

In questa regione i civili uccisi in febbraio sono stati 201 e quelli feriti 250. Nel suo rapporto mensile, l'Onu lascia intendere che il numero di vittime civili nell'offensiva su Mosul potrebbe essere molto più alto, perché fin dall'inizio dell'operazione militare, il 17 ottobre scorso, "sono stati ricevute notizie di incidenti con vittime civili, ma l'Unami non era nella posizione per poter verificare tali incidenti".

1 marzo 2017 

L'esercito iracheno continua ad avanzare oggi nell'ovest di Mosul, e secondo fonti militari si sta avvicinando al compound dei principali edifici governativi. Reparti speciali delle forze antiterrorismo hanno attaccato stamane il quartiere di Wadi Hajar, sul fianco sud del settore occidentale della città, dove sono tuttora in corso intensi combattimenti con le milizie dell'Isis.

Il generale Thamir al Hussaini, comandante delle forze di intervento rapido della polizia federale, afferma che i suoi uomini stanno combattendo a circa 800 metri di distanza dal compound governativo, ancora nelle mani dello Stato islamico. Il generale Yahya Rasul, portavoce del comando per le operazioni congiunte, ha riferito che ieri i governativi hanno completato la riconquista dei quartieri di Tayaran, Jawsaq e Taymat e del consolato turco.

Sono 26.000 gli sfollati iracheni a Mosul ovest negli ultimi dieci giorni per l'offensiva dell'esercito contro l'Isis: lo riferisce il governo di Baghdad. 

28 febbraio 2017

Quasi 9.000 civili sono fuggiti solo ieri dal settore ovest di Mosul, dove continuano i combattimenti. Il ministro per i migranti e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff, ha detto che 8.735 tra uomini, donne e bambini hanno raggiunto il territorio controllato dai lealisti per mettersi al riparo e sono stati sistemati nei campi rifugiati di Jada e Hamam Alil. Si tratta del più alto numero di civili fuggiti dall'inizio dell'offensiva per riconquistare Mosul ovest. 

27 febbraio 2017

Il comandante dell'offensiva governativa irachena per strappare Mosul all'Isis, generale Abdul Amir Yarallah, ha detto che oggi le forze lealiste hanno conquistato un altro quartiere nell'ovest della città, Haj al Jawsaq, prendendo l'intero controllo del cosiddetto Quarto Ponte sul fiume Tigri.

I combattimenti proseguono intensi in quattro aree residenziali alla periferia meridionale e occidentale di Mosul. Le fonti ammettono che l'avanzata procede lentamente a causa dell'uso di autobomba e cariche esplosive da parte dei jihadisti del gruppo "Stato islamico". Allo stesso tempo, anche i raid aerei della Coalizione internazionale a guida americana sono diminuiti di intensità per il timore di colpire obiettivi civili. 

26 febbraio 2017 

La polizia militare irachena ha riconquistato un quartiere nella parte occidentale di Mosul dopo violenti scontri con l'Isis. Lo ha detto all'Ap un alto comandante della polizia federale, il generale Haider al Maturi, precisando che le sue truppe sono entrate stamattina nella zona di Tayyaran, che è ora "sotto il loro pieno controllo". I jihadisti dello Stato islamico hanno utilizzato almeno 10 kamikaze con autobomba, ma nove sono saltati in aria prima di raggiungere i loro obiettivi. Il decimo ha ucciso due poliziotti, cinque sono rimasti feriti, ha aggiunto al Maturi. Le sue forze, ha proseguito, hanno arrestato due jihadisti, "un iracheno e uno straniero che parla russo". 

25 febbraio 2017

19:30
- Sarebbero almeno 27 i civili uccisi il bilancio di bombardamenti di artiglieria delle forze governative irachene su Mosul. Lo riferisce l'agenzia Aamaq, legata allo "Stato islamico", precisando che le vittime sono cadute nei quartieri occidentali di Mosul, presa di mira dall'offensiva governativa col sostegno della Coalizione a guida Usa. Le informazioni non possono essere verificate in maniera indipendente sul terreno. 

16:00 - Una cinquantina di civili iracheni sono rimasti uccisi o feriti dall'esplosione di mine mentre tentavano di fuggire dal villaggio di Sahaji, 15 chilometri a ovest di Mosul. Lo ha riferito la polizia federale irachena su Twitter. I civili stavano tentando di lasciare l'area teatro di intensi combattimenti. I miliziani jihadisti hanno disseminato di mine e trappole esplosive, edifici, strade e terreni nell'area di Mosul per rallentare l'avanzata dell'esercito e impedire la fuga dei civili. L'Onu stima che ci vorranno poco meno di 50 milioni di euro soltanto per lo sminamento di queste regione, una cifra pari a quanto costerà la bonifica di tutto il resto del Paese. 

15:20 - La giornalista curda Shifa Gardi è stata uccisa oggi nell'esplosione di una bomba nei pressi di Mosul, mentre copriva per Rudaw Tv i combattimenti in corso tra le forze irachene e i jihadisti dell'Isis. Il suo cameraman, Younis Mustafa, è rimasto ferito. 

24 febbraio 2017

11:40 - Le forze speciali irachene hanno fatto il loro ingresso nei primi distretti occidentali di Mosul: lo riferiscono i media locali citando i comandi militari. Nel distretto di al Tayyaran i militari hanno preso il controllo di un impianto sportivo: i combattimenti sono violenti, l'Isis ha utilizzato almeno 7 autobomba. Scontri anche nel distretto di al-Maamun. L'avanzata è supportata dai bombardamenti dei caccia e degli elicotteri Apache.

9:50
- Le forze governative irachene hanno cominciato stamani l'offensiva contro il primo quartiere periferico di Mosul ovest, roccaforte dell'Isis nel nord dell'Iraq. Lo ha annunciato il generale Sami al-Aridhi, sottolineando che per la prima volta in quattro mesi le unità di elite sono entrate in un quartiere occidentale della città.

Nelle ultime ore le forze governative hanno inoltre preso il controllo totale dell'aeroporto della città, "liberato completamente", e della vicina base militare di Ghazlan. Lo riferisce la tv panaraba filo-iraniana al Mayadin, che precisa che le forze di Baghdad sono impegnate in combattimenti nel quartiere di Tayyaran, tra l'aeroporto e il centro di Mosul ovest ancora in mano all'Isis. Intanto milizie sciite filo-iraniane sono avanzate a ovest di Mosul, prendendo il controllo del distretto collinare di Athsan.

23 febbraio 2017 

12: 30 - 
Le forze governative irachene affermano di aver conquistato l'aeroporto di Mosul, a sud della roccaforte jihadista. Lo riferisce la tv irachena al Iraqiya, mentre fonti sul terreno riferiscono di combattimenti ancora in corso negli edifici della zona nord dello scalo aereo. Secono la Bbc, l'operazione è durata quattro ore. 

I combattimenti si sono concentrati ora sul controllo delle piste, dove i miliziani dell'Isis hanno collocato barriere di cemento. Secondo il comandante delle operazioni per la liberazione della provincia di Ninive, Nayem Abdallah Jaburi, almeno 17 jihadisti sono morti nei primi scontri, mentre caccia iracheni e della coalizione internazionale hanno combardato 50 volte postazioni nemiche.

Si registrano scontri armati anche nella vicina base militare di Ghazlan, per metà in mano ai governativi e per metà ancora sotto il controllo dell'Isis. 

21 febbraio
 2017

Le forze governative irachene e le milizie ausiliarie hanno consolidato la loro posizione nella zona sud di Mosul e sperano di completare in tempi brevi la liberazione della area occidentale della città, ancora nelle mani dell'Isis.

Dopo aver conquistato una quindicina di villaggi nella parte meridionale della città e dopo essersi diretto nell'area dell'aeroporto, l'esercito iracheno si dice ottimista sull'esito della grande offensiva (cominciata lo scorso 17 ottobre) contro i seguaci di Abu Bakr al Baghdadi.

Lunedì le forze irachene sostenute da raid aerei hanno riconquistato il villaggio di Al-Buseif, utilizzato dai jihadisti sunniti come base principale nel sud di Mosul. Il generale di brigata al-Abbas Juburi, conferma la volontà dalle prossime ore di avanzare verso nord e auspica la liberazione "in breve tempo" della parte occidentale della città, dove ci sarebbero in ostaggio tra i 650 mila e i 750 mila civili, tra cui molti bambini. 

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20 febbraio 2017

L'offensiva della coalizione e dell'esercito iracheno per strappare all'Isis anche la parte Ovest di Mosul, ultima roccaforte dei jihadisti in Iraq, è cominciata sabato mattina con bombardamenti aerei e d'artiglieria e con i mezzi blindati e migliaia di uomini che avanzano da diverse direzioni. Lo ha annunciato il premier iracheno Haider al-Abadi in tv, promettendo la "liberazione per sempre della popolazione di Mosul dall'oppressione dell'Isis e dal terrorismo".

Raggiungere l'obiettivo non sarà però semplice. E, dopo che la presa di Mosul Est ha richiesto più di tre mesi di combattimenti, probabilmente ci vorranno molte settimane per liberare quella parte della città al di là del Tigri più densamente abitata e logisticamente più difficile da affrontare, con le sue stradine strette dove i blindati non possono passare e con il formicaio di case della citta' vecchia in gran parte occupato dai jihadisti.

A Mosul Ovest poi, gli abitanti sono nella stragrande maggioranza sunniti e non è detto che tutti sostengano l'offensiva dei governativi sciiti.

Senza contare che i fondamentalisti islamici potrebbero facilmente usarli come scudi umani. Al-Abadi ne è consapevole, tant'è che nel discorso in tv ha anche chiesto ai suoi uomini di trattare i civili con riguardo e di rispettare i diritti umani.

Il monito arriva nel giorno in cui sui social è stato pubblicato un video raccapricciante che ritrae soldati con indosso le divise dell'esercito di Baghdad mentre massacrano con calci e pugni quattro civili, li insultano e infine ne ammazzano tre crivellandoli di colpi con i fucili mitragliatori. Luogo dell'esecuzione: Mosul Est, liberata dalla ferocia dei jihadisti di Abu Bakr al-Baghdadi.

14 febbraio 2017

Alla vigilia dell’imminente offensiva anti-Isis per la riconquista della parte ovest di Mosul,  ancora sotto il controllo degli jihadisti, che potrebbe scattare in qualsiasi momento nei prossimi giorni, Oxfam ha lanciato l'allarme: oltre 750 mila civili potrebbero restare intrappolati senza nessuna via di fuga sicura dai combattimenti. Il contesto è quello di una città devastata, dove tutti i ponti che collegano le due parti sono distrutti o danneggiati.

A destare maggiore preoccupazione è la situazione che si potrebbe generare durante gli scontri nella parte vecchia della città, dove i quartieri densamente popolati potrebbero diventare una "trappola mortale" per migliaia di uomini, donne e bambini: intere famiglie potrebbero rimanere bloccate nelle strette strade della città.

Per questo motivo la ONG ha lanciato un appello urgente alla Coalizione irachena, affinché venga rispettato l'impegno del Primo Ministro nel dare priorità alla protezione dei civili nel corso delle operazioni militari. A tutte le parti in conflitto chiede di evitare l'uso di armi come mortai e artiglieria pesante nelle zone abitate dai civili, garantendo a uomini, donne e bambini vie di fuga sicure dagli scontri.

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, dal 17 ottobre, data di inizio dell'offensiva, si contano oltre 2 mila vittime civili, tra morti e feriti, e sono circa 190 mila le persone fuggite dai combattimenti a Mosul e nelle zone circostanti, di cui finora solo 30.000 circa sono tornate alle proprie case.

Oxfam sta già predisponendo forniture di prima assistenza per far fronte ad una nuova ondata di profughi, che si ritiene possa arrivare fino a 250 mila persone. Ha inoltre già distribuito coperte, kit igienici e altri generi di prima necessità nei villaggi a sud di Mosul, dove si sta concentrando il maggior afflusso di profughi dalla città e ha in programma di intervenire per sostenere i centri di primo soccorso medico nella zona. A sostegno delle proprie iniziative umanitarie, Oxfam chiede di effettuare donazioni per la campagna #Savinglives.

7 febbraio 2017 

Un'autorità locale irachena ha detto oggi che 250.000 studenti sono tornati a scuola a Mosul est e in altre aree strappate all'Isis nella provincia di Ninive, di cui la città è capoluogo. Hussam al Abbar, membro del Consiglio provinciale di Ninive, ha sottolineato che gli studenti, maschi e femmine, hanno ripreso le lezioni in 190 scuole elementari, medie e superiori.

"Circa 17.000 insegnanti - ha aggiunto - sono tornati al lavoro in quelle scuole sulla base dei normali programmi, dopo la fine del periodo oscuro in cui i miliziani di Daesh avevano cercato di introdurre la loro perverse ideologia nei programmi".

Abbar ha inoltre riferito che l'Unicef non solo sta fornendo zaini, quaderni e altro materiale per gli studenti che tornano sui banchi, ma sta anche sponsorizzando un "programma di riabilitazione per annullare i danni inflitti alle menti degli studenti dall'imposizione dell'ideologia di Daesh, che aveva costretto molti genitori a non mandare più i figli a scuola".

5 febbraio 2017  

Almeno 23 esponenti dell'Isis sono rimasti uccisi in una serie di attacchi aerei nei pressi di Mosul. Lo riferisce la direzione Intelligence e sicurezza nazionale irachena. Gli attacchi, si legge in una nota, sono stati condotti dall'aviazione irachena nel villaggio di Al Ebra, nel quartiere di Al Yamalia, a circa 75 chilometri di Mosul. Secondo la direzione di Intelligence, le operazioni aeree continuano con il fine di "paralizzare le capacità di combattimento dell'Isis e radere al suolo le sue roccaforti". L'offensiva su Mosul, iniziata a ottobre, si trova in questo momento in fase di stand-by dopo la liberazione della parte orientale della città avvenuta due settimane fa.

2 febbraio 2017

Quasi duecentomila profughi, centinaia di migliaia di civili intrappolati in condizioni sempre più difficili e l'attesa angosciosa della ripresa degli scontri su larga scala: Mosul si prepara così a subire l'offensiva con cui le forze regolari irachene e i loro alleati cercheranno di cacciare dai quartieri occidentali della città i miliziani dell'Isis.

È il momento in cui si raccolgono le forze per il balzo finale, che dovrebbe infliggere un colpo decisivo a Daesh e segnare una svolta nella storia recente della seconda città più popolosa dell'Iraq. Si calcola che siano circa 160.000 i civili evacuati, oltre a un migliaio rimasti uccisi.

Anche nella zona tornata sotto il controllo iracheno, con 400.000 abitanti, la situazione è attualmente drammatica: manca l'elettricità, le scuole rimangono chiuse, i salari degli impiegati statali sono bloccati e in alcune aree alcune milizie hanno messo in piedi dei checkpoint autonomamente, creando conflitti in una città che, in una certa misura, rimane ancora eterogenea dal punto di vista etno confessionale.

Ovviamente la situazione è ancora peggiore per la popolazione civile nelle aree ancora controllate dal gruppo Stato islamico, compresa la città vecchia, cui come detto sono stati essenzialmente tagliati i rifornimenti provenienti da Raqqa. Secondo numerosi esperti, la parte ovest di Mosul, ancora in buona parte sotto il controllo dell'Isis, è meno estesa della parte est ma molto più popolosa, includendo anche distretti sunniti che per varie ragioni hanno dichiarato lealtà ai miliziani islamisti.

Michalel Knights, del Washington Institute for Near East Policy, sostiene che a meno di un imprevedibile e repentino collasso dell'Is, la ripresa di Mosul ovest richiederà molti mesi, almeno fino a giugno 2017. Anche il primo ministro iracheno Haider al Abadi ha dichiarato lo scorso gennaio che l'offensiva potrebbe durarne perlomeno altri tre.

Le Nazioni Unite nel frattempo esprimono la loro preoccupazione per le condizioni di questi circa 750.000 civili rimasti nella zona ovest, dove i prezzi dei generi alimentari di base stanno schizzando alle stelle, acqua e elettricità sono intermittenti e molte famiglie senza redditi fanno fatica a mangiare una volta al giorno. Altri sono costretti a dare alle fiamme qualunque cosa per riscaldarsi, laddove di notte le temperature scendono facilmente sotto lo zero.

L'Onu sostiene che nonostante buona parte della popolazione sia fuggita, almeno 550.000 persone siano rimaste nelle loro case, e che quasi metà delle vittime dei combattimenti a Mosul risultano essere civili. 

24 gennaio 2016

Le forze governative hanno ieri annunciato che Mosul est, la parte orientale della città separata dal resto del centro urbano dal fiume Tigri, è ora "completamente liberata dall'Isis", dopo tre mesi di offensiva militare. Lo ha riferito per prima Al Jazeera, citando un comunicato apparso sul sito internet del ministero della Difesa. "Le forze armate sono riuscite a liberare completamente la riva sinistra di Mosul, dopo aver inflitto al nemico pesanti perdite in termini di vite e dotazioni".

I militari iracheni hanno da subito dato inizio all'opera di bonifica dell'intera zona dagli ordigni lasciati dai miliziani jihadisti. Il comando delle operazioni di Baghdad ha anche annunciato l'imminente inizio della battaglia per Mosul ovest. Fonti militari hanno reso noto che sono circa 200 i civili rimasti uccisi e almeno 800 quelli feriti da quando le forze lealiste irachene hanno lanciato l'offensiva per strappare all'Isis Mosul. Il numero maggiore di vittime civili si è avuto finora nei quartieri di Samah e Al Muthana. Gravi danni sono stati inflitti al 90% delle strade, al 60% degli edifici governativi e al 15% delle abitazioni private, mentre le stazioni di polizia e delle altre forze di sicurezza sono state interamente distrutte.


29 dicembre 2016

Dopo due settimane di pausa nei combattimenti, le forze speciali irachene hanno lanciato una nuova massiccia offensiva sui quartieri orientali di Mosul con l'appoggio dei raid aerei condotti dalla Coalizione internazionale anti-Isis a guida americana. In particolare, il generale Abdul Ghani al Asaadi, comandante delle forze speciali anti-terrorismo, ha reso noto che i suoi uomini stanno combattendo per riconquistare il quartiere di Al Quds, mentre altre truppe governative sono all'offensiva da nord e da sud-est. Altre fonti militari hanno invece detto alla televisione Al Iraqiya che anche reparti della polizia federale sono impegnate nei combattimenti e stanno avanzando in cinque quartieri orientali: Sumer, Sehha, Intissar, Salam e la zona industriale.

Sull'altro fronte, fonti locali all'interno di Mosul hanno fatto sapere che i miliziani dell'Isis hanno costretto centinaia di civili a lasciare le loro case in alcune aree a nord della città per usarle a scopo difensivo. Si ritiene che siano un milione i civili ancora residenti in città, mentre secondo stime delle Nazioni Unite 120.000 sono fuggiti a partire dall'inizio dell'offensiva.

6 dicembre 2016

Dopo una fase di stallo nella liberazione di Mosul, roccaforte dell'Isis in Iraq, le forze di sicurezza di Baghdad hanno fatto sapere di aver conquistato il Salam Hospital, situato nella parte sud orientale della città, a circa tre chilometri dal fiume Tigri. Nel dare l'annuncio il generale Abdul Amir Rasheed Arallah, comandante delle operazioni in corso nella provincia di Ninive, ha anche reso noto che la nuova offensiva è iniziata questa mattina intorno alle 6 ora locale e mira a neutralizzare i militanti dello Stato Islamico che da giorni stanno conducendo attacchi contro le forze militari che controllano i quartieri orientali di Mosul.

La guerriglia urbana iniziata con l'entrata nel centro abitato della città ha rallentato l'offensiva scattata lo scorso 17 ottobre, a dispetto di almeno 100 mila uomini impiegati sul campo tra esercito, forze speciali, Peshmerga curdi e milizie della Mobilitazione popolare.

8 novembre 2016

Circa 100 cadaveri decapitati sono stati trovati dalle forze governative irachene in una fossa comune nella città di Hammam Alil, 20 chilometri a sud di Mosul, strappata nei giorni scorsi al controllo dell'Isis. La cellula per l'informazione sulla guerra dell'esercito ha precisato che i corpi sono stati scoperti in una fossa scavata nel campus dell'istituto di Agricoltura della città. Indagini sono in corso per identificare gli uccisi, probabilmente vittime di una esecuzione di massa.

7 novembre 2016

Le milizie curde irachene hanno sferrato oggi un'offensiva per cercare di strappare all'Isis la città di Bashiqa, 13 chilometri a nord-est della periferia di Mosul, nell'ambito dell'offensiva lealista per riconquistare la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

La televisione curda Rudaw ha detto che i Peshmerga sono entrati in alcuni quartieri di Bashiqa, dove attualmente sono in corso combattimenti con il sostegno dei bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa.

Nella cittadina, secondo i comandanti curdi, non ci sono più civili ma soltanto poche decine di jihadisti che cercano di resistere in tutti i modi. Cinque kamikaze si sono fatti esplodere a bordo di autobomba nei pressi delle posizioni curde, senza provocare vittime. Nei pressi di Bashiqa sorge un campo di miliziani sunniti anti-Isis che da oltre un anno sono addestrati da militari turchi.

6 novembre 2016

Le truppe irachene sono a 4 chilometri dall'ingresso meridionale di Mosul. Lo comunica il generale della polizia federale Raed Yudet, aggiungendo che tra tra ieri e oggi una decina di villaggi è stata strappata all'Isis. L'esercito si dice ora pronto ad attaccare i quartieri meridionali della città, a cominciare da Al Gazlani.

5 novembre 2016

Continua lenta l'avanzata delle forze lealiste per strappare Mosul all'Isis, con l'esercito iracheno che ha cominciato oggi a marciare verso la città da sud, mentre le truppe che sono entrate nella periferia est sono impegnate a sminare le strade e le case, sempre minacciate dai kamikaze e dai cecchini.

Intanto nuove immagini satellitari mostrano quello che la società di Intelligence privata americana Stratfor definisce il "formidabile" sistema difensivo predisposto dallo Stato islamico nella parte centrale e occidentale di Mosul, con barricate, blocchi di cemento e addirittura tratti di muro eretti ai margini dei quartieri residenziali. Mentre tutti gli edifici intorno all'aeroporto sono stati rasi al suolo per costringere gli assalitori ad avanzare allo scoperto e poterli bombardare da lontano.

Si aggrava nel frattempo il dramma degli sfollati, che secondo le organizzazioni umanitarie sono arrivati a 30.000, con un aumento di 8.000 solo nelle ultime 24 ore. Ed è salito a 20, secondo un deputato eletto nella circoscrizione di Kirkuk, il numero di profughi uccisi dalle mine ieri mentre fuggivano dalla cittadina di Hawija, 150 chilometri a sud di Mosul, chiusa in una sacca di territorio rimasto nelle mani dei jihadisti.

Sembrano portare la firma dell'Isis, anche se non sono stati rivendicati, quattro attentati dinamitardi avvenuti oggi in diversi quartieri di Baghdad, che hanno ucciso almeno dieci persone e ne hanno ferite 37. Quello più sanguinoso, con tre morti e nove feriti, è stato compiuto in un ristorante nell'area di Sheikh Omar affollato di meccanici di alcune officine per la riparazione delle auto, situate nelle vicinanze.

L'esercito e la polizia federale hanno attaccato oggi la cittadina di Hammam Alil, circa 25 chilometri a sud di Mosul, la cui conquista è di fondamentale importanza perché permetterebbe ai lealisti di procedere verso l'aeroporto internazionale di quella che da oltre due anni è la "capitale" dello Stato islamico in Iraq.

Il generale Abdul Amir Rashed Jarallah, del comando delle operazioni militari, ha detto che la 15/a Divisione dell'esercito e la polizia si sono impadroniti dell'Istituto di Agraria e di aree circostanti, ma che i combattimenti proseguono.

Resta incerta, con la possibilità di contrattacchi dell'Isis, la situazione nei quartieri periferici a est e nord-est di Mosul, conquistati nei giorni scorsi dai governativi. Fonti militari hanno detto che sette kamikaze si sono lanciati solo oggi contro le truppe lealiste a bordo di autobomba, e cinque dei veicoli sono stati fatti saltare in aria prima che si avvicinassero ai loro obiettivi.

Non è chiaro se gli altri due siano riusciti a provocare vittime. Molti residenti di Tahrir e Zahra, due quartieri strappati ieri all'Isis, sono usciti dalle loro case sventolando bandiere bianche e si sono diretti verso le truppe governative per essere evacuati.

In questo quadro, il primo ministro Haidar al Abadi ha fatto un'altra visita vicino alla linea del fronte, ribadendo, come fatto nei giorni scorsi, che "la testa di Daesh sarà presto tagliata", e sottolineando la cooperazione tra le truppe di Baghdad e le milizie curde Peshmerga come "un altro successo dell'Iraq". Ma i combattimenti diventeranno inevitabilmente piu' difficili e sanguinosi mano a mano che le forze lealiste muoveranno dalle aree semi-rurali finora conquistate ai quartieri piu' densamente popolati della citta'. Secondo diversi osservatori la riconquista di Mosul potrebbe richiedere ancora settimane, se non mesi.

4 novembre 2016

Ore 18:30 - Migliaia di famiglie irachene vivono in quello che è diventato un "inferno pieno di fumo", come lo descrive l'associazione umanitaria Oxfam, a causa degli incendi appiccati dai miliziani dell'Isis in ritirata a sud di Mosul. Queste famiglie hanno inoltre scarso accesso ad acqua pulita e a servizi medici, aggiunge Oxfam in un comunicato, affermando che "il fumo oscura il sole e rende grigie le facce dei bambini". I miliziani dello Stato islamico hanno appiccato incendi a 19 pozzi di petrolio prima di ritirarsi dalla regione di Qayyara, una trentina di chilometri a sud di Mosul, per ripiegare a nord davanti all'avanzata delle forze governative. E con molti pozzi ancora sotto il controllo dell'Isis intorno a Mosul, e la possibilità che un gran numero di sfollati cerchino rifugio proprio nell'area di Qayyara, c'eè il pericolo che molti altri civili potrebbero essere colpiti.

Secondo Oxfam, coloro che vivono vicino ai pozzi incendiati affermano che il fumo provoca loro bruciori alla gola e ai polmoni e che i neonati hanno difficoltà a respirare. Un medico nella località di Haji Ali, vicino a Qayyara, dice che molti suoi pazienti soffrono di bronchite e che c'è carenza di medicinali. "Anche dopo che l'Isis se n'è andato - afferma Andres Gonzalez, direttore per l'Iraq di Oxfam - molte delle persone che vivono nella scia di distruzione che ha lasciato ci hanno detto che la vita rimane insopportabile. I pozzi di petrolio in fiamme continuano a spargere fumi tossici che bruciano alla gola le persone e trasformano le loro comunita' in un inferno pieno di fumo. Il governo iracheno deve dire ai cittadini cosa sta facendo per spegnere questi incendi ed evitare una crisi potenzialmente ancora più grande a Mosul".

Ore 13:00 - I jihadisti bussano porta dopo porta e ordinano, attraverso altoparlanti installati su auto che girano in città, che tutte le famiglie consegnino loro i ragazzini: secondo la portavoce dell'Ufficio Diritti Umani dell'Onu, Ravina Shamdasani, le famiglie sono minacciate di ritorsione in caso non obbediscano. Non solo. Sempre secondo l'Onu, l'Isis continua nelle esecuzioni di massa a Mosul ma anche nei dintorni. Solo nell'ultima settimana sarebbero state giustiziate 430 persone, accusate di diserzione, mentre altre 180 ex dipendenti pubblici sono stati assassinati prima che il gruppo si ritirasse da una località a est di Mosul.

Sempre secondo l'Onu, i militanti dell'Isis avrebbero preso in ostaggio circa 400 donne curde uccidendo molto probabilmente oltre 200 persone a Mosul. Deportate invece circa 1.600 persone dalla città di Hammam al-Alil a Tal Afar per utilizzarle forse come scudi umani durante gli attacchi aerei.

Intanto le unità dell'antiterrorismo iracheno (CTS) avanzano nel quartiere di Karama, nel settore orientale della città, ma sono gli avamposti sono finiti sotto le bombe e l'intenso fuoco di sbarramento dei miliziani. Un giornalista dell'Afp, appostato insieme ai centri di comando iracheno in un cimitero all'entrata orientale della città, ha visto bulldozer e altri blindati dirigersi verso il quartiere: lo scambio a fuoco è stato ininterrotto e, secondo le informazioni via radio della CTS, i jiahdisti hanno innalzato barriere e collocato bombe nelle strade per frenare l'avanzata dei militari iracheni. 

Ore 10:00 - Entrate a Mosul lo scorso 31 ottobre, le forze speciali irachene hanno liberato finora sei quartieri della città considerata in un recentissimo passato la "capitale" dello Stato Islamico in Iraq. Nel dettaglio, le truppe agli ordini del generale Abdul-Amir Rashid Arallah, capo del comando delle operazioni della regione di Ninive, hanno occupato i quartieri di Alsmah, Karkukli, al Quds, al Karama, al Zhur e Adin, che si snodano sulla sponda orientale del fiume Tigri e sui cui edifici è tornata a sventolare la bandiera irachena. 

Iniziata il 17 ottobre, l'offensiva dell'esercito sta procedendo anche sul fronte meridionale, dove nei giorni scorsi le forze della Polizia federale irachena hanno conquistato i villaggi di Munkar, Qahirah, Munirah, Nuzazah e Kharar, mentre su quello settentrionale le forze curde Peshmerga, a cui è stato formalmente vietato di entrare a Mosul, stanno continuando la messa in sicurezza di villaggi e centri abitati per consentire all'esercito iracheno di avanzare appunto verso sud.

Infine, sul fronte occidentale le forze della Mobilitazione popolare sciita, guidate dalla milizia filo-iraniana Hashd al Shaabi, hanno liberato il villaggio occidentale di Ain Aljahish e preso il controllo della strada che dal villaggio conduce alla città di Tal Afar, utilizzata dallo Stato islamico per i collegamenti tra Mosul (dove invece sono all'opera solo truppe di soldati sunniti) e la città siriana di al Raqqa, roccaforte del gruppo terroristico in Siria. Intervistato dall'agenzia di stampa della Regione autonoma del Kurdistan iracheno "Rudaw", il portavoce di Hashd al Shaabi, Karim Nuri, ha dichiarato che a breve la milizia avrà il pieno controllo dell'arteria strategica utilizzata dallo Stato Islamico per il traffico di armi e uomini tra le due roccaforti.

Ore 17:30 - Il leader dell'Isis, Abu Bakr al Bagdadi, potrebbe aver lasciato Mosul. Lo ha affermato il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, basandosi sulle informazioni a disposizione dell'intelligence di Londra. "Alcune nostre informazioni di intelligence ci dicono che ha abbandonato Mosul", ha detto Johnson parlando alla Camera dei Comuni dopo la diffusione del messaggio audio con cui il sedicente califfo ha esortato a resistere all'avanzata delle forze irachene sulla città.

LEGGI ANCHE: L'IMPORTANZA DELLA BATTAGLIA DI MOSUL

Ore 15:30 - Da quando le operazioni per la riconquista di Mosul hanno avuto inizio lo scorso 17 ottobre, 20.700 persone risultano sfollate e secondo l'Unicef 9.700 sono bambini che hanno urgente bisogno di assistenza. "Ho incontrato madri e figli che erano molto sollevati per esserne usciti vivi. È chiaro che hanno vissuto in condizioni terribili per molto tempo," ha dichiarato Pernille Ironside, responsabile Unicef per le operazioni di soccorso in Iraq, dopo una missione presso un centro di controllo a Nargizlia. L'Unicef verifica le condizioni dei bambini e controlla se ne manca qualcuno. Al loro arrivo le famiglie ricevono acqua pulita da bere e cibo, compresi supplementi nutrizionali per i bambini. I bambini tra i 6 mesi e i 15 anni vengono subito vaccinati contro polio e morbillo da una squadra del governo composta da 4 persone supportata dall'organizzazione. Per molti di loro questa era la prima vaccinazione da due anni. Le famiglie passano circa metà giornata al centro per controllare le condizioni di salute prima di essere trasferite presso i campi di emergenza dove viene assegnato loro un rifugio. Qui l'Unicef assicura che l'acqua, le docce e i servizi igienico-sanitari siano puliti e disponibili. I bambini ricevono controlli medici per la malnutrizione e nel caso vengono curati.

Ore 7:00 - Nuovo messaggio audio di Baghdadi, dopo quasi un anno di silenzio: il leader dell'Isis incita i combattenti di Mosul e chiede attacchi in Arabia Saudita e Turchia.

2 novembre 2016 


Ore 12:15 - Secondo l'Independent il "califfo" Abu Bakr al Baghdadi, capo dell'Isis, sarebbe intrappolato a Mosul. Il quotidiano britannico cita Fuad Hussein, capo di gabinetto del presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani.
"Baghdadi è li e se venisse ucciso questo comporterebbe il collasso dell'intero sistema" Isis, ha sostenuto Hussein, che ricorda come al Baghdadi non si faccia vedere da almeno 9 mesi

Ore 11 - La maggioranza dei miliziani dell'Isis si è ritirata insieme alle famiglie dalla parte orientale di Mosul, riconquistata dalle forze regolari irachene. Lo sostiene il capo della sicurezza della provincia di Ninive, Mohamed al Bajati. "Le nostre truppe si stanno preparando a prendere il controllo totale delle aree prossime alla riva orientale del Tigri", il fiume che divide in due la città, ha aggiunto Bajati, spiegando che i miliziani rimasti sono nascosti nelle case o nei tunnel scavati prima dell'arrivo dei soldati.

Secondo l'ufficiale, negli ospedali di Mosul ci sono almeno 187 cadaveri di combattenti jihadisti caduti nella battaglia per il controllo del quartiere di Kukyeli o morti nei bombardamenti dei caccia della coalizone internazionale a guida Usa e iracheni. Altri 272 sono feriti, gran parte dei quali in modo grave.
L'esercito iracheno arriva a parlare di "collasso" dei jihadisti, "disorientati dall'avanzata delle forze di sicurezza e dalla perdita di varie aree che precedentemente controllavano". Inoltre, la temuta strategia dei miliziani di fermare l'avanzata dell'esercito con autobombe e kamikaze e' al momento "fallita".

La Nona Brigata dell'Esercito iracheno "avanza inesorabile anche da ovest e ora è a ridosso della zona occidentale di Mosul". Dice invece il Generale di Brigata Yahya Rasul, dal Joint Operation Command di Makhmur (a sud di Mosul) da dove coordina l'offensiva militare irachena. "Lasceremo ai seguaci di Baghdadi un corridoio aperto a ovest - aggiunge l'alto ufficiale - Sara' un corridoio della morte per loro. Li spazzeremo via con i raid aerei. La zona diventerà il cimitero dei jihadisti".

L'Osservatorio iracheno per la libertà di stampa (Oils), un'organizzazione non governativa, ha chiesto alle autorità del Kurdistan iracheno di fare chiarezza sulla sorte di un giornalista giapponese che secondo il governo di Tokyo è stato arrestato, per cause non precisate, dalle milizie Peshmerga mentre copriva l'offensiva su Mosul. La notizia dell'arresto del reporter, Kosuke Tsuneoka, di 47 anni, era stata data ieri dal portavoce del governo giapponese. Secondo fonti irachene, Tsuneoke era stato catturato da miliziani in Afghanistan circa sei mesi fa, prima di venire in Iraq. Nel frattempo si sarebbe convertito all'Islam ed ora è sospettato di avere legami con lo Stato islamico.

Ore 8:00 - Ieri le forze speciali irachene sono arrivate alla periferia di Mosul e puntano verso il cuore della capitale dell'Isis in Iraq.

I miliziani del califfato si sono trincerati nei luoghi centrali per l'ultima difesa.

Domenica le Forze speciali, le Golden Eagles di Baghdad, sono penetrate per cinque chilometri dalle postazioni avanzate lungo il fronte orientale: "Il quartiere di Kharama - dicono i testimoni - è deserto, la popolazione aspetta l'arrivo dei liberatori".

Kharama, il primo quartiere ad alta densità abitativa sulla strada dell'esercito iracheno, era quello che faceva temere il massacro di migliaia di civili.

Gogjali, il primo distretto preso d'assalto ieri dalle forze speciali, è di fatto caduto dopo scontri feroci andati avanti per tutta la giornata di domenica, strada per strada.

Anche la torre della vecchia tv - visibile a occhio nudo, sabbia permettendo, dalle retrovie Peshmerga da dove parte il diluvio di fuoco dell'artiglieria e dei corazzati - è stata assaltata e conquistata.

La sabbia e la polvere sollevate da un vento agguerrito hanno facilitato a tratti i contrattacchi jihadisti. Poi si sono dovuti ritirare, attestandosi in quella che probabilmente è la loro ultima linea difensiva.

Linea che sarebbe piena di trincee riempite di petrolio pronto a essere dato alle fiamme, quella dove Baghdadi avrebbe ordinato ai suoi di disseminare ordigni artigianali carichi del residuo arsenale chimico del Califfo: cloro e il temibile gas mostarda, l'iprite.

Si fanno insistenti le voci secondo le quali gli uomini dell'Isis starebbero rastrellando civili da usare come scudi umani.
Secondo l'Onu, domenica in 25 mila dovevano essere trasportati a forza nel centro di Mosul e solo l'intervento dei raid della Coalizione ha impedito ai camion di arrivare a destinazione. Ma almeno 100 persone tra civili ed ex agenti della polizia irachena "sono tenuti in ostaggio dall'Isis nell'antica chiesa di Babd al Bid, in pieno centro a Mosul", ha annunciato Abdel Karim al-Kilani, portavoce del governatorato della città.

Braccati e allo sbando, i miliziani temono anche la rivolta della popolazione, con l'avvicinarsi delle truppe irachene.

I bombardieri della Coalizione, hanno fatto sapere intanto gli americani, hanno sganciato tremila bombe sui jihadisti a Mosul in 15 giorni di offensiva.

Ci sarebbero anche i primi "danni collaterali", i civili uccisi per sbaglio nel tragico linguaggio della guerra.

A riferirlo è stato domenica il Guardian: otto civili di una stessa famiglia, tre dei quali bambini, sarebbero stati uccisi per errore nei giorni scorsi da un raid Usa sulla loro casa nel villaggio di Fadhiliya, pochi chilometri fuori dalla città.

Se la notizia fosse confermata, sarebbero le prime vittime civili di un raid occidentale da quando è iniziata l'offensiva per riprendere Mosul. Gli Usa hanno affermato di aver condotto un raid nell'area il 22 ottobre, e che indagheranno sulla vicenda. Ma Mosca denuncia altre violazioni, paventando una strage di cui nessuno parla a differenza di Aleppo per la "censura" sui media internazionali "compiacenti con gli americani". (ANSA)

31 ottobre 2016 - IL PUNTO

Penetrate nella zona orientale di Mosul, le forze armate irachene costituite da soli soldati sunniti hanno iniziato una battaglia strada per strada, quartiere per quartiere, per liberare la città dall'Isis. "Arrendetevi o morirete": questo l'ultimatum lanciato dal premier iracheno Haidar al Abadi ai 5 mila miliziani impegnati nella difesa di quella che era un tempo considerata la roccaforte jihadista, ma destinato a rimanere inascoltato. Anche perché lo Stato Islamico, per dissuadere i suoi combattenti da qualsiasi possibile defezione, ha già provveduto a mettere a morte nella cittadina di Ninive (sulla sponda orientale del Tigri, a Mosul) 50 uomini "fuggiti dal fronte" dopo una sentenza della "Corte islamica" nella sua base di al-Ghazlani.  

300 invece i civili massacrati a nord di Mosul dai miliziani perché accusati di aver collaborato con le forze irachene, mentre media inglesi parlano di giocattoli-bomba e orologi collegati a esplosivi che l'Isis sta disseminando per Mosul per uccidere quanti più bambini e civili possibile. Notizia plausibile (vista l'efferatezza sempre dimostrata dallo Stato Islamico) ma comunque da verificare, mentre è certo che l'azione per liberare la città sarà inevitabilmente destinata a spargere ancora molto sangue e non solo tra i combattenti.

Ore 15:20 - Secondo fonti militari citate dai media internazionali, le forze speciali irachene sono penetrate nel sobborgo orientale di al-Karama, facendo così il loro ingresso a Mosul come preannunciato in mattinata alla Cnn dal generale Talib Shegati: "I soldati stanno avanzando molto velocemente e presto cominceranno a ripulire la città di Mosul dai terroristi", erano state le parole dell'ufficiale.

Gli attivisti anti-Isis di Mosul, raggruppati in un account collettivo sui social network considerato altamente affidabile, riferiscono invece che i miliziani jihadisti si stanno sparpagliando lungo la linea difensiva orientale di al-Karama, barricandosi nelle case dei civili. La zona occidentale della città, da circa due anni eletta a capitale del Califfato da Abu Bakr al Baghdadi, è invece descritta come "calma, anche se la gran parte dei negozi ha chiuso".

Ore 12:35 - Sferrata l'offensiva principale da est, le forze speciali irachene sono a "800-900 metri dalla porta orientale di Mosul": ad annunciarlo fonti ufficiali dell'Esercito, riprese da Rudaw Tv. I militari stanno per entrare nella città dopo aver conquistato le fattorie nei pressi del quartiere di Gagjali, il primo sobborgo della zona est di quella che era un tempo considerata la "roccaforte" dell'Isis. Secondo informazioni in possesso del pentagono americano, almeno 5.000 jihadisti sono pronti a contrastare fino alla fine l'offensiva di oltre 40 mila unità di fanteria dell'esercito iracheno.

Ore 11:00 - Le forze speciali irachene hanno lanciato un massiccio assalto sul fronte est di Mosul: "Il nostro obiettivo è entrare nei sobborghi orientali della città entro oggi", ha affermato in mattinata dalla prima linea il generale iracheno Haider Fadhil, mentre le sue truppe si trovavano a 3 km da quella che è considerata la "capitale" dell'Isis. Oltre che sul fronte orientale, le forze irachene - contrastate anche con kamikaze a bordo di autobomba - stanno avanzando verso la roccaforte jihadista anche da nord e da sud-est, come riferito da Abdulghani Assadi, un comandante delle truppe anti-terrorismo, specificando tra l'altro che "all'assalto partecipano solo soldati sunniti".

Intanto, mentre la battaglia si appresta ovviamente a farsi ancora più cruenta e rimane l'incognita degli scudi-umani utilizzati dall'Isis, l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) con base a Londra ha reso noto che oltre 300 bambini-soldato "arruolati" dallo Stato Islamico sono stati uccisi nei 14 giorni di offensiva su Mosul. 

28 ottobre 2016 - IL PUNTO

A un passo dalla presa della città. È questa la situazione a Mosul. Le forze curdo-irachene hanno completato l'assalto alle roccaforti dell'Isis attorno alla città e hanno iniziato a martellare con le artiglierie il sedicente Stato islamico dalle postazioni più avanzate.

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Ai jihadisti che hanno continuato a commettere vere e proprie barbarie (232 i civili trucidati a freddo negli ultimi tre giorni) restano gesti folli come quello di utilizzare 47.300 persone come scudi umani.

Ore 11:48 - Circa 8.000 famiglie sono state sequestrate dai miliziani dell'Isis e condotte alla periferia di Mosul per essere usate come scudi umani durante l'offensiva delle truppe irachene e curde per la riconquista della città.

Considerando che ciascuna famiglia è composta in media da sei membri, si parla di più di 47.300 civili sequestrati e trasportati forzatamente dagli jihadisti a Mosul. Lo riferisce un portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, Ravina Shamdasani, confermando inoltre che nella sola giornata di mercoledì 26 ottobre sono state massacrate almeno 232 persone, 40 civili e 190 membri delle forze di sicurezza che si erano rifiutati di unirsi al gruppo jihadista a Hammam al-Alil, un villaggio a sud di Mosul.

Ore 11:04 - Le milizie curde peshmerga avanzano nella zona di Bashiqa dopo la conquista del villaggio di al Fadiliya, ad est di Mosul. L'ingresso dei peshmerga a Fadiliya consentirà alle forze curde di controllare tutta l'area ad ovest di Bashiqa, considerato che nei giorni scorsi sono stati occupati altri villaggi dell'area come Khur Sibad, al Nuran, Bariman, e Omar Qabashi. Lungo la direttrice sud di Mosul invece, di competenza dell'esercito iracheno, si prosegue verso la cittadina di Hammam al Alil, dove l'esercito procede con cautela per la presenza di mine, autobombe e cecchini

Ore 10:12 - È allarme umanitario nel nord dell'Iraq per il costante aumento di sfollati provenienti da Mosul, dove è in corso l'offensiva dell'esercito iracheno per riconquistare la città in mano all'Isis. Fonti dell'Onu citate dall'emittente televisiva al Jazira parlano di circa 16 mila persone che hanno bisogno di aiuto e lanciano l'allarme per un'imminente tragedia sanitaria in vista del perdurare dei combattimenti. Considerato che Mosul ospita 1,5 milioni di abitanti, si prevede una crescita esponenziale di sfollati e di persone bisognose di assistenza con l'avvicinarsi delle truppe irachene alla città. Le agenzie dell'Onu stanno cercando di portare aiuti ai villaggi intorno a Mosul nei limiti delle possibilità. Dal 2014, quando l'Isis iniziò la sua espansione in Iraq, sono più di 3 milioni gli sfollati nel paese.

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27 Ottobre 2016

Gli iracheni sono avanzati fino a 12 chilometri dal cuore della "capitale" del Califfato in Iraq, e ora sentono più vicina la fine di Abu Bakr al Baghdadi. Sono a un passo dall'ingresso a Mosul: a tre chilometri dalle postazioni più avanzate ci sono i primi edifici su cui poter issare una bandiera e poter annunciare al mondo che la battaglia finale è iniziata.

A una manciata di chilometri di distanza, ha annunciato il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, i Peshmerga coadiuvati dai caccia e dagli elicotteri da combattimenti della Coalizione e dall'artiglieria statunitense hanno costretto i jihadisti a ritirarsi da Bashiqa, snodo strategico per la conquista di Mosul. La cittadina "è caduta", ha detto il leader curdo, avvertendo che la zona "pullula di ordigni di ogni genere" e i soldati avanzano con molta cautela.

Le forze Peshmerga attendono l'arrivo dei team Eod - i "cacciatori di bombe" addestrati a Erbil dall'Esercito italiano - che avranno il compito di aprire la strada alle truppe e alle liberazione dei civili, moltissimi Yazidi, intrappolati da mesi. Ma si teme di trovare altri orrori, altre fosse comuni.

Negli ultimi tre giorni, 232 civili, in gran parte ex membri della polizia o delle forze di sicurezza di Baghdad sono stati trucidati. Il teatro del massacro è il villaggio di Hammam al-Alil, sobborgo 9 chilometri a sudest di Mosul, ha denunciato il presidente della commissione diritti umani del Parlamento iracheno, Abdulrahim Shamari. Gli uccisi sono stati rastrellati e portati nel villaggio del massacro. Ignota la sorte di centinaia di familiari.

Per l'Isis oramai sono tutte spie, e la loro caccia è estesa a ogni angolo, del resto sanno che oramai la censura imposta a Mosul è saltata, e il mondo sa quello che accade, non solo quello che Baghdadi vuole si sappia.

Secondo fonti concordanti contattate dall'ANSA, già da diversi giorni a MOSUL e in molti villaggi è entrato in azione un movimento di resistenza popolare. L'Organizzazione mondiale della sanità intanto ha reso noto di aver addestrato una novantina di medici iracheni nel caso debbano entrare in azione per bonificare aree soggette ad attacchi chimici. E si inizia a pensare concretamente al dopo-Mosul: serve una "strategia di stabilizzazione", ha avvertito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

25 ottobre 2016 

Ore 13:45
- L'Isis continua a usare scudi umani in Iraq. Lo denuncia anche oggi l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani con una nota stampa del portavoce Rupert Colville, il quale riporta le segnalazioni di "varie e diverse fonti" locali, che ha preferito non citare per non mettere a repentaglio la loro incolumità.

Tuttavia ha specificato che è "molto difficile verificare queste denunce" e ha quindi chiesto di considerare le notizie "non definitive".
"Continuiamo a ricevere informazioni di vessazioni-comprese esecuzioni sommarie- contro bambini, donne e uomini da parte dei miliziani dell'Isis mentre le forze governative avanzano su Mosul", ha affermato Colville. Nella localita' di Safina 15 civili sarebbero stati uccisi e i cadavri gettati nel fiume.

In un'altra occasione, il 19 ottobre, miliziani jihadisti hanno legato sei civili trascinandoli con un veicolo, probabilmente per punire un loro familiare accusato di combattere con le forze governative. Secondo altre denunce, i miliziani hanno ucciso tre bambine e tre donne a Rufeila e una delle bambine e' stata decapitata. Alla periferia di Mosul sono stati inoltre uccisi circa 50 poliziotti precedentemente rapiti.

Ore 13:15 - LA TURCHIA: SE MINACCIATI ATTACCHIAMO IN IRAQ. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha avvertito che il suo Paese, se "minacciato", potrebbe lanciare una "operazione di terra" in Iraq, e in particolare al nord, per togliere di mezzo qualsiasi potenziale pregiudizio ai propri interessi. "Si tratta del nostro più naturale diritto", ha sottolineato, in un'intervista alla tv "Kanal 24".

Due giorni fa il premier di Ankara, Binali Yildirim, aveva sostenuto che le forze del proprio Paese avrebbero bombardato postazioni dello Stato Islamico dalla loro base a Bashiqa, una decina di chilometri a nord-est di Mosul, fornendo inoltre "supporto mediante pezzi di artiglieria, mezzi corazzati e obici" su richiesta dei peshmerga curdi.

A distanza di 24 ore le autorità militari irachene avevano peraltro smentito qualunque implicazione della Turchia nell'offensiva per strappare all'Isis la città, in corso ormai da nove giorni.

D'altronde, lo stesso Cavusoglu lunedì aveva inoltre rivendicato il contributo di quattro dei propri caccia-bombardieri F-16 ai raid aerei anti-jihadisti.

All'indomani dell'inizio dell'avanzata su Mosul, inoltre, il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva reclamato la necessità di un pieno coinvolgimento turco a causa delle "responsabilità" di Ankara nei confronti dell'area, a loro volta derivanti da "radici storiche e geografiche".

Le forze di sicurezza irachene hanno ucciso 750 miliziani dell'Isis e disinnescato 92 autobombe dall'inizio dell'offensiva su Mosul (chiamata "Ninive stiamo arrivando") scattata il 17 ottobre.

Lo ha comunicato oggi la polizia federale che partecipa con alcune migliaia di uomini all'operazione militare per liberare la città. Inoltre a sud di Mosul sono stati liberati 54 villaggi, mentre in tutta la provincia di Ninive le forze di sicurezza hanno ripreso il controllo di 52 pozzi petroliferi.

La polizia federale ha evacuato invece 1.030 abitazioni nei villaggi a sud di Mosul, offrendo assistenza umanitaria agli sfollati.

Ore 12:00 - Il generale iracheno Abdul Wahab al Saedy, comandante delle forze speciali anti-terrorismo che combattono sul fronte est nell'offensiva per strappare Mosul all'Isis, ha detto di essere sfuggito a un attentato suicida con che avrebbe dovuto ucciderlo.
Al Saedy ha precisato che ieri sera stava facendo ritorno nelle retrovie quando un kamikaze ha lanciato l'autobomba che guidava a tutta velocità in direzione del convoglio del generale. "Fortunatamente - ha aggiunto l'alto ufficiale - a causa del terreno accidentato il veicolo si è rovesciato ed e' esploso senza provocare vittime".
Al Saedy ha detto che nei combattimenti di ieri i suoi uomini hanno riconquistato cinque villaggi nei pressi della cittadina cristiana di Bartella, strappata nei giorni scorsi allo Stato islamico.

NUOVA TATTICA DI ATTACCO. A otto giorni dall'inizio della massiccia offensiva curdo-irachena per riconquistare Mosul, Peshmerga e esercito iracheno hanno cambiato tattica.

Le città e i villaggi in mano ai jihadisti vengono circondate, viene tagliata la linea di rifornimento e rinforzo. I caccia della Coalizione, gli elicotteri e l'artiglieria fanno il resto. Si aprono varchi verso Mosul, si costruiscono basi sempre più grandi nel mezzo del deserto.

Lunedì le truppe irachene hanno assunto il pieno controllo di Hamdaniya e ora marciano verso Bazaiya.

I Peshmerga sono invece concentrati su Bashiqa, completamente circondata grazie alle azioni militari delle ultime 24 ore, e avanzano sui villaggi circostanti.

Cercano, politicamente, anche di frenare l'interventismo di Ankara, che domenica ha fatto sputare fuoco alla sua artiglieria e ai suoi tank dislocati nell'area. Ma da Erbil e da Baghdad sono secche le smentite su una loro richiesta di intervento alla Turchia.

L'Isis ha messo in campo una strategia diversiva con attacchi lontano dal fronte. Lunedì i jihadisti hanno tentato l'assalto a Sinjar, l'enclave Yazida al confine con la Siria, ma sono stati respinti. Almeno 15 i miliziani uccisi. In otto giorni di offensiva su Mosul sono 772 i morti tra le file delle forze di Abu Bakr al Baghdadi.

CATTURATO LA MENTE ISIS DELL'ATTACCO A KIRKUK. Le forze di sicurezza irachene hanno catturato l''emiro' jihadista Abu Islam al-Ansarai, considerato la "mente" del sanguinoso assalto di venerdì scorso a Kirkuk.
Il bilancio ufficiale parla di 76 miliziani morti e "decine di civili uccisi". Ancora imprecisato il numero.
Nel blitz a Kirkuk sono stati arrestati altri 10 miliziani, accusati di aver partecipato all'attacco o di aver fornito supporto logistico.
Il 'battaglione' jihadista - che si ritiene fosse composto di almeno 100 miliziani - ha lanciato l'attacco da Hawija - riferiscono all'ANSA fonti qualificate - la 'Falluja' jihadista 140 km a sud di Erbil.

E Hawija, che nel 2014 contava 200.000 abitanti, è la nuova Mosul: migliaia i civili ostaggio dell'Isis, con i comandi militari che chiedono a gran voce un'offensiva per eliminare questa spina nel fianco delle forze della Coalizione. Nel 2003 era considerata l'area più pericolosa dell'Iraq. Oggi e' tornata a esserlo. (ANSA Agi)

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24 ottobre 2016

La battaglia finale di Mosul è più vicina. I curdi da est e gli iracheni da sud stanno per cingere le truppe jihadiste che continuano ad uccidere i civili e a farne scudi umani.

Solo tra giovedì e venerdì l'Isis ha giustiziato 284 persone tra uomini e bambini mentre le forze di coalizione avanzavano verso Mosul come riferito da un fonte dell'intelligence irachena alla Cnn.

Nel frattempo si è conclusa la battaglia di Kirkuk con la vittoria delle forze irachene e la cattura della mente degli attentati Isis Abu Islam al-Ansarai.

13:00 - Si è conclusa dopo tre giorni la battaglia di Kirkuk, scoppiata nelle prime ore di venerdì scorso con il contrattacco a sorpresa dei miliziani dello Stato Islamico, mentre un centinaio di chilometri più a nord si combatteva alle porte di Mosul: lo ha annunciato Najmeddin Karim, governatore della provincia settentrionale irachena di cui la stessa Kirkuk è capitale. 

"L'assalto è finito e la vita è tornata alla normalità", ha reso noto il governatore, secondo cui sono stati "uccisi oltre 74 terroristi del Daesh e parecchi altri catturati, compresi i loro capi".

All'offensiva avrebbero partecipato in tutto un centinaio di jihadisti, comprese alcune 'cellule dormienti' gia' presenti in città da tempo. Una parte degli aggressori è dapprima riuscita a fuggire, ingaggiando però poi nuovi scontri nelle zone rurali che si estendono verso est. Al bilancio delle ostilità vanno aggiunti ulteriori 46 morti, in massima parte membri della forze di sicurezza.

12:20 - Sono 772 i miliziani dell'Isis uccisi nella prima settimana dell'offensiva lealista irachena per riconquistare la città di Mosul, secondo un bilancio fornito oggi dalla cellula per le informazioni di guerra a Baghdad.

11:00 - I peshmerga curdi hanno annunciato la conquista di Bashiqa, località una ventina di chilometri a nord-est di Mosul. "Le nostre forze controllano totalmente la città", ha affermato il direttore dei media Halgurd Hikmat a Rudaw tv, senza rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se ci sono ancora combattenti dell'Isis in città.

10:00 - La stessa emittente, citando un comunicato ufficiale del Consiglio di sicurezza del Kurdistan, ha riportato che la mente degli attacchi coordinati Isis a Kirkuk degli scorsi giorni è stata arrestata insieme ad altri nove miliziani. Si tratta di Mazn Nazhan Ahmad Abdullah al-Eubedi al-Rayashi, noto come Abu Islam al-Ansarai: ferito negli scontri con i peshmerga, è stato catturato dai civili, molti dei quali hanno imbracciato le armi e si sono uniti ai combattenti per difendere la città sotto attacco.

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23 ottobre 2016

A Mosul i curdi avanzano da est, le truppe irachene da sud, e il Califfo Al Baghdadi ha ordinato ai suoi di preparasi alla battaglia finale nella città dove è stata proclamata la nascita dello Stato islamico.

I jihadisti - sulla base delle poche notizie che trapelano - hanno scavato trincee che poi hanno riempito di petrolio, vogliono un muro di fuoco per fermare l'avanzata dei curdo-iracheni. Diverse sostanze chimiche tossiche sono state utilizzate per assemblare ordigni artigianali e trappole anti-uomo.

E per garantirsi la vita i miliziani non esitano da giorni a costringere bambini e donne a rimanere sui tetti delle case cme scudi umani. Di tutto questo però mancano le verifiche indipendenti da parte dei media, che arriveranno probabilmente a battaglia finale già iniziata.

Il fronte turco-iracheno
Il capo del Pentagono Ash Carter, dopo la tappa di sabato a Baghdad, è volato a Erbil, dove ha incontrato il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani. Ufficialmente i due hanno parlato solo degli sviluppi sul campo. Ma i colloqui, arrivati dopo il no del premier iracheno Haydar Abadi alla partecipazione delle truppe di Ankara all'offensiva di Mosul, sono stati seguiti dall'intervento dell'artiglieria turca che ha appoggiato l'avanzata dei curdi.

I Peshmerga "hanno richiesto l'appoggio dei nostri soldati nella base di Bashiqa" e ora tank e artiglieria turca li stanno aiutando", ha annunciato il premier turco Binali Yildirim. Baghdad considera la presenza di truppe turche sul suo territorio una violazione della sua sovranità ed ha chiesto ripetutamente il loro ritiro, senza successo. In Kurdistan la pensano diversamente, evidentemente.

Proprio a Bashiqa è ripartita oggi l'offensiva verso Mosul. Grazie all'appoggio militare Usa, turco e delle forze della Coalizione, i Peshmerga hanno circondato otto villaggi a nord-est di Mosul, e si sono spinti fino a 9 chilometri dalla roccaforte del Califfato.

Ma la situazione resta di estremo pericolo, con l'Isis che sta lanciando micidiali attacchi nelle retrovie come diversivo per frenare l'avanzata.

Dopo il massacro di Kirkuk, oggi i jihadisti hanno sferrato un attacco a Rutba, nella provincia occidentale di Anbar. Almeno tre auto-bomba, ha riferito il generale Yahya Rasool, sono saltate in aria prima di raggiungere gli obiettivi dei miliziani e numerosi combattenti sono stati uccisi.

Dopo ore di scontri a fuoco, gli iracheni hanno "ripreso il controllo" della cittadina, liberata solo 4 mesi fa. E non è l'unico focolaio lontano da Mosul, assicurano fonti qualificate all'ANSA. La battaglia finale per la città si avvicina, ma la distruzione dello Stato islamico richiederà tempo, forse mesi, avvertono i militari curdi

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21 ottobre 2016

Un gruppo di Jihadisti dell'Isis ha lanciato questa mattina un attacco contro la città di Kirkuk, nel nord dell'Iraq.

L'attacco è iniziato prima dell'alba quando i miliziani jihadisti sono riusciti a entrare nella parte meridionale prendendo il controllo di alcuni quartieri e il villaggio di al Tuqan, con attacchi lanciati da terroristi kamikaze.

La portata reale dell'attacco a Kirkuk è ancora poco chiara.

Miliziani-kamikaze dell'Isis hanno attaccato anche un impianto elettrico situato nella località di al Dabesh, una città tra Mosul e Kirkuk, e hanno ucciso 12 persone, tra amministrativi, operai e tecnici iraniani.

Il governatore di Kirkuk ha detto all'agenzia curda, Rudaw, che i peshmerga curdi e le forze antiterrorismo hanno il controllo completo della situazione. Secondo Rudaw, i terroristi erano parte di una cellula "dormiente" locale dell'Isis.

Secondo il l'arcivescovo caldeo di Kirkuk, monsignor Yousif Thomas Mirkis, a Venezia per un convegno del Ppe, sono "una cinquantina" i jihadisti dell'Isis che hanno attaccato Kirkuk stamattina, di questi "40 sono già stati uccisi". Mirkis, interpellato dall'Ansa stamattina, ha potuto contattare la sua città per avere informazioni su quanto sta accadendo. Mirkis ha anche aggiunto di aver appreso che i jihadisti "hanno preso delle persone in ostaggio in una moschea nel quartiere chiamato primo settembre, approfittando del venerdì di preghiera". 
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L'Importanza di Kirkuk
Kirkuk è una città multietnica a 290 km a nord di Baghdad e a 170 km a sudest di Mosul. È contesa dal governo centrale e dai curdi.

Attaccare Kirkuk, significa prendere di mira il cuore petrolifero iracheno e una città da secoli al centro di interessi politici ed economici tra Medio Oriente, Asia Centrale e Golfo. Kirkuk, 250 km a nord-est di Baghdad, è una delle più importanti città del Paese e ha una storia di convivenza tra le principali comunità etniche e religiose dell'area: arabi, curdi, turcomanni, musulmani e cristiani si sono spartiti da secoli l'influenza della città.

Il Kurdistan iracheno
Oggi Kirkuk è quasi del tutto controllata dalle forze curdo-irachene e il governo della regione autonoma del Kurdistan, basato a Erbil, poco più a nord, ha più volte esplicitamente affermato di considerare la città dentro i "confini naturali" del Kurdistan iracheno.

Un'affermazione contestata non solo dal governo federale di Baghdad ma anche da altre forti entità locali, come la comunità turcomanna e altre comunità arabe, ostili all'espansionismo curdo. Tra queste ci sono le comunità arabo-musulmane delle zone rurali a sud-ovest di Kirkuk che nel 2014 hanno accolto l'avvento dell'Isis come un elemento per contrastare sia la crescente influenza curda sia i tentativi di Baghdad di imporre un controllo sulla città petrolifera.

Durante l'era di Saddam Hussein l'area era stata sottoposta a un processo di "arabizzazione" forzata, come molte altre aree miste dell'Iraq. Dal 2003 in poi lo stato di Kirkuk è stato al centro di dispute ma nel 2014, con l'avvento dell'Isis e il conseguente avvio della "lotta al terrorismo", i curdi di Erbil si sono impadroniti di fatto di tutta la zona urbana e dei siti petroliferi più importanti.

19 ottobre 2016 -  AREE LIBERATE -Le forze governative irachene hanno liberato un'area di 352 chilometri quadrati che si estende a sud di Mosul, nella provincia nord-occidentale di Ninive. 

Lo ha annunciato oggi il generale Raed Shakir Jawdat, comandante della polizia federale, senza peraltro fornire ulteriori dettagli.
La direttrice meridionale dell'avanzata anti-Isis è quella lungo la quale muovono le truppe regolari, mentre da est attaccano i peshmerga curdi.

Ore 14:30 - MILIZIE SCIITE: ENTREREMO ANCHE NOI A MOSUL - Le Pmu, le Unità di Mobilitazione Popolare composte in buona parte da paramilitari sciiti, hanno annunciato in una nota che intendono comunque entrare a Mosul insieme alle forze governative irachene. 

Una sfida questa al premier Haider al-Abadi che, fin dall'inizio dell'offensiva, giunta al terzo giorno, ha sempre detto, ribadendolo anche oggi, che l'ingresso nel centro urbano sarà riservato esclusivamente a soldati e poliziotti regolari, così da non allarmare la popolazione civile, a larga maggioranza di confessione sunnita.

La presa di posizione delle Pmu è stata riferita dall'emittente televisiva satellitare 'al-Arabiya', che ha rilanciato le preoccupazioni sunnite circa il rischio del ripetersi anche a Mosul delle stesse violenze e vendette settarie già verificatesi nei mesi scorsi a Fallujah, a Tikrit e a Ramadi, tutte riconquistate a spese dei jihadisti.

Ieri, anche in seguito alle rassicurazioni venute dall'imam radicale sciita Moqtada al-Sadr, si era parlato di un accordo tra il governo di Baghdad e le Pmu, che sul campo hanno circa novemila uomini, per dirottare queste ultime sulla cittadina di al-Hawija, un centinaio di chilometri più a sud, una volta arrivati alle porte di Mosul.

Ore 13:00 - DUE MESILe forze irachene - con il sostegno delle milizie sciite e dei peshmerga curdi - potrebbero aver bisogno di almeno due settimane prima di raggiungere Mosul e di due mesi per liberarla dall'Isis. 

È il parere di Sirwan Barzani, generale dei peshmerga, espresso in un'intervista alla Cnn.

I tempi potrebbero ulteriormente allungarsi in caso di maltempo. Barzani ha anche ribadito che i peshmerga comunque non entreranno a Mosul. Anche le milizie sciite si fermeranno prima di varcare i confini della città a maggioranza sunnita.

Saranno invece le truppe regolari irachene, la polizia federale e le milizie tribali sunnite a occuopare la città, una volta strappata all'Isis.

Ore 11:15 - "NESSUN PERICOLO PER I SUNNITI DOPOLA RICONQUISTA DI MOSUL" - Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha lanciato un duro attacco all'Arabia Saudita dopo che nei giorni scorsi il ministro degli Esteri di Riad, Adel al Jubeir, aveva espresso il timore di "un bagno di sangue" a Mosul, città a maggioranza sunnita, se le milizie sciite alleate di Baghdad dovessero entrarvi dopo la cacciata dell'Isis.
"I bagni di sangue sono quelli dell'Isis - ha affermato Al Abadi - e consiglio ad Al Jubeir di prendere le sue informazioni da fonti di prima mano, perché quelle che ha adesso gli provengono da fonti di quarta mano". "Alcuni Paesi del Golfo - ha aggiunto il premier iracheno, sciita - usano lo slogan che i sunniti sono perseguitati, lo stesso usato da Daesh, che i i sunniti li ha massacrati davvero".

Ore 11:00 - ITALIANI FUORI DALLA LINEA DEL FUOCO - "Non possiamo escludere a priori che possano verificarsi episodi singoli e sporadici come l'esplosione di un razzo o un colpo di artiglieria. Ma non ritengo plausibili azioni complesse, organizzate e sistematiche contro i nostri soldati".
Lo afferma il generale di corpo d'armata Marco Bertolini, fino a poco tempo fa alla guida delle missioni italiane all'estero, in un'intervista alla Stampa in cui spiega che i soldati italiani sono fuori dalla linea del fuoco.
Presidiando la diga, che si trova a 30 chilometri da Mosul, a tutela dei lavoratori italiani della società 'Trevi' di Cesena, "i nostri uomini non dovrebbero correre seri rischi di attacchi strutturati e complessi", dice Bertolini. Gli elicotteristi della Brigata Friuli schierati a Erbil "svolgono un compito certamente delicato, in quanto dovranno intervenire qualora sarà necessario soccorrere i feriti della coalizione anti-Isis e portarli fuori dalla zona dei combattimenti, o assistere plotoni in difficoltà. Ma, nonostante Erbil sia vicina alla linea di contatto, è una zona sicura grazie anche all'influenza curda", dichiara il generale. Bertolini si dice "preoccupato" dall'atteggiamento degli Usa. "La loro politica militare è incentrata su dichiarazioni di guerra annunciate troppo spesso e troppo a sproposito.
È un grave errore strategico avvertire il nemico sulle proprie intenzioni. La mia sensazione è che gli Usa vogliano più che altro controbilanciare l'attivismo di Putin in Siria. Sono stati spiazzati - osserva - dall'intervento russo su Aleppo e quindi ora sembrano voler recuperare in immagine".

PROFUGHI PREVISTI - Circa 200.000 persone potrebbero essere costrette a fuggire nelle prime settimane dopo l'inizio dell'offensiva militare anti-Isis in Iraq per riprendere il controllo di Mosul.

Lo afferma una nota dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) secondo il quale comunque i rapporti relativi alle prime 36 ore delle operazioni militari, avvenute in zone poco popolate, non indicano una fuga di massa delle popolazioni civili.
Lo scenario più pessimistico dell'Onu sulle conseguenze dell'offensiva per la riconquista di Mosul evoca un milione di sfollati, con circa 700.000 persone in cerca di un alloggio di emergenza.

L'Onu si prepara ad affrontare l'esodo, mentre sussistono serie preoccupazioni per la protezione dei civili, afferma la nota dell'Ocha con le ostilità che si avvicinano a zone densamente popolate e urbane. Rifugi sono stati allestiti per circa 60.000 persone in campi e siti di emergenza ed è stato accelerato l'allestimento di ulteriori siti, con una capacità per circa 250.000 persone, precisa l'Ocha.

Ore 10:15 - RESISTENZA ISIS - Due autobomba guidate da kamikaze sono state fatte esplodere stamane dall'Isis a ridosso delle linee delle forze governative irachene nei pressi del villaggio di Hamdaniya, 35 chilometri a sud-est di Mosul.
Per il momento non si hanno notizie di vittime. Lo riferisce la televisione curda irachena Rudaw, aggiungendo che le forze di Baghdad, appoggiate dalle milizie sciite lealiste, si apprestano a lanciare oggi un attacco per strappare questo villaggio allo Stato islamico nell'ambito dell'offensiva per riconquistare Mosul.
Intensi bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa sono in corso sulla regione. Nella stessa area, aggiunge Rudaw, ieri sera le forze governative sono state costrette a ritirarsi dal villaggio di Abbasiyah, che avevano conquistato, quando miliziani dell'Isis sono usciti da una rete di tunnel sotterranei e le hanno attaccate.

18 ottobre 2016

Ore 16:00
- L'esercito iracheno sta procedendo verso il distretto di Al Shura, nella provincia di Mosul, nell'ambito dell'operazione militare avviata ieri per liberare la città dalla presenza dei miliziani dell'Isis. Secondo fonti locali quello di Al Shura è il distretto più pericoloso nell'intera regione di Ninive, noto per essere una roccaforte dei terroristi islamisti dal 2005.

Ore 15:00 - Le forze curdo-irachene hanno conquistato oggi Qaraqosh, località a 13 chilometri a est di Mosul, nota per esser stata nell'estate del 2014 teatro della fuga di decine di migliaia di cristiani caldei della zona. Lo riferisce il sito Internet della tv curdo-irachena Rudaw. L'informazione non può essere verificata in maniera indipendente sul terreno. 
Anche alcuni villaggi nella zona di Hamam al-Alil a sud della città sono stati catturati dalle forze all'offensiva.

La Croce Rossa invece ha chiesto ai combattenti di tutte le parti di mostrare "umanità". Robert Mardini, direttore delle operazioni nel Medio Oriente ha detto alla Bbc che mostrare umanità significa non prendere di mira i civili, evitare l'uso di artiglieria pesante nelle aree densamente popolate e garantire corridoi di passaggio per coloro che vorrebbero andarsene.

Ore 14:00 - Tensione Turchia-Iraq - "La Turchia ha delle responsabilità verso Mosul che hanno radici storiche e geografiche". Con queste parole il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a commentare l'operazione di terra dalla quale la Turchia è stata esclusa.

Erdogan ha rivendicato l'interesse di Ankara alla sicurezza dell'area, considerando che Iraq e Turchia condividono 350 chilometri di confine. Una situazione che legittima, secondo il presidente, la Turchia a partecipare sia a operazioni sul campo sia a sedere al tavolo negoziale che deciderà il futuro della regione: "Allo stato attuale, considerando che gli scontri hanno natura settaria, la Turchia evita di schierarsi, tuttavia difendiamo i diritti dei nostri fratelli sunniti e turcomanni che vivono nella regione".

Il presidente ha poi rivelato che gli uomini del califfato si starebbero spostando verso il nord-ovest della Siria, nella regione di Bab confinante col sud della Turchia: "Continuiamo a dialogare con gli Stati Uniti per ripulire anche quest'area dai terroristi e abbiamo ribadito di essere pronti a liberare Raqqa".
In base a quanto riferito da Erdogan, l'intesa con Washington sarebbe stata raggiunta rispetto ai curdi siriani del Pyd, che abbandoneranno la città di Manbij. In ultimo, il presidente ha ribadito che la Turchia non ha alcuna intenzione di espandere i confini né in Siria né in Iraq.

Nelle ore precedenti il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, è tornato a chiedere alla Turchia di ritirare le sue truppe schierate a nord-est di Mosul, affermando che "l'Iraq non è assoggettato da Ankara". Al Abadi ha fatto queste dichiarazioni durante un incontro con i diplomatici accreditati a Baghdad per riferire loro dell'offensiva lanciata ieri dalle forze lealiste per strappare Mosul all'Isis.

Offensiva alla quale, ha ribadito il premier, la Turchia non deve partecipare. Intanto il portavoce del governo, Saad Al Hadithi, ha sottolineato che sono falliti i colloqui svoltisi ieri a Baghdad con una delegazione di Ankara per cercare una soluzione alla crisi tra i due Paesi, dopo che la Turchia ha insistito per mantenere il suo contingente nella base di Bashiqa, dove vengono addestrati migliaia di miliziani iracheni sunniti.

Oggi migliaia di persone hanno inscenato una manifestazione ostile davanti all'ambasciata turca a Baghdad rispondendo a un appello del leader sciita radicale Moqtada al Sadr.

Ore 13:00 - L'avvenire di Mosul - Su invito della Francia e dello stesso governo di Baghdad, una ventina di Paesi impegnati a vario titolo contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria si riuniranno il 20 ottobre, a Parigi per "preparare l'avvenire politico di Mosul".
"Bisogna muoversi in anticipo, predisporre il 'giorno dopo' e la stabilizzazione di Mosul al termine della battaglia militare", ha spiegato il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault.

Ai colloqui non è stato invitato l'Iran, malgrado la notevole influenza che esercita sulla regione. Teheran tra l'altro appoggia le milizie sciite coinvolte nell'avanzata per strappare Mosul ai jihadisti. Il vertice di giovedì precederà quello al quale, martedì prossimo sempre a Parigi, parteciperanno i ministri della Difesa di tredici Paesi membri della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa.

Ore 12:30 - Proteggere i Sunniti - Amnesty International ha lanciato un appello al governo iracheno perché nell'offensiva in corso su Mosul impedisca il ripetersi degli "spaventosi abusi" già commessi contro civili sunniti da parte di milizie sciite alleate del governo di Baghdad, e in alcuni casi dalle stesse forze governative, dopo aver strappato all'Isis altre città, tra cui Falluja.

"Dopo essere fuggiti dagli orrori della guerra e dalla tirannia dell'Isis, gli arabi sunniti in Iraq devono affrontare rappresaglie brutali per mano di milizie e forze governative, venendo puniti per crimini commessi dall'Isis", ha detto in un comunicato Philip Luther, responsabile per la ricerca di Amnesty in Medio Oriente e Nord Africa. In un rapporto basato su interviste con 470 testimoni, Amnesty denuncia violenze inflitte a migliaia di civili sunniti, comprese esecuzioni sommarie e torture, anche su ragazzi minorenni.

Ore 8:00 - Secondo quanto riferito dai media, rallenta l'offensiva verso Mosul tanto da parte dell'esercito iracheno proveniente da sud quanto soprattutto da parte dei miliziani Peshmerga curdi in arrivo da est, dopo che ieri proprio questi ultimi avevano fatto sapere di essere arrivati a una quindicina di chilometri dalla città.

In particolare, un'inviata della televisione panaraba Al Arabiya che si trova vicino alla linea del fronte, proprio tra le forze curde e i miliziani dell'Isis, ha riferito che i Peshmerga si sono praticamente fermati dopo aver detto di aver preso il controllo di 8-10 villaggi situati a est della città roccaforte dell'Isis. La stessa giornalista ha poi sottolineato che da alcuni di questi villaggi si vedono ancora alzarsi colonne di fumo per gli incendi appiccati dai jihadisti, che quindi potrebbero invece essere ancora presenti. Inoltre, i curdi non sono certamente ancora riusciti a prendere il controllo di Bartella, il principale villaggio cristiano della regione.

Intanto il premier turco Binali Yildirim ha comunicato ai media che caccia della mezzaluna hanno bombardato Mosul a supporto dell'offensiva di terra, senza però dare altri dettagli sull'operazione. Da approfondire anche la dichiarazione del presidente Erdogan, secondo cui "la Turchia e gli Stati Uniti stanno discutendo dell'ipotesi di un'operazione militare congiunta per strappare all'Isis la sua roccaforte siriana di Raqqa".

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17 ottobre 2016 - IL PUNTO - Lunedì è cominciata l'offensiva delle forze irachene - sostenute dall'aviazione Usa oltre che dalle milizie sciite e dai Peshmerga curdi - contro Mosul, roccaforte dell'Isis nel nord dell'Iraq.

L'avanguardia delle forze curdo-irachene sostenute dagli Usa si trova ad appena 15 chilometri a est della città, ma l'offensiva si preannuncia lunga e piena di insidie.

Alla campagna militare partecipano circa 30mila uomini di diversi eserciti e milizie anche rivali fra loro.

Il timore maggiore è per la sorte del circa un milione e mezzo di civili che rimangono nella città conquistata dall'Isis nel giugno del 2014 e da allora eletta come 'capitale' irachena dell'autoproclamato 'Califfato' guidato da Abu Bakr al Baghdadi.

L'Onu teme che "migliaia di civili a Mosul potrebbero ritrovarsi sotto l'assedio" delle truppe governative o diventare "scudi umani" nelle mani dell'Isis.

Il sottosegretario Onu per gli Affari umanitari, Stephen O'Brien, ha fatto appello "a tutte le parti perché rispettino i loro obblighi di proteggere i civili in base alla legge umanitaria internazionale".

Per ospitare gli sfollati sono stati allestiti dei campi a sud e a sud est, che possono però accogliere non più di centomila persone in fuga.
Altri agglomerati, che potrebbero ospitare fino a 250mila sfollati, sono in costruzione a nord e ad est della città.

I civili sunniti davanti alla "liberazione" da parte degli sciiti
Mosul è a maggioranza araba e sunnita, ma si appresta a essere assediata da forze curde appoggiate da forze speciali americane, e da truppe governative irachene. Queste ultime sono da anni percepite dalle popolazioni sunnite irachene come "sciite" e "filo-iraniane".

E i civili a Mosul potrebbero non considerare una "liberazione" l'ingresso in città di forze "ostili".

Il generale americano Stephen Townsend, comandante della coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, ha ricordato che la campagna per riconquistare Mosul "potrebbe durare settimane, e forse di più".

Strada per strada
Anche se l'avanguardia curdo-irachena, sostenuta dalla Coalizione, è giunta oggi ad appena 15 km da Mosul, una volta giunti alla periferia della città bisognerà penetrare strada per strada, in un agglomerato urbano che da più di due anni si prepara a una logorante battaglia.

Il premier iracheno e comandante supremo delle forze armate Haidar al Abadi era apparso stamani in uniforme militare in un discorso Tv alla nazione: "Le forze che vi libereranno hanno un solo obiettivo - ha detto rivolgendosi agli abitanti di Mosul -: sbarazzarsi di Daesh e ridarvi dignità".

Abadi aveva poi ribadito che "le uniche forze che entreranno a Mosul saranno l'esercito governativo e la polizia nazionale", in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi sull'impiego di milizie sciite filo-iraniane cooptate dal governo.

I governativi sono avanzati dalla base di Qayyara (60 km a sud di Mosul) verso la fabbrica di zolfo e sui villaggi a sud-est della città.

Per il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, è "un momento decisivo" nella campagna per sconfiggere l'Isis.
Membri delle forze speciali Usa sono stati avvistati dietro le linee curde, avanzate con centinaia di mezzi nel ventre molle della campagna ormai disabitata a est di Mosul.

Fino al 2013-14, queste zone erano abitate da cristiani e da altre comunità non sunnite, come gli shabak.
Il presidente curdo-iracheno Massud Barzani ha annunciato la "conquista solo oggi di 200 chilometri di territorio", strappando al sedicente Stato Islamico il controllo di sette villaggi. E ha assicurato che i curdi non entreranno a Mosul città.

Erdogan e la Turchia
Erdogan invece, dopo le scaramucce con il governo di Baghdad dei giorni scorsi, ha riaperto un altro fronte polemico affermando che la Turchia non può essere esclusa dall'offensiva per liberare la città e ha ribadito che le truppe di Ankara non lasceranno la base di Bashiqa, circa 30 km a nord-est di Mosul, come invece chiesto dal premier Abadi.

"Noi saremo coinvolti sia nell'operazione che nel successivo tavolo" negoziale, ha avvertito il presidente turco. Dal canto loro, i jihadisti hanno rivendicato due attentati suicidi contro altrettanti mezzi militari di forze curde. E hanno dato alle fiamme alcuni pozzi di petrolio nel distretto di Hamdaniya-Qaraqosh. Media governativi di Baghdad hanno riferito infine, citando fonti di intelligence, che miliziani jihadisti stanno lasciando Mosul verso la Siria. Ma di questo non vi sono conferme.
(ANSA)

Ore 16:00 - Il presidente della regione curda autonoma dell'Iraq del Nord (KRG), Massud Barzani, in una conferenza stampa, ha illustrato i risultati dell'operazione militare sferrata questa mattina per la liberazione della città di Mosul dalla presenza dei miliziani dello stato islamico. Secondo Barzani, la giornata di oggi ha segnato "un punto di svolta" per la lotta al terrorismo nella regione.

Particolarmente importante in questo senso, la visita di una delegazione curda al presidente iracheno Haydar al Abadi, che nei giorni scorsi ha portato all'accordo grazie al quale le truppe di Baghdad sono scese in campo, per la prima volta, al fianco dei Peshmerga curdi-iracheni. Una collaborazione e una coordinazione che hanno reso possibile "il successo dell'operazione di oggi", con la quale "un'area di circa 200 quadrati è stata liberata dall'Isis" e l'accesso ad Aleppo chiuso. 

Rispetto alla visita di questa mattina, da parte di una delegazione turca a Baghdad, per porre fine alle frizioni e scambi di accuse relative alla presenza militare turca nella zona di Bashiqa, non lontano dalla stessa Mosul, Barzani ha dichiarato di essere "fiducioso" rispetto al fatto che le parti presto trovino un'intesa.

Ore 15:15 - A Mosul l'Isis risponde con attacchi suicidi contro le forze peshmerga curde all'offensiva a est della città: almeno otto secondo l'agenzia dello Stato islamico Amaq. Uno di questi attacchi si vede nel video nel tweet qui sotto:

Ore 14:30 - Save the Children di fronte all'offensiva su Mosul, dove oltre mezzo milione di bambini rischiano la vita, ha lanciato oggi la campagna "Fino all'ultimo bambino".

La vita di "oltre mezzo milione di bambini è appesa a un filo: se non verranno aperte vie sicure per sfuggire ai combattimenti in corso, molte famiglie non avranno altra scelta che restare, con il rischio di rimanere vittime del fuoco incrociato o dei combattimenti, intrappolati in luoghi privi di accesso agli aiuti umanitari, al cibo e alle cure mediche", si legge in una nota della organizzazione.

"Coloro che tenteranno la fuga dovranno attraversare una citta' infestata da ordigni esplosivi, cecchini e mine antiuomo. Se non si agisce subito per assicurare a queste persone una via di fuga sicura, assisteremo a un bagno di sangue di civili su vasta scala," ha dichiarato Aram Shakaram, Vicedirettore di Save the Children in Iraq.

Save the Children chiede che vengano immediatamente creati e mantenuti passaggi sicuri e bonificati dagli ordigni per lasciare la citta'. "Sono state spese somme esorbitanti per le pianificazioni militari, le apparecchiature e gli armamenti, ma la priorità devono essere gli investimenti che garantiscano la sicurezza dei bambini," prosegue Shakaram.

Ore 14:00 - Sono finora 5.800 i guerriglieri Peshmerga che i militari italiani di stanza ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, hanno addestrato simulando le "possibili situazioni che dovranno fronteggiare - spiegano alla Difesa - nelle operazioni per la riconquista dei centri occupati dall'Isis, come la stessa Mosul".
Non è noto quanti di questi siano impiegati nell'offensiva in corso. Complessivamente sono oltre 12.500 i soldati appartenenti alle Kurdistan Security Forces che sono stati addestrati dagli istruttori del Kurdistan Training Coordination Center, un contingente internazionale attualmente a guida italiana (fino al prossimo dicembre) e composto da istruttori di nove nazioni: Italia, Germania, Regno Unito, Ungheria, Norvegia, Finlandia, Olanda, Slovenia e Svezia.
Dei 12.500 guerriglieri, 5.800 sono appunto quelli formati specificatamente dagli italiani. L'ultimo corso di addestramento ha riguardato 1.100 militari dei due battaglioni della 1/a e 2/a brigata dei Peshmerga: e' durato dieci settimane e si e' appena concluso. Questo ultimo periodo formativo ha completato l'addestramento di tutte le unita' impiegate sul terreno che compongono le due brigate delle Kurdistan Security Forces, per un totale di circa 3.400 Peshmerga. I trainer italiani inquadrati nell'operazione "Prima Parthica" operano in Kurdistan dall'inizio del 2015. L'Italia impiega al momento circa 200 militari, di cui 120 istruttori.

13:15 - Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico e dell'auto-proclamato califfato jihadista, sarebbe riuscito a sfuggire ai raid aerei della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa lanciati su Mosul, nel nord dell'Iraq.
Lo ha riferito l'emittente televisiva indipendente 'al-Baghdadia' alla vigilia dell'offensiva di terra in corso nell'area da parte dell'Esercito regolare iracheno.
In particolare, il sedicente califfo si sarebbe salvato da un'incursione condotta alle porte della città irachena, da dove sarebbe fuggito in direzione della Siria.
Nel bombardamento avrebbe invece perso la vita uno dei suoi più stretti collaboratori, Abu Musa al-Maghrebi.
Nel frattempo, stando a notizie non confermate riportate da vari mass media iracheni, a Mosul sarebbero scoppiate rivolte contro lo Stato Islamico, e tre sedi del gruppo in città sarebbero state distrutte da ignoti: alcuni capi jihadisti con i loro familiari sarebbero a loro volta riparati in Siria.

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13:00 - I caccia della coalizione internazionale a guida Usa stanno bombardando il centro di Mosul, mentre continua l'offensiva delle forze curde e irachene per strappare la città all'Isis.
Lo riferisce la tv curda Rudaw, aggiungendo che le forze curde hanno già riconquistato tutti i villaggi che erano stati loro assegnati. L'emittente ha dato anche notizia delle prime perdite, 4 combattenti, tra le forze curde.

12:30 - Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere che il suo Paese avrà un ruolo nell'offensiva irachena per riprendere Mosul agli jihadisti, sottolineando che è impensabile che Ankara ne resti fuori. "Saremo nell'operazione e a quel tavolo", ha affermato parlando in televisione. "I nostri fratelli e parenti sono lì - ha aggiunto - è fuori questione non essere coinvolti".
La preparazione della campagna contro Mosul ha visto un duro scontro tra Baghdad e Ankara, con quest'ultima preoccupata per il possibile coinvolgimento delle milizie sciite e curde, cosa per altro oggi avvenuta.
Da parte sua, il governo iracheno ha attaccato la presenza di un contingente turco a Bashiqa, a nord di Mosul. Una posizione ribadita dallo stesso Erdogan. "Nessuno si dovrebbe aspettare che lasciamo Bashiqa, ci siamo e abbiamo fatto tutti i tipi di operazioni contro Daesh", ha assicurato il leader turco. Nel tentativo di abbassare i toni, però, Ankara ha inviato una delegazione di alto livello guidata dal sottosegretario agli Esteri, Umit Yalcin, a Baghdad.

Ore 11:30 - Circa 1500 dei 3000 combattenti iracheni nel nord dell'Iraq che stanno partecipando all'offensiva finale per la liberazione di Mosul sono stati addestrati dalle forze turche nel campo di Bashiqa.
L'altra metà è una forza di riserva". Secondo le fonti, tra i 1.500 combattenti addestrati dall'esercito turco che partecipano all'offensiva vi sono, oltre ai sunniti, anche sciiti, yazidi e cristiani. "Non ci sono militari turchi che prendono parte all'operazione, ma gli sviluppi sono seguiti molto da vicino", hanno aggiunto le fonti.

Ore 11:00 - "La riconquista di Mosul in Iraq è iniziata, occorrono aiuti urgenti e, laddove possibili, interventi di assistenza umanitaria immediati o lo scenario sarà simile a quanto abbiamo visto in questi mesi ad Aleppo e in molte città siriane". Lo afferma il portavoce di Unicef Italia Andrea Iacomini, in una nota, sottolineando che "in tutto l'Iraq oltre 3.344.100 persone risultano sfollate e sono oltre un milione quelle in fuga da Mosul, la metà di queste sono bambini sotto i 18 anni che necessitano di protezione immediata". 

Stiamo assistendo ad una enorme e nuova emergenza umanitaria in Iraq e nella zona di Mosul in particolare che non va sottovalutata e per la quale l'Unicef è pronto ad intervenire", aggiunge spiegando che "da maggio ci sono oltre 213mila sfollati nell'area, ma nelle zone riconquistate ci sono gravi pericoli per le persone a causa di mine disposte ovunque dall'Isis e ordigni inesplosi, oltre alla presenza di cecchini e di disumani controlli di sicurezza da parte dei gruppi armati".

Ore 10:00 - Saranno necessarie "probabilmente settimane, e forse anche di più", alle forze irachene per strappare all'Isis il controllo di Mosul.
Lo afferma il generale Stephen Townsend, comandante delle forze congiunte americane impegnate in Iraq contro lo Stato islamico. "Questa potrebbe rivelarsi una battaglia lunga e difficile, ma gli iracheni si sono preparati e noi staremo al loro fianco", ha detto Townsend, citato dal sito di notizie curdo iracheno Rudaw.

Ore 8:00 - Nella notte è cominicata l'offensiva finale dell'esercito di Baghdad per la riconquista di Mosul, roccaforte Isis nel nord dell'Iraq. L'Onu però lancia un allarme per la sorte di un milione e mezzo di civili.

Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva "Sky Arabia", l'esercito iracheno è già riuscito in poco tempo ad abbattere la prima linea difensiva posta al di fuori della città avanzando dalla zona di Baashiqa.

A supporto dell'offensiva irachena ci sono i caccia statunitensi che stanno bombardando con raid mirati i siti di difesa delle postazioni dell'Isis e in particolare la base di al Qiyara.

Oltre alle truppe dell'esercito regolare iracheno, partecipano all'offensiva le milizie di Difesa popolari sciite, presenti con 9 mila uomini, e i peshmerga curdi che stanno avanzando dalla direttrice di al Sawatir, che è stata già conquistata, e avanzano per prendere altri 7 villaggi della zona di al Hamdania.

L'offensiva è stata contemporaneamente annunciata ufficialmente dopo la conferenza stampa del premier Hayder Abadi.

Le truppe di terra dell'esercito iracheno hanno iniziato a muoversi verso la zona di Sahl Ninve per poi avanzare su Mosul. Le unità dell'offensiva si muovono anche dalla direttrice a sud di Mosul, quella di Hamam al Halil, che dista 50 chilometri dalla città dove è in corso uno scambio di colpi di artiglieria.

A Mosul città invece si registrano numerosi incendi: i jihadisti hanno dato alle fiamme i depositi di benzina per provocare alte colonne di fumo e ridurre la visibilità per i caccia che conducono i bombardamenti sulle loro postazioni.

Intanto il vicesegretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Stephen O'Brien Asimismo ha espresso "profonda preoccupazione per la sicurezza di 1,5 milioni di civili" che vivono a Mosul e che potrebbero subire le conseguenze delle operazioni militari. "Alcune famiglie - ha aggiunto - corrono il rischio estremo di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato o sotto quello dei cecchini".

(Ansa, Agi, Reuters, The Guardian, Bbc)

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