Esteri

Per gli egiziani in Italia si stava meglio sotto Mubarak

Un sondaggio mette in luce la preoccupazione dei connazionali su quanto sta accadendo al Cairo

Avvocato Mubarak, ora proscioglimento

Che cosa pensano gli egiziani residenti in Italia di quello che sta accadendo al Cairo? Sono ottimisti o pessimisti? Sono ancora convinti che l'Egitto sia uno dei Paesi più prosperi di tutto il Medioriente? Le risposte sono contenute in un sondaggio Gallup che confronta i dati ottenuti in un analogo sondaggio d'opinione del 2005 (quando in sella c'era ancora, ben saldo, il vecchio dittatore Mubarak) e un altro del giugno 2013, poco prima del golpe che ha destituito la Fratellanza araba al potere. I cittadini egiziani "sofferenti" passano dal 16% del 2005 al 34% (cioè un terzo della cittadinanza) del giugno 2013 e i "prosperi" dal 25% al 9%.

Si consideri che la persistente mancanza di prospettive economiche della popolazione è stata una delle ragioni principali delle sollevazioni che hanno portato alle dimissioni di Mubarak nel 2011. E in quei giorni la ricchezza del paese era stimata in circa 36 miliardi di dollari, mentre oggi sarebbero solo 15. Allo stesso modo e nonostante proprio in questo periodo di transizione vi fossero speranze di un rapido cambio di direzione, la previsione dell'andamento economico per il periodo successivo rilevata tra i cittadini lo scorso giugno, era pessima. 80% dei circa 1.150 egiziani di oltre quattordici anni intervistati optava per un peggioramento (nel 2008 erano "solo" il 62%). E così, anche l'idea di inasprimento delle proprie condizioni di vita passava drammaticamente dal 16% del periodo Mubarak (2005) al 55% dello scorso giugno.

Mentre il paese deve affrontare una delle sue più gravi crisi politiche, una percentuale quasi da record di egiziani è pessimista circa la propria vita e sulla prospettiva economica della nazione. In Egitto c'è oggi un disperato bisogno di investimenti nazionali ed esteri e di accesso al capitale per le piccole e medie imprese di un settore privato in forte crisi. Diversi paesi del Golfo si sono messi in prima fila per offrire aiuto, invece l'Unione Europea sembra volerlo tagliare con veramente poca lungimiranza e molta ipocrisia. 

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