USS Carl Vinson
Esteri

Corea del Nord, Trump invia navi da guerra

Washington risponde alle provocazioni di Pyongyang. Ma rassicura Pechino: "Il cambio di regime non è il nostro obiettivo"

Washington risponde alle provocazioni crescenti di Pyongyang e invia navi da guerra americane verso la Corea del Nord. Dopo il lancio di missili in Siria, Donald Trump mostra nuovamente i muscoli e conferma, se ne ce fosse stato bisogno, il netto cambiamento di rotta dopo l'amministrazione Obama: gli Stati Uniti sono pronti ad agire anche da soli contro quei Paesi che violano le regole internazionali.


Corea del Nord, minaccia numero uno

La flotta dispiegata attorno alla portaerei Uss Carl Vinson è stata dirottata "in via precauzionale" da Singapore verso la Corea del Nord, cambiando i suoi piani originari che la vedevano dirigersi verso i porti dell'Australia.

Alla base della decisione la consapevolezza che Pyongyang resta la minaccia "numero uno" nell'area, con il suo "irresponsabile e destabilizzante programma missilistico e nucleare", ha spiegato un funzionario dell'amministrazione Usa. Per questo, ha aggiunto, "riteniamo necessario un aumento della presenza" americana nell'area.

Gli antefatti
L'invio delle navi statunitensi segue la condanna della Corea del Nord all'attacco americano in Siria: il ministero degli Esteri nordcoreano l'aveva considerato "assolutamente inaccettabile", una "chiara invasione" e la conferma della validità della scelta di Pyongyang di dotarsi e rafforzare gli armamenti nucleari. 

La Corea del Nord recentemente aveva intensificato i test missilistici: tre nell'ultimo mese, di cui l'ultimo il 5 aprile, a poche ore dall'incontro a Mar-a-Lago fra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, principale alleato di Pyongyang.

Tutto questo in vista dell'imponente parata militare in programma il 15 aprile, per l'anniversario della nascita del "Presidente eterno", il defunto Kim Il Sung, nonno dell'attuale leader. Si teme che in questa occasione Kim Jong-un possa procedere a un altro test nucleare o di un missile a lunga gittata. 


Le parole di Seul

"Il dispiego delle navi americane sembra mostrare che gli Stati Uniti capiscono come sia grava la situazione nella penisola coreana", ha detto il portavoce del ministero della Difesa della Corea del Sud, Moon Sang-Gyun. Dal suo punto di vista questa azione mirerebbe a rafforzare la posizione di difesa di potenziali alleati di fronte ai nuovi test militari di Pyongyang.

Washington punta a "cooperare" con Seul, in guerra con il suo vicino settentrionale da quasi 70 anni e tecnicamente pronta a rispondere a qualsiasi "provocazione" del regime di Kim Jong-un.  

Il confronto tra Usa e Cina
Il regime di Kim è uno dei temi più spinosi del rapporto fra Cina e Stati Uniti. Trump sta valutando le opzioni su Pyongyang e sul suo tavolo ne sarebbero arrivate due: l'uccisione di Kim o il dispiegamento di armi nucleari in Corea del Sud. Un'ipotesi, quest'ultima, alla quale la Cina si oppone con forza.

Su Twitter il tycoon è tornato a parlare dell'incontro con Xi: "È stato un grande onore avere il presidente cinese Xi Jinping e sua moglie Peng Liyuan come nostri ospiti negli Stati Uniti. Un'amicizia è stata stretta, ma solo il tempo potrà valutare sugli scambi commerciali".

Il tycoon, dopo la partenza di Xi, ha parlato al telefono 20 minuti con Hwang Kyo-ahn, premier e presidente reggente a Seul, assicurando d'aver discusso "in profondità" nel summit "il grave problema del nucleare nordcoreano e su come affrontarlo".

I timori di Pechino
Pechino preme per un approccio moderato degli Usa verso la Corea del Nord, sulla scia dei timori di un collasso economico del Paese e di una crisi di rifugiati. Secondo gli esperti, la Cina non vuole neanche veder ridurre la sua influenza in Asia e teme un cambio di regime che potrebbe unificare le due Coree e consentire agli americani di rafforzarsi ai suoi confini.  

Dal canto suo, il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha assicurato in un'intervista ad Abc che il cambio di regime "non è il nostro obiettivo", aggiungendo tuttavia che la situazione ha raggiunto "un livello di minaccia tale che richiede un'azione", riflessione condivisa dal presidente cinese: nel loro incontro, Xi e Trump non avrebbero mostrato disaccordi "su quanto la situazione sia diventata pericolosa".

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