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Esteri

Cipro nasconde i soldi dei ricchi russi, ma chiede quelli della Ue

Il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker con il presidente cipriota Dimitris Christofias.

CHE COSA È SUCCESSO
L’Unione Europea è davanti a un dilemma: Cipro e il suo sistema bancario vanno salvati? Con 10 miliardi di euro le autorità europee potrebbero salvare l’isola (che ha un pil di appena 17,8) dalla bancarotta, evitando qualsiasi possibile reazione a catena in altri paesi membri. Del resto, se l’Ue non riesce a salvare Cipro, che credibilità può avere quando si tratta di Grecia, Spagna o Portogallo? Aiutare il governo di Nicosia, però, vorrebbe dire anche salvare un sistema bancario permissivo con i traffici opachi degli onnipresenti oligarchi russi (che avrebbero depositato circa 21 miliardi). Mosca ha già prestato 2 miliardi e mezzo a Nicosia per evitare il fallimento. Ora il problema è sui tavoli di Ue e Bce. La troika chiede la privatizzazione di alcune aziende semigovernative, il taglio della tredicesima agli statali e l’abolizione dell’indicizzazione semestrale degli stipendi.

CHE COSA HANNO SCRITTO
Sul "Cyprus Mail", il vicepresidente del partito Dimokratikós Sinayermós ha scritto che "Cipro non ha una base industriale né capacità manifatturiera. Le costruzioni sono ferme e il turismo sta perdendo forza. L’unica via per la crescita è puntare sugli idrocarburi e sui servizi: finanziari, legali, di consulenza. È questo che dobbiamo dire ai nostri creditori. Del resto, anche loro vogliono vedersi i soldi restituiti da un’economia che funziona". Il settimanale tedesco Der Spiegel si è invece schierato contro il salvataggio dell’isola sottolineando: «I russi non amano Cipro solo per il clima, ma anche perché le società di comodo sanno restare anonime, le banche sono discrete e le tasse sono basse. Un dossier dei servizi segreti tedeschi dimostra che a godere di un salvataggio fatto con i soldi dei contribuenti europei saranno gli oligarchi russi, i manager e i mafiosi che hanno parcheggiato i loro profitti illegali a Cipro».

CHE COSA SUCCEDERÀ?
La troika darà a Cipro quanto basta per ricapitalizzare le banche e rimediare al debito nazionale. Le condizioni sono dure, ma il partito che è destinato a vincere le elezioni di febbraio è disponibile alle riforme. Le relazioni con i russi, comunque, saranno sempre più strette e l’economia ne beneficerà. Mi aspetto tempi duri per Cipro, soprattutto da qui a metà 2013, ma spero che le elezioni aiutino a riconquistare la fiducia dei mercati. La chiave, a ogni modo, è il salvataggio della Grecia. Se Atene fallirà e uscirà dall’euro, lo scenario non potrà che ribaltarsi.

Il parere di Christopher A. Pissarides
economista britannico-cipriota, professore alla London School of economics e vincitore del premio Nobel per l’economia 2010.

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