Esteri

A chi giova il sangue in Terra Santa

Perché il ritrovamento dei corpi dei tre giovani israeliani scomparsi il 12 giugno e l'uccisione per vendetta del giovane palestinese rappresenta un colpo devastante ai complicati equilibri mediorientali

Il funerale di un militante palestinese ucciso a Gaza – Credits: EPA/MOHAMMED SABER 

Mentre continuano i bombardamenti su Gaza e sui Territori palestinesi, decisi all'indomani del ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi ebrei sequestrati mentre facevano l'autostop in Cisgiordania, giunge la notizia che tre dei sei presunti killer di Mohammed, il ragazzo palestinese rapito e bruciato vivo per vendetta a Gerusalemme est, avrebbero confessato. I loro nomi sono ancora però secretati nella speranza di poter riuscire a demolire tutta l'organizzazione che faceva capo agli estremisti, secondo Buzzfid che cita una fonte di polizia appartenenti a una frangia di estrema destra degli ultras della squadra di Gerusalemme . Ma  chi giova la situazione che si è venuta a creare in Terra Santa? E quali sono le prospettive? Ne abbiamo parlato con Shlomo Brom, noto analista dell’Institute for national strategic studies dell’Università di Tel Aviv. 

Chi trae vantaggio da questa situazione?
Perdono tutti. Israele perché non è riuscito a portare a casa i giovani. L’Autorità nazionale palestinese perché, nel mezzo di un processo per raggiungere l’unità nazionale, Hamas l’ha pugnalata alle spalle. Quanto a Hamas, perde perché è stata indebolita dall’operazione militare israeliana in Cisgiordania. Stanno vincendo le forze del caos, gruppi anche più estremisti di Hamas, quelli che lanciano i razzi da Gaza su Israele.

Nel lungo periodo, come reagirà Israele agli eventi delle ultime ore?
I colloqui tra israeliani e palestinesi si sono interrotti e non andranno avanti perché c’è una enorme sfiducia tra le due parti. E nonostante Abu Mazen abbia pronunciato parole coraggiose nelle scorse settimane, dicendo cose che nessun leader palestinese aveva mai detto prima, purtroppo non sta avendo successo tra la sua opinione pubblica. Tutto questo dà una spinta a chi cerca di allargare le distanze.

Come ne risentono i rapporti tra Hamas e Fatah?
L’interesse di Hamas è quello di trovare un accordo con Fatah, anche perché occorre qualcuno che paghi i salari ai funzionari pubblici di Gaza. Israele accusa Hamas di aver rapito e ucciso i ragazzi, Hamas non nega né conferma.

E l’Anp si trova in mezzo: come reagirà?
Potrebbe riconsiderare gli accordi con il movimento islamista, anche se Abu Mazen ha un modo solo di raccogliere sostegno: spingere per l’unità nazionale.

Pensa che ci sia una rottura dentro Hamas e che una cellula possa aver agito senza il consenso della leadership?
La questione non è se la leadership sapesse dell’operazione, ma se fosse a conoscenza delle tempistiche. La leadership determina la linea politica, che da anni è la stessa: "È giusto sequestrare israeliani per ottenere in cambio prigionieri palestinesi". Per Hamas, la tempistica ora era sbagliata.

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