Cronaca

Siena, se una favola diventa metafora della crisi

I carabinieri che saldano il conto di un piccolo furto di un egiziano. È l'ultimo racconto di un'altra Italia

La locandina del film  "  I soliti ignoti  "  di Mario Monicelli del 1958, sceneggiatura di Furio Scarpelli e Age. – Credits: ANSA / ARCHIVIO

Hanno il volto buono che rimanda alla faccia di De Sica, al carabiniere di fantasia ,e cancellano la violenza della parola, quella dei celerini che hanno bastonato il povero Aldrovandi e insultato la madre su facebook, bastonandolo nuovamente.

C’è infatti tutta questa Italia in crisi che si dibatte e che aspetta la salvezza e l’indulgenza della Germania in questi carabinieri di Siena che questa mattina hanno pagato la spesa a un ladro d’occasione - un egiziano di ventisette anni rimasto senza lavoro - che entrato in un piccolo supermarket insieme al fratello diciannovenne, ha trafugato latte, omogeneizzati per i suoi figli. E questa volta pure il padrone che lo ha scoperto e chiamato i carabinieri, non ha avuto il coraggio di denunciarlo, di condannare il furto per fame che già De Andrè aveva cantato (abbiamo scoperto che è un delitto/ il non rubare quando si ha fame) e che nella commedia italiana si colora di espediente, di allegria quando si pensa ai fagioli di Mastroianni e Gassmann ne i “Soliti ignoti”, al furto che in quel zibaldone di detti siciliani “Ochio di Capra” di Sciascia, aveva l’etichetta di “scassapagghiaru”, un ladro da poco conto.

Così i carabinieri chiamati – come ha spiegato il proprietario - solo per “chiarire la situazione” hanno preferito soprassedere o meglio saldare loro il conto del furto (e chissà cosa ne sarebbe stato un processo, una denuncia) con il solito applauso della gente, quello stesso applauso che aveva salutato i colleghi milanesi, quando poco meno di un mese fa una anziana di 76 anni aveva rubato un pugno di caramelle del valore di settantotto centesimi e che rischiava una denuncia. Anche in quel caso toccò ai carabinieri saldare il debito, mossi da compassione, per quel gesto e per quelle caramelle che a differenza di altri furti, aveva il segno di un capriccio, della soddisfazione, di un vizio dolce e calorico.

E nel Nord industrializzato, lavoratore, non è certo il primo episodio; ormai è pieno il mattinale dei carabinieri e la solidarietà fa a gara con la comprensione delle forze dell’ordine, in una sorta di gioco dimostrativo alla caserma più buona d’Italia. Comprenderanno anche questa volta? O saranno i cappelli dell’autorità dell’intransigenza a punire con il rispetto della legge, il disperato affamato, la vecchietta che addentella il pane?

Bergamo, Siena, Milano: ogni città ha la sua personale storia di povertà, il personale pensionato che ruba generi alimentari, un po’ come anni fa scoppiò quel fenomeno che ci piace immaginare stralcio di neorealismo, i furti di biciclette e che invece era avvisaglia di pensionati indigenti e soli. E però questa povertà che irrompe, che scuote il Nord, questi episodi di povertà e compassione esibita sono una novità che mai si sarebbe immaginata e che spiega più dello spread, del rigore e degli eurobond quella crisi che gli economisti commentano con le percentuali e con i numeri. La domanda è: quanto i numeri segnano il deficit del pudore e l’aumento della vergogna?

Finiscono quindi anche queste notizie che crescono nei giornali locali e che sfiorano l’occhio sempre bisognoso del lieto fine, la favola del cuore contro il volto nero dell’uomo di Equitalia, al giudizio del web.

Insomma, è su facebook che adesso si misurano queste storie ed è triste sapere che così come crescono e si moltiplicano episodi tra di essi simili (il carabiniere che paga il conto, l’affamato che viene perdonato del furto) sempre meno si condivide e stupisce la notizia poichè ha un qualcosa di già sentito, di stereotipato. Anche la riproducibilità delle favole genera stanchezza. E allora davvero la mente torna a quell'anziana milanese che per nulla al mondo voleva rinunciare alle sue caramelle e che non ha temuto il padrone e dopo il gesto dei carabinieri è fuggita con il suo piccolo tesoro senza spiegazioni, senza motivi.

Che senso ha raccontare le favole? A cosa serve andare oltre la notizia? Il racconto è tutto nella vecchia che fugge, nel pensare alla sua casa, alle sue labbra dolcificate quando in un angolo come un bambino scapestrato affonda le sue mani in quel tesoro di zucchero. Anche le storie cominciano quando le notizie fanno un passo indietro e inizia la fantasia, la congettura…

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