Cronaca

Bossetti rimane in carcere. E sono cinque

Anche il Riesame di Brescia respinge la richiesta di scarcerazione del muratore accusato di aver ucciso Yara. Iniziano a essere troppi i giudici convinti che sia lui l'assassino

Massimo Giuseppe Bossetti – Credits: Ansa/Facebook

E con questo sono cinque. Il tribunale del Riesame di Brescia ha respinto la nuova richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Claudio Salvagni. Il primo e più importante effetto pratico è che Massimo Bossetti rimane in carcere con l’accusa di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio. Ma la questione sostanziale più interessante in prospettiva è che con l'ultimo di oggi cominciano a essere troppi i passaggi giudiziari sfavorevoli al muratore bergamasco.

 


Certo, il Riesame di Brescia, dopo analoga decisione già presa da quello di Bergamo, si pronuncia non nel merito delle accuse che gli vengono contestate ma sulla sussistenza o meno dei presupposti che giustificano la misura della custodia cautelare in carcere.

In ogni caso non si può non prendere atto che la tesi della procura della repubblica di Bergamo, senza che si veda ancora l’ombra di un processo, ha già subito l’avallo, il visto, la convalida di diversi giudici, tra i quali la Cassazione, che si è pronunciata non sul quadro complessivo di indagine ma soltanto sull’elemento probatorio iniziale: il dna.

In buona sostanza, nonostante i ripetuti dubbi sollevati dalla difesa di Bossetti, per i giudici il solo dna basta a tenere in carcere il muratore bergamasco. Per loro, il dna basta da solo per sostenere l’accusa contro Bossetti, non soltanto nel merito, per quello che è il suo messaggio probatorio, ma anche nella forma: la Cassazione ha detto che da un punto di vista formale non ha nulla da eccepire.

Questa è la verità dei fatti. Il problema, per Bossetti, è che l’indagine in questi mesi è andata avanti e quando si arriverà a processo ci saranno tanti altri elementi raccolti contro di lui: le telecamere posizionate davanti alla palestra, che riprendono il suo furgone aggirarsi fino al momento dell’uscita di Yara. La testimonianza di un uomo che dice di aver visto un furgone come il suo girare a tutta velocità nell’incrocio davanti alla palestra, le fibre del sedile sempre del furgone trovate sui leggins di Yara, le ricerche sulle tredicenni e il sesso fatte sul computer di casa. Tutto questo finirà per avere un peso decisivo a processo.

 

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