Papa Francesco rende omaggio a Don Milani
Cronaca

L'omaggio di Papa Francesco a Don Milani e a Don Mazzolari

Ma quanto è lungo l'elenco di preti, teologi e religiosi in attesa di ricevere una doverosa riabilitazione?

Quando un Papa si inginocchia e prega sulla tomba di un prete (a Barbiana e a Bozzolo, ndr) che in vita era stato ingiustamente punito dalle autorità ecclesiastiche significa una sola cosa. E vale a dire che quel prete, benchè, post mortem, è stato pienamente riabilitato e riammesso d'autorità nella Chiesa.

E' - più o meno - quel che succede col pellegrinaggio, con tanto di preghiera e prolusione ad hoc, che Papa Francesco fa recandosi presso le tombe di don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari, due grandi preti del secolo scorso puniti dalle autorità ecclesiastiche dei loro tempi e ridotti al silenzio.

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Jorge Mario Bergoglio, da pontefice ma anche da gesuita e da discepolo di San Francesco da cui non ha ereditato solo il nome, compirà un gesto che non ha precedenti, ridando ai due prelati la dignità che maldestramente era stato loro tolta dalle gerarchie ecclesiali, ma - in verità - non dal sentire popolare.

Prima lui, un altro pontefice aveva fatto una cosa simile, Giovanni Paolo II, quando cancellò la condanna che nel 1633 il Sant'Uffizio inflisse a Galileo Galilei accusato di eresia. Meglio tardi che mai.

Gli "altri" Don Milani e Don Mazzolari

Ma quanti altri don Milani, don Mazzolari e Galilei sono in attesa di ricevere una doverosa riabilitazione sia in Italia che nel mondo? L'elenco è lungo ed è composta da preti, teologi e religiosi, molti dei quali hanno continuato e continuano a servire in silenzio la Chiesa, malgrado le ingiustizie subite.

Senza andare troppo indietro nel tempo, prima del Concilio Vaticano II, ad essere sottoposti a severe condanne furono teologi illustri come De Lubac, Congar, Danielou e tanti altri, in seguito riabilitati nei fatti e seguiti con profonda devozione da lunghissime schiere di discepoli, ammiratori, studiosi dentro e fuori la Chiesa.

Elencarli tutti sarebbe quasi impossibile. Ma restando solo in Italia, già Pio XII negli anni Cinquanta mise a tacere l’Azione cattolica di Carlo Carretto, Mario Rossi e Don Arturo Paoli (quest'ultimo scomparso lo scorso anno dopo essere stato ricevuto da papa Francesco).

Vita dura in particolare per teologi moralisti che avevano il solo torto di parlare di sessualità e moralità cattolica senza verità precostituite e concetti imposti come verità di fede.

Tra questi, don Carlo Molari, agli inizi officiale (dipendente) proprio al S. Offizio e poi presto allontanato anche dall’insegnamento dall'Università  Lateranense.

A tanti anni di distanza, don Molari non ha mai smesso di insegnare e di stare vicino a poveri e comunità omosessuali, in perfetta linea con quel “chi sono io per giudicare una persona gay che cerca Dio?” detto da papa Francesco. Ma come don Molari, altri preti subirono la stessa sorte, specialmente dopo la discussa enciclica Humanae Vitae con cui Paolo VI proibì l'uso della pillola anticoncezionale, pur non presentandola come verità di fede coperta dalla infallibilità pontificia.

Tra i più noti teologi moralisti emarginati, don Ambrogio Valsecchi, padre Dalmazio Mongillo, il grande padre Bernhard Haering, maestro e guida del rinnovamento della teologia morale cattolica, anticipatore delle preziose premesse della Amoris Laetitia di Bergoglio; don Aniceto Molinaro.

Il peccato di insegnare la morale con la mente libera

Allontanato dalla Leteranense e “promosso” arcivescovo di Perugia, monsignor Ferdinando Lambruschini, che a nome di Paolo VI aveva anticipato che l’Humanae Vitae non godeva della infallibilità pontificia; fu sostituito da Gianni Gennari, che insegnò morale fino al 1974, ma senza mai smentire né Lambruschini né lo stesso Paolo VI, malgrado minacce e avvertimenti vari. Motivo per cui al referendum sul divorzio fu allontanato dalla cattedra di morale, e incaricato di storia della spiritualità nell’Istituto di Pastorale.

Gennari insegnava teologia morale anche al Marianum, ma nel 1977 fu espulso anche da quella cattedra, perché in un volume edito dalla Queriniana aveva dimostrato che un documento sulla morale sessuale dell’allora S. Offizio era in pratica copiato da un vecchio libro di Pietro Palazzini, e non frutto di un lavoro di commissione internazionale durato per anni, come scritto nel documento stesso.

Gennari fu anche privato della cattedra all’Ecclesia Mater, dove insegnava teologia morale e della spiritualità a laici e laiche e a molte religiose e religiosi. Due anni dopo il cardinale vicario di Roma Ugo Poletti, gli tolse la cattedra di religione nel liceo Giulio Cesare e nessuno ha mai motivato ufficialmente la punizione.

Più volte ammonito e minacciato di sospensione a divinis, anche perché accusato da qualche illustre politico di area conservatrice di fare catechismo ai “comunisti” attraverso una tv di sinistra.

Altra vittima di Poletti, don Luigi Della Torre, il grande studioso della storia della liturgia, e promotore della Messa in Italiano, allontanato per punizione dalla guida della sua parrocchia di Roma e continuamente minacciato anche da squadracce di filonazisti e integralisti di Civiltà Cristiana.

Altri nomi illustri puniti dalla Chiesa, padre Davide Turoldo, Servo di Maria, costretto a rifugiarsi nell'eremo di Fontanella (Bergamo); don Zeno Saltini e don Corrado Fioravanti, ambedue con l’odore delle pecore fortissimo alla papa Francesco, don Divo Barsotti maestro di spiritualità e dottrina; padre Ernesto Balducci, acuto lettore della realtà del mondo e della Chiesa; don Enrico Chiavacci maestro di teologia morale per religiosi e laici, dotato di grande saggezza e coraggiose aperture.

Un caso unico, anche se poco conosciuto, è quello del diktat pronunciato da un cardinale per 17 minuti in sede decisiva contro la nomina a vescovo di don Enrico Feroci, oggi direttore della Caritas diocesana di Roma, che poi è stato il primo prete romano incontrato dopo l'elezione pontificia da papa Francesco, che ha sempre apprezzato la sua attività e la sua testimonianza per i poveri romani.

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