Cronaca

Isis, così guadagna con il traffico di esseri umani

Con i soldi di chi cerca una nuova vita in Europa, i terroristi addestrano le nuove reclute

“Il traffico di esseri umani è per i terroristi dell’Isis presenti nel Nord Africa, una delle fonti di finanziamento più importante. Non a caso, proprio in Libia, i terroristi hanno stretto accordi con i gruppi criminali tradizionali che gestiscono i flussi migratori”.

Gianluca Ansalone, esperto di intelligence e strategie internazionali ha spiegato a Panorama.it come i terroristi riescono a gestire e a trarre profitto dal business degli esseri umani. Una risorsa economica fortissima che permette loro l’acquisto di armi, la pianificazione di nuovi attentati e l’addestramento delle reclute.

 


“I gruppi criminali tradizionali ormai specializzati nel traffico di persone organizzano i trasferimenti dei migranti attraverso le zone desertiche del Sahara non controllate dalle forze di polizia, dai Paesi del Corno d’Africa fino ai territori che si affacciano sul Mediterraneo. Una volta raggiunta la Libia entrano in contatto con gruppi tribali, signori della guerra e terroristi che “gestiscono” quest’area dove non esiste nessun controllo istituzionale. E’ in questa terra di “nessuno” che si concretizza il business e la collaborazione tra i gruppi criminali tradizionali specializzati in tratta di vite umane e i gruppi terroristici legati all’Isis. I terroristi “concedono” l’utilizzo del territorio e quindi la sosta dei migranti in quella fascia di costa sotto il loro controllo in cambio di una parte dei soldi richiesti per la traversata. Ovviamente, considerando il numero dei migranti imbarcati ogni volta su questi barconi è facile comprendere che si stratta di un giro d’affari di milioni di dollari”

Ansalone, è possibile arginare questi sbarchi? E se sì, in che modo?
Sì, è possibile arginarli in modo deciso ma non impedirli totalmente. L’unica possibilità per arginare in modo significativo queste traversate è isolare i due governi attualmente presenti in Libia quello di Tobruk e quello di Tripoli e avviare in modo deciso sia una dialogo diplomatico che un intervento di polizia militare. Il solo intervento diplomatico, a mio avviso, non credo possa essere risolutivo.

Secondo lei basta intervenire solamente in Libia?
Ristabilire un governo per il paese libico è sicuramente il primo importante passo ma che deve accompagnarsi ad una altra strategia diplomatica e di cooperazione che deve necessariamente coinvolgere i Paesi del Corno d’Africa e Nigeria. In sostanza, per frenare significativamente questo flusso occorre ripristinare un controllo sui territori libici che oggi svolgono la funzione di “hub” per i gruppi criminali ma anche fermare le partenze dai Paesi di origine dei migranti, cercando di arginare la corruzione della polizia locale di frontiera che permette la partenza in massa di questi disperati che cercano di raggiungere l’Europa.
E’ facile immaginare il giro di denaro che vi è dietro il traffico di esseri umani. Ma per l’Isis è davvero una fonte di finanziamento così importante?
Sì, purtroppo. Secondo le Nazioni Unite, il traffico di esseri umani è ad oggi, a livello mondiale, il secondo business illegale dopo il traffico di droga.

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