Cronaca

Il decreto Colosseo è legge

Dopo i casi di Roma e Pompei, i beni culturali sono stati inseriti tra i beni pubblici essenziali, con una normativa più stringente per esercitare il diritto di sciopero

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Turisti in fila in attesa di visitare il Colosseo la cui apertura, insieme a quella di altri dei siti, Ë stata ritardata alle 11:30, per via di un'assemblea sindacale, Roma, 18 Settembre 2015. – Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il premier  Renzi lo aveva annunciato a settembre: «Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia». Il minstro Franceschini gli aveva dato subito manforte: «La misura è colma». Il decreto Colosseo, dopo il sì del Senato, ora è legge. Non si tratterebbe, secondo il governo, di un «attentato al diritto di sciopero» come sostengono i dirigenti sindacali del pubblico impiego, ma di una misura volta a tutelare il patrimonio artistico e culturale italiano ed evitare altre figuracce al nostro Paese, dopo quella avvenuta a Pompei il 24 luglio scorso o a Roma, il 16 settembre, quando i visitatori si ritrovano il Colosseo chiuso a causa di un'assemblea. Il decreto, approvato ieri, inserisce i beni culturali tra i servizi essenziali, rende perciò necessario un iter più complesso e un preavviso superiore rispetto a quanto previsto per legge, qualora i lavoratori vogliano scioperare.

Chi lavora in musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali pubblici e privati, sarà soggetto dunque ad una normativa più stringente.  In pratica, con il nuovo decreto, la fruizione dei beni culturali sarà regolamentata alla stregua di scuole, treni e ospedali. Vale a dire con fasce di garanzia per gli utenti-visitatori e con la possibilità di ricorrere alla precettazione. «È uno strano Paese quello in cui un'assemblea sindacale non si può fare, riunirsi è democrazia», aveva detto il leader Cgil Susanna Camusso rispondendo all'ira del Governo. Secondo i sindacati e Sinistra Ecologia e Libertà, l'unica forza politica che ha contestato in parlamento la costituzionalità del decreto,  il governo ha agito e legiferato «spinto da una scomposta onda emotiva e mediatica», gonfiando l’onda dello scandalo.

«Nessuno  ha mai gridato allo scandalo e al danno per l’intero paese quando sono  stati chiusi al pubblico la Biblioteca Nazionale di Firenze, la reggia di Venaria, Villa della Regina, insieme a tanti altri luoghi affittati per sfilate di moda o comunque eventi privati.  Naturalmente il fiore all’occhiello dell’uso disinvolto dei beni culturali pubblici, come molti  hanno ricordato in questi giorni, è stata la chiusura senza regolare autorizzazione di Ponte Vecchio per almeno tre ore da parte dell’allora sindaco Renzi per il ricevimento privato di Montezemolo» ha detto un'indignata Annalisa Pannarale, la vice capogruppo di Sel alla Camera.


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