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Cronaca

Mafia, come ti scovo il boss. Le indagini tra Internet e "pizzini"

Nell'ultimo anno sono stati arrestati oltre 2 mila latitanti: a sorpresa sono ancora moltissimi i capi cosca ad usare i vecchi messaggi

2 Ottobre 2014: "Neddu 'a crapa" viene fermato mentre passeggia tranquillamente per le strade di San Pawl a Malta. In tasca ha un documento falso intestato ad un palermitano di 49 anni. Quando gli uomini dello Sco e della polizia maltese gli chiedono le generalità, Sebastiano Brunno, non esita a mostrarlo. Nessun problema, nessun timore di essere scoperto. Brunno è tranquillo. E invece, i poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma e quelli delle Squadre mobili di Catania e Siracusa, sapevano perfettamente che era il boss siciliano latitante dal 2009 perché da giorni lo stavano osservando e pediando. Così sono scattate le manette.

Considerato l'attuale "reggente" della cosca Nardo in Sicilia, Sebastiano Brunno detto "Neddu 'a crapa" era, fino a tre giorni fa, inserito nell'elenco dei latitanti pericolosi. Il boss viveva ormai da tempo in un appartamento a San Pawl, una delle zone residenziali a nord dell’isola maltese ma da lì continuava a gestire gli affari della cosca.  La cosca Nardo, legata al gruppo Santapaola di Catania, in pochi anni è riuscita ad estendere la sua egemonia anche nell'entroterra della Sicilia orientale.

Ma Brunno è solamente l’ultimo dei ricercati catturati dagli investigatori italiani in giro per il mondo. Negli ultimi dodici mesi sono stati oltre duemila i boss scovati ed arrestati in Italia e nel mondo. 80 erano nella lista dei più pericolosi.

Dottor Andrea Grassi, Direttore I° Divisione del Servizio Centrale Operativo, Sco,negli ultimi anni sono aumentate sia in Italia che all'estero, le catture dei latitanti. Sono state modificate le tecniche investigative?
Non esiste nel nostro lavoro un “protocollo per la cattura dei latitanti” e se esistesse dovrebbe essere rigorosamente flessibile. Sembra un gioco di parole ma non lo è. È proprio la flessibilità delle tecniche investigative oltreché la simultaneità nell’utilizzo delle stesse a permetterci di rintracciare i latitanti. Ogni latitante ha i suoi fiancheggiatori, i suoi favoreggiatori, il suo ambiente culturale , un suo stile di vita e un modo di comunicare che è sicuramente diverso rispetto agli altri. Possiamo dire: unico. Per riuscire a scovare un latitante, dunque, un investigatore deve prima conoscerlo perfettamente, poi "intercettare" il suo modo di comunicare ed infine inserirsi nelle sue comunicazioni.

Internet e i social network possono agevolare la cattura dei criminali? Se sì in che modo?
Non possiamo dire che tutti i boss usano internet e comunicano attraverso Skype o i Social perché sono ancora molti i ricercati che prediligono i “pizzini”. Può sembrare una cosa strana eppure accade ancora nel 2014. Abbiamo potenziato moltissimo , negli ultimi anni, l’investigazione su internet monitorando e “entrando” sia in social network che nelle più comuni delle applicazioni: da WhatsApp a Viber, da Skype a Telegram o Line. Ripeto, seguiamo tutto ma senza tralasciare i vecchi mezzi di comunicazione , come appunto i “pizzini”.

Quanti e quali latitanti usano ancora i pizzini?
È impossibile ovviamente stabilire una percentuale così come non è possibile circoscrivere l’uso dei pizzini ai boss che risiedono in un’area geografica invece che in un‘altra. Possiamo rilevare, in base ai dati e agli arresti effettuati, che l'utilizzo di questa modalità di comunicazione dipende esclusivamente dalla formazione culturale di ciascun latitante. Quindi sarebbe errato dire, ad esempio, che solamente i latitanti siciliani usano i pizzini.

Quali sono i Paesi dove i boss tendono a nascondersi e in che modo?
In tutti quei paesi del Mondo dove si vive bene, dove si può coltivare gli interessi criminali e dove la legislazione locale non permette l’estradizione. Tra i Paesi preferiti dai boss, quelli del Sudamerica ma anche il Canada.

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