Cronaca

Addio a Don Gallo, il prete compagno

Politicamente impegnato e vicino agli ultimi della terra: il ritratto del prete di strada che citava De André e che inveiva contro i poliziotti nelle tragiche giornate del G8 genovese

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– Credits: ANSA

Era il prete come la sinistra vuole che siano i preti. Si era mescolato fra bandiere, arcobaleni, maotzetung tanto da diventare non Don Andrea Gallo, ma Don Gallo perché il cognome in alcuni casi avvicina più dei nomi. Ha preso a piene mani anche il grillismo da questo prete che si spegne all’eta di 84 anni insieme al suo sigaro che sulla sua bocca era simbolo di ereticità quasi un adolescente che si scontra con il mondo dei grandi, nel suo caso con il Vaticano e poi il governo, la legge che vieta le droghe leggere, l’imperialismo, gli articoli 18, l’aborto, la pillola…
 
Alla fine si era trovato a suo agio più sui palcoscenici che sul rostro delle chiese che infatti ha sostituito con i teatri, gli spettacoli e le manifestazioni, li dove c’era da gridare contro il G8 e gli americani piuttosto che contro il papa. La strada è stata la pietra per fare i suoi discorsi de la Montagna come novello profeta, discorsi sempre arruffati, certo giusti, sicuramente apprezzati da quei ragazzi inquieti che rifiutavano la Chiesa per partito preso che nonostante siano passati gli anni citano ancora il “Testamento di Tito” come canovaccio, De Andrè come testo sacro e appunto Don Gallo come cardinale.
 
È stato un prodotto genovese Don Gallo, quindi ligure, prete da Via del Campo e di Bocche di rosa che ha trovato ospitalità nella Comunità San Benedetto al porto ripensandola e facendone una comunità libertaria, una comune di Parigi dentro Genova, ma che lui piaceva chiamare “la sua Barbiana” sulla scia dell’altro dissidente Don Lorenzo Milani. Più che parroco ha sempre preferito la categoria del vice parroco che gli ha permesso di sposare Cristo e la Piazza in felice eucaristia.
 
Missionario, salesiano, esperienza in Brasile ed esperienza di dittatura, afrore di Teologia della Liberazione e marxismo all’italiana. Ecco, è stato l’anti Don Camillo e il parroco sognato da Peppone e da Fausto Bertinotti, per filiazione da Nichi Vendola.
 
Se un giorno tutto quello che galleggia a sinistra fuori dal Pd riuscirà ad amalgamarsi (Fiom, Sel, M5Stelle, Movimenti No Tav, radicali), sarà il Carlo Maria Martini di quell’area, il padre nobile dell’antisinistra. La verità è che Don Gallo ha interpretato fino in fondo un carattere: il prete dissidente che ce l’aveva con il Vaticano, ma che dava consigli anche al Pd, che discettava di Matteo Renzi (“ha talento, si farà”).
 
Frasi come: «Sono prete da 48 anni, ma sono in totale dissenso contro l’arroganza di questa Chiesa che vuole negare la pluralità dei valori presenti nella società non cristiana. C’è un’intransigenza e un disprezzo che contraddice il messaggio evangelico. E che acuisce la tensione tra cattolici e laici», valevano quanto un comizio a Vicenza nella protesta contro il progetto americano o a Roma quando chiamava la Cgil.
 
Per la capacità d’interpretare fino in fondo quella parte gli si deve perdonare l’eccesso, quello che registrò il Corriere della Sera, quando lo vide saltellare al grido : «Poliziotto pezzo di merda», «Polizia assassina», «10, 100, 1000 Raciti».
 
Non si è mai tirato indietro quando c’era da allestire un movimento, un corteo che fosse un urlo nel vuoto, un desiderio, quell’orda di sudore e caldo che nella piazza si fa tumulto, ma pur sempre vivacità rispetto al cinismo del web. In un paese dove la Chiesa conserva il suo potere dominante e che non lesina degli sguardi amici a partiti, Don Gallo ha favorito l’elezione del solito sindaco di cui il Pd avrebbe preferito fare a meno, quel rampollo dei Doria che si è ripreso la città dei camalli, il porto, la genovesità, l’avarizia, l’incredulità dei genovesi.
 
Forse ne hanno abusato i cantautori, rocker, scrittori: farne idolo degli idoli, togliendogli a volte quanto di genuino “angelicamente anarchico” aveva. Ha salutato l’elezione del nuovo papa pensando che sia vigilia di “un cambio epocale” e lo ha fatto su Twitter, pugno chiuso e pc. Da pastore ha trovato pecore nei movimenti, ma meglio di un Di Pietro ha saputo cambiare gregge senza mai chiudere un partito o fondarne un altro.
 
Inevitabile che l’ultimo approdo fosse il M5S di Grillo a cui lo lega l’amicizia e quella feroce invettiva, la schiuma tra i denti.
 
In Don Gallo è stato scusato il turpiloquio chiamandolo parlare sincero, scusato il gesto e l’eccesso perché tuttavia s’intravedeva davvero l’attore, quello che ha smarrito Grillo. Per questo era duello più televisivo che teologico quello che a distanza Don Gallo ha ingaggiato con Don Baget Bozzo, prete destrorso quanto acuto e camaleonte, Dc, socialismo, Forza Italia, La Repubblica. Lanterne di Genova, hanno messo in scena il derby della Croce adesso finito in un finto chiacchiericcio senza lirismo e senza bontà. Solo un feroce tweet fra chierichetti.
 
(Twitter: @carusocarmelo)

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