Musica

Vasco Rossi a San Siro: rock'n'roll party per sessantamila

Cronaca della seconda data nello stadio milanese: un sabato da ricordare

Vasco Rossi

Vasco Rossi – Credits: Ansa

Un unico potente boato lungo due ore e mezza: la seconda delle quattro date di Vasco Rossi a San Siro è andata esattamente come doveva andare. C'erano Vasco, la sua combriccola di amici (60 mila) e un rito rock da celebrare.

Il fischio d'inizio risuona alle 20,45 con Gli Spari sopra: Le gradinate vibrano, tutti in piedi. Il sound, come previsto, è decisamente tosto. I due nuovi arrivati nella band (Vince Pastano alla chitarra e Will Hunt  batteria) danno un'impronta heavy rock al tutto. Peccato che il volume sugli spalti latiti un po'... 

Cori e fumogeni che si accendono in mezzo al prato e sulle gradinate accompagnano Qui si fa la storia, Mi si escludeva così come la torrida Asilo Republic, una scarica di adrealina punk rock che viene da lontano, dai primi sussulti della carriera del Blasco. Per la gioia dei presenti ci sono anche La Strega e Vivere con il consueto accompagnamento corale da pelle d'oca. 

La simbiosi tra Vasco e il suo pubblico è totale. Lo si scrive ogni volta che il Blasco mette piede in uno stadio, ma è davvero così. Quel feeling speciale non cambia mai nemmeno dopo 24 anni di trionfi a San Siro (quella di sabato è stata la diciannovesima performance nella Scala del calcio).

Vasco ha tradotto in musica e parole il sentire di milioni di persone. E la sua gente glielo riconosce con tutto l'affetto e la gratitudine di cui è capace Tutti cantano, saltano, ballano: è una febbre del sabato sera nel segno del rock'n'roll. Una dopo l'altra arrivano Dannate nuvole, Siamo soli, Un sensoChe cosa vuoi da me. "Tutto bene quello che finisce...bene" dice Vasco.  

Tanta, tantissima energia, ma, se parliamo di emozioni, quelle forti le regala una vibrante versione di Stupendo, un inno alla delusione e alla disillusione che non invecchia mai. Basta ascoltare le parole: "Però ricordo chi voleva un mondo meglio di così! Ancora tu che ci fai delle storie...(ma dai)... cosa vuoi tu più di così...". 

L'immagine simbolo del concerto è però l'attacco di Siamo solo noi. Vasco e il Gallo al basso, lì in mezzo al palco, ancora una volta insieme, ancora una volta complici: "Siamo solo noi che andiamo a letto la mattina presto e ci svegliamo con il mal di testa...". La festa è quasi finita, ma c'è ancora Sally da far cantare ai sessantamila di San Siro. Chiudono il cerchio Vita spericolata e Albachiara. Trionfo. Le luci di San Siro si accendono, ma sulle rampe delle scale che conducono all'uscita risuona il coro degli irriducibili: "Vasco, Vascooo". 

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