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Motorhead: parla Lemmy, l'ultima icona del rock'n'roll - Intervista

Panorama.it a ruota libera con il frontman della cult band inglese. In concerto a Milano il 24 giugno.

Lemmy Kilmister a Coachella 2014 – Credits: Getty Images 

"Ho avuto una vita fantastica. Rifarei tutto quello che fatto finora senza rimorsi. Man, solo io so quanto mi sono divertito. Ovvio, il rock and roll lifestyle a un certo punto presenta il conto da pagare. Salato. Ma sono ancora qui. E ci sento, le orecchie funzionano. Altrimenti non capirei le sue domande al telefono e non potremmo fare quello che stiamo facendo: un'intervista".

Mezzanotte in Italia, l'ora convenuta per chiamare Lemmy a Los Angeles. Tre squilli e il ricevitore dall'altra parte dell'oceano si alza: è lui. Un'icona  rock nata a Stoke on Trent, in Inghilterra, la vigilia di Natale del 1945. In due parole: 68 anni. Manca poco meno di un mese alla show dei Motorhead fissato per martedì 24 giugno sul palco dell’Ippodromo del Galoppo di Milano (clicca qui per info ).

Viene da anni difficili Lemmy, in cui la sua salute, come gli piace dire, ha presentato il conto. Ma adesso ci sono nuove date da affrontare e un pubblico di fedelissimi che esige i Motorhead di nuovo on stage.

Di album i Motorhead ne hanno pubblicati 21 in studio più un'infinità di live, non tutti dischi indispensabili, ma nel mucchio ce ne sono almeno tre che hanno lasciato il segno: Ace of spades, il leggendario live No sleep 'til Hammersmith, Overkill, o 1916. "Io sono molto molto soddisfatto anche di Aftershock" sottolinea Lemmy, fedele al motto di ogni musicista per cui l'ultimo disco è sempre il migliore o uno dei migliori. 

In questo caso l'orgoglio nasce dal fatto che Aftershock è entrato al numero 22 in America. "Non era mai successo prima, è il segno che intorno ai Motorhead ci sono tre o quattro generazioni di fan. Vedo sempre più spesso padri e figli ai nostri concerti".  

Qualunque cosa dica Lemmy rimane Lemmy. E cioè un rocker di 68 anni che quando gli chiedi della scena musicale di oggi o di quel che passa via radio e nelle piattaforme streaming liquida il tutto con una parola sola: "Rubbish. Altro che deejay superstar, io sono cresciuto quando la musica era fatta di rockstar" dice infervorato. 

Viene da un'altra era geologica della musica Mr. Kilmister. "Tre accordi, tanta potenza e il volume sù. Non serve altro per fare uno show" spiega immutabile nelle sue convinzioni. "Per questo non ho mai voluto fare i Motorhead in versione orchestrale con arrangiamenti diversi da quelli originali. Io sono per l'essenzialità. E lo è anche il nostro pubblico. Ci sono canzoni che non possiamo non suonare dal vivo perché sono il cuore della nostra esistenza. E la gente vuoe sentire quelle, così come le ha sempre conosciute".

Vuole stare sul presente ma non disdegna qualche tuffo nel passato, magari quello più glorioso. "Quando il nostro live No sleep 'til Hammersmith andò al primo posto in Inghilterra fu uno shock. Non si era mai sentito un muro di suono come quello in vetta alle classifiche. Quella fu una soddisfazione immensa, ma adoro anche Please don't touch il singolo che abbiamo registrato con le Girlschool. Che pezzo: andò nella Top Ten in UK". 

A proposito dei vecchi tempi circolano diverse leggende sul suo incontro con Jimi Hendrix. Perché pare che i due abbiano anche condiviso una jam session. "Vero, dieci minuti in sala prove con Jimi Hendrix a suonare blues. Formidabile. Ebbene sì, ho fatto anche questo". 

A settembre, come ormai è diventato di moda tra gli over 60 del rock (vedi Kiss o band old school della scena prog), partirà la crociera più rumorosa del mondo, la Motorboat Cruise che oltre alla band di Lemmy imbarcherà altri due gruppi reduci degli Ottanta: gli Anthrax e i Megadeth. "Una volta che sei lì sopra ti deve piacere il nostro sound. Anche perché l'unica via di fuga è l'oceano" dice sghignazzando. 

La formazione dei Motorhead non è la stessa degli inizi, ma Lemmy non fa preferenze tra un'era e l'altra del gruppo: "Mettiamola così: il punto centrale non è il fatto di suonare bene insieme. Quello è importante, ma viene dopo. La prima cosa che conta è non ammazzarsi sul tour bus quando devi condividere spazi, bagni e docce per tre mesi on the road. Ecco, se alla fine di tutto questo nessuno ha avuto pulsioni omicide, vuol dire che il gruppo funziona". 

Last question: ma se non avesse trascorso una vita a suonare il rock and roll, a quale altro genere di musica si sarebbe dedicato? "Io so suonare quello che suono nel modo in cui lo suono. Punto. Sono rock e penso rock, ma se proprio devo immaginarmi alle prese con un altro genere, allora dico il country. Certo con un altro look, quello dei Motorhead non è molto rurale". 

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