Giulio è un uomo speciale. Lo si capisce ascoltando le centinaia di testi che sono il corpo e l'anima di alcune delle più belle canzoni della musica italiana.

Giulio ha scritto per Battisti, Celentano, Mina, Cocciante, Ramazzotti, Mango e la Pfm, giusto per citarne alcuni. Sono oltre cento le canzoni firmate da lui che sono andate al primo posto in classifica. Un record mondiale, che non teme confronti nemmeno con le firme più prestigiose della musica anglosassone.

Lo ricordiamo nel giorno del suo ottantesimo compelanno (il 17 agosto). Negli ultimi tre-quattro anni, chi scrive ha avuto lil piacere di incontrarlo più volte di persona (è stato ospite di Panorama d'Italia, nel 2015 a Viterbo, e poi ancora quest'anno a Perugia con una band formata da muscisti e insegnanti del CET).

Incontri avvenuti quasi sempre nel suo regno, a Toscolano, in Umbria, dove vive e dove ha fondato il CET, una formidabile scuola d'arte e di vita per autori, compositori e interpreti. Lui nelle stanze del CET insegna con la passione, la competenza e la determinazione che tutti gli riconoscono.

Il viale che va dalla casa di Giulio alla scuola e poi al ristorante della sua creatura è disseminato di fioriere. Ognuna ha all'interno un piccolo altoparlante da cui fuoriescono giorno e notte le canzoni scritte con Lucio Battisti. Un giorno, mentre percorrevamo quei cinquanta metri discettando di musica e parole, Giulio si fermò quasi rapito da una strofa di Sì viaggiare. Un attimo di silenzio e poi: "Senti che  forza, eravamo incredibili. Chissà quante canzoni avremmo potuto ancora scrivere se non avessimo smesso di lavorare insieme. Chissà...".

Giulio, per tutti Mogol, è un uomo di rara intelligenza e sensibilità. Uno di quegli esseri umani che ti incantano con i loro racconti e le loro esperienze di vita. "Con Lucio Battisti siamo andati a cavallo da Milano a Roma" dice "ma l'impresa che non abbiamo portato a termine è stata andare a nuoto lungo il Po da Piacenza a Venezia. Lucio, per sottrarsi, mi disse che il dottore lo aveva messo in guardia dai pericoli dell'artrite e dei reumatismi". E poi, ancora: "Lucio veniva da me al mattino con la chitarra e via si iniziava a lavorare. Lui portava la musica, io ci mettevo le parole e un buon caffè. Così quasi tutti i giorni per anni. Eravamo insancabili e affiatatissimi" svela davanti a una fetta di torta seduto nel salotto della sua casa umbra.

Una sera d'inverno, mentre si parlava di Battisti e dintorni, entrammo nel merito di uno dei capolavori di quel magico connubio, ovvero Emozioni: "Lucio la considerava una canzone importante, molto importante. Quando l'abbiamo ascoltata finita per la prima volta siamo stati travolti dall'entusiasmo. Il successo di Emozioni è figlio della gente: in principio, il brano era il lato B di Anna che avevamo presentato ad Alto Gradimento, il leggendario programma di Gianni Boncompagni. Fu il pubblico a rovesciare il disco e a capovolgere l'ordine prestabilito dalla casa discografica. Emozioni non poteva essere archiviata come un lato B e infatti è diventata un classico della musica italiana. Scrissi la prima parte del testo nella mia casa di Dosso di Coroldo, in Brianza. La seconda parte, quella che inizia con "Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede ad un passo"... fu un parto.

Mi venne in mente mentro ero in viaggio verso Silano D'Orba. Ero al volante di una 500 Giardinetta e sul sedile posteriore c'erano i miei due figli, allora molto piccoli. La musica mi risuonava in testa continuamente e una dopo l'altra arrivarono in sequenza tutte le parole, di getto. Non avevo un registratore e nemmeno un blocco dove prendere appunti. Uno sforzo mnemonico spaventoso... Arrivato a destinazione, mi misi a correre lungo le scale che portavano alla stanza dei bambini, mi lanciai sul letto e scrissi tutto di getto. Fu una liberazione. E anche la salvezza di un testo che altrimenti mi sarei dimenticato. Emozioni fu un'eccezione. Di solito i pezzi nascevano così: Lucio arrivava da me, la mattina presto, mi chiedeva un caffè e poi ci mettevamo comodi su un tappeto, lui alla chitarra e io con carta e penna. Molte canzoni immortali sono nate così, di getto, in salotto, in orari quasi da ufficio. Lui suonava io scrivevo: è sempre la musica a dettare le parole, a suggerire il tema. Respirando la musica arriva il testo: che nel mio caso attinge sempre a fatti reali della vita. Che riguardano me o persone che ho conosciuto. La vita, per un autore, ha un fascino, una fragranza che nessuna fiction può avere. Tornando ad Emozioni, nessuno sa che in America io e Lucio l'abbiamo fatta sentire a Pete Townshend, il chitarrista degli Who. Per facilitargli il compito gli consegnammo un foglietto con la traduzione del testo. La ascoltò tutta e poi disse: "Scusate, mi assento un attimo". Dopo cinque minuti tornò con tutti gli impiegati della casa discografica e disse: "Ragazzi, per favore, ascoltate questo capolavoro".

Tanti auguri Giulio e, come ti dicono molti di quelli che ti incontrano nelle strade e nei teatri di tutt'Italia, grazie per la bellezza che ci hai donato con le tue parole.



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