Musica

Hooverphonic: il nuovo album è nato a casa dei fan

Alex Callier, fondatore e leader della band belga, presenta  Reflection, registrato in location davvero inusuali

Gli Hooverphonic – Credits: Ufficio stampa Sony

Sono le nove del mattino, ma la voce di Alex Callier è già squillante: sta lavorando in studio con la passione che da vent'anni lo contraddistingue. Con il compositore  belga, fondatore e leader degli Hooverphonic, parliamo di Reflection, il nuovo cd del gruppo, uscito da poco. A giudicare dall'accoglienza ricevuta dai primi brani estratti, Amalfi e Boomerang, ai fan è piaciuta la svolta analogica della band, che ha scelto di privilegiare un suono meno «standardizzato» e più personale. In attesa di poter ascoltare dal vivo in Italia  i nuovi pezzi (Gli Hooverphonic suoneranno il 28 luglio a Rimini e il 29 a Santo Stefano Magra, La Spezia), abbiamo chiesto a Callier di raccontare le sue impressioni e in particolare il progetto Hooverdomestic, che lo ha portato a suonare e registrare a casa dei fan di mezza Europa.

Allora, Alex, che cosa è successo?

"Ho deciso di “dichiarare guerra” al peggior nemico di ogni musicista: la routine. Ho sentito più che mai il bisogno di essere peculiare, di non cadere nella trappola della standardizzazione. La tecnologia ci ha dato grandi opportunità, ma alla lunga è un'arma a doppio taglio: costa poco, ha enormi potenzialità, ma rischa di sostituire le idee. Tutto è preimpostato, e la naturalezza, la spontaneità alla lunga vengono meno".

E allora ecco il ritorno all'analogico...

"Con il computer puoi incidere un album in una giornata, ma io non voglio lavorare così. In passato ho utilizzato molto le atmosfere orchestrali, ma stavolta volevo qualcosa di diverso: ho privilegiato le voci, i cori, un suono “grezzo”, che proprio per la sua imperfezione trovo più vero e affascinante".

E poi hai lanciato il progetto “Hooverdomestic”, andando a suonare a casa dei fan.

"All'inizio la casa discografica ci ha preso per matti ma alla fine, anche se il disco è costato un po' di più, avevamo ragione noi: il risultato è molto più caldo. Attraverso il web abbiamo chiesto la disponibilità dei fan a ospitarci per una settimana a casa loro per registrare. Ci hanno risposto in 180, ma ovviamente non tutte le soluzioni erano in grado di ripsondere alle nostre esigenze. Alla fine ne abbiamo scelte quattro tra Belgio e Francia: una vecchia fabbrica, un casale e una fattoria che non erano mai state usate come sale di registrazione. Abbiamo suonato anche in una chiesa. È stato fantastico, certe sonorità sarebbe stato impossibile trovarle altrove!".

Un'esperienza innovativa, non c'è che dire.

"Sono rimasto sorpreso e lusingato dall'accoglienza ricevuta. Ho conosciuto persone che non hanno fatto una piega vedendoci arrivare con i camion carichi di strumenti, e che ci lasciavano le chiavi di casa sorridendo e dicendo: "Okay, io vado al lavoro, ci vediamo dopo”. Grazie anche a loro abbiamo potuto dare una forma compiuta alla voglia di cambiamento che cresceva dentro di noi".

 
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