Francesco De Gregori
Musica

Francesco De Gregori: "Vivavoce", l'album dei ricordi rivisitati (con il Liga...)

Il cantautore sta vivendo un momento magico, come conferma il trionfo al Mediolanum Forum di Milano (con Ligabue ospite in 4 brani)

Ventotto canzoni che ripercorrono la carriera di Francesco De Gregori. Vivavoce, doppio album del cantante romano ripropone alcuni dei suoi successi con arrangiamenti inediti.

Vivavoce è stato anticipato dal singolo Alice, cantato con Luciano Ligabue: “Ci siamo incontrati per la prima volta prima di un mio concerto al Vox di Nonantola. Ho subito capito con chi avevo a che fare”. Il secondo singolo, invece, è la famosissima La donna cannone, realizzata in collaborazione con Nicola Piovani che ne ha arrangiato e diretto gli archi.

Un progetto ambizioso ma semplice, nato dalla volontà di proporre alcune tra le canzoni più importanti per De Gregori a vecchi e nuovi ascoltatori: “È un progetto che avevo in mente già da un po’ di tempo. E, in una pausa dai numerosi concerti che ho fatto recentemente, ho deciso di concretizzare questa idea”.

Il titolo del disco, Vivavoce, è una richiesta di ascolto, come racconta: “Nella canzone più recente presente nel disco, Finestre rotte, dico ‘Stammi a sentire bene quando devo parlare, pulisciti le orecchie, togliti l’auricolare’. Questo fatto di togliersi l’auricolare vuol dire attivare il vivavoce. Sono canzoni che vorrei venissero sentite con un senso di comunità generazionale”. 

Nel disco non mancano alcune chicche. Come Il futuro, cover di The future di Leonard Cohen, che lo stesso De Gregori ha riadattato in italiano (“Io cerco sempre di stare il più vicino possibile alle versioni originali”, dice). Emozionante, poi, l’omaggio a Lucio Dalla, amico dell’artista. “Ho ripreso il riff di ‘Com’è profondo il mare’ di Lucio, canzone nella quale lui è sincero, è se stesso”, racconta. E della loro amicizia dice: “Per me ricordare Dalla è stato inevitabile: dal punto di vista artistico l’ho fatto unendo due canzoni alle quali tenevamo molto entrambi”. Con un piccolo rammarico: “Forse sarebbe ricapitato di collaborare insieme (sicuramente in un posto strano), avremmo fatto ancora musica insieme. Questo è il mio vero lutto”. 

Oltre a questi must, anche altre canzoni meno conosciute alle quali De Gregori rimane legato da uno stretto legame: “Alcune canzoni sono considerate ‘minori’ ma per me non lo sono. Contengono qualcosa di mio. Nei concerti spesso mi chiedono di cantarle”. 

A proposito di concerti: “Sono nel bel mezzo di un tour europeo e la cosa che mi aspetto più di tutte è un pubblico. Quando canto Viva l’Italia all’estero è un orgoglio: sentirla cantare dagli italiani all’estero è bellissimo. Evidentemente muove qualcosa perché sono tutte persone che sono lontane da casa”. 

E cantando musica italiana all’estero, la domanda viene spontanea: che ne pensa De Gregori del nostro Paese? “C’è un futuro per l’Italia ed è nelle nostre mani. Se ci rendiamo conto che il futuro è un insieme di diritti e doveri, allora lo capiremo”, dice. E ancora, incalzato a parlare di politica (argomento del quale non intende parlare “perché richiederebbe una spiegazione ben più approfondita che una semplice dichiarazione pro o contro”): “Per un artista fare politica vuol dire fare bene il proprio lavoro”. Come dargli torto?

Infine, un progetto che De Gregori ha in mente già da un po’ di tempo: “Vorrei lavorare su alcune traduzioni di Bob Dylan.  A volte ascoltando alcune sue canzoni penso che in italiano suonerebbero bene”. Anche se ammette: “Non so se lo pubblicherò o lo terrò per me”. 

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