Chi è davvero Brian Eno? Per rispondere alla domanda bisogna conoscere tutta la sua storia, fatta di ricerca e di incontri speciali. A cominciare dal nonno, un uomo fuori dagli schemi che aveva vissuto diversi anni in Cina e in India, per poi trasferirsi a casa del piccolo Brian carico di oggetti affascinanti e misteriosi. Tra cui una pianola meccanica, di quelle che riproducono i brani senza bisogno di suonarli...

A tracciare la mappa del cammino di un vero e proprio genio della musica contemporanea ha pensato Marco Calloni in una biografia dal titolo Before and After Eno, in uscita per l'editore Odoya. La prospettiva è chiara: il mondo ante e dopo Brian.

Sette cose da sapere per conoscere Eno.

1. Gli esordi. L’esperienza con la Scratch Orchestra fu il vero inizio per Brian. L’idea di una musica libera da preconcetti e gerarchie fu l’essenza della Scratch Orchestra, ensemble coraggioso, importante, anche se in una situazione interna molto delicata a causa di contrasti e divergenze su temi politici a causa delle posizioni di Cardew. "Il fondatore, Cornelius Cardew, dopo gli studi giovanili a Colonia, con Stockhausen, sviluppò gradualmente l’idea di una musica liberata dall’eccessivo razionalismo in favore della filosofia di John Cage. Convinto marxistaleninista e riluttante verso le gerarchie esistenti nella musica, professava con convinzione l’emancipazione degli esecutori dall’egemonia del compositore", scrive l'autore della biografia.

2. Roxy Music. Come tutte le più belle cose, anche questa capitò per caso. Fu una mattina come un'altra che, a New Castle & Elephant, mentre aspettava il treno, Brian incontrò Andy Mackay, un vecchio amico dei tempi di Winchester, che gli parlò di una nuova formazione in cui aveva cominciato a suonare. "Gli chiese se armeggiasse ancora con nastri e “marchingegni elettronici”, con la possibilità di coinvolgerlo in un nuovo progetto musicale ancora non del tutto chiaro e definito. L’ambiziosa idea, sebbene ancora indefinita, prevedeva di fondare una band dalle sonorità avveniristiche e non convenzionali le cui influenze spaziavano da Ethel Merman ai Velvet Underground, sino al jazz, il tutto fuso con l’elettronica per ottenere un risultato “diverso”". Così nacquero i Roxy Music, insieme, tra gli altri, a Bryan Ferry, Graham Simpson e Phil Manzanera.

3. Filosofia. O meglio, strategia. Tra il 1973 e il 75 Eno è occupato in molte collaborazioni (Genesis inclusi), ma mette a punto anche un suo progetto solista dal titolo Taking Tiger Mountain (By Strategy). Il titolo discende da un incontro con una serie di curiose cartoline di un’opera omonima di propaganda rivoluzionaria cinese. Brian fu affascinato soprattutto dall'idea di strategia, da declinare in ambito musicale. Nacquero allora Le carte, meglio note come Oblique Strategies, “Strategie Oblique”, pensate con l’amico artista Peter Schmidt, una serie di massime organizzate come spunti di riflessioni, che racchiudono la filosofia di Eno, a cominciare dalla prima massima: "Onora il tuo errore come intuizione nascosta".

4. Musica per non musicisti. Definendosi “non musicista”, ossia sprovvisto delle capacità tecniche per suonare uno strumento ma disposto a scoprirlo gradualmente senza alcun condizionamento, Eno considera l’inevitabile possibilità d’errore un aspetto favorevole per la genesi di nuove idee, capovolgendo in questo modo le regole universalmente condivise e i consueti parametri compositivi. L’errore è una possibilità, un suggerimento per oltrepassare la consuetudine.

5. Canzoni. Un grande ritorno, dopo tre decadi di sperimentazioni estreme. Che Eno racconta così: "Another Day on Earth è il primo cd di canzoni che ho pubblicato in circa trent’anni. L’arte del songwriting è la più difficile da cambiare. Comporre musica è relativamente semplice, ma i testi rappresentano sempre un problema che è difficile da risolvere. (...) Non ho mai pensato alla musica pop in senso tradizionale, ma piuttosto come a un mondo immaginario, invitando la gente a giocare con queste nuove dimensioni".

6. Il presente. Tra il 2007 e il 2008 Eno collabora con i già affermati Coldplay. L’obiettivo era di ottenere un risultato complessivo versatile e differenziato, sperimentando e muovendosi liberamente tra gli stili. Eno rivestì un ruolo importante anche sul piano lirico, spingendo i Coldplay verso un approccio meno lineare e più “visuale”.

7. Scegliere. "Al di là di ogni implicazione filosofica, ascoltare Brian Eno significa scegliere consapevolmente, essere parte di un’esperienza assaporando l’imprevedibile. In poche parole, entrare nel suo mondo". Conclude così Calloni la sua biografia di Brian Eno. Un'opinione personale, certo, ma è altrattanto certo che Brian Eno fa rima con impegno, concentrazione e scoperta. Attraverso le decadi in cui ha compiuto il suo lavoro di esploratore musicale.

Marco Calloni, Before and After Eno, Odoya Meridiano Zero, 22 euro.

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