I critici più agguerriti stanno già gridando allo scandalo. Due ragazzini amati dalle teenagers che diventano anche conduttori (per di più sulla rete ammiraglia del servizio pubblico)? Uno scempio, pensano in tanti. Ma analizziamo il fenomeno, cercando di capire le motivazioni di una scelta del genere.

Benji & Fede sono due giovani cantanti che si sono fatti conoscere grazie al Web. Nessun talent. Nessuna etichetta pronta a spingerli fino a farli diventare tendenzialmente popolari. Sono nati e cresciuti da soli. E questo è un merito che va loro riconosciuto. I numeri che hanno sui loro social network sono la cartina tornasole di questo attestato di stima.

Il 2 settembre condurranno “Generation What?”, una “rivelazione-inchiesta che coinvolge i giovani europei dai 16 ai 34 anni”, come recita il comunicato stampa diramato per l’occasione. E si cita ancora: “Su Rai1 si affronterà un viaggio attraverso i sogni, le idee, le paure di quella generazione che è stata definita in molti modi, da sdraiata a nativa digitale, e che oggi è un architrave del futuro dell’Europa”.

Un appuntamento per conoscere ancora più da vicino il mondo dei giovani. E chi coinvolgere se non due ragazzi come Benji&Fede che appartengono a questa generazione? Diciamola tutta: una scelta del genere non può fare altro che confermare la tangibile tendenza allo “svecchiamento” del canale.

Ma la televisione non è l’unico ambiente nel quale “i due ragazzi social” sono corteggiati. Pochi mesi fa è uscito il loro primo libro per Rizzoli, una sorta di autobiografia ad immagini, grazie alla quale sono rimasti per molto tempo al vertice tra i libri più venduti.

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