Il terremoto che ha colpito il Centro Italia ha sconvolto tutti. E, ancora prima dell’elaborazione del dolore, arriva subito - dritto e forte - il senso di impotenza. Un senso che ogni uomo prova di fronte a questo genere di tragedie. Che cosa si può fare per aiutare? Come sentirsi utili di fronte a persone che in pochi secondi hanno visto frantumarsi in mille pezzi i propri affetti, i propri punti di riferimento?

Ognuno prova a fare qualcosa. Così ha fatto Laura Pausini in occasione del terremoto in Abruzzo nel 2009, quando ha organizzato un concerto benefico a San Siro insieme ad altre 42 cantanti donne per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite il 6 aprile 2009.


Di solito l’unica è fare quello che si è capaci di fare, con ancora più amore, per ricordare la bellezza, per rievocarla (su questo riascoltate l’audio dell’anziana bolognese che, in una telefonata ai vigili del fuoco, si dispiace commossa perché avrebbe voluto inviare loro i suoi tortellini). 

Ma torniamo ad “Amiche per l’Abruzzo”. Del concerto è stato realizzato anche un dvd, il cui ricavato ha aiutato a raggiungere le cifre necessarie (e sperate). Obiettivi? Ricostruire la scuola elementare Edmondo de Amicis de L’Aquila e aiutare la costruzione di un centro polifunzionale nella frazione di Camarda (tramite l’associazione “Aiutiamoli a vivere”).

In occasioni come queste, però, non mancano mai le polemiche. Dopo la recente scelta di alcuni cantanti (Fedez, J-Ax, Rovazzi e Alessandra Amoroso) di devolvere il ricavato dei loro singoli per i prossimi tre mesi per la ricostruzione della scuola elementare e dell’asilo di Amatrice, sono arrivate tante domande anche sull’evento di “Amiche per l’Abruzzo”. Dove sono finiti i soldi? Come sono stati gestiti?

Ancora una volta, Laura Pausini - organizzatrice dell’evento - ha replicato sui suoi social, spiegando, centesimo per centesimo, la destinazione delle donazioni. Per avere un’idea, dopo pochi mesi dal terremoto, tutti i bambini della scuola elementare De Amicis sono tornati a scuola (chiaramente non nella loro, ma in una succursale costruita grazie al concerto e al dvd). Ecco cosa ha affermato:


Fare quello che si è capaci di fare è forse una delle poche cose utili. Come testimonianza di bellezza e come strumento per aiutare. Ma - come dimostra il caso positivo di “Amiche per l’Abruzzo” - c’è bisogno di chiarezza. Non basta il buon senso. Facciamoci attenzione.

© Riproduzione Riservata

Commenti