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Flair

Flair: Real Luxury

Numero di novembre di Flair: gemme preziose, haute couture e le interviste esclusive con l'attrice Rebecca Hall e la designer Isabelle Marant

Ho incontrato Dominique Sensarric-Iavarone durante un viaggio a Tokyo, qualche settimana fa. Dominique è una signora elegante, molto schietta e diretta, con un’esemplare unione tra senso di ricercatezza e umorismo. A tutto questo contribuisce l’esperienza nel suo lavoro che, come recita il delicato biglietto da visita che mi ha consegnato nella hall dell’hotel Peninsula – e scritto con caratteri graziati ma sobri - è quello di “Gems & Jewelry Training & Expertise”. In parole più semplici, Dominique ha passato l’esistenza a studiare le pietre preziose: la sua prima emozione “litica”, come racconta lei stessa, avvenne all’età di dieci anni quando, nel giardino di casa, rimase stregata da una conchiglia pietrificata trovata nel terriccio, giocando. Ha poi passato la sua vita, tra la Francia e l’Italia, lavorando per Cartier sull’alta gioielleria. E, quando è particolarmente dell’umore, anche nelle situazioni che le sarebbero meno convenienti, si diverte a intrattenere i suoi interlocutori con storie audaci. Uno spirito libero, insomma. Per questo motivo, per introdurre il numero di Flair che avete in mano dedicato al lusso e all’eccellenza, abbiamo pensato a una gran signora come lei, libera ed elegante. Buona lettura.


27 domande a Dominique Sensarric-iavarone

La parola lusso significa? Dovrebbe andare di pari passo con buon gusto, stile, classe. Bello, superfluo e per i più, inaccessibile. Perché le pietre preziose attraggono tanto le donne? Ne sono attratti anche gli uomini. Le donne hanno l’abitudine di indossare la maggior parte di questi oggetti del desiderio, rinforzando con effetto speculare il loro potere sugli uomini. Pietra preziosa più affascinante? Resta il diamante. Quelli con colori forti, dal rosa “shocking” all’azzurro profondo. Uno dei minerali più semplici – fatto solo di carbonio – ma anche uno dei più arcani. Primo ricordo “prezioso”? Un crisoprasio glauco, quando avevo dieci anni. La prima emozione “litica” fu una conchiglia pietrificata nel giardino di casa. Anello preferito? Al dito medio, un diamante ovale appena colorato, di un delicato bigio-rosato, purissimo dalla forma perfettamente proporzionata, di 50 carati. Potente, elegante. Cos’è la moda? Trappola da evitare al 90%. Oggi si segue senza un’ombra di buon senso, pedissequamente. Cosa significa stile? Sapere rispettare la propria fisicità (es. evitare “la vita bassa” se si hanno gambette corte!). L’abito che le si confà? Variazioni sul tema “la petite robe noire”, sobria e strutturata, con un deciso tocco di colore, meglio se rosso. Stendahliano. Passione dominante? Le pietre: gemme, minerali, umili sassi, fossili... In generale quello che è il travaglio del pianeta (e non solo: amo le meteoriti). Pena di morte: pro o contro? Favorevole. Per crimini contro i bambini, orrori col pretesto della guerra, serial killer. L’esame per la patente? Teoria passata alla grande! A Parigi, poco più che ventenne. I francesi, però, sono un popolo serio e all’atto pratico, mi bocciarono. E oggi non guido. La virtù dei francesi e ciò che in loro non sopporta? Lo spirito nazionale e la superbia culturale. Da francese cosa ama (e non) dell’Italia? La cucina! Non mi piace incontrare in questo Paese (quasi) mai un italiano. Ho conosciuto però, milanesi, baresi, sardi, genovesi, siculi, torinesi, napoletani... Da cosa è infastidita nell’abbigliamento e nel carattere di una persona? La sciatteria. L’ipocrisia e il velleitarismo. Per avere successo nella vita bisogna? Conoscersi, sapere essere se stessi e responsabili delle proprie azioni. Facebook o telefonata? Io telefono. I “social” non rispettano la privacy, sono deresponsabilizzanti e bugiardi. Ricetta che la rappresenta e sa cucinare? Ragù di agnello come lo faceva mia mamma e i rognoni di vitello in salsa panna e senape imparati da mio padre. Hotel dove tornerebbe? The Dylan, Amsterdam, e The Puli, Shanghai. Cos’è la politica? Un procedimento sfortunatamente necessario. Oppio dei popoli, come la religione. Film di riferimento? Barry Lindon per la genialità di Kubrick e Avatar per gli uomini azzurri e la metafora ecologica. I “suoi” libri? Aztec di Gary Jennings, Sarum di Edward Rutherfurd – adoro gli affreschi storici – e Jurassic Park di Michael Crichton. Esiste l’amore vero? Certo. Altrimenti perché oggi sono quasi italiana? Di che umore si sveglia la mattina? In genere esuberante, talvolta incavolata. Il nome di donna che porta nel cuore? Caterina (II, la Grande). Il lusso è elitario? Siamo onesti, sì! Chi pretende che il proprio lusso sia il “purè di patate” dimentica di precisare “col tartufo nero”. La cosa che le manca ancora di fare? Nuotare con un’orca (preferibilmente addestrata). Scelga una canzone. I Am What I Am di Gloria Gaynor.


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