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Inaugura oggi alla Galleria Sozzani di Milano la mostra Woman in The Light, dedicata all'opera di František Drtikol: sessanta stampe d'epoca del fotografo ceco ne raccontano la fascinazione, sconfinante nell'ossessione, per il nudo femminile, su cui si è incentrato il suo lavoro di ricerca, fonte d’ispirazione per generazioni di fotografi.

Attivo dai primi anni del '900 fino al 1935, quando decise di dedicarsi alla pittura e al design, Drtikol ha sviluppato la sua ricerca fotografica sul corpo femminile - "origine della bellezza, del pensiero e dell’anima" - in due direzioni, spesso intrecciate: una più lirica, l’altra più drammatica. Dai ritratti di donne fragili, misteriose e delicate, nudi lirici ed evanescenti di una femminilità angelicata, a quelli di femmes fatales - la figura di Salomé su tutte - simboli di amore e di morte, spingendosi fino a ritrarre, in immagini mai pubblicate, delle donne crocifisse.

Con un uso sapiente di luci e ombre, un'attenta cura dei dettagli nell'allestimento dei set fotografici, privati di tutti gli elementi di possibile disturbo e abitati solo da forme semplici come cerchi, onde e colonne, l'intenzione evidente di Drtikol è di concentrarsi sulla bellezza della linea pura. Nella prima metà degli anni '30, insoddisfatto dei soggetti reali, non in grado di corrispondere al suo ideale di perfetta forma femminile, arriverà a crearsi da sé, ritagliando cartone o legno, delle figure corrispondenti al suo immaginario: corpi sottili e slanciati fra seno e fianchi, idealizzati e astratti.

In una lettera Drtikol commenta così il suo lavoro: “In passato, quando avevo un’idea e provavo a realizzarla con una modella in carne e ossa, ho sempre fallito. Ora disegno o modello la posa che ho in mente e costruisco da solo gli oggetti, le forme geometriche e quant’altro mi sia necessario. Sistemo gli oggetti e provo le luci affinché rendano l’effetto migliore così da corrispondere il più possibile alla mia idea. Certamente non uso solamente silhouettes, ma anche piccole figure tridimensionali studiate con precisione fino all’ultimo dettaglio perché corrispondano alla realtà – e non siano perfette: ho idealizzato il corpo e creato il mio archetipo personale. E solo ora posso dire di essere soddisfatto del mio lavoro perché ogni cosa proviene da me, dalla A alla Z. L’idea e il materiale che utilizzo.”

La mostra rimarrà aperta fino al 15 luglio.

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