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Facebook: 2,5 miliardi di opportunità per le aziende italiane

Nel nostro Paese il social network di Mark Zuckerberg genera quasi 35mila posti di lavoro. L’intervista con Luca Colombo, Country Manager della business unit tricolore, ci aiuta a capire quali sono le realtà che possono trarre maggiori benefici dalla Facebook Economy

– Credits: Roberto Catania @Panorama.it

Nel giorno dell’inaugurazione della nuova sede italiana di Facebook, nel cuore di Milano, Panorama.it ha avuto la possibilità di intervistare Luca Colombo, Country Manager della business unit tricolore del social network. Un’occasione per fare il punto della situazione sulle opportunità generate dalla cosiddetta Facebook Economy e più in generale sull’impatto che avranno nel futuro i social media sull’economia del nostro Paese.

Iniziamo dai dati. C’è un trend piuttosto incoraggiante per ciò che riguarda il business legato a Facebook
Sì, gli ultimi rilevamenti di Deloitte ci dicono che il valore economico generato da tutte le opportunità offerte da Facebook è di circa 15,7 miliardi in Europa. In Italia il valore complessivo è di 2,5 miliardi di euro e di circa 34.000 nuovi posti di lavoro.

Quali sono le realtà che traggono maggior beneficio dalla Facebook Economy?
Penso alle agenzie che lavorano per gestire le community di Facebook, a chi costruisce fanpage per terze parti, agli sviluppatori che creano applicazioni legate alla piattaforma, alle telco che riescono a trasformare il traffico generato da Facebook o ai costruttori di dispositivi mobili che possono spingere le vendite grazie alla presenza di un client Facebook preinstallato.

Fare business con Facebook: materia di specialisti o bastano delle conoscenze base?
Penso che le barriere d’ingeresso per l’utilizzo di Facebook siano molto più basse rispetto alla media dei servizi digitali. Costruire una pagina Facebook è qualcosa alla portata di tutti, anche un piccolo negoziante senza esperienze informatiche può farlo. Il passo successivo è rappresentato dall’utilizzo degli strumenti di advertising.

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A proposito di advertising, si dice che basti 1 euro per farsi pubblicità su Facebook
Facebook si presta ad essere utilizzato sia dalla grande azienda che ha bisogno di intercettare milioni di clienti in tutto il mondo in un giorno, sia dal piccolo esercente interessato a un business locale. Ciò vuol dire che siamo aperti a tutti i tipi di target: dalla vendita di dentifrici e shampoo nella grandi catene di distribuzione a business più specifici o geolocalizzati. Ecco perché il nostro obiettivo è soprattutto quello di spiegare quali sono nel concreto le opportunità che derivano da un investimento, anche in relazione alle continue evoluzioni della piattaforma.

Però milioni di fan non significano necessariamente un aumento delle vendite
Ci sono tantissime case studies che dimostrano qual è l’impatto di Facebook a livello di venduto, anche a livello di grande distribuzione. Penso che oggi ci sia una maggiore consapevolezza rispetto a ciò che può dare un'attività su Facebook rispetto a certi obiettivi di business. Alle persone e alle aziende che si avvicinano a questo mondo con l’idea che bisogna per forza fare qualcosa di social rispondiamo con uno dei nostri mantra storici: “Social is not an objective”, il social non deve essere un obiettivo. Se produci calze, piuttosto che auto, occorre capire in che modo Facebook può aiutarti a vendere i tuoi prodotti. Il numero di fan può servire ma non è l’unica strada.

[Guarda le immagini della nuova sede milanese di Facebook]

Com’è lavorare in Facebook?
Stimolante, veloce, ogni giorno non è mai uguale all'altro. È comunque un onore e un privilegio fare parte di questa azienda: Facebook, nel bene o nel male, è sempre al centro dell’attenzione, e questo ti permette di essere esposto a sfide molto importanti e ambiziose.

E lavorare con Mark Zuckerberg?
Trovandomi ad operare in una realtà distante da Menlo Park e che non lavora sullo sviluppo del prodotto, i miei scambi sono piuttosto limitati. Quel che posso dire è che riesce sempre a colpirmi per età e per capacità di visione e gestione dell’azienda. Ha una senso di leadership assolutamente fuori dal comune.

Cos’è cambiato dal momento della quotazione in Borsa?
Internamente non è cambiato nulla, né per quanto riguarda la modalità di lavoro, né per gli obiettivi e le priorità. Forse la differenza è stata perlopiù nella distrazione che l’evento ha generato a livello mediatico.

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Oggi Facebook conta una quindicina di dipendenti in Italia: quali sono i piani di sviluppo dell’azienda nel nostro Paese?
Tutto dipenderà dalle opportunità che sapremo cogliere. Non ci sarà comunque un investimento massiccio in risorse interne ma moltissima attività legata a come il mercato potrà adottare la piattaforma. Dobbiamo lavorare per entrare in un modello di partnership che ci aiuti a raggiungere soggetti che diversamente non riusciremmo a raggiungere a livello individuale, penso ad esempio ai programmi per certificare agenzie che fanno business usando la nostra piattaforma.

Spesso le nostre bacheche sono intasate da creme gonfia-muscoli e altri annunci improbabili. La famosa pubblicità targettizzata di Facebook ha qualche limite?
All’interno di Facebook ci sono milioni di advertiser. Non possiamo aspettarci che tutti abbiano lo stesso livello di maturità nell’utilizzo della piattaforma. Quando si presenta un prodotto fuori target ne va del risultato finale dell’advertising, sia perché non dà dei ritorni, sia perché gli utenti potrebbero manifestare uno scarso gradimento o addirittura una volontà di chiudere certe inserzioni. Chi fa un certo tipo di creme, non può pensare di parlare a una platea di utenti compresi fra i 13 e i 65 anni. Credo comunque che siano fenomeni temporanei legati perlopiù alla gioventù dello strumento, tenderanno a scemare man mano che aumenterà la maturità degli inserzionisti.

Viste le dimensioni della platea, i social network rappresentano anche e soprattutto un impegno. Cosa si sente di dire a tutte quelle aziende che si stanno affacciando ora su una piattaforma come Facebook?
Che Facebook e i più in generale i social media sono risorse che non vanno utilizzate come un comune sito Web, una campagna pubblicitaria tradizionale o un'attività di keyword advertising. Ciò che ripetiamo ai clienti è di dimenticare tutto ciò che hanno fatto fino a quel momento. Chi decide di entrare in un social deve essere consapevole che dovrà esserci 24 ore su 24 ed essere attrezzato al meglio per rispondere ai suoi interlocutori. Se inviti qualcuno a cena e poi non offri nulla da mangiare o non conversi coi tuoi ospiti, non puoi aspettarti che questi ritornino da te.

 
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