Tasse

Redditometro, e se alla fine fosse solo un bluff?

A difenderlo è rimasta solo l'Agenzia delle Entrate. Nessuno riconosce più la paternità dello strumento, e Mario Monti ha già parlato apertamente di abolizione

Il direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera (Credits: Imagoeconomica)

Ormai a difendere il redditometro è rimasta solo l’Agenzia delle entrate. Oggi il direttore, Attilio Befera, e il vicedirettore Marco Di Capua hanno chiarito come i controlli del redditometro sui contribuenti "saranno inferiori ai 40 mila l'anno"  e non prenderanno in considerazione ''scostamenti tra spese e reddito dichiarato pari a 1.000 euro al mese, 12.000 euro l'anno''. Ma soprattutto hanno specificato come grazie a questo strumento, l'analisi dell'infedeltà fiscali dei contribuenti ''verrà potenziata nell'immediato. Il redditometro è uno strumento che a differenza del passato abbandona il ricorso alla presunzione di disponibilità di pochi beni e si concentra sulla spesa effettiva del contribuente che ha un reddito non adeguato a supportarla".

D’altronde l’ente guidato dal direttore Attilio Befera notoriamente le leggi non le fa, le può solo applicare, e soprattutto farle rispettare. E nel caso specifico, l’ultimo tassello normativo è arrivato in Gazzetta ufficiale lo scorso 4 gennaio, dando il via libera allo strumento di accertamento fiscale che dovrà servire a scovare evasori fiscali. E dunque da marzo si partirà, in ogni caso. E soprattutto, nonostante l’aria che tira. Che è poi quella che ci si poteva attendere, da tipica bagarre elettorale. Con il risultato, parlando di redditometro, che nell’agone politico ormai tutti ne disconoscono la paternità. Lo fa Silvio Berlusconi, che pure nel 2010, con in carica proprio il suo ultimo governo, aveva dato il via libera alla definizione dei contenuti tecnici del nuovo redditometro. Ma lo fa anche, e questa in parte è davvero una sorpresa, l’attuale presidente del consiglio ancora in carica, Mario Monti. Il quale ha parlato senza mezzi termini, riferendosi al redditometro, di una bomba ad orologeria lasciata in eredità proprio dal precedente governo del Cavaliere.

COME FUNZIONA IL NUOVO REDDITOMETRO

E il professore è andato anche oltre, pronosticando che dopo le lezioni si potrebbe arrivare a discutere seriamente di una sua possibile abolizione. E sarebbe davvero clamoroso, perché trasformerebbe in un autentico bluff uno strumento che  ha dato adito a controversie feroci ancora prima di essere applicato. Insomma, un vero colmo. Nel frattempo però l’Agenzia delle entrate ovviamente si tiene lontana dalla polemica squisitamente elettorale e va avanti per la sua strada, annunciando che, come da programma, per marzo dovrebbero scattare i primi 70mila controlli tra quei contribuenti ritenuti più a rischio.

Allo stesso tempo vanno però avanti anche le polemiche di tenore più tecnico,legate cioè più che altro ai metodi che il nuovo redditometro dovrebbe utilizzare per stanare gli evasori. Tra le tante discussioni, una ci pare abbia assunto maggiore valore, e richiederebbe forse quanto prima un più esplicito chiarimento proprio da parte dell’Agenzia delle entrate, se non altro per sgombrare il campo da ogni dubbio. Ci riferiamo in particolare al rapporto, tutto da definire, tra la quota di spese certe e la quota di spese stimate che saranno imputate al singolo contribuente. Non si è infatti ancora capito bene, e forse come accennato ci vorrebbero qualificati chiarimenti, se i consumi stimati, cioè quelli calcolati attraverso le statistiche dell’Istat o con specifici studi economici, che tante polemiche hanno acceso in queste settimane, saranno una parte rilevante o meno del totale dei consumi rilevati.

Infatti un conto è dire che, fatto ad esempio 1.000 il totale delle spese, quelle certe siano 900 e 100 quelle stimate, un altro è se queste ultime fossero ad esempio la metà, ossia 500. Una questione questa di fondamentale importanza perché si lega in maniera diretta al discorso dell’onere della prova . Una recente sentenza della Cassazione ha infatti stabilito, proprio parlando di redditometro, che in caso di rilievi presunti, quali quelli di un accertamento fiscale sintetico, dovrà essere sempre il fisco a dimostrare l’eventuale evasione fiscale e non il contribuente. Il nuovo redditometro stabilisce invece che fin dal primo contraddittorio debba essere il cittadino a presentare le carte che dimostrino determinate spese.

Ebbene, si intuisce allora che, se l’Agenzia delle entrate dichiarasse che in realtà la stragrande maggioranza delle spese imputate è già certa, è ovvio che l’onere della prova ricadrebbe con diritto sul cittadino, che dovrebbe spigare fin dall’inizio portare le prove riguardanti  spese perlopiù già accertate. Ma se invece le spese calcolate dal fisco fossero per una parte consistente presunte, derivate cioè da stime Istat, il contribuente potrebbe avere buon gioco a richiamare la sentenza della Cassazione, rifiutandosi di presentare prove per giustificare delle semplici presunzioni e non dei fatti

Attendiamo dunque fiduciosi che l’Agenzia chiarisca, anche se c’è da prevedere che dovremo attendere la fine della campagna elettorale per avere risposte, visto che in un momento come questo, probabilmente, anche una semplice nota di chiarimento potrebbe ridare fiato alle polemiche. Staremo a vedere.

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