Tasse

Redditometro, investimenti nel mirino

Case, terreni, auto, azioni, obbligazioni e conti correnti, l’importante è che i nostri risparmi siano sempre rintracciabili

(Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica)

Tra le tante polemiche che hanno investito il varo del nuovo redditometro poco si è parlato in verità del tema degli investimenti. Una circostanza questa che se da una parte si spiega con la difficoltà materiale di approcciare una materia quanto mai complessa, dall’altra trova le sue ragioni nell’opinione diffusa tra tecnici e osservatori che su questo punto tutto sommato, al netto di qualche perplessità, il nuovo strumento di lotta all’evasione non presenti forse particolari rischi per i contribuenti.

Per capire quello di cui stiamo parlando è bene ricordare che il nuovo redditometro accerterà le uscite dei contribuenti , da una parte, rilevandole attraverso l’Anagrafe tributaria o stimandole attraverso le medie Istat, e dall’altra, appunto, considerando l’ammontare degli investimenti effettuati nell’anno, meno il totale dei disinvestimenti effettuati nello stesso periodo e di quelli, netti, dei quattro anni precedenti all’acquisto di un bene.

Gli investimenti considerati
Il numero delle possibili voci che entreranno nella categoria degli investimenti e che saranno monitorati dal fisco è molto variegato. Ci saranno immobili (case e terreni), beni mobili (auto, caravan, moto, barche e aerei), polizze assicurative; contributi previdenziali volontari, azioni, obbligazioni, conferimenti, finanziamenti, capitalizzazioni, quote di partecipazione, fondi d'investimento, derivati, certificati di deposito, pronti contro termine, buoni postali fruttiferi, conti di deposito vincolati, altri titoli di credito, altri prodotti finanziari, valuta estera, oro, numismatica, filatelia, oggetti d'arte o antiquariato, manutenzione straordinaria delle unità abitative, donazioni ed erogazioni liberali.

Cosa controllerà il fisco
È chiaro che ogni volta che ci saranno movimenti finanziari riguardanti una delle categorie sopra citate, anche solo per il fatto che comunque stiamo parlando quasi sempre di somme di una certa entità , il fisco potrà accendere una spia e il redditometro far scattare possibili incroci e controlli. E’ proprio questo uno dei punti che lasciano aperto qualche dubbio. In pratica, per fare un esempio molto calzante, ogni volta che un contribuente acquisterà una casa e nello stesso anno non avrà smobilizzato qualche altro investimento, potrebbe essere chiamato a dare spiegazioni.

Poi magari fornirà senza problemi la dimostrazione di aver ad esempio reso liquidi alcuni titoli o aver ceduto la propria collezione di francobolli o, più banalmente, aver venduto in anni passati altri immobili. Resta il fatto però che il fisco chiamerà a contraddittorio il contribuente in questione e il rischio reale, considerando quante case ogni anno nel nostro Paese passano di mano, è che presso gli uffici dell’Agenzia delle entrate si creino file inverosimili di italiani che saranno chiamati solo a spiegare come hanno fatto ad acquistare il proprio immobile.

Maggiori tutele rispetto alle spese correnti
Detto ciò, al netto quindi del probabile impazzimento della macchina fiscale, che comunque non è poco, in realtà in questo caso il contribuente sarà facilitato nel dimostrare la propria correttezza. Non saremo infatti alle prese con medie statistiche o studi economici, come nel caso delle spese correnti, ma con esborsi che normalmente, essendo come accennato di grossa entità e tutto sommato occasionali, sarà molto facile evidenziare e portare a propria discolpa. In fondo il contratto di vendita e di acquisto di una casa lo conserviamo tutti con cura.

I tempi di ammortamento
L’altro nodo irrisolto sul tema degli investimenti nel redditometro riguarda gli anni di possibile ammortamento di eventuali disinvestimenti. Come accennato infatti, il fisco considera un investimento fatto quest’anno compatibile con un disinvestimento avvenuto nello stesso periodo, oppure in un lasso di tempo riferito a 4 anni precedenti. Si potrebbe dare però il caso di un disinvestimento avvenuto in tempi molto più remoti, con somme che il contribuente ha comunque conservato e risparmiato, decidendo di utilizzarle in anni successivi. In questo caso bisognerà avere cura di verificare che gli eventuali spostamenti di questa liquidità siano sempre accertabili, siano essi legati ad un conto corrente, ad azioni, obbligazioni o qualsiasi altra forma di investimento.

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