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Tasse

Imu alle imprese, in arrivo aumenti del 300%

È un vero e proprio salasso quello che colpirà le attività commerciali

(Credits: LaPresse)

Negozi, laboratori e capannoni: l’Imu si sta per abbattere con tutta la sua pesantezza su tutti gli immobili utilizzati per le attività commerciali. A preoccuparsi dunque in queste ore non solo le famiglie, che sulle seconde case in affitto stanno registrando importi molto significativi , ma anche tutti gli imprenditori alle prese con rialzi degli esborsi per la tassa sugli immobili che a volte raggiungono anche il 300%. Non si tratta di una novità, visto che già da tempo il rischio era stato paventato . Ora però i timori si fanno realtà. La conferma arriva dal fatto che molti Comuni, per le più volte citate esigenze di cassa, hanno deciso di aumentare l’aliquota base del governo fissata sulle attività imprenditoriali allo 0,76 per mille, a valori compresi tra lo 0,96 e l’1,06 per mille, ossia il massimo consentito.

Un fenomeno che ha riguardato in generale 9 capoluoghi principali su dieci, secondo quelle che sono le notizie, ancora al dire il vero frammentarie, che arrivano dalle varie città. Ricordiamo infatti che i sindaci hanno avuto tempo fino allo scorso 31 ottobre per decidere le aliquote definitive, e molte giunte locali, pur avendo adottato il provvedimento, devono ancora espletare tutte le procedure burocratiche che renderanno effettive e ufficiali le decisioni prese. Con i dati finora disponibili si può però già dire che ad esempio per un immobile di circa 100 metri quadrati e con una rendita catastale pari a circa 1.500 euro, si potranno arrivare a pagare circa 600 euro a Torino e tra i 500 e i 550 euro invece a Cagliari, Firenze, Palermo, Napoli e Bari.

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Decisamente allarmante poi è ad esempio la situazione in Veneto, Regione tra le più ricche di piccole e medie attività imprenditoriali. Nessuno qui se la sente ancora di fare calcoli specifici su quello che sarà il saldo definitivo di dicembre , dopo l’acconto pagato a giugno. La locale struttura della Cna ha però stimato che ove la maggior parte dei Comuni decidesse, come ormai più che probabile, per aumenti massimi delle aliquote, ossia fino al 10,6 per mille, allora la stangata per le imprese potrebbe essere durissima, con aumenti medi degli esborsi che potrebbero arrivare anche fino a 2.000 euro.

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Uno scenario già di per sé devastante che però rischia di diventare ancora più drammatico se, come fa notare la stessa Cna, si vanno a considerare altri aumenti di tasse locali che a breve colpiranno indiscriminatamente le attività commerciali. Si andrà dall’addizionale comunale sull’Irpef, che in alcuni casi raddoppierà, alla Tarsu o Tia, comunque si voglia definire la tassa sui rifiuti, per la quale si prevedono aumenti tra il 40 e l’80% a seconda delle diverse città. Ma non finisce certo qui, perché la scure tributaria si abbattere anche sui costi dei canoni per l’utilizzo degli spazi pubblici e per le insegne pubblicitarie. Un panorama generale da incubo che, per qualche piccolo imprenditore, potrà significare anche un aumento di uscite fiscali pari circa al 70%. Insomma, si può ben dire che sul bagnato dell’Imu continuerà a piovere.

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