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Tasse

Imu, la stangata sulle case in affitto e l'incubo sfratti

Ecco perché le abitazioni con contratti calmierati pagheranno anche il 2000% in più

(Credits: Alessia Pierdomenico/Bloomberg via Getty Images)

L’ultima minaccia legata alla contestata Imu, la nuova tassa sugli immobili, ora potrebbe materializzarsi in quello che per tanti italiani rappresenta un vero dramma: lo sfratto. Secondo Confedilizia infatti, molti proprietari di case in affitto di fronte alle spese ingenti a cui dovrebbero andare incontro a causa proprio dell’Imu, potrebbero decidere di sfrattare i propri inquilini. Ormai – dicono da Confedilizia - le case sono considerate un cappio al collo: e chi può vende, anche perché si è mangiato i risparmi per pagare le tasse. E magari deciderà di alzare l’affitto, così si libererà dell'inquilino e avrà la casa vuota da mettere sul mercato.

TUTTO SULL'IMU

Un allarme che fa seguito a quello lanciato in questi giorni dalla stessa Confedilizia che ha messo in evidenza come, rispetto all’Ici, la nuova tassa sugli immobili produca aumenti che andranno dal 200% fino a oltre il 2.000%. Tutta colpa della seconda aliquota, quella sulle seconde case – spiegano – sulla quale i Comuni hanno agito con forti aumenti . Ben 13 capoluoghi su 20 hanno infatti deciso di farla salire dal 7,6 per mille di base al 10,6 per mille, mettendo in grande difficoltà proprio i proprietari di immobili in affitto.

RINVIARE IL SALDO DELL'IMU, ECCO PERCHÈ

E i numeri in questo caso sono impietosi. Ad essere colpiti sono anche i cosiddetti affitti calmierati, quelli che godevano in passato di un regime fiscale agevolato. Non a caso è stata subito rilanciata in Parlamento la proposta di riportare al 3,8 per mille l’aliquota per questo tipo di abitazioni così come avveniva in passato per l’Ici. Per ora però, il combinato disposto dell’aumento del 60% dei valori catastali e quello delle aliquote dell’Imu, produce effetti devastanti per milioni di proprietari di seconde case. Ma vediamo nel dettaglio qualche esempio che chiarisce la pesantezza della situazione.

Affitti calmierati
Si tratta dei cosiddetti contratti 3 anni + 2 che potevano permettere di godere di un regime tributario più tenue a fronte di affitti controllati. Per l’Ici ad esempio si pagava un’aliquota fissata per legge e uguale per tutti al 3,8 per mille. Con l’Imu però si è detto addio a tutto ciò, e nonostante in molte città ci si aspettasse per queste abitazioni un trattamento di favore, così non è stato. A Roma ad esempio, dove l’aliquota è stata comunque fissata al 10,6 per mille, partendo da una rendita catastale di 787,60 euro, si è già pagata una prima rata da 503 euro, a cui il prossimo 17 dicembre ne farà seguito una da 900 euro. Il tutto per la bellezza di 1.403 euro, quasi cinque volte quello che si sarebbe pagato con la vecchia Ici. E gli esempi portati da Confedilizia continuano con Napoli, dove partendo da una rendita catastale di 800 euro si arriverà a pagare in totale 1.426 euro, a fronte dei 588 euro che si pagavano con l’Ici.

Un po’ meglio, ma sempre relativamente, andrà invece ad esempio a Milano , dove il Comune per questo tipo di abitazione ha deciso di lasciare al 7,6 per mille l’aliquota. In questo caso, fa notare Confedilizia, a fronte di una rendita catastale di 877,98 euro si pagheranno in totale 959 euro rispetto ai 369 dell’Ici, con un aggravio comunque del 160%. In questo senso il caso limite è rappresentato da Venezia, dove nonostante l’aliquota sia stata mantenuta al 7,6 per mille, su una rendita di circa 800 euro, si passerà dai 40 euro di Ici ai 972 euro di Imu, con una maggiorazione record del 2.330%. Il guaio – fanno sapere da Confedilizia – è che ora se molti degli inquilini dovessero essere cacciati da queste abitazioni con affitti calmierati, si rivolgeranno comunque ai sindaci per avere abitazioni ad affitti agevolati e gli introiti dell’Imu potrebbero non essere per niente sufficienti a fare fronte a queste nuove esigenze.

Affitti di mercato
Ancora peggio, e non poteva essere altrimenti, andrà a chi aveva scelto il regime dei contratti liberi, del cosiddetto 4+4 per i quali è scattata quasi ovunque la tenaglia dell’aumento massimo dell’aliquota al 10,6 per mille. In questo caso il record dell’aumento spetta a Milano, dove, secondo i dati di Confedilizia, per una casa con rendita di 877,98 euro, da un Ici di 461 euro si passerà a 1.416 euro di Imu con un impennata del 207%. Un rincaro che in città come Roma, Torino, Firenze , Genova, Venezia e Bari sarà pari al 142%. Una citazione la merita anche Bologna dove partendo da una rendita catastale di 1.020 euro ci sarà un esborso totale di 1.816 euro rispetto ai 610 per l’Ici, con un rincaro significativo del 198%.

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